Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Giovanni Fattori

Una rivoluzione in pittura.
Fino all’11 gennaio 2026
200 anni e oltre 200 opere a Villa Mimbelli
Il Museo Civico “Giovanni Fattori” di Livorno riapre dopo il restauro

di Silvana Gatti

La città di Livorno, nel giorno del compleanno di Giovanni Fattori (Livorno, 6 settembre 1825 - Firenze, 30 agosto 1908), il 6 settembre ha avviato le celebra- zioni dedicate al Maestro e al suo bicentenario con una grande mostra a Villa Mimbelli, recentemente restaurata, sede del Museo civico dedicato al pittore.
01 GiovanniFattori LungomareAntignano 1894 MuseoCivicoGiovanniFattori LivornoL ’evento comprende un percorso per scoprire i luoghi fattoriani e una serie di appuntamenti. Il Comune di Livorno ha avviato un ricco programma di promozione culturale dedicato alla figura di Giovanni Fattori, un progetto indirizzato a varie fasce di pubblico, dai piccoli alle famiglie, dai giovani agli adulti, articolato in diverse iniziative promosse direttamente dall’ Amministrazione comunale o realizzate in collaborazione con realtà associative del territorio. Il primo passo del progetto di W FATTORI è stato la riapertura del Museo Fattori, cha annovera la più completa collezione permanente dedicata al pittore livornese, e la trasformazione di Villa Mimbelli e del suo parco in un centro culturale capace di coniugare bellezza, memoria e innovazione, per una piena integrazione nel tessuto culturale e sociale della città. Villa Mimbelli è stata riaperta infatti dopo un periodo di chiusura dedicato ai lavori di restauro, realizzati proprio in vista di questa straordinaria occasione.
La mostra, a cura di Vincenzo Farinella, annovera numerosi dipinti che immergono i visitatori in un’atmosfera magica con scorci marini, cavalli, campi e contadini, insieme ai soldati e all’Italia del Risorgimento e ancora tamerici salmastre, covoni di fieno, pescatori, donne, nuvole vaporose e buoi poderosi, inondati dal sole e avvolti in cieli pieni di luce. Dipinti, disegni e acqueforti invitano a scoprire la rivoluzione pittorica di Giovanni Fattori, maestro dei Macchiaioli, amante della natura ma anche della vita sociale e militare. Un artista indipendente, vicino alla gente e lontano dalle mode passeggere, protagonista della storia.
Il percorso espositivo è articolato in sezioni che documentano la visione di un artista che ha saputo cogliere gli insegnamenti della pittura italiana e i
fondamenti del disegno senza tuttavia mai aderire ad alcuno stile, cercando sempre una via personale e originale, perché “l’arte libera soddisfa e consola e distrae”.

Cresciuto nella Livorno ottocentesca, città libera e ribelle, Giovanni Fattori fu testimone della resistenza popolare della città contro gli austriaci, vivendo da giovane patriota fedele agli ideali repubblicani e popolari. La sua arte documenta l’evoluzione storica di un’Italia che, da speranza rivoluzionaria, si fece monarchia unificata. Opere come Battaglia di Magenta e L’assalto a Madonna della Scoperta immergono il fruitore nell’atmosfera del Risorgimento vissuto dall’artista in prima persona. Nel periodo della maturità, Fattori si rifugia negli angoli segreti della Maremma trovando nella pittura, nella grafica e in particolare nell’acquaforte, un nuovo linguaggio. Oltre che pittore, Giovanni Fattori fu anche un eccezionale incisore, con uno stile personale che lo portò a realizzare oltre 200 lastre. Nella maturità trovò nell’acquaforte un linguaggio intimo e riflessivo, segnato da un naturalismo severo e da un verismo sociale profondo.
07 GiovanniFattori Pagliaio 1880ca MuseoCivicoGiovanniFattori LivornoLa mostra è imperdibile per gli amanti della natura toscana, immortalata da Giovanni Fattori in dipinti che raffigurano la campagna e il mare nella loro sfolgorante bellezza, e il fermento di un periodo storico attraverso l’umanità dei suoi protagonisti. Opere come Lungomare di Antignano riflettono la bellezza della terra toscana con il mare che si estende sino all’infinito. L’occhio del fruitore viene trasportato verso l’orizzonte dove una barca a vela culla il pensiero che si fa sogno. Il calore dell’estate è reso magistralmente attraverso colori caldi, macchie, ombre, sembra quasi di sentire il profumo del fieno appena falciato in opere quali Pagliaio, dove è un covone di fieno il protagonista assoluto del quadro, a evocare la fatica del contadino che, a fine giornata, non è presente nel dipinto in quanto è andato a riposare. L’essenza della vita contadina, intrisa di sudore, è tutta lì, in quel campo arato, in quel covone solitario che pare ricordare il profilo di un contadino stanco. Una vita intrisa di fatica si riflette anche nei ritratti quali Il buttero, dal volto segnato ma dagli occhi di un azzurro scintillante che rispecchiano un carattere forte e la fierezza di un uomo attaccato alla sua terra. Mandria maremmana racchiude in un quadro il duplice aspetto della vita. Mentre in primo piano i butteri guidano la mandria di buoi, lavorando alacremente, sullo sfondo il mare evoca un senso di fuga e di libertà, grazie alle barche a vela che si lasciano trasportare dal vento.
La volontà di Giovanni Fattori di rappresentare la natura attraverso macchie di colore, con pennellate che danno vita a una “tarsia cromatica semplicissima e luminosa” - secondo le parole di Vincenzo Farinella - oltrepassa la tecnica tradizionale e lo rendono il protagonista principale del movimento dei Macchiaioli, precedendo di almeno un decennio il vicino intento degli Impressionisti francesi.
La mostra livornese raccoglie un importante nucleo di opere allestite seguendo un ordine cronologico attraverso 24 sale e creando, secondo il progetto dell’architetto Luigi Cupellini, un dialogo armonico tra i capolavori di Fattori, gli arredi e le architetture degli ambienti di Villa Mimbelli. Una sintonia che rende omaggio all’artista e al museo che porta il suo nome.
Un’occasione unica per scoprire “la rivoluzione di Fattori” attraverso grandi e piccole opere e alcune curiosità come il primo dipinto conosciuto dell’artista, il prezioso Ex voto, restaurato per l’occasione e abitualmente custodito nel Santuario di Santa Maria delle Grazie di Montenero di Livorno, dove riposano le spoglie di Fattori. Realizzato intorno al 1848, racconta di un uomo che, caduto da cavallo, miracolosamente si salvò e che per questo chiese al giovane e sconosciuto pittore un quadro come ringraziamento.
Per la prima volta è anche esposto il dipinto “bifronte” che raffigura Una carica di cavalleria a Montebello. Una grande scena di battaglia, dipinta su tela nel 1862, che un intervento di restauro ha rilevato avere sul verso l’abbozzo di una composizione storica di tema mediceo, avviata da Fattori alla fine degli anni ‘50 e poi abbandonata. L’analisi condotta ha permesso di ricostruire come lo stesso Fattori stese una spessa mano di pittura grigia sulla composizione originaria per poi girare la tela e abbandonare il soggetto romantico per raccontare, come poi sarà caratteristica della sua produzione, i grandi fatti della storia d’Italia a lui contemporanea e della sua unificazione. Il dipinto, realizzato per la città di Livorno grazie a una sottoscrizione pubblica dei cittadini livornesi, prima opera di Fattori a entrare nelle collezioni cittadine e ora finalmente resa visibile al pubblico su entrambi i lati della tela, rappresenta un momento di svolta fondamentale nella pittura ottocentesca. Un vero e proprio “documento” di storia dell’arte poiché racconta il passaggio dalla prima maniera fattoriana alla “rivoluzione” che questa esposizione dimostra.
Anche il dipinto Ciociara. Ritratto di Amalia Nollemberger (1880-1881) è tra le opere più raramente esposte, visibile per la prima volta dal 2016. In questo dipinto è raffigurata la giovane governante di cui il pittore si innamorò dando vita a un forte legame sentimentale seguito da una controversa vicenda personale, a causa della differenza di età. Una testimonianza della grande umanità di Giovanni Fattori che, in una lettera appassionata, scrive alla sua amata: “Io pure vedo il tuo ritratto, ora non ci ho altro - e lo bacio - anche la ciociara che mi sta davanti mi ricorda di te”.
Il ricco percorso è reso possibile, oltreché dall’importante patrimonio del Comune di Livorno, anche attraverso una serie di prestiti da istituzioni e da collezioni private, caratteristica quest’ultima che rende la mostra ancora più straordinaria, grazie alla possibilità di poter vedere dipinti di norma non accessibili.
Oltre a Fattori, in mostra, alcuni dei suoi maestri come Giuseppe Bezzuoli e Enrico Pollastrini, diversi amici artisti come Nino Costa, Niccolò Cannicci, Egisto Ferroni e Francesco Gioli, insieme ad alcuni allievi come, su tutti, Plinio Nomellini. Infine Amedeo Modigliani e Giorgio Morandi, due pittori che guardarono profondamente a Fattori come esempio di stile e di umanità. Con questa mostra l'intenzione dell'Amministrazione Comunale è di proseguire nel percorso di valorizzazione dei grandi talenti livornesi, da Modigliani a Mascagni, e Fattori, da Caproni a Piero Ciampi.
Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura è promossa e organizzata dal Comune di Livorno con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, in collaborazione con l'Istituto “Matteucci” di Viareggio, Fondazione Livorno, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Fondazione LEM e grazie al contributo di Banca di Credito Coope- rativo di Castagneto Carducci ScpA, ASA S.p.a e Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. Sponsor tecnici: Howden SpA, Coop Culture, Itinera e Agave.
13 GiovanniFattori Mandria Maremmana 1893 Museo Civico Giovanni Fattori LivornoIl progetto è corredato da un catalogo, Dario Cimorelli Editore, che presenta un approfondito saggio di Vincenzo Farinella, insieme ai contributi di Carmen Belmonte, Giorgio Marini, Giorgio Bacci, Silvio Balloni, Mattia Patti, Francesca Pullano e Andrea Baldinotti, arricchito da un ampio apparato iconografico.
La rassegna non è quindi solo una celebrazione artistica in occasione dei duecento anni dalla nascita del pittore, ma un primo passo verso la rigenerazione culturale di un bene comune. Un programma che prevede l’apertura di un punto ristoro all’interno del parco e il ripristino funzionale del Piccolo Teatro Storico, per ospitare eventi, letture, spettacoli e incontri culturali, oltre alla valorizzazione di altri spazi come i Granai di Villa Mimbelli, sede permanente del Museo Mediceo, che con un’ampia collezione di opere, documenti e reperti testimoniano il ruolo cruciale della dinastia dei Medici nella fondazione e nello sviluppo di Livorno, oltre al bookshop, alla Biblioteca d’Arte e alla ludoteca. I luoghi di Fattori è un evento a largo spettro che coinvolge piazze, strade, edifici storici e scorci cari al maestro livornese: una proposta immersiva tra arte e territorio. È possibile scoprire o riscoprire luoghi vissuti negli anni, come la Casa natale dell'artista, il Duomo, il Teatro San Marco, ma anche spazi evocativi come la statua di Fattori a Largo del Cisternino, fino ai paesaggi immortalati nei suoi dipinti, come la Tamerice d’Antignano o i Bagni Palmieri. L’iniziativa, realizzata dal- la cooperativa Agave, in collaborazione con una rete di partner tra cui il Gruppo Labronico, non si limita a raccontare la biografia dell’artista, ma propone una visione più ampia della società, dei personaggi, dei luoghi e del contesto storico che hanno influenzato Fattori.
Un approccio multidisciplinare che unisce cultura e turismo, creando nuovi spunti narrativi. I luoghi chiave del percorso sono segnalati da targhe interattive con QR Code, attraverso cui sarà possibile accedere a un sito dedicato con contenuti testuali e audio, per un’esperienza coinvolgente e autentica. Il progetto prevede anche un programma di visite guidate pensato per tutte le età.

Foto 1: Giovanni Fattori - Lungomare di Antignano - 1894 - olio su tela, 60 × 100 cm - Museo Civico Giovanni Fattori - Livorno
Foto 2: Giovanni Fattori - Pagliaio, ca 1885 - olio su cartone - 24× 42 cm - Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno
Foto 3: Giovanni Fattori - Mandria maremmana - 1893 olio su tela, 200×300 cm - Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno

Attraverso il tempo

"Attraverso il tempo"
Galleria Ess&rrE
Date dall’8 al 28 novembre 25
Inaugurazione: 8 novembre ore 16:00
A cura di: Alessandra Antonelli e Roberto Sparaci

Ingresso: Libero

Nove artisti, nove sguardi sull’infinito dell’immaginazione: la Galleria Ess&rrE presenta "Attraverso il tempo", un percorso espositivo che unisce protagonisti storici dell’arte italiana a voci contemporanee di nuova generazione.

Dal secondo Novecento ad oggi, “Attraverso il tempo” è una mostra collettiva che accende il dialogo tra artisti di generazioni diverse, accomunati dalla tensione verso una dimensione poetica e simbolica dell’arte. Le opere di Lucio Del Pezzo, Tano Festa, Fabio Frabetti, Aldo Mondino, Carlo Nangeroni, Rosario Oliva, Ciro Palumbo, Mario Schifano e Antonella Squillaci costruiscono una narrazione visiva in cui l’immaginazione diventa spazio condiviso di confronto, visione e libertà. Attraversando linguaggi che spaziano dalla Pop Art alla metafisica contemporanea, dall’astrazione al simbolismo, dalla pittura alla sperimentazione materica, la mostra si propone come un viaggio nei territori mutevoli del pensiero artistico italiano. Opere iconiche e lavori inediti dialogano in uno spazio dove ogni traccia visiva diventa portale verso un altrove sensibile e intimo. La mostra sarà accompagnata da un buffet con aperitivo.

La mostra “Attraverso il tempo” riunisce nove artisti di epoche, linguaggi e tensioni differenti in un dialogo corale che attraversa il paesaggio dell’arte italiana contemporanea e del secondo Novecento, disegnando un’inedita costellazione di visioni. Lucio Del Pezzo, Tano Festa, Fabio Frabetti, Aldo Mondino, Carlo Nangeroni, Rosario Oliva, Ciro Palumbo, Mario Schifano e Antonella Squillaci: nove firme, nove modalità di indagare il visibile e l’invisibile, il presente e il mito, il segno e la narrazione.
Apre il percorso Lucio Del Pezzo, con le sue opere-oggetto che fondono rigore geometrico e ironia metafisica. Le sue composizioni, popolate da simboli e architetture immaginarie, sembrano piccole scenografie dell’assurdo, dove l’occhio è invitato a decifrare enigmi visivi più che a contemplare immagini.
A fargli eco è Tano Festa, artista iconico della Scuola di Piazza del Popolo, il cui lavoro trasforma l’oggetto quotidiano e il linguaggio della pubblicità in citazione colta. Le sue reinterpretazioni di Michelangelo e le finestre monocrome diventano qui varchi sul tempo, sullo sguardo e sulla ripetizione rituale del vedere.
Mario Schifano, presenza imprescindibile della mostra, si impone con l’energia di un artista che ha fatto del segno una febbre e della pittura un’ossessione. Le sue tele pulsano di vita urbana, memoria mediale e desiderio di infinito, tracciando un percorso unico tra classicità e avanguardia.
Con Aldo Mondino, il tono si fa giocoso e colto al tempo stesso. I suoi materiali inusuali - zucchero, caffè, tappeti orientali - raccontano un'arte nomade, che attraversa culture e identità con leggerezza concettuale e profondità ironica. Mondino è il viaggiatore che abita più linguaggi e li piega alla propria poetica.
Sul versante più lirico e onirico si muovono invece Ciro Palumbo e Fabio Frabetti, legati da un comune interesse per la pittura narrativa e immaginifica. Palumbo - tra mito e simbolismo - costruisce scenari sospesi, dove figure enigmatiche si muovono in paesaggi metafisici, mentre Frabetti indaga l’inconscio e il sogno, dando forma a visioni che sembrano emergere dal silenzio della memoria.
Carlo Nangeroni, con il suo lavoro astratto e ritmico, innesta la sensibilità della pittura americana degli anni '60 nella tradizione europea del segno. I suoi moduli circolari si espandono come onde sonore, tracciando una musica visiva che trova nella ripetizione la propria forza espressiva.
Rosario Oliva, artista della materia e del gesto, esplora invece la fisicità del colore e la tensione tra caos e ordine. Le sue superfici stratificate sono mappe emotive, territori dove l’informale si incontra con il lirismo.
Antonella Squillaci, la voce più recente del percorso, introduce una riflessione contemporanea sul corpo, sul segno e sull'identità. Squillaci lavora su una dimensione intima e sottile, fatta di trasparenze, tessuti e tracce che richiamano la fragilità e la resistenza dell’essere. 
Insieme, questi nove artisti compongono una mostra che non ha la pretesa di essere esaustiva, ma che si configura come un laboratorio di senso, dove il passato e il presente si interrogano reciprocamente. “Attraverso il tempo” è un invito a perdersi nei territori incerti dell’immaginazione, là dove l’arte smette di essere mera rappresentazione e diventa strumento per pensare, sentire e - forse - sognare.
L’evento è patrocinato dalla Regione Lazio.

Main Sponsor: Meros System integrator

Sponsor tecnico: Agostinelli Store


INFO:

Galleria Ess&rrE – Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 – loc. 876 – 00121 Roma

Tel. + 39 329 4681684 - +39 388 6378032

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Approdi d'arte

La Galleria Ess&rrE dal 18 ottobre al 7 novembre 2025 alle ore 17,00 inaugura la mostra

“Approdi d’arte”

un approdo sensibile tra mare, luce e visione interiore

Quando una galleria immersa nel contesto del mare - con gli scafi che ondeggiano, le luci che si riflettono sulle superfici d’acqua e l’orizzonte che appare allungarsi - ospita una collettiva di cinque voci femminili che dialogano con memoria, emozione, materia e gesto, il risultato è un’esposizione che suscita più di uno “fermo immagine”: chiede partecipazione, ascolto e tempo.

La Galleria Ess&rrE, situata nel Porto turistico di Roma - un luogo che da sé evoca transito, approdo, confine tra terra e acqua - diventa qui lo spazio ideale per un percorso espositivo dall’andamento fluido ma attento. Le tonalità luminose dell’ambiente, con la luce naturale che filtra e riverbera, offrono al visitatore momenti di sospensione visiva. Si immagina che l’allestimento, se bene curato, rispetti le pause tra le opere, lasci respiro e crei tensioni visive — elementi necessari in una mostra collettiva che mette a confronto stili diversi.

Franca Bonaiuti propone opere in cui il segno è trattenuto e meditato, con tensioni leggere che accumulano silenzi e densità espressive.

Gemma Lanzi, la cui presenza è nota anche in altri contesti espositivi della zona, spesso lavora al confine tra astrazione e figura, tra traccia e dimensione lirica: qui è immaginabile che le sue opere servano da “ponte visuale” fra rispetto della materia e sperimentazione del segno.

Annalisa Macchione offre un contributo centrato sull’elemento materico, sulla superficie come campo di stratificazione - un invito a perdersi nel dettaglio e riscoprire l’essenziale nel visibile.

Barbara Monti coniuga delicatezza e struttura: si può attendere da lei un equilibrio sottile tra composizione e gesto, con richiami al colore elaborato e all’intonazione tonale.

Lucia Pafundi espone opere in cui l’equilibrio tra segno, spazio e silenzio visivo è centrale: la sua presenza contribuisce a chiudere il cerchio espositivo con una tensione interiore pacata, che si riflette nello spazio e nello spettatore.

Pur provenendo da percorsi individuali e distinti, le cinque artiste in “Approdi d’Arte” sembrano trovare un punto d’incontro ideale nella dimensione dell’attesa e della superficie mediata. Non si tratta di una mostra “tematica” in senso stretto, bensì di un dialogo in cui ogni opera è “porto” e “partenza”: incontri e risposte possibili.

La mostra è inserita in Rome Art Week 2025

Parcheggio interno al Porto gratuito 

Dal 18 ottobre al 7 novembre 2025 in mostra alla Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma locale 876 - 00121 Roma

INFO: tel. 329 4681684 – 328 2799743 - 388 6378032
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Correnti Contrarie

La Galleria Ess&rrE nel Porto turistico di Roma ha un contesto molto suggestivo: il mare, il porto, le imbarcazioni, la luce marittima, la prossimità con il paesaggio costiero e archeologico (Ostia, Tor San Michele, gli Scavi di Ostia Antica). Queste condizioni offrono all’esposizione una cornice che può dialogare - visivamente, tematicamente - con le opere: riflessi dell’acqua, orizzonti, vibrazioni cromatiche, rumore e silenzio, superficie vs profondità.

Correnti Contrarie” in uno spazio in cui è visibile il “conflitto” o la “tensione” che dà titolo alla mostra, con opere che esplicitano contrasti, direzioni opposte, dialogo dialettico, astratto vs figurativo, colore vs grafismo. Insomma gli autori si confrontano dentro la pratica artistica in cui le zone tematiche potrebbero avere uno spazio proprio che rispetti la sua “corrente”, ma ci sono punti in cui i lavori dialogano - affiancamenti, contrapposizioni visive - per far emergere le relazioni, le divergenze, i punti di contatto. L’utilizzo dello spazio luminoso e delle superfici riflettenti con la luce del porto la sera, le superfici metalliche o d’acqua, possono entrare nel dialogo con le opere - riflessi, ombre, alternanze. La galleria propone una mostra che è più di una semplice esposizione, è un’esperienza riflessiva. La vicinanza con il mare, la luce naturale e l’elemento paesaggistico marino danno una fisicità all’esposizione che arricchisce l’esperienza dello spettatore.

Cinque gli artisti in mostra: Katia Bregolin, Alessia Larotonda, Nicola Milioli, Claudio Pezzini e Barbara Pratesi con oltre 35 opere da assaporare in tutte le loro caratteristiche.

Inaugurazione 4 ottobre alle ore 17:00, aperitivo con gli artisti e riprese tv con interviste dedicate di Antonello Nazarini di ZTL TV.

Dal 4 al 17 ottobre 2025

Curatori: Alessandra Antonelli e Roberto Sparaci

INFO: +39 329 4681684 - +39 388 6378032 - +39 328 2799743

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari galleria: Dal lunedi al venerdi 10-13 e 15-19

Sabato 10-13 e 16-19

Domenica chiuso

IL PESO DELLA PACE:

UNA RIFLESSIONE PITTORICA
SULL’OPERA DI SILVANA GATTI

A cura di Claudio Roghi

logo roghiCon vero piacere mi dedico a questa riflessione e critica su un’opera così significativa. In questa opera dell’artista Silvana Gatti c’è un’immagine che si fissa nella memoria, una visione di una scena su una spiaggia che richiama il mare e gli sbarchi: un uomo, inginocchiato su una spiaggia deserta, con il peso del mondo sulle spalle, come fosse un fardello da cui liberarsi. Ma non è Atlante, né un titano punito dagli dèi; è solo un essere umano indifeso, con l’unica colpa di essere ridotto a un numero. È una figura moderna anonima, vestito con una maglietta di colore rosso, che simboleggia il sangue versato e che urla sotto il cielo azzurro, inginocchiato sulla sabbia come se pregasse la resa fragile, umana e sofferente. È l’anima collettiva del nostro tempo, in cui l’indifferenza fa più vittime della violenza subita. Sopra di lui, però, non si erge solo il globo terrestre, bensì qualcosa di molto più complesso: un mondo ferito, popolato da guerre, fiamme e minacce, ma anche da un gesto di speranza che si libra in volo con il simbolo di una colomba bianca, immensa, che porta nel becco rami d’ulivo come stelle cadenti. Questa è l’opera che l’artista Silvana Gatti ci consegna, e che si presta a una lettura stratificata, simbolica ed emotivamente vibrante. Un dipinto che potremmo chiamare, con licenza lirica e poetica, in cerca della pace. L’immaginario iconico: una scena sospesa tra mito, spiritualità e contemporaneità che la Gatti costruisce attraverso un’immagine, una mescola di riferimenti iconografici della tradizione cristiana come la colomba della pace, simbolo dello Spirito Santo con archetipi mitologici: il peso del mondo sulle spalle e la postura genuflessa, che rappresentano ormai la realtà odierna. La sensazione diffusa, palpabile, di vivere in un mondo affaticato, lacerato e fragile, dove la pace non è mai un punto di partenza, ma sempre un traguardo da rincorrere. L’opera è ambientata su una spiaggia, un litorale senza tempo, quella spiaggia che per molti è liberazione, ma che spesso diventa un calvario per i più. Mare e cielo si fondono in una calma apparente, quasi beffarda: l’orizzonte è sereno, ma dentro il globo che grava sull’uomo c’è tempesta.
Exif_JPEG_420Focolai di guerre, più profonde e incisive, stermini ed esplosioni, fuochi che si ergono nel cielo dei più deboli, probabilmente guerre non volute dai popoli, ma solo dalla brama di pochi. Un vivo ricordo di una citazione di Eliot: il mondo non finirà con un’esplosione, ma con un lamento lacerante. Eppure, in alto, una colomba si stacca e si eleva: questa è la speranza. Forse rappresenta il desiderio, forse la fede o la volontà degli esseri giusti e puri. Sicuramente, la possibilità della pace non deve essere un miraggio, ma la soluzione. L’artista Silvana Gatti con la sua tecnica dimostra una grande padronanza della tela attraverso il colore e la composizione narrativa, oltre a una netta linea dell’orizzonte tra cielo e mare. Il cielo e il mare, dipinti con toni di azzurro tenue, offrono un fondale di quiete e silenzio, quasi un palcoscenico rarefatto dove si consuma il dramma dell’interiorità e la speranza dell’anima. La figura inginocchiata, in contrasto, è trattata con pennellate più corpose e calde, che ne accentuano il senso di umanità. Il rosso del maglione non è solo un accento cromatico: è una ferita viva e lancinante, è l’urlo silenzioso del mondo che grava sulle spalle di ogni uomo cosciente, come per liberarsi del peso. Il globo è forse la parte più densa dell’opera: è il centro visivo e simbolico. Qui la Gatti inserisce dettagli, forme e simboli: la colomba ad ali aperte che spicca il volo tra le fiamme del globo, inviando rametti d’ulivo come segnale di pace. È un mondo frammentato, brulicante di conflitti spesso inutili per conquistare terreni aridi e rocciosi. Un mondo che, pur non coinvolgendoci in prima persona, ci appesantisce comunque: è il paradosso dell’empatia moderna, o forse il senso di colpa dell’occidente, che spesso pensa ad armi e sangue con il motto di esportare democrazia e libertà, osservando, consumando e portando sulle spalle i mali che ha contribuito a generare. L’opera è profondamente simbolica e di lettura esistenziale. La colomba è un segno di straordinaria potenza e di significato inequivocabile e universale. In un’epoca in cui il linguaggio visivo spesso indulge nell’ambiguità, la Gatti osa un simbolo limpido e biblico. Ma non lo fa in modo ingenuo: la colomba porta i rami d’ulivo, ma li lascia cadere uno a uno, come se non potesse portarli tutti, come se la pace dovesse essere condivisa, raccolta dal basso. Non basta che la colomba voli: serve che l’uomo sia disposto a sollevarsi, a cogliere i rami che cadono, a credere ancora nella possibilità di una riconciliazione, prima di tutto interiore e spirituale, affinché le anime possano incontrarsi. La figura inginocchiata è, in fondo, ognuno di noi che crede nella libertà altrui. C’è qualcosa di profondamente intimo in quella postura: non è solo un gesto di stanchezza, ma anche di preghiera e di evocazione al divino supremo. Quasi un atto penitenziale, o forse il momento prima della resurrezione che ci riporti alla terra. Non ci sono catene, né croci, ma il peso del mondo è sufficiente a piegare l’essere umano. Eppure, l’essere umano non è schiacciato: si inginocchia, ma non cade; conserva sempre la speranza e la fiducia. È qui che risiede la forza dell’opera: nella capacità di suggerire che, anche sotto il fardello del caos mondiale, possiamo ancora resistere, possiamo ancora sperare nel prossimo. Un’opera civile, spirituale e personale di Silvana Gatti che riesce in un’impresa rara: con un linguaggio pittorico semplice e accessibile, tocca corde profonde, quasi ancestrali. La sua opera è insieme civile, parla del globo; spirituale, parla della pace; ma anche personale, parla del grande cuore umano. Non è un’opera retorica: non ci sono slogan, non c’è ironia, non c’è cinismo. Solo il desiderio, autentico e struggente, che la pace è interiore e universale, che sia ancora possibile tra i popoli. In un tempo dominato dall’iperstimolazione visiva e dalla disillusione, questo dipinto appare quasi come un’icona contemporanea. L’artista con questa opera ci ha portato alla meditazione visiva sul nostro tempo. Una riflessione pittorica su quanto sia difficile trovare la pace dentro di noi, quando tutto intorno sembra precipitare. Eppure, nel cielo terso, la colomba vola ancora. I suoi rami d’ulivo cadono come promesse, come inviti. Non tutto è perduto. La pace è faticosa, sì. È un peso, spesso. Ma è anche una possibilità. Un atto di fede e un volo da seguire.

SILVANA GATTI - PITTRICE FIGURATIVA & SIMBOLISTA

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  • Pubblicato in Rivista

Les fleurs et les raisins

Trasversali allegagioni d'arte

SE RITORNASSE IL VINO
A LA MONTAGNA

di Alberto Gross
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Maison Maurice Cretaz - musicale come un verso di Ronsard - è una piccola e ancora giovane azienda vinicola valdostana di circa due ettari vitati, dislocati e divisi tra media e bassa valle. L'antico vigneto di Sarre - nei pressi di Aosta - coltivato dal nonno Lie e destinato ad una produzione esclusivamente familiare, rimase pressoché abbandonato per diversi anni fino a quando il nipote Andrea, deciso a interrompere il proprio lavoro da architetto, scelse di custodirlo e di prendersene cura. Assieme alla moglie Manuela e con il supporto di agronomi e ampelografi esperti principiano pazientemente a riassettare e riordinare il vigneto, con l'intenzione di dedicarlo alla coltivazione delle uve autoctone valdostane. Di lì a qualche anno non si lasciano sfuggire l'occasione di acquisire un altro piccolo appezzamento a Pont-Saint-Martin, in bassa valle, ed è qui che veniamo accolti nel tardo pomeriggio di un Ferragosto ancora gentile e niente affatto feroce.
Chi vi scrive avrebbe fin troppa conoscenza degli effetti causati dalla vertigine per altezze elevate da indurlo a recedere di fronte alla prospettiva di addentrarsi e discendere i ripidi terrazzamenti del Domaine Monot, ma il fascino generoso e impervio del luogo è troppo persuasivo per rinunciarvi. La disponibilità e il garbo con cui Andrea e Manuela ci accompagnano tra le pergole scoscese dalle quali pendono splendidi grappoli di Picotendro è direttamente proporzionale all'unicità dello scenario: scopriamo una “vigna giardino” ad ospitare numerose varietà di piante che vivono in armonia e simbiosi con le uve coltivate, specchio di un approccio all'agricoltura che rispetta e protegge il territorio in cui lavora, restituendo poi nel bicchiere le peculiarità e la vita vera del “climat” di appartenenza. Al primo sorso di degustazione in vigna veniamo sorpresi da un temporale inatteso che, tuttavia, ci offre la possibilità di esplorare e trovare temporaneo asilo all'interno di una grotta/deposito scavata nella roccia, degna di un racconto di Lovecraft o di Nodier. Passata la tempesta si torna alla degustazione: il “BOS 2022” è un Picotendro che si apre attraverso note di mirtillo, ribes e cassis, complicate da una trama balsamica di erbe officinali; la complicità del suolo - in prevalenza acido e sabbioso - rende il sorso austero e delicato assieme, con l' imprevedibile, finale freschezza del melograno a smarcarlo da ogni possibile, comune interpretazione del vitigno. Dal Domaine Banques di media valle - con terreni più ricchi di scheletro - assaggiamo “LIE 2021”, un Petite Arvine piacevolmente agrumato, pompelmo rosa e kumquat, oro di zafferano e ancora erbe aromatiche; in bocca il tannino viene equilibrato da un sorso pieno e vellutato, pure confortato dalla sapidità “rocciosa” che nulla disperde dell'elegante sottigliezza dei vini di montagna. logo
Consigliamo l'abbinamento con “L'orage”, brano di Georges Brassens in cui un temporale è foriero di vicende gradevolmente deliziose, proprio come è occorso a noi.
E abbassate la luce.vino
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I Tesori del Borgo

L'Abbazia di Pomposa
Gioiello di arte, storia, fede e cultura, incastonato nella Valle del Delta del Po

A cura di Marilena Spataro

Le foto sono di Andrea Bonazza
GFC, Gruppo Fotoamatori codigoresi.

1000069370Scrigno d’arte, di fede, di cultura e di storia millenaria, l’Abbazia di Pompo- sa, definita “monasterium in Italia princeps” da Guido monaco, inventore della notazione musicale, fu centro propulsore del sapere. Incastonata nel cuore del Delta del Po, snodo nevralgico anche per i pellegrini romei, nell’anno 1001, ottiene il conseguimento del titolo di Abbazia Imperiale. Questo atto consentì all’Abbazia di Pomposa di raggiungere l’apice del proprio prestigio, accrescendo la propria potenza, ma divenendo anche un centro di primissimo piano per la spiritualità cristiana e la cultura dell’epoca. Se Giotto ha lasciato la propria impronta negli affreschi del capitolo abbaziale, non meno significativa è la figura di San Pier Damiani che visse nell’Abbazia di Pomposa con san Guido degli Strambiati. In occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, che durante l’ultimo viaggio da Venezia a Ravenna, soggiornò, per un breve periodo nel complesso abbaziale, il Comune di Codigoro ha pianificato un ricco programma di eventi per meglio celebrare la figura del Sommo Poeta. L’intero territorio comunale, abbracciato dal Po di Volano, che attraversa il suo centro urbano, ma anche dalle ampie aree boscate e pinetate del Delta del Po, sino a lambire il mare Adriatico, grazie al porticciolo dell’antico borgo di Volano, è un gioiello in cui ambiente, storia e monumenti convivono armoniosamente.
Nel complesso abbaziale di Pomposa, inoltre, attraverso il genio creativo di un monaco, Guido (detto d’Arezzo), mille anni fa, nel 1022, prese il via una rivoluzione musicale, sfociata nell'invenzione della notazione musicale.
Dopo le numerose iniziative legate al settimo centenario della morte di Dante Alighieri (1321-2021) e dopo le celebrazioni del millenario della musica (1022-2022), continua l’opera di valorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio e di promozione del turismo ambientale, azioni che vedono al centro Pomposa, ma anche l’Oasi di Canneviè, la Torre della Finanza, l’Anello della Falce, nonchè gli antichi cammini battuti dai pellegrini romei.
1000069368A Pomposa, per gran parte dell'anno, si susseguono escursioni guidate all’abbazia millenaria ed al suo campanile, eventi, concerti, iniziative culturali che intrecciano storia, arte, musica ed ambiente.
L’Abbazia di Pomposa è stata riconosciuta patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, ma anche il Parco del Delta del Po (veneto ed emiliano romagnolo), dal 2015 può fregiarsi del prestigioso riconoscimento di riserva della biosfera Mab Unesco, per il riuscito e felice equilibrio tra Uomo e Natura.
Codigoro è il fulcro del Parco del Delta del Po, da anni è meta di itinerari cicloturistici vari: dal birdwatching sino alle escursioni guidate in battello, alla scoperta della foce del Po, delle oasi naturalistiche del Delta del Po della Sacca di Goro e, a piedi tra Cannevìè e l’anello della Falce.
Il territorio codigorese è attraversato anche dalla nuova Via Popilia, e dalle Viae Misericordiae, due dei 4 cammini percorsi nel Medioevo dai pellegrini diretti a Roma. In particolare il tracciato della nuova Via Popolia, di circa 250 chilometri, sarà interamente recuperato, messo in rete e promosso nell’ambito dei circuiti legati all’eco-turismo nazionale ed internazionale.
L’archeologia e non solo la musica, che proprio qui ha avuto i suoi natali, è un altro settore importante per il territorio. In tal senso sono in atto vari studi e ricerche. Attualmente è in fase di restauro un miliario, di circa 300 chilogrammi, con un’incisione in latino, risalente al secondo secolo avanti Cristo, venuto alla luce in un fondo privato a Pontemaodino, recuperato, a cura della Soprintendenza e trasferito a Pomposa. Al termine del restauro sarà musealizzato diventando motivo di richiamo per turisti e nuovi pellegrini romei. Il suo ritrovamento conferma come durante il periodo della sua espansione, già due secoli prima di Cristo, l’antica Roma si servisse di punti di riferimento strategici dislocati lungo le strade consolari, per creare connessioni tra le aree oggetto di nuova conquista. E Pomposa, da oltre mille anni, ricopre un ruolo strategico nell'evoluzione e nella scoperta del territorio deltizio.
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Art&Medicina

Giovanni Conti:
il guru della medicina naturale dall'America all'Italia

a cura della redazione

Come nasce la tua passione per la naturopatia e la medicina alternativa?
Fin da bambino mia nonna mi raccontava storie sui suoi nonni, una vita semplice ma profondamente connessa alla natura. Ricordo ancora i racconti dei giardini ricchi di erbe come la Menta, la Salvia, la Camomilla e le mani esperte delle donne di famiglia che sapevano quale pianta raccogliere per ogni malanno. Da bambino, quando mi ammalavo infatti la nonna aveva sempre una tisana pronta a rimettermi in forze, trasformando ogni cura in un gesto d’amore e in un legame profondo con la natura.
WhatsApp Image 2025 09 03 at 09.47.18 copiaQueste storie di tradizione antica hanno acceso in me una passione che non si è mai spenta. Crescendo, ho iniziato a studiare, raccogliere erbe e sperimentare rimedi naturali, finché familiari e amici hanno cominciato a chiedermi consigli su alternative erboristiche ai farmaci convenzionali. Con il tempo, attorno a me si è creata una piccola comunità di persone che si affidano alla medicina naturale, proprio come un tempo ci si rivolgeva alla mia trisnonna. Oggi sento di portare avanti una tradizione di famiglia preziosa, un sapere antico che merita di essere custodito e tramandato.
Da piccolo che bambino eri? Hai sempre avuto la passione per questo campo?
Crescendo sono sempre stato affascinato dalle “vecchie epoche”. Le storie che mia nonna raccontava sui miei trisnonni mi incantavano: non avevano elettricità né riscaldamento, usavano lampade a olio per illuminare e una stufa a legna per scaldare la casa. Persino il materasso era fatto a mano in casa. Il cortile era un orto di frutta e verdura che metterebbe in ombra il giardinaggio moderno. Rimanevo seduto ad ascoltare, affascinato, queste storie sui vecchi metodi, su come venivano create le cose. L’interesse per la guarigione naturale e i rimedi antichi è rimasto con me e ho sempre voluto impararne di più. Senza dimenticare la mia passione per la mia cultura e le mie origini: facevo continuamente domande sull’Italia e su come si facevano le cose nel nostro paese d’origine. Fin da bambino avevo deciso che dovevo approfondire questi vecchi saperi: la guarigione, la vita domestica e le tradizioni di un tempo. Questi valori, nati con me fin dall’infanzia, sono rimasti e sono cresciuti dentro di me. La mia vita di oggi è profondamente radicata nelle tradizioni che mia nonna mi ha trasmesso, a sua volta imparate dai suoi nonni.
Quali sono i benefici che si possono tradurre da questo tipo di medicine differenti da quelle classiche?
La medicina erboristica offre un approccio olistico alla guarigione, perché ogni pianta contiene numerosi costituenti naturali che lavorano in sinergia per aiutare il corpo a ritrovare il proprio equilibrio. A differenza della medicina chimica, che spesso isola un singolo principio attivo e si limita a sopprimere i sintomi, la medicina naturale mira a trattare la causa dello squilibrio, sostenendo la guarigione in modo completo. È come prendersi cura di un giardino: spruzzare acqua sulle foglie può dare sollievo temporaneo, ma solo nutrendo il terreno la pianta potrà tornare forte e sana. Così fanno le erbe: collaborano con i meccanismi naturali del corpo per promuovere un benessere duraturo, mentre i farmaci agiscono principalmente come soluzioni momentanee ai sintomi.
WhatsApp Image 2025 09 03 at 09.47.19Per chi ha necessità di curarsi spesso manca la cultura dell’argomento, ma sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo questo tipo di medicina alternativa, cosa bisogna fare ancora secondo te?
C’è ancora molto bisogno di educare le persone sull’uso corretto della medicina erboristica. Oggi molti si affidano al fai-da-te o a informazioni trovate online senza conoscere i rischi. Ad esempio, chi assume un farmaco anticoagulante potrebbe usare Salix alba per un mal di testa, senza sapere che può aumentare il rischio di sanguinamento. Per questo è fondamentale rivolgersi a un esperto qualificato, capace di valutare la storia clinica, gli esami e le possibili interazioni con i farmaci. La medicina naturale offre grandi benefici, ma solo con informazioni corrette e una guida professionale si può garantire una guarigione sicura e responsabile.
Quanto è importante curarsi bene attraverso le erbe?
La medicina erboristica svolge un ruolo fondamentale nel sostenere la salute e il benessere generale, perché affronta la guarigione da una prospettiva veramente olistica. A differenza di molti trattamenti convenzionali che si concentrano solo sull’eliminazione dei sintomi, i rimedi a base di erbe lavorano per affrontare la causa alla radice dello squilibrio nel corpo. Molte piante contengono una varietà di costituenti attivi che agiscono in sinergia, sostenendo non solo un organo o un sistema specifico, ma l’intero organismo. Questo significa che, mentre un’erba può essere usata per un disturbo particolare, spesso offre benefici aggiuntivi, come nutrire i tessuti, riequilibrare l’energia, supportare la digestione, calmare il sistema nervoso o rinforzare le difese immunitarie.
Ad esempio, Melissa officinalis è spesso utilizzata per aiutare nei momenti di stress e di lieve ansia. Mentre calma il sistema nervoso, sostiene anche la salute digestiva, migliora la qualità del sonno e favorisce il benessere emotivo complessivo. Questa azione multifunzionale è ciò che distingue la medicina erboristica: non si limita a silenziare un sintomo, ma incoraggia il corpo a ritornare a uno stato naturale di armonia. La vera guarigione richiede tempo e agisce su più livelli, fisico, emotivo e persino spirituale. La medicina erboristica onora questo processo, offrendo rimedi delicati ma potenti che collaborano con i meccanismi naturali di guarigione del corpo invece di sovrastarli. Questo approccio non solo allevia il disagio, ma rafforza la resilienza e promuove una salute duratura.
Parliamo della piattaforma Seer Sensitives. Che prodotti offrite?
Seer Sensitives è una piattaforma dedicata al benessere a 360 gradi, creata per aiutare le persone a diventare la migliore versione di sé stesse, nutrendo mente, corpo e spirito.
Proponiamo rimedi erboristici personalizzati, studiati su misura per le esigenze individuali, oltre a miscele già pronte di erbe e integratori di alta qualità. Con il nostro abbonamento mensile di Medicina Erboristica, i clienti possono incontrare un erborista qualificato e creare un piano di successo personalizzato per sostenere i propri obiettivi di salute in modo naturale ed efficace.
WhatsApp Image 2025 09 03 at 09.47.20Prima di salutare i lettori quali sono i tue progetti futuri e cosa ti aspetti di costruire con la tua determinazione?
Il mio obiettivo è trasferirmi a Roma e aprire una mia erboristeria quest’anno. L’Italia è sempre stata nel mio cuore, non solo per le mie origini familiari, ma anche per la mia profonda passione per la cultura, le tradizioni e la splendida lingua. Ho sempre sentito una forte connessione con lo stile di vita italiano, dove i rimedi naturali, la comunità e il benessere sono parte integrante della vita quotidiana.
Il mio sogno è creare uno spazio in cui le persone possano riscoprire il potere della natura nella guarigione. Nel mio negozio offrirò rimedi erboristici, tisane e prodotti naturali pensati per aiutare le persone a ritrovare equilibrio e vitalità in modo sicuro e olistico. Oltre alla vendita, desidero costruire un ambiente accogliente in cui educazione, tradizione e guarigione si incontrino, dove sia i residenti che i visitatori possano conoscere meglio la medicina erboristica e dove l’antica conoscenza venga onorata e tramandata.
Con il mio amore per la cultura e la lingua italiana, vedo questo progetto non solo come un’attività commerciale, ma come un modo per connettermi con la comunità, celebrare le mie radici e aiutare gli altri ad abbracciare la guarigione naturale come parte della loro vita quotidiana.
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Art&Events

Miss Universo, in vetrina la bellezza delle donne e dell’Isola:

Box 1Il pubblico incantato dai luoghi suggestivi della nostra terra che hanno fatto da cornice alla kermesse.
Le organizzatrici già al lavoro per le selezioni dell’edizione 2026
Una vetrina eccezionale per mostrare i luoghi più suggestivi dell’Isola, l’occasione perfetta per dare il giusto risalto agli artisti e agli stilisti di casa nostra: Miss Universo Sardegna non ha permesso solamente di mettere in mostra la bellezza femminile, ma anche di far conoscere oltre i confini isolani le eccellenze della regione.
Le serate, che hanno raggiunto diverse località della Sardegna, hanno catturato durante ogni tappa l’interesse del pubblico, incuriosito dal nuovo format del concorso di bellezza nato negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, incentrato da quest’anno - grazie all’intuizione delle organizzatrici - sulla valorizzazione di ogni forma di bellezza.
Andata in archivio l’edizione 2025 del concorso, le imprenditrici regine del wedding e degli eventi Alessia Ghisoni e Cinzia Murgia, uniche titolari del prestigioso concorso Miss Universo per la Sardegna, raccontano l’esperienza che ha permesso loro di portare la kermesse in giro per l’Isola durante l’estate, e guardano già al prossimo anno:
“La finale regionale è stata una grande emozione in diretta tv condotta da Anthony Peth accompagnato dall’interprete Lis Luciana Ledda. Possiamo ritenerci molto soddisfatte di tutto il lavoro svolto per arrivare sin qui e siamo felici di annunciare che a breve riapriremo i casting per la selezione di Miss Universe 2026. Il nuovo anno ci attende per raccontare altri meravigliosi scorci della Sardegna, invitiamo quindi tutte le ragazze dell’Isola ad iscriversi: noi cercheremo anche attraverso i social il nuovo volto di Miss Universe Sardegna 2026. Aspettiamo quindi tutte le candidate per vivere una nuova meravigliosa stagione all'insegna della bellezza e molto di più, sperando che la prossima Miss Universe Italy sia una bellezza sarda”.
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Una grande festa per Nicole Di Mario
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Sì chiude in bellezza l’estate con un party la giovane conduttrice Nicole Di Mario da Rinomato nuovo locale di Ponte Milvio.
Sono arrivati a festeggiare tanti amici di Nicole e personaggi del mondo dello spettacolo e influencer da milioni di follower
Amedeo Goria, Vera Miales, Francesco Chiofalo e Manuela Carriero.
Tanti ex di uomini e donne tra cui Daniele Schiavon, Alessio Pecorelli e Gianluca De Matteis.
Direttamente da temptation Maika e Alfred il tutto accompagnato da una torta speciale di Dolci Desideri Marconi e il look di Nicole è stato curato dall' Hair Stylist dei Vip Manuela Testepazze.
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Successo per la XIII edizione

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Conclusa la XIII edizione dell’Ariano International Film Festival: emozioni, grandi ospiti e una voce per Gaza.

Con la serata di gala e la cerimonia di premiazione, presentata da Franco Oppini ed Emanuela Tittocchia, si è ufficialmente conclusa la tredicesima edizione dell’ Ariano International Film Festival, appuntamento sempre più centrale nel panorama cinematografico internazionale. Numerosi i volti noti presenti sul red carpet, tra cui Ada Alberti, Gilles Rocca, Alessandro Tersigni, Samuele Carrino, Simone Baldasseroni e i protagonisti della fortunata serie Mare fuori, Luca Verone, Elisa Tonelli e Beatrice Mogavero. Grande entusiasmo anche per l’arrivo dell’attore turco Yusuf Cim, accolto con calore da un pubblico numeroso.


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Nuovi progetti per Marika Gambardella

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Sono tanti i progetti nuovi che attendono Marika Gambardella, volto noto del la serialità nostrana grazie al ruolo di Luna in Mare Fuori, la serie di successo di Rai2. Nei prossimi mesi, l’attrice tornerà sul set, ma intanto i telespettatori possono già ammirarla nella veste inedite di giurato a Mister Talent of Italy. E Mare Fuori è in onda su Rai Play e Netflix con la quinta stagione che vede la Gambardella al centro della scena. “Nel frattempo, sono in onda le puntate di Mister Talent of Italy, dove ho partecipato come giudice insieme a Gennaro Lillio e Loredana Fiore. Un’esperienza che ho vissuto con professionalità, ma anche con tanta empatia. Il mio obiettivo principale era quello di trovare un equilibrio tra dolcezza e severità. Ho provato a portare un po’ di freschezza per rompere gli schemi della tv tradizionale, divertendomi ma sempre con rispetto”





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Arriva al cinema la commedia ‘Da cosa nasce cosa’
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Maria Sole Pollio sarà una delle protagoniste del film Da cosa nasce cosa, al fianco Gino Rivieccio, e Susy del Giudice, in uscita al cinema. Prodotto da Eduardo Angeloni affiancata da Simona Cisale, la pellicola è una divertente commedia da non perdere e vede nel cast anche Maurizio Mattioli e Salvatore Lioniello. La sceneggiatura è scritta da Gino Rivieccio insieme a Gustavo Verde e Alessandra D’Antonio. La fotografia è firmata da Giovanni Marzagalli (nome d’arte John Real), mentre il montaggio è di Adriana Marzagalli.
Il film è prodotto da Antracine Film Industry con il produttore Eduardo Angeloni, in co-produzione con Real Dreams Entertainment S.r.l.. Un progetto realizzato con il patrocinio morale del Comune di Merano, del Comune di Villa Literno, con l’organizzazione esecutiva di Simona Cisale e il supporto di Davide Angeloni nel ruolo di direttore di produzione.






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L’eccellenza di Vincenzo Ascione
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Napoli nasce il nuovo polo dell’occhialeria indipendente: inaugurata la sede dei marchi Bust Out, Soho London e Marc EllisUna nuova realtà produttiva e creativa si afferma nel panorama dell’occhialeria italiana: è stata inaugurata a Napoli la nuova sede operativa dei marchi indipendenti Bust Out, Soho London e Marc Ellis. Tre brand nati in tempi diversi, ognuno con una propria identità ben definita, ma accomunati da una visione condivisa che punta su innovazione, design e libertà creativa. L’ultimo arrivato, Marc Ellis, è entrato nel 2024, consolidando un percorso di crescita in continua evoluzione.
Figura emblematica di questo percorso è Vincenzo Ascione, imprenditore trentenne originario di Napoli, che ha dato avvio al suo percorso a soli 24 anni, dimostrando come intraprendenza, visione e tenacia possano trasformarsi in un’eccellenza del settore. Cresciuto in un contesto non sempre semplice per chi vuole fare impresa, Vincenzo ha scelto di investire nel proprio territorio, creando occupazione e innovazione senza mai spostare il centro operativo da Napoli.
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Art&Imprenditoria

Alessio Mura

L’uomo che ha trasformato

i dolci in business

a cura della redazione

In un’Italia dove la maggior parte delle pasticcerie si limita a competere sul prezzo o sulla sfoglia “più buona”, Alessio Mura ha scelto un’altra strada: trasformare i dolci in brand e i titolari in imprenditori.
Sardo di origine, imprenditore determinato e con lo sguardo sempre rivolto all’innovazione, oggi è considerato il punto di riferimento nazionale per il marketing strategico delle pasticcerie. La redazione lo ha incontrato fra i suoi numerosi impegni per scoprire la sua visione e il suo metodo unico: Dolci Profitti.
Come nasce la tua realtà imprenditoriale?
ArtImprenditoria 2La mia storia nasce dalla tradizione. Sono cresciuto in pasticceria, un mestiere che la mia famiglia si tramanda da generazioni. A un certo punto ho capito che non bastava più fare il dolce buono: bisognava renderlo unico, memorabile, un brand. È così che è nata prima la mia sfida con Nuvola, e poi la visione di portare lo stesso approccio strategico a centinaia di pasticcerie in tutta Italia.
Oggi molti giovani cercano il futuro all’estero. Cosa ne pensi?
Io credo che il vero coraggio sia costruire qui. Non è facile, ma è possibile se si hanno metodo, disciplina e visione. I giovani hanno bisogno di esempi concreti: vedere che con un approccio diverso si può restare in Italia e creare valore, senza dover fuggire.
Quanto contano disciplina e impegno nel tuo percorso?
Sono la base di tutto. La creatività da sola non basta. Senza costanza, sacrificio e mentalità imprenditoriale nessun progetto può crescere. Io stesso ho imparato che la differenza la fa la capacità di ripetere ogni giorno le azioni giuste, anche quando è difficile.
“Nuvola” è stata una svolta per te. Cosa rappresenta?
“Nuvola” è un simbolo. Non è solo una frittella, ma il frutto di anni di lavoro e di una battaglia legale vinta per difenderne l’unicità. È diventata un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale. La dimostrazione che con coraggio e visione puoi prendere un prodotto e trasformarlo in un brand.
Quali sono i rischi e i vantaggi della tua professione?
Il rischio è la pressione continua: nel nostro settore si lavora tanto, spesso senza regole chiare di business. Il vantaggio invece è immenso: vedere le proprie idee trasformarsi in aziende che crescono, in prodotti che restano nel cuore delle persone.
Oggi sei anche un consulente: cos’è Dolci Profitti?
Dolci Profitti è il primo sistema in Italia dedicato al marketing strategico delle pasticcerie.
Non è un corso teorico, ma un metodo pratico che nasce dall’esperienza sul campo. Io entro in una pasticceria come Direttore Marketing in Affitto: analizzo, installo un sistema, creo un posi- zionamento e faccio crescere il laboratorio come fosse il mio.
Grazie alle consulenze telematiche oggi posso affiancare titolari da tutta Italia, in modo rapido e diretto. È un modo nuovo di fare impresa: veloce, efficace, senza confini geografici.
Quali consigli dai a un giovane che sogna la tua carriera?
Non puntate solo al prodotto. Puntate all’unicità.
Oggi non vince chi ha il dolce più buono, ma chi ha il dolce che il cliente ricorda, riconosce e desidera. E soprattutto: studiate marketing e vendita. Perché senza quelle competenze, anche il miglior laboratorio resta invisibile.
I tuoi progetti futuri?
Sto lavorando per portare Dolci Profitti a un livello ancora più alto: creare la prima rete nazionale di pasticcerie che crescono con un metodo comune, solido e innovativo.
Parallelamente, continuerò a innovare nella mia Pasticceria Royal, perché credo che il futuro appartenga a chi osa.
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