Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Art&Food


Sessant’anni di successi al
borgo dei Pescatori di Ostia

A cura della redazione

Borghetto 1Dopo dieci giorni di festa, degustazioni, intrattenimento e divertimento, si è conclusa la sessantesima edizione della Manifestazione enogastronomica della Tellina. Il tradizionale appuntamento del Borghetto dei Pescatori ha soddisfatto le aspettative grazie alla distribuzione di 400 kg di telline al giorno, cucinate con gli spaghetti secondo la ricetta tradizionale, che hanno deliziato i palati di romani e turisti.
“Una festa caratterizzata, come sempre, da un'atmosfera straordinaria” commenta Massimo De Fazio, uno degli organizzatori. “La sagra ha confermato il suo importantissimo valore aggregativo, capace di unire tutti, a partire dalle cittadine e dai cittadini del Decimo Municipio, intorno a un prodotto tipico dei nostri mari. Un plauso ai nostri pescatori, che nei giorni di mare mosso, armati di 'ferro a mano', hanno lavorato a pieno regime, rispondendo pienamente al fabbisogno della festa”.
Se non c'è dubbio che i tavoli per degustare la tellina in piazza hanno sempre registrato il tutto esaurito, c'è stata tanta partecipazione anche nel corso degli appuntamenti dedicati durante la kermesse alla divulgazione scientifica, come quelli sull'erosione costiera e l'habitat naturale della tellina.
“Non potevamo desiderare una festa più bella per festeggiare il sessantennale” conclude Massimo De Fazio.
Borghetto 3

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Art&Fashion

A tu per tu con

Graciela Saez

Graziela 3Milano Golden Fashion, l'evento giunto alla sua ottava edizione, conquista gli amanti della moda in un evento unico e speciale, presso il Cam - Chiostro Bramantesco in collaborazione col Comune di Milano, offrendo una piattaforma per la promozione di talentuosi stilisti emergenti e non, provenienti da tutto il mondo.
L’ispirazione dietro questo evento è quella di creare un ponte tra culture diverse attraverso il linguaggio universale della moda e dello stile.
Quest'anno i riflettori sono puntati su tematiche sociali molto importanti, dove ti piacerebbe portare il tuo progetto di inclusività?
Il mio obiettivo è portare questo progetto di inclusività a estendersi in diverse parti del mondo, collaborando con stilisti, modelli e talenti provenienti da diverse culture ed etnie. L'obiettivo è creare un ambiente in cui ogni individuo si senta rappresentato e valorizzato, promuovendo la diversità, la sostenibilità e il cambiamento positivo nella società attraverso la moda.
Prima di tutto da diverse edizioni in collaborazione con la dottoressa Diana De Marchi (Comune di Milano) portiamo avanti messaggi importanti per dire No alla violenza di genere. Un evento come il nostro mette in prima luce i riflettori puntati contro il femminicidio.
Ma non è l'unica battaglia che vogliamo perseguire, l'inclusività e le barriere devono essere abbattute e dare possibilità a chiuque di esprimersi.
Quando nasce la tua passione per il fashion system?
Mi sono avvicinata al mondo della moda grazie alla mia professione di giornalista. Durante le mie interviste nel mondo dello spettacolo, ho notato e ammirato gli outfit di diverse artiste, un'esperienza che alla fine mi ha permesso di scoprire il talento di una stilista argentina. Inizialmente, ho proposto di portarla a Milano per mostrare le sue creazioni, ma i costi associati a un evento di questo genere per una stilista sudamericana erano proibitivi. Di conseguenza, ho avuto l'idea di organizzare un evento di moda nell'ambito della settimana della moda milanese, offrendo a stilisti come lei l'opportunità di realizzare i propri sogni. Da questa idea è nato Milano Golden Fashion, che quest'anno ha celebrato la sua ottava edizione.
Vale la pena sottolineare che Milano Golden Fashion non si limita a presentare le opere degli stilisti sudamericani. Nel corso degli anni, abbiamo accolto talenti provenienti da tutto il mondo, inclusi paesi come Cina, Stati Uniti, Bulgaria, Dubai, Costa D'Avorio e molti altri. Questo ha trasformato l'evento in una straordinaria avventura internazionale che unisce la creatività di stilisti provenienti da diverse culture.
Com'è sarà questa nuova edizione di Milano Golden Fashion?
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La nuova edizione di Milano Golden Fashion avra diverse novità, ogni anno cambio location ma non il conduttore, anche in questa edizione al timone il presentatore Tv Anthony Peth. L'atmosfera punterà l'enfasi, sull'inclusività, con molti designer che provengono da diverse parti del globo. Si preannuncia un'edizione ricca di colpi di scena.
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Art&Vip

Intervista a Isabelle ADRIANI
Icona del cinema

a cura della redazione
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Isabelle Adriani è un’artista eclettica che vive l’arte come un linguaggio universale: attrice, doppiatrice, cantante e scrittrice, ha sempre cercato di trasmettere emozioni attraverso voce, corpo e immaginazione. Per lei recitare significa donare energia e sguardo al pubblico, mentre il doppiaggio è “puro teatro dell’anima”, dove tutto passa dalla voce. Grande appassionata di fiabe, alle quali ha dedicato libri, ricerche e il film Il Giardino delle Fate, ha recitato in pellicole come Che bella giornata con Checco Zalone, A Capodanno tutti da me con Massimo Boldi e Faccio un salto all’Avana con Enrico Brignano e Pino Insegno. Con la sua Isabelle Adriani Academy trasmette ai giovani il valore della formazione, convinta che l’arte sia un cammino di crescita umana oltre che professionale.
Isabelle, lei spazia dalla recitazione al doppiaggio. Che differenze ci sono in questi due modi di fare arte?
Recitare davanti alla macchina da presa o sul palcoscenico è un’esperienza totale: puoi usare il corpo, lo sguardo, la tua energia personale. In teatro arriva direttamente al pubblico, mentre sul set si concentra in quel dettaglio sottile che può catturare lo spettatore anche con un solo sguardo. Il doppiaggio, invece, è un’arte completamente diversa e affascinante. Hai solo la voce.
Nessun movimento, nessuna espressione visibile: devi trasmettere tutto attraverso il suono e le vibrazioni. Ed è lì che si vede la bravura.
Non a caso, in Italia, abbiamo dei doppiatori bravissimi.
Esatto. I doppiatori italiani sono, a mio avviso, tra i più grandi attori del mondo. Ho avuto il privilegio di lavorare con veri maestri: Angelo Maggi, che ha recitato nel mio film Il Giardino delle Fate nel ruolo del protagonista anziano; Pino Insegno, con cui ho recitato in Faccio un salto all’Avana; Marco Guadagno, che è stato il mio maestro di doppiaggio ai tempi de L’Era Glaciale. Ricordo con affetto anche i momenti passati negli studi Disney: esperienze magnifiche. Il doppiaggio è una scuola formidabile, e credo che qualunque attore dovrebbe provarlo almeno una volta. Ti insegna l’essenza della recitazione: trasmettere tutto, con poco o niente. E questo è puro teatro dell’anima.
Visto che l’abbiamo citato, parliamo del suo film: Il Giardino delle Fate. So che le fiabe sono sempre state la sua passione più grande. Come si è avvicinata a questo mondo?
Isabelle 4Le fiabe sono sempre state per me un rifugio e una guida. Fin da piccola, viaggiando da sola all’estero, erano il mio punto fermo. Cercavo di comportarmi come le protagoniste: dolci, forti, coraggiose, gentili. Le fiabe mi hanno insegnato come affrontare la vita, mi hanno dato una direzione e un codice etico. Trasmettono principi saldi e universali che oggi, purtroppo, molti social non riescono più a veicolare: le fiabe educano, mentre i social spesso confondono. Il mio amore per le fiabe è anche eredità di famiglia: mio padre fu allievo diretto di Carl Gustav Jung, che seguì tra Amsterdam e la Salpêtrière di Parigi. Fu lui a regalarmi uno dei testi più importanti della mia vita: Le fiabe di Marie-Louise von Franz, prima allieva di Jung. Da lì nacque tutto. Ho dedicato anni di ricerca allo studio della loro origine storica, fino a scrivere Il DNA della Fiaba, un’enciclopedia che è il cuore del mio lavoro.
So che le fiabe hanno avuto risonanza anche nella musica che realizza.
Proprio così. Ho cercato di tradurla nei miei album pubblicati su Spotify e Amazon, con brani come Once Upon a Time is Today - scritta, cantata e diretta da me nel videoclip - e The Magic of Love, colonna sonora del mio film Il Giardino delle Fate. La musica e le fiabe sono linguaggi universali. Se ogni bambino del mondo scoprisse che Cenerentola è tradotta in oltre 360 lingue, forse capirebbe che ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide. Le fiabe ci ricordano che siamo tutti parte della stessa grande storia, e la musica le accompagna, le amplifica, le fa volare. Quando si uniscono a cinema e immagine, diventano un messaggio potentissimo. Ed è questo il mio sogno: unire mondi attraverso il linguaggio del cuore.
Arriviamo ai suoi ultimi lavori come attrice. Nel film A Capodanno tutti da me con Massimo Boldi, che tipo di personaggio interpreta e cosa l’ha colpito della sceneggiatura?
In A Capodanno tutti da me interpreto la Contessa Isabelle, una donna francese sofisticata che, durante una cena di Capodanno piuttosto movimentata, si ritrova faccia a faccia con un grande amore del passato. La situazione, però, prende una piega esilarante: lui è diventato un bizzarro cameriere biondo, un po’ alla Peter Sellers in Hollywood Party. Oltre al ruolo recitato, ho avuto l’onore di contribuire anche alla colonna sonora del film, fischiando personalmente la melodia principale, grazie alla splendida collaborazione con il Maestro Pinuccio Pirazzoli, storico direttore d’orchestra di Sanremo. Un’esperienza unica, divertente e piena di musica.
Come ha costruito, invece, il ruolo della Barbie spagnola Helena in Due Famiglie e un Funerale?
Il ruolo di Helena è stato davvero speciale per me. Quando mi hanno chiamata per offrirmelo, mi hanno detto: “Isabelle, ti ricordi Mercedes, il tuo personaggio in Che bella giornata con Checco Zalone?” Naturalmente sì, era un ruolo piccolo che avevo amato molto… ma a quanto pare l’aveva amato anche il pubblico. Mi hanno detto: “Adesso vogliamo Mercedes per sempre!” Così ho creato per loro una sorella maggiore di Mercedes: la mia Helena. È una specie di Barbie spagnola, bellissima e sensuale come Jessica Rabbit, ma allo stesso tempo goffa e tenera come Bridget Jones. Il suo cuore, però, è quello di Biancaneve. Ho voluto darle anche una forza e una vitalità tipicamente andalusa: il fuego di Granada. Per prepararmi, ho risentito le canzoni tradizionali spagnole, ho studiato flamenco e ho ripassato il mio spagnolo - che di solito è molto argentino - per renderlo più autentico e locale. Helena è un personaggio esplosivo, colorato, umano, e profondamente divertente. L’ho amata moltissimo.
Isabelle 5La sua formazione spazia tra New York Film Academy, Actor’s Studio e Royal Ballet: quanto hanno influito queste esperienze sulla carriera artistica?
Moltissimo. La mia formazione artistica è iniziata prestissimo: a soli otto anni studiavo mimo in Francia, e da allora ho frequentato scuole di musica e teatro ovunque mi trovassi. Da ragazza ho cantato in una scuola musicale legata al concetto di “scienza come arte” nella mia città, sotto la guida di una maestra del Teatro Sperimentale di Spoleto, un’eccellenza lirica italiana. Ho studiato con Roberto Biselli, grande maestro umbro che aveva lavorato anche con Mickey Rourke, e poi al CUT, il Centro Universitario Teatrale. In seguito, ho perfezionato la mia preparazione a livello internazionale: all’Actor’s Studio di New York, alla New York Film Academy di Los Angeles e al Royal Ballet di Londra, dove a 16 anni ho conseguito l’esame con menzione Highly Commended per il Senior Grade.
Si può dunque definire un’amante dello studio?
Proprio così. Ho sempre amato lo studio, la conoscenza in tutte le sue forme, soprattutto nell’ambito artistico e creativo. Sono mancina e ambidestra: scrivo da entrambi i lati, il che forse riflette anche una forte componente immaginativa e intuitiva. Essere figlia di un allievo diretto di Carl Gustav Jung ha certamente influito: mio padre mi ha insegnato moltissimo. Ho studiato i grandi metodi della recitazione - Strasberg, Stanislavskij, Meisner - cercando di integrarli in una visione completa dell’attore. Tutto ciò che ho imparato, ora lo restituisco con amore ai miei studenti dell’Isabelle Adriani Academy. Per me, la formazione è la chiave per diventare non solo un artista, ma un essere umano più consapevole.
Qui si è riferita all’Isabelle Adriani Academy, l’accademia che ha fondato e dirige. Quale visione vuole trasmettere ai suoi allievi?
Come dicevo, credo profondamente che lo studio e la formazione siano fondamentali. Non per rigidità, ma per dignità. Oggi purtroppo vedo molti che si improvvisano, magari senza malizia, ma è evidente che chi ha una preparazione solida affronta un set, un provino, o una lezione con una sicurezza completamente diversa. Io insegno ai miei ragazzi le regole che ho appreso nei grandi centri internazionali: per esempio, la regola del triangolo dell’Actor’s Studio - che raramente vedo applicata in Italia - oppure i principi di Meisner, l’approccio emotivo e rigoroso di Strasberg, la disciplina e la spontaneità unite. Studiare non significa perdere autenticità, anzi: ti permette di essere libero, perché hai strumenti. E quando conosci il mestiere, la memoria diventa più agile, l’interpretazione più profonda, e tutto diventa più semplice e professionale. Essere chiamati “professionisti” è un onore. E credo che sia giusto meritarselo.
Com’è nata l’idea dell’Academy?
Isabelle 3L’idea dell’Academy è nata quasi per caso, durante il periodo del Covid, quando mi sono trasferita in Emilia-Romagna. Mi sentivo bloccata: per una persona come me, sempre in movimento, fu difficile stare ferma, anche se mi trovavo in un posto bellissimo come il castello di famiglia. Così iniziai con delle lezioni di beneficenza per ragazzi autistici, e da lì si è acceso qualcosa. La mia energia è tornata, e ho capito che era il momento giusto per trasmettere tutto quello che avevo imparato. La mia scuola si chiama i.a.academy, che sono le iniziali del mio nome. Anche se mio figlio, scherzando, ha pensato che fosse un’accademia sull’intelligenza artificiale! Ma in effetti, si ricorda facilmente. Oggi abbiamo decine di allievi, e ogni lezione è un dono reciproco. È un privilegio poter insegnare, crescere con loro, e continuare a vivere l’arte in tutte le sue forme.
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Artisti allo specchio - LEAN 54

Di Andrea Lecca (LEAN)
IL DOMATORE DI PAPPAGALLI.ANNO 2019cm.  60.  x.  cm.  30.OLIO SU TELA.ARTISTA AUTORE LEAN.ESEMPLARE UNICO.
Ringrazio chi ha creduto nelle mie opere in quanto ha centrato lo spirito più profondo con il quale io le creo.
I miei personaggi domiciliano nella mia mente, fanno parte del mio vissuto e nascono dalle mie esperienze di vita diventando i principali attori di una realtà che non insegue stereotipi, non giudica il Bello ed il Brutto ma cerca di affermare l’unicità dell’essere in quanto tale, con i suoi pregi e difetti.
TIFFANI IN RED. cm. 60x cm. 30 OIL ON CANVAS.ANNO 2022 / 2023. ARTISTA AUTORE LEAN.ESEMPLARE UNICO.EURO 800La mia attenzione è quindi rivolta all’essenza, all’anima, all’inossidabile energia vitale presente in tutto ciò che esiste.
Le mie figure quasi fossero “MARIONETTE“ sono sole, come anestetizzate al centro dell’universo, prive di aiuti e supporti dove, in questa solitudine complessiva, il colore rivela sfumature della loro antica anima e primitiva personalità. Da qui, l’esigenza ed il piacere di descrivere il vero significato delle mie opere. In effetti per quanto semplicistico esso possa apparire è in sostanza molto più profondo, essendo questo, sintesi della mia esperienza artistica. Gli sfondi a plat presenti in quasi tutte le mie opere hanno un significato COMPLESSO ma INTUIBILE.
IL IV STATO. DITTICO.OIL ON WOODANNO  2019 / 2020cm.   187. x.  cm. 128,5ARTISTA AUTORE LEANESEMPLARE UNICOGuerre, morte, carestie, senso di impotenza, mancanza di valori e obiettivi, stanno rubando all’universo i suoi colori rendendolo monocolore, nascondendo ciò in cui l’uomo si identificava, “IL CREATO”. Da qui gli sfondi monocromatici che evidenziano il senso di “SMARRIMENTO” sia della natura MATER MAGISTRA sia dell’uomo, dentro i quali le figure si muovono sole o in gruppo, senza un “PUNTO DI ARRIVO”. Umanità e natura, procedono smarriti verso uno sterile “NON SI SA BEN COSA” privi di un obiettivo, un fine comune, immersi in un paesaggio vuoto, monocolore senza appigli, quasi infernale. Di tutto ciò si nutre IL VUOTO UNIVERSALE dove il TUTTO DIVIENE IL NULLA DI TUTTO.
Centrale per la mia ricerca è il colore che pone le basi per liberare il tutto dal grigiore Universale e riaccendere le speranze per un ritorno alla vita vera dove l’uomo vivrà la propria metamorfosi abbandonando il suo status di MARIONETTA per riappropriarsi della sua VERA FORMA IDENTITARIA, dove con gli ALTRI e con la NATURA ritroverà interessi comuni ed un obbiettivo finale che al momento i miei attori non intravedono. Questi miei COLLI LUNGHI E SOTTILI differiscono dai colli di Modigliani in quanto il grande artista, a me sembra voglia sottolinearne una profon- da ed elegante inquietudine. Con questi voglio evidenziare non la VANITÀ non un’INQUIETUDINE ma la VOLONTÀ di soddisfare il bisogno di vedere più lontano per trovare risposte oltre il confine di questa AVVILENTE ANORMALITÀ. Guardare dall’alto, come marinai, cercando di intravedere un futuro, lasciando sul fondo, senza mai dimenticarle, le miserie di un’umanità che non ha ASPETTATIVE. Il colore sarà l’unica vera forza con la quale la luce riemergerà dal buio.
NEREIDI IL GIOCO E L’ARTE. 1cm.  60  x.    cm.  30.ARTISTA AUTORE LEAN.ANNO 2022.ESEMPLARE  UNICO.VENDUTO EURO 350CARLO BOIANO.BOLOGNA BO
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L'arte in tutte le sue forme"

L’ARTE IN TUTTE LE SUE FORME

Collettiva di pittura e scultura alla Galleria Angelica di Roma
25 settembre – 1 ottobre 2025
A cura di Blu Star International srl

Inaugurazione il 25 ottobre alle ore 18:00

Dal 25 settembre al 1ottobre 2025, la storica cornice della Galleria Angelica di Roma ospita la mostra collettiva "L’arte in tutte le sue forme", promossa dalla Blu Star International srl, che riunisce ventisette artisti tra pittori e scultori provenienti da contesti eterogenei e orizzonti espressivi differenti.

Questa esposizione si configura come un percorso estetico e sensoriale, dove la pluralità dei linguaggi diventa valore fondante: dalla pittura figurativa all’astrazione, dalla scultura materica alle sperimentazioni tridimensionali, ogni opera dialoga con le altre in una polifonia visiva che testimonia la ricchezza e la complessità del fare arte oggi.

La Galleria Angelica, incastonata nel cuore di Roma e simbolo secolare di cultura e sapere, si trasforma così in un luogo d’incontro tra passato e contemporaneità, in cui le opere esposte non solo occupano lo spazio, ma lo riplasmano, lo interrogano, lo vivono.

Il titolo della mostra – L’arte in tutte le sue forme – è una dichiarazione di intenti: nessun confine, nessuna gerarchia, solo lo spazio aperto della creazione. La Blu Star International, da anni attiva nella promozione dell’arte contemporanea in Italia e all’estero, prosegue con questo evento la sua missione di dare visibilità a voci diverse, unite dalla forza del gesto artistico e dall’urgenza di comunicare.

Un invito, quindi, a esplorare l’arte come molteplicità, come viaggio, come incontro: un’esperienza che attraversa tecniche, sensibilità e visioni, restituendo al pubblico un’immagine viva e vibrante della creatività attuale.

La mostra è patrocinata dalla Regione Lazio

Orari galleria: dal lunedi al sabato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00

Domenica chiuso

Info: www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 328 2799743 - 3886378032

JOSIP RAČIĆ

Galleria Josip Račić a Zagreb
4 settembre - 5 ottobre 2025
JOSIP RAČIĆ HRV WEB BANNER 1
di Svjetlana Lipanović
Foto: Goran Vranić - NMMU - Zagreb

Il Museo nazionale d’Arte moderna (NMMU) ha inaugurato a Zagreb una splendida mostra memoriale nella Galleria Josip Račić il 4 settembre 2025. Con questa esposizione - curata da Tihana Galić e con il Catalogo ideato da Ana Zubić in croato e in inglese - si desidera commemorare il 150 anni dalla nascita del pittore Josip Račić ed anche il 50 anni dalla fondazione della Galleria che porta il suo nome. La figura del pittore - nato il 23 marzo 1885 e deceduto il 20 giugno 1908 - è una delle più importanti della pittura moderna croata. Le sue opere hanno portato una nuova visione della realtà - come sostiene anche Zdenko Rus - nella quale era presente la nota melancolica ed anche ricerca psicologica nei ritratti dipinti. In seguito, altri pittori come Steiner, Stančić, Vaništa e tutta Gorgona hanno seguito il suo modo di esprimersi. Le 13 opere provengono dalla raccolta del Museo nazionale d’Arte moderna e, sono state realizzate dall’artista durante i suoi studi in soli due anni. La breve vita dell’artista iniziò a Horvati, un piccolo paese, vicino Zagreb che ormai non esiste più dato che è diventato - dopo il 1945 - una parte della città capitale croata. Di umili origini - il padre del pittore gestiva una locanda - il giovane Josip scopre Josip Račić Autoportret 1908. MG 748 Foto Goran Vranić NMMU Zagreb 3jpgpresto il suo innato talento pittorico. Secondo il volere del padre - prima di poter intraprendere l’attività pittorica - è stato costretto a imparare il mestiere litografico, dopo di che approdò a Vienna e, a Monaco di Baviera dove finalmente si dedicò alla pittura. Presso la scuola privata di Anton Ažbe si preparò all’esame d’ammissione alla Reale Accademia bavarese dell’Arte, nel 1905 che superò brillantemente. Nella città bavarese si era formato un gruppo di artisti croati: Račić, Kraljević, Becić, Herman che scopriranno una nuova estetica - più europea - in seguito notata nella pittura croata. Račić nel 1907 dipinse vari ritratti delle donne e degli amici. Si nota un’attenzione particolare all’espressione dei volti; il colore serve non solo per la descrizione ma anche per evidenziare la tensione psicologica. I rapporti tra le persone sono messi fortemente in risalto con il contrasto tra la luce e il buio. Nel febbraio 1908, la sua nuova destinazione è Parigi dove studia gli artisti del passato, dipinge all’aria aperta le scene della vita quotidiana, immortala i locali parigini e altro… La tecnica preferita è l’acquerello. Il suo soggiorno a Parigi si interrompe improvvisamente il 20 giugno 1908. L’artista a soli 23 anni, si toglie la vita nella camera d’albergo. Le vere ragioni rimasero sconosciute; si presuppone che non è riuscito a superare la crisi esistenziale provocata - probabilmente - anche dalla sua attività pittorica. è difficile immaginare che cosa poteva creare ancora, ma sicuramente aveva un grande talento, una spiccata sensibilità che è stata anche la sua condanna mortale. La sua prima mostra dopo il decesso è stata organizzata nel 1920 a cura di Ljubo Babić presso la Galleria Moderna a Zagreb e, nel 1975 un gruppo di artisti ha aperto - nel centro della città - la Galleria intitolata a suo nome.
Ora, i quadri esposti ci fanno conoscere - con uno stupendo “Autoritratto” del 1908 - lo stesso pittore, mentre altre tele sono dedicate a: “Pont des Arts” (1908) (Il ponte delle Arti),
a ritratto “La dama in bianco” (1907), alla scena suggestiva “La madre e il bambino” (1908) e altro. Una collezione dei magnifici lavori con i quali, il pittore della vita breve e tragica ha lasciato un segno indelebile del suo passaggio nel mondo.Josip Račić Dama u bijelom 1907. MG 744 Foto Goran Vranić NMMU Zagreb 4
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Luigi Colombo COLUI

l’inafferrabile
Creare è vivere due volte. (Albert Camus)
Di Giorgio Barassi
Colui Red 2Dovessimo definirlo con un appellativo diverso, mancheremmo in qualcosa. CoLui è davvero come un Diabolik o un Rocambole dei tempi moderni, poiché la sua continua produzione ci costringe a tenere un comportamento critico sempre aggiornato alle sue idee ricche di creatività e novità, il che ci rende affannosi rispetto al suo volere (e per lui dovere) essere in grado di esprimersi al passo coi tempi perfino futuri. Non semplice, ma gli riesce. E non solo dal momento della maturità artistica. Pare che Luigi Colombo, lombardo trapiantato a Roma da un bel po', sia sempre stato quel vulcanico artista che oggi è. La Sua produzione è scandita da mille interventi su materiali e supporti diversi, ha preso lo spunto da più vicende umane e sociali, tende a raccogliere quel bagaglio di esperienze, tante, vissute in giorni che sapevano di cambiamento e in giorni come i nostri attuali, sempre più poveri di qualità.
Colui red 1CoLui c'era, nel 1968, quando la spinta propulsiva degli studenti cercava di dare spallate ad un sistema ancora troppo intriso di inibizioni e tabù che strozzavano le forme di naturale evoluzione della società. E c'era attivamente. Ne parliamo solo perché da quella forte esperienza una parte della poetica dell'artista CoLui: l'associarsi, il contribuire, il coinvolgere so- no per lui linfa vitale. Ce ne accorgiamo dai dipinti (inutile farne divisione e distinzione cronologica, un inafferrabile rimane tale) in cui la foga espressiva fa lampeggiare dei rossi assatanati e un tratto deciso quanto decisivo.
Oggi CoLui potrebbe raccogliere tutte le sue personali esperienze e farne un al- bum, riproponendo i temi che furono, passando da “I colli” alle “Impronte”, alle “Meta-Idee” e fino ai “Cerchi Sbagliati”. Non è nemmeno nei suoi pensieri. CoLui ha cose da dire e le dice con la sua maniera di lavorare. Dunque alla autocelebrazione preferisce il lavoro, nella forma di ideale ben inciso nella sua pelle quanto quello dell'amicizia, della disponibilità e soprattutto dell'attenzione verso gli altri. Doti che abbiamo ben letto nella personale al Museo Crocetti di Roma, che ha a malapena contenuto tutto quello che l'artista ha fin qua realizzato. O meglio, aveva realizzato. Perché il suo mondo è sempre, costantemente ed intensamente ricco di idee nuove. Perciò e per altro, inafferrabile.
Colui 2La sua vulcanica attività è stata scandagliata a fondo in televisione da Franco Boni, il più bravo e più esperto presentatore di trasmissioni dedicate all'Arte, che qui è senza dubbi chiamiamo Maestro non a caso, attingendo all'etimo latino. Boni ha tenuto, riuscendovi (beato lui), inchiodato alla sedia degli studi di Arte Investimenti TV l'inafferrabile CoLui, ha illustrato il suo lavoro da par suo e ne ha parlato con il consueto aplomb impeccabile ed efficace. L'artista CoLui si è mostrato nella sua miglior forma. Eppure, quello è un lavoro non finito, se è vero com'è vero che CoLui sarà ancora presente su quegli schermi al fine di spiegare ancora e meglio la sua febbrile attività. Non lo fa per iperprodurre, non gli interessa. Ma il suo è l'istinto del vero artista, bravo coi pennelli e coi materiali più che con la parola scritta, nonostante il suo libro, ormai introvabile, “Io come me” sia stato più che un successo. CoLui ha un tale contenuto, si tratti dei suoi cerchi o dei segnali stradali, di “Arte su Marte” o del 30 FEBBRA-io, che il suo destino produttivo è produrre. Come il senso del viaggio raccontato da Fabrizio De Andrè in Khorakhané: “...per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”".
Colui 1Proprio quel 30 FEBBRA-io (scritto esattamente così) è stata forse la tappa di CoLui che ha raccolto con più evidenza le forme del suo pensiero. Intanto quell'io non è solipsismo o mera egolalía. È un “io” che ci riguarda tutti, uno ad uno. E poi è la sintesi di una forma di disponibilità verso l'altro che in CoLui, meglio: in Luigi Colombo, è sempre vissuta e vive. Gli interessa arricchire l'esperienza, già sontuosa, con la disponibilità ad accogliere ed aiutare, coinvolgere ed apprendere. Per CoLui gli esami non finiscono mai. E quella data tanto atipica ed immaginaria quanto affascinante era una mano tesa verso chi vorrebbe (e chi non lo vorrebbe?) un tempo supplementare, un giorno in più da dedicare a sé ed agli altri attraverso una introspezione che deve tendere al bene, al migliorare e migliorarsi.
CoLui, dunque, non ha la “solita storia” da raccontare. Non ripete sé stesso. Non insiste su un suo ciclo di opere solo perché, come è capitato, il successo gli ha arriso. Il suo scopo è quello di trasmettere una creatività vulcanica che affonda radici profonde nella sua visione dell'uomo e dell'umanità. Per farlo, bontà sua, il fermento è continuo, incessante, poliforme. Se c'è stato il tempo dei lavori su e con il plexiglass, c'è il tempo della produzione digitale. E così se c'è stato il tempo dei Cerchi Sbagliati, che riecheggiano l'imperfezione dell'uomo, c'è il segnale stradale che prende altra funzione, la contrapposizione tra figure geometriche, l'utilizzo della tempera, degli acrilici, degli smalti...
Si, davvero inafferrabile. E di fronte a tanta attività, l'unica cosa logica è evitare, come spesso in uso nella italianuzza tradizione, il classificare, il riporre l'artista in un compartimento stagno, definendolo “astrattista” o “concettuale” o "informale”. Quella è roba per pigri. Se si vuole inserire CoLui da qualche parte, meglio creare un angolo tutto per lui. Poiché tiene insieme tutte quelle esperienze tecniche ed umane non racchiudibili in una sintetica quanto ingenerosa definizione.
Fidatevi di chi, di CoLui, ha parlato a lungo in televisione e ne riparlerà presto.
Per questo ed altro, Luigi Colombo da Caronno Pertusella, trasferito felicemente a Roma, di professione artista più che poliedrico, è inafferrabile. Il che aggiunge alla sua allure di artista un dato migliorativo. Non a tutti è concesso di saper sfuggire alle convenzioni, impegnandosi ad essere artista fino in fondo, con tanto invidiabile ottimismo.
Lo “prenderemo”? No. Sta già andando in qualche altra direzione che il suo istinto di artista gli ha indicato.

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Mostre d' “essai”

Mattia Moreni
Dalla formazione a L’ultimo sussulto
prima della grande mutazione
4 Mattia Moreni Una tavola di campagna 1959 stampa 4
Bagnacavallo, ex Convento di San Francesco 20 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
Sarà una grande mostra dedicata a Mattia Moreni (1920-1999), uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento, ad aprire la stagione artistico espositiva autunnale a Bagnacavallo, cittadina in provincia di Ravenna da sempre attenta all'arte e alla cultura.
Organizzato dal Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo in collaborazione con l’Associazione MATTIA, l'evento è un’occasione unica per scoprire da vicino l’evoluzione di un artista che ha saputo lasciare un segno profondo nell’arte contemporanea. La mostra di Bagnacavallo è la prima tappa di un ampio progetto che coinvolgerà anche altre città e musei legati alla vita e al lavoro dell’artista. Negli spazi suggestivi dell’ex Convento di San Francesco, la rassegna ripercorre i primi trent’anni di carriera di Moreni: dagli esordi, subito notati da critici come Italo Calvino, all’adesione ai movimenti astratto-concreto e informale, fino allo stile personale che lo portò, nel 1960, alla sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia.
2 Mattia Moreni In morte di De Pisis 1956 stampa 2L'evento espositivo è curato da Claudio Spadoni, storico dell’arte e grande conoscitore di Moreni, insieme a Davide Caroli, direttore del museo, che commenta: "é una mostra importante questa che il nostro Museo Civico dedica ai primi venti anni di lavoro di Mattia Moreni, indubbiamente uno dei più importanti artisti del Novecento italiano. Importante perché permette di documentare come fin dai primi lavori in lui sia stato chiaro il messaggio che voleva trasmettere ed è interessante vedere come nel trascorrere degli anni, pur modificando il suo stile pittorico, abbia mantenuto una chiarezza di visione unitaria; e importante anche perché mette il nostro museo in rete e in relazioni con altre importanti realtà museali della nostra regione, infatti questa è solo la prima tappa del percorso che vede coinvolti anche i Musei di San Domenico di Forlì, la Galleria Vero Stoppioni di Santa Sofia, Il MamBo di Bologna e il MAR di Ravenna".
In esposizione ci sono oltre quaranta opere, alcune provenienti da prestigiose collezioni private e già esposte in importanti musei italiani ed europei.
Nota biografica
Nato a Pavia nel 1920, Mattia Moreni è stato uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento. Dopo gli studi all’Accademia Albertina di Torino e l’esperienza nella Resistenza, debutta nel 1946 con la sua prima mostra personale. Fin dagli esordi ottiene riconoscimenti importanti, partecipando a Biennali e Quadriennali e facendo parte del gruppo degli “Otto pittori italiani”, accanto a Vedova, Morlotti e Birolli.
Negli anni Cinquanta e Sessanta espone in Italia e all’estero, da Documenta di Kassel a Parigi, da Londra ad Amburgo, sviluppando un linguaggio personale che lo porta a realizzare celebri cicli come i “Cartelli” e le “Angurie”.
Stabilitosi a Brisighella dal 1966, alterna periodi di intensa attività pittorica a riflessioni teoriche e scritti come L’ignoranza fluida (1979). Negli anni Ottanta e Novanta continua la sua ricerca con nuove serie, dagli “Autoritratti” agli “Umanoidi”, mantenendo sempre un ruolo di primo piano nel panorama artistico contemporaneo.
Si spegne a Ravenna nel 1999, lasciando un corpus di opere che testimoniano una costante tensione verso l’innovazione e una profonda forza visionaria.
3 Mattia Moreni Ancora un uomo che cade 1958 stampa 3Mattia Moreni
Dalla formazione a L’ultimo sussulto prima della grande mutazione
20 settembre 2025 - 11 gennaio 2026
Ex Convento di San Francesco,
via Cadorna 14, Bagnacavallo (RA)
Per info:
0545 280913
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www.museocivicobagnacavallo.it

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Biografie d’Artista

RICCARDO VESCHINI
Di Marilena Spataro
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Riccardo Veschini, in arte Rives, è pittore e scultore. Nasce a Perugia nel 1973, dove attualmente vive e lavora. Ha studiato disegno tecnico all'Istituto Tecnico Industriale. Artisticamente si è formato da autodidatta. Dal 1995 al 2010 si è cimentato nel figurativo, poi nel genere astratto e materico. Realizza composizioni armoniose in cui pittura e scultura si fondono, arricchendosi nelle parti retrostanti della tela con oggetti materici che, sfruttando la profondità del telaio, conferiscono forza espressiva all’opera che così assume forma e struttura da bassorilievo. Molti i lavori scultorei realizzati negli anni in dimensioni e materiali diversi: legno, metallo, cemento. In tempi recenti, l’artista ritorna al figurativo, arricchendolo con nuove tecniche che vanno da spontanee e generose spatolate a schizzi disinvolti. 1000068607 2Sono queste realizzazioni rivolte allo studio della riflessione della luce sulle superfici, il che genera un aspetto cangiante dell'opera, rendendola viva e pulsante. Una evoluzione stilistico formale che si concretizza in quadri monocromatici, o con pochi colori, spesso scuri, mentre le superfici assumono matericità attraverso una serie di “magiche” increspature che a loro volta generano una luce riflessa che si configura in una serie di linee inclinate dal forte impatto espressivo. Tra le altre tecniche di cui Veschini si avvale nel realizzare le sue opere, bisogna includere lo Stone Balancing, da cui deriva l’esaltazione della bellezza estetica dei paesaggi, l'equilibrio della forma artistica, dello sport e persino delle pietre, rese poetiche nella loro compenetrazione con la natura. Commentando alcune sue tecniche, l'artista scrive: “Spesso utilizzo materiali insoliti che non si acquistano nelle mesticherie. Sperimento materiali che imparo a conoscere usandoli e molte cose vengono fuori solo dopo la realizzazione, quando, con il passare del tempo osservo la reazione e i cambiamenti dell'opera che così diventa dinamica e materica. L'elemento protagonista che, a questo punto, ne segna l'estetica è il solfato di rame in una miscela di calce, colla vinilica e colori acrilici. Il solfato di rame la rende viva e in continuo mutamento con il passare del tempo. Mi sono accorto di questa sostanza, utilizzata in agricoltura per proteggere gli ortaggi dalle muffe e dai parassiti, durante le mie passeggiate in campagna. Mi capitò di notare la facciata di un casolare abbandonato <<dipinta>> di un bellissimo colore azzurro. Dedussi che questo fosse dovuto a un pergolato ormai inesistente, precedentemente appoggiato su quel muro, e che quasi sicuramente era stato trattato con il solfato di rame. Le viti non esistevano, ma il colore era rimasto lì indelebile. Fu così che ho deciso di sperimentare il solfato di rame”. In un ulteriore approfondimento sul suo lavoro, Veschini spiega: “In Riflessioni di luce, che è il titolo di una mia esposizione di qualche anno fa, si evidenzia la teoria della luce: il bianco, la luce, il nero, assenza di luce, e come si formano i colori secondo il sistema RGB rosso giallo blu, una tecnica, questa, finemente materica dove lavorano i riflessi di luce. Una modalità pittorica che è diventata il mio modo di guardare alle cose... di vederle! I maestri cui mi sono ispirato: Pierre Soulages, il maestro Alberto Burri, James Austin Murray. Il titolo Riflessioni di luce rimanda a molte mie opere: riflessioni su blu, riflessioni su rosso, riflessioni su ventaglio ecc… con il doppio significato, per cui i riflessi della luce vanno intesi anche come le riflessioni mentali che ne derivano. Da cui il termine <<Riflessionismo>> in riferimento al mio lavoro. I riflessi di luce, di cui parlo, se visti da angolazioni diverse scompongono la luce nei vari colori come se questa passasse attraverso un prisma trasparente con l'effetto di far vedere colori diversi, colori che cambiano, immagini dinamiche che sembrano muoversi e mutare a seconda dell'inclinazione della luce e dello sguardo, quindi, spostando il punto di vista.
1000068772 3Queste mie opere, se si osservano da angolazioni differenti, cambiano, diventando in qualche modo diverse e sorprendenti: qualcosa che si conosce e che perciò non ti aspetti... un regalo che ti sorprende. Ed è proprio questo che desidero comunicare con le mie opere”. Sull'opera di Veschini, il critico, Giorgio Vulcano, ha scritto: “L'elemento principe in ogni opera è la luce; la sua funzione non è immortalare un momento sospeso e cristallizzato, ma realizzare uno spazio vivo e sempre diverso, condizionato direttamente dall’esperienza del fruitore: stimola la riflessione, la ricerca di una magica suggestione, in una dimensione dinamica, in continua metamorfosi [...]. Nei riflessi di luce e colore risiede l’interiorità dell’artista e dell’interlocutore, il quadro diviene così regione dei miraggi, delle risonanze e dei confini della coscienza, delle riflessioni e sperimentazioni percettive...”.
Riccardo Veschini ha tenuto mostre collettive e personali. Sue opere sono presenti in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.
https://www.riccardoveschini.com/it/
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Nel segno della Musa

“Ritratti d’artista”
Protagonisti della contemporaneità
Riccardo CONTI
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Vincitore di varie selezioni d'arte, membro dell’associazione italiana acquerellisti, il maestro torinese Riccardo Conti, da anni espone in Italia e all’estero con la ECWS (European Confederation of Watercolor). Collabora, inoltre, con la SDWS (San Diego Watercolor Society). In questa nostra intervista si racconta.
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Lei è conosciuto e apprezzato anche a livello internazionale, soprattutto come acquarellista. Come è avvenuto il suo incontro con l'acquarello. E più in generale con l'arte?
“Il mio incontro con l'arte è nato quando ero bambino. Ho ereditato da mio padre la passione per il disegno e la capacità innata della "visione" ed esecuzione di ogni soggetto. L'acquerello l'ho avvicinato alla scuola di design e grafica, attraverso un insegnante magnifico, con il quale sono ancora in contatto. Egli, anche in orari non scolastici, mi ha insegnato tutte le tecniche, la passione per i designers, il gusto per il bello del disegno, della pittura e soprattutto la "traduzione" propria della realtà”.
Ci sono altre tecniche pittoriche sperimentate nella sua carriera?
“Dipingo con tutte le tecniche, cercando sempre di oltrepassare il confine che conosco per stimolare il mio continuo apprendimento e perfezionamento”.
Quali i modelli e gli artisti che l'hanno guidata lungo il suo percorso artistico?
“I designers “Syd Mead”, gli illustratori giapponesi, le grafiche di Bob Norda i grandi dell'arte mondiale, gli impessionisti, Monet, Manet, Renoir... l'art Nouveau di Klimt, il naturismo di Caravaggio... e molti altri...Picasso, anche per il suo carisma”.
Nero6Quale la poetica di fondo che fa da filo conduttore al suo lavoro? Come nascono le sue opere. Rispondono più a un progetto artistico, o vengono concepite sull’onda di un’emozione?
“Come primo ingrediente dipingo per me stesso, e cerco sempre di emozionarmi. Traduco la realtà cercando di trasmettere un personale “modo” di operare.
Anche in opere iperrealiste non voglio riprodurre fedelmente un' immagine, ma passare attaverso un soggetto e proporlo con la mia “visione”. Questo è per me molto importante”.
Alla sua attività d'artista lei affianca un' attività professionale parecchio impegnativa. Quale, se c'è, il punto di contatto, o influenza, tra queste sue attività. Come le concilia nel quotidiano?
“Conduco da trent'anni un'azienda alberghiera, nella quale ho tutti i miei spazi espositivi. Ora ho ridotto notevolmente l'impegno per l'albergo, sto creando un nuovo studio per poter dedicare più tempo alla mia arte”.
Reputa che l'arte debba avere valenze culturali ed etiche oltre che estetiche? E se sì, come si rapporta al riguardo?
“L'estetica ha certamente un grande interesse, ma per non essere fine a se stessa, acquista più forza e smuove gli animi se legata ad una comunicazione culturale ed etica”.
La sua attività professionale la tiene molto a contatto con il pubblico. Sul fronte artistico com'è il suo rapporto in tal senso?
Leone4Gatto3“Amo molto il contatto con il pubblico ovviamente mi piace spiegare il perchè di un opera. Ho grande interesse nell'insegnare agli altri la dote che mi è stata donata”.
Quali i suoi obiettivi quando espone le sue opere?
“Come già detto, la prima cosa è l'emozione. Vorrei che attraverso le mie opere venisse scoperta la mia persona, il mio gusto per il bello, il mio intento, il mio progetto. Guardo sempre con interesse il volto dello spettatore, cercando di cogliere le sue emozioni".

Nonostante una vita artistica e professionale appagante e di successo, c'è ancora un suo sogno nel cassetto che attende di essere realizzato?
“Mentre dipingo o studio un progetto d'arte mi sento l'uomo più felice del mondo. Il mio sogno è di continuare a provare nel corso di tutta la mia vita questa sensazione di felicità legata al mio fare artistico”

Nota biografica:
Riccardo Conti
è nato a Torino nel 1975.
È presente in varie pubblicazioni di arte moderna e contemporanea, tra cui, da anni, sul CAM.
Il suo studio è in via Crescentino Caselli, 13 a Fubine Monferrato in provincia di Alessandria.
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