Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Artisti allo specchio - Alberto CRISMANI

Esotiche atmosfere
Di Alberto Crismani

A cura di Marilena Spataro

1000085887La mia pittura nasce dal desiderio di tradurre in immagini il mio percorso personale e il mio viaggio interiore, dando forma a un linguaggio visivo di forte intensità e impatto emotivo. Fin dagli anni di formazione presso l’Istituto d’Arte, ho iniziato a esporre le mie opere, maturando nel tempo uno stile che oscilla tra la vivacità espressiva e la raffinatezza tonale.
Pur definendomi un autodidatta, ho avuto la fortuna di ricevere preziosi consigli da artisti come Livio Rosignano e Roberto Gandusio, figure che hanno contribuito a consolidare la mia sensibilità e la mia ricerca artistica.
Un’esperienza che ha segnato in modo profondo la mia evoluzione è stato il soggiorno in Kenya. Lì ho scoperto una luce diversa, un modo nuovo di percepire il colore e la vitalità del paesaggio. L’Africa, con il suo fascino magnetico e misterioso, ha ispirato una tavolozza di colori brillanti e vibranti, capaci di restituire l’energia e l’intensità delle sue atmosfere esotiche.
Le mie prime opere, di impronta impressionista, si distinguevano per accensioni cromatiche vivaci in cui la luce e il colore dominavano la composizione. Con il tempo, il mio approccio si è evoluto verso una pittura più tonale e meditata, attenta alle sfumature e alla profondità emotiva.
Oggi, la mia cifra stilistica si riconosce nella capacità di alternare esplosioni di colore e momenti di intima riflessione, in un equilibrio costante tra energia e contemplazione.

Nota biografica e info

In arte ABU, Alberto Crismani, è nato nel 1973 a Trieste, dove vive e lavora.
Studio/Abitazione: Basovizza 282,
34149 Trieste
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Instagram: @abuart2023
Sito web:
https://albertocrismani.com
  • Pubblicato in Rivista

Mostra internazionale

SPIRIT OF ART

10 – 19 ottobre 2025
Convento domenicano di San Domenico
Dubrovnik - Croazia

“Il compito dell’Arte è fare diventare visibile - invisibile”
Anonimo
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La mostra internazionale “SPIRIT OF ART” dal 10 al 19 ottobre 2025 - presso il Chiostro del Convento domenicano di San Domenico - organizzata da Svjetlana Lipanović, curatrice e presidente dell’Associazione Italo-Croata - Roma - ha presentato gli artisti italiani, argentini e croati nello spazio suggestivo del XIV sec., a Dubrovnik. Con le loro stupende opere hanno partecipato: Ivana Jovanović Trostmann, Aleardo Koverech, Margareta Krstić, Annalisa Macchione, Ante Milas, Maria Pacheco Cibils, Leda Poiani, Mirjana Vajdić. La mostra è stata inaugurata dalla Prof.ssa Katja Bakija Ph. D. , critico d’Arte che si è rivolta - al numeroso pubblico - con un discorso d’occasione. L’evento è stato pubblicizzato on line nelle varie riviste croate e, in seguito anche sulla carta stampata croata ed italiana. L’Associazione Italo-Croata ha dato il suo patrocinio alla manifestazione, insieme alla rivista “Art&trA”, e “Blu Star International”.
Passeggiando nel meraviglioso sito,
1000081974nei quadri - permeati con lo spirito dell’Arte - si poteva notare una diversa interpretazione della realtà, a volte immortalata in un modo realistico, figurativo, concettuale oppure trasformata con segni astratti e tramite un’inedita, soggettiva interpretazione. Il mondo interiore degli artisti si è rispecchiato sulle tele offrendo agli avventori la possibilità di riconoscersi - come in un specchio magico - nelle immagini dipinte. Durante le calde giornate d’autunno raguseo - nello spazio medievale del Chiostro - nelle opere esposte sono stati rappresentati vari mondi immaginari - sottratti all’invisibile e, portati alla luce del giorno - realizzati con la forza creativa , dono del destino ad ogni vero l’artista.1000082174

A Milano Onironautica 3

Tra sogno, arte e spiritualità

Dal 6 al 29 novembre 2025
alla Fondazione Luciana Matalon

a cura della redazione

Valeria Chen - foto di Nello Taietti
Si svolgerà dal 6 al 29 novembre 2025 negli spazi espositivi della Fondazione Luciana Matalon di Milano l’ultimo atto di un progetto che, nel corso di sei anni, ha saputo fondere linguaggi artistici diversi in un’unica, intensa narrazione: Onironautica 3, capitolo finale di una trilogia iniziata nel 2019 e proseguita nel 2023, ideata in ogni sua forma da Nello Taietti.
Curato da Vera Agosti e patrocinato dal Consolato Generale del Giappone a Milano, “Onironautica 3” rappresenta l’approdo di un percorso visionario in cui fotografia, teatro e performance plastica si intrecciano per diventare strumenti di indagine interiore, tra inconscio, mito e metafisica.
Momento importante dell’iniziativa sarà l’omonima pièce teatrale presentata in doppia rappresentazione sabato 22 novembre e che si svolgerà in uno spazio immersivo completamente avvolto dalle opere dell’artista e calligrafa giapponese Sisyu, creando così un ambiente fortemente simbolico, dove lo spettatore non assiste passivamente, ma è invitato a intraprendere un viaggio interiore guidato da immagini, suoni e movimenti.
Il testo teatrale si sviluppa nell’arco di tre giorni e si alimenta di una colonna sonora evocativa, che spazia da Ryuichi Sakamoto a Wagner, da Puccini a Richard Beaudoin, intrecciando suggestioni contemporanee e classiche. Danza butoh, teatro e musica si fondono in una ritualità laica e poetica, toccando i temi della crisi dell’essere umano moderno, la ricerca di senso e il desiderio di un risveglio spirituale.
Altro elemento centrale del progetto è la fotografia, atto meditativo, gesto di sospensione che diventa costellazione dell’esistenza. 85 in tutto le fotografia esposte: sessantacinque di Nello Taietti e altre 20 di backstage Gianmarco Taietti, ritratti degli artisti in scena che non si limitano a documentare ma cercano di cristallizzare l’istante, fissando il fluire della realtà in tensione poetica.
Natsu Funabashi - foto di Nello Taietti“Le fotografie di Nello Taietti sono pulite, essenziali e potenti”, spiega la curatrice Vera Agosti. “Il focus è sul soggetto in primissimo piano, di cui si colgono il movimento e l’espressività, anche drammatica. I ballerini si stagliano su sfondi neutri, spesso monocromi, con il gioco delle ombre che sottolinea le loro movenze”.
Con Onironautica 3, Taietti amplia il suo sguardo, non limitandosi più a esplorare il subconscio individuale, ma si apre a una dimensione universale del sogno. In questa visione poetica e cosmica, il divino non è più una figura unica e normativa, ma una molteplicità di presenze e archetipi, in dialogo con tradizioni diverse, dall’animismo al mito greco.
In questo contesto, il sogno diventa spazio sacro: non luogo di fuga, ma luogo di verità, dove il visibile e l’invisibile si toccano, generando una comprensione più profonda del reale.

Foto 1: Valeria Chen, foto di Nello Taietti
Foto 2: Natsu Funabashi, foto di Nello Taietti

Arte in Viaggio.

Pittura, scultura, ceramica, fotografia
Spataro 2
Maestri di ieri e di oggi.
Visioni del fantastico animale e del
meraviglioso. Tra mito e realtà

Visioni del fantastico animale e del meraviglioso. Tra mito e realtà, è un evento artistico culturale, promosso dall'associazione LOGOS in collaborazione con il Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi. L'iniziativa ha segnato con successo di pubblico e di critica, la già ricca stagione espositiva dell'estate versiliese. Tenutasi dal 31 agosto al 12 settembre 2025, al Museo Ugo Guidi / Hotel Logos di Forte dei Marmi la mostra, curata da Marilena Spataro e Laura Luciano, ha portato in dialogo artisti contemporanei e maestri storicizzati intorno al tema del mondo animale e del meraviglioso. Le figure animali, dal fantastico al reale, dal sacro al profano, sono state ripercorse come presenze costanti nella storia dell’arte e della civiltà: dai graffiti paleolitici con funzione propiziatoria alle creature simboliche e mitologiche, fino ai protagonisti delle favole e delle fiabe. Il percorso delle opere in mostra ha messo in luce come gli animali abbiano assunto nei secoli un significato totemico, religioso, simbolico o morale, e come abbiano ispirato sia la fantasia medievale sia la letteratura e l’arte moderna e contemporanea.
10000739961000073999Accanto al tema animale, gli artisti chiamati a esporre hanno potuto trarre spunto dal concetto di “meraviglioso” che ha offerto loro un ulteriore terreno di confronto: mostri, mirabilia, oggetti rari, visioni cosmologiche e figure ibride sono stati presentati come testimonianze della capacità dell’arte di tradurre in immagini ciò che suscitava stupore, paura o incredulità. Gli autori presenti hanno offerto, ciascuno con il proprio linguaggio e la propria sensibilità, interpretazioni personali e diversificate, restituendo al pubblico uno spettacolo di forme e suggestioni che hanno oltrepassato i confini del reale per aprire allo sguardo tutte le meraviglie del fantastico. La rassegna ha visto esporre, unitamente ad alcuni maestri storicizzati, tra cui Ugo Guidi, il maestro cui è dedicato l'omonimo museo (una delle due sedi della mostra), gli artisti: Marcella Bianciardi, Fabrizio Ceccarelli, Riccardo Cervelli, Maurizio Cervellati, Leonardo Ciucci, Riccardo Conti, Margherita Cottone, Angela Crucitti, Eleonora Dalmonte, Giuseppe Emma, Andrea Lecca (Lean), Marco Levi, Alessandro Liotta, Letizia Machetti, Franca Magnolato, Elena Modelli, Leonardo Poli, Michele Poli, Paolo Rossetto, Jacopo Rumignani, Anna Sticco, Paola Tassinari, Renata Venturini, Jackson Villamizar, Mario Zanoni.Spataro 3
L'evento si è svolto in collaborazione con la Casa editrice Blu Star International di Roma e con il patrocinio del Comune di Forte del Marmi.
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Biografie d’Artista

Leonardo Poli

Di Marilena Spataro

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Nato a Firenze, dove vive e lavora, Leonardo Poli è scultore e pittore. Dopo il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, sezione scultura, con una tesi dedicata allo scultore Henry Moore, ha frequentato la Scuola di Restauro di dipinti presso Villa La Petraia (FI).
1000079470 copiaCome artista si colloca nell’ambito figurativo. Nella scultura privilegia l’uso della terracotta, con opere sia a bassorilievo che a tutto tondo, ma sperimenta anche materiali plastici come il cemento. Nella pittura affronta temi legati alla vita quotidiana e realizza omaggi a personaggi celebri del passato. Il suo stile si muove tra realismo ed espressionismo, con particolare evidenza nella produzione grafica, dove emergono gestualità e immediatezza del tratto.
Dal 2014 è socio del Centro d’Arte Modigliani di Scandicci (FI), del cui Consiglio Direttivo fa parte.


Principali mostre ed esposizioni:

2014 - Prima personale di scultura, pittura e grafica nella Sala delle Esposizioni del Palazzo dei Priori di Colle di Val d’Elsa (SI).
2014-2018 - Numerose collettive in spazi espositivi toscani: Chiostro e Limonaia di Villa Vogel (FI), Limonaia di Villa Strozzi (FI), Urban Center di Marradi, ex Caserma dei Carabinieri di Signa. Seconda personale presso Villa Bandini (FI). 2016 - Partecipa al 40° Salon d’Art Contemporain dell’Associazione Les Amis des Arts a Pantin (Parigi), in rappresentanza del Centro d’Arte Modigliani. 2016-2017 - Tre collettive con Toscana Cultura presso lo spazio ICLAB (FI): Scultorea, Contemporanea e Artisti dal Mondo in occasione del G7 della cultura. 2017 – Espone una terracotta alla Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze; partecipa a una collettiva presso la 1000079473Basilica di San Lorenzo (FI). 2018 - Due opere in terracotta alla Mostra dell’Artigianato fiorentina; collettiva al Chiostro della Basilica di San Marco (FI); personale presso il Palazzo Comunale di Signa (FI); collettiva a Roma in un Palazzo Vaticano con l’Associazione Napoli Nostra. 2019 - Collettiva a Tivoli con PitArt; personale con il Centro d’Arte Modigliani presso il Comune Vecchio di Scandicci (FI). 2020-2021 - Collettive con il Centro d’Arte Modigliani negli spazi della CNA di Scandicci (FI).
2022 - Collettiva con Toscana Cultura presso il Chiostro della Santissima Annunziata (FI). 2023 - Personale con il fratello Michele Poli dal titolo Fratelli ma a confronto presso Villa Bandini (FI); collettive con Toscana Cultura alla Loggia del Pellegrino (Impruneta, FI).
2024 - Partecipa a: Collettiva con Napoli Nostra a Palazzo Bastogi (FI). Due collettive con ArtinGenio, a Chianciano Terme e a Pisa. Due esposizioni con Toscana Cultura (Santissima Annunziata e Loggia del Pellegrino). 2025 - Tre collettive con l’Associazione Logos: a Terra del Sole (FC), Budrio (BO), presso il Logos Hotel/Museo Ugo Guidi, Forte dei Marmi.
E-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Viale dei Pini, 2 - (FI)

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“Ritratti d’artista” - Protagonisti della contemporaneità

Ideatore della corrente del SOVRAPPOSIZIONISMO e suo maggiore esponente, conosciuto e stimato a livello internazionale,
Fabio Castagna, qui si racconta.

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Foto 1Maestro Castagna, quando è avvenuto il suo incontro con l'arte e da dove nasce il movente del suo lavoro? Quali i maestri di ieri e di oggi che maggiormente sente più affini?
«In realtà, non ho mai avuto un vero “incontro” con l’arte: da quando ho memoria ho sempre disegnato e dipinto, ancora prima di parlare. Se penso ai Maestri che mi hanno influenzato, direi Giotto e Piero della Francesca, Gauguin e soprattutto Van Gogh (con cui condivido anche il giorno di nascita), poi Derain, Vlaminck e Matisse, il Fauvismo, di cui mi sento continuatore nello spirito. Mi hanno ispirato anche il Futurismo, specialmente Gerardo Dottori, e il grande Edward Hopper.»
Come si sono evoluti nel tempo la sua poetica e il suo stile fino ad arrivare alla corrente del Sovrapposizionismo, di cui è il teorico e massimo esponente?
«Il Sovrapposizionismo nasce da una domanda: viviamo davvero in un mondo reale? In realtà percepiamo solo una parte della realtà, fatta di parzialità e sovrapposizioni. Con il mio lavoro cerco di mostrare la “reale visione della realtà”, eliminando le barriere prospettiche e materiche che la nascondono.»
Lei è nato e vive in un territorio di confine, tra Toscana e Liguria, incastonato tra mare e montagna. Quanto ha influito questo ambiente sulla sua visione artistica ed esistenziale?
«Vivere in una zona di confine permette di confrontarsi con culture diverse e ampliare la mente. Falcinello, borgo antichissimo della Lunigiana, è intriso d’arte e storia: ogni pietra, strada e tramonto raccontano secoli di scambi culturali. È stato quasi naturale, per me, nascere artista.»
Quali le coordinate artistiche della sua immagine plastica e della sua narrazione estetica? Le sue opere rispondono più a un progetto o a un’intuizione del momento?
«Le mie opere nascono da concetti o idee che si sedimentano finché non scatta quello che chiamo “il mio Click”: allora vedo l’opera completa nella mente e sento il bisogno impellente di realizzarla subito, come una necessità fisica.»
Foto 2Come si colloca il suo lavoro nel sistema dell’arte contemporanea? Come vive la contemporaneità e cosa meno condivide del mondo dell’arte attuale?
«Le mie opere esprimono una critica ironica delle contraddizioni del nostro tempo, dominato da ritmi disumani e dall’apparenza. Internet ha inflazionato il mondo d’immagini prive di senso: oggi si valuta un artista più dal prezzo che dal pensiero. L’arte è diventata prodotto. Ma confido che, come dice Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”.»
Quale, a suo avviso, il rapporto tra etica ed estetica? E quanto l’arte influenza la società e viceversa?
«Non c’è arte senza umanità, né umanità senza arte: sono due facce della stessa medaglia. L’arte riflette e insieme forma la società, e proprio attraverso di essa etica ed estetica possono unirsi per migliorare la vita umana.»
Qual è la sua previsione sul futuro delle arti figurative, in un’epoca dove intelligenza artificiale e arte digitale sembrano minacciarle?
«L’intelligenza artificiale - o “deficienza artificiale”, come la chiamo io - non potrà mai sostituire l’arte umana. Può imitare e riprodurre, ma non provare emozioni o concetti: senza anima, resta sterile.»
C’è un suo lavoro o un gruppo di lavori che ama particolarmente o che la rappresentano di più?
«Non c’è un’unica opera, ma alcune a cui tengo per motivi estetici e concettuali. Tutte hanno una matrice rebusistica: invito sempre a leggere i titoli prima di guardarle, perché rivelano il loro significato nascosto.»
Quali, maestro, i suoi progetti futuri e un sogno nel cassetto?
«Si stanno aprendo prospettive negli Stati Uniti e in Asia, con mostre in musei e gallerie importanti. Anche in Europa ho progetti imminenti. Un sogno? Esporre con una personale all’Ermitage di San Pietroburgo o al MoMA di New York.»
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L’Arte in tutte le sue forme

IMG 20250926 111430La Blu Star International nelle persone dei curatori Roberto Sparaci e Alessandra Antonelli ancora una volta hanno avuto ragione nel proporre, con una impeccabile organizzazione e mediaticità l’evento “L’Arte in tutte le sue forme”, in cui 27 artisti provenienti da tutta Italia hanno voluto interpretare, ognuno con la propria specificità, un messaggio in cui i linguaggi espressivi eterogenei, si va dalla pittura figurativa all’astrazione, dalla scultura materica a sperimentazioni tridimensionali.
L’intento dichiarato è stato quello di superare i confini stilistici e gerarchici: “nessun confine, nessuna gerarchia, solo lo spazio aperto della creazione” e gli artisti provenienti da contesti diversi, hanno implicato differenze generazionali, di formazione e di approccio.
WhatsApp Image 2025 09 27 at 10.25.16 copiaTra i nomi selezionati ci sono: ALY, Andre, Angela BALSAMO, Silvana BELVEDERE, Stefania BENEDETTI, Giuseppe CERASARI, Maurizio CERVELLATI, Jessica CONGIU, Luigi COLOMBO (CoLui), Ebby SETTANTA, Maria Grazia EMILIANI, Roberto FUNARI, LAILA, LUVIA, Annalisa MACCHIONE, Piero MASIA, Elena MODELLI, Paola Guia MUCCIOLI, Rosario OLIVA, Lucia PAFUNDI, Silvio PAIOLI, Aleardo KOVERECH, Michele Angelo RIOLO, Maria Grazia RUSSO, Anna Maria TANI, Adriano VENDITTI, Jackson VILLAMIZAR.
La mostra ha voluto affermare che la diversità non è solo tollerata ma costituisce il cuore dell’esperienza estetica. In un momento in cui le correnti tendono spesso a frammentarsi o, al contrario, a inseguire un mercato omologante, questa scelta interessante, ha offerto un panorama che incoraggia lo spettatore a confrontarsi con tecniche, sensibilità e materiali molto diversi. La lista include artisti che sembrano avere una certa esperienza e altri meno noti e questa mescolanza ha generato un benefico effetto di contaminazione: l’arte più matura ha svolto da riferimento, mentre quella emergente ha potuto introdurre rotture, sperimentazioni.
WhatsApp Image 2025 09 27 at 10.25.16La Galleria Angelica, luogo carico di storia e cultura, rappresenta un contesto prestigioso in cui il fatto che spazi “secolari” vengano messi in dialogo con l’arte contemporanea crea una tensione produttiva: il presente che si insinua nel passato, che ne induce la riattivazione, come ogni opera “dialoga con le altre” e con lo spazio architettonico in modo così cruciale. Spazi così carichi di storia ( la Biblioteca/Galleria Angelica ), avrebbe potuto intimidire o addirittura sovrastare certe opere, specie le più delicate o intime, cosa che invece non è avvenuta ma che, anzi, ha addirittura evocato attenzioni particolari ai lavori. Nel suo insieme, “L’arte in tutte le sue forme” si è presentata come una mostra-contenitore che ribadisce il valore della pluralità come cifra distintiva dell’arte contemporanea. Non una mostra-monotema, non un’indagine profonda su un soggetto specifico, ma piuttosto una celebrazione della molteplicità delle possibilità artistiche.
Questo tipo di esposizione ha il pregio di essere inclusiva, di lasciare spazio a voci diverse, in cui la qualità e la coerenza sono diventati il successo della manifestazione che con la cura ben mediata dall’allestimento, hanno dato un perfetto percorso estetico e sensoriale, trovando resoconti immediati concreti per come il pubblico ha reagito e su quali opere ha centrato curiosità, insomma un successo su più fronti che induce gli organizzatori a continuare su questo fronte e il quale impatto emotivo e intellettuale ha prodotto e suscitato consensi indiscussi supportati anche dalle varie testate che nel mediatico hanno sicuramente spinto il pubblico ad interagire dal vivo e visionare le opere esposte con cura ed attenzione.WhatsApp Image 2025 09 27 at 10.25.211

Ritratti d'artista Maestri del '900

Intervista a ARNALDO POMODORO
Pubblichiamo, in ricordo del maestro Arnaldo Pomodoro scomparso alcuni mesi fa,
un’intervista che ci rilasciò.
E che oggi risuona come il suo testamento spirituale.
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Messaggero dell'arte e della cultura del nostro Paese. Arnaldo Pomodoro, uno dei massimi maestri del 900, con la sua genialità e il suo impegno intellettuale è anche colui che nella contemporaneità ha maggiormente contribuito a rilanciare nel mondo la grande tradizione della scultura Made in Italy.
Maestro, essere uno dei massimi scultori e artisti del'900 come la fa sentire?
«Nella mia vita ho tanto ricercato e lavorato, sempre con impegno e passione: poter esprimere la mia immaginazione, la mia creatività mi dà ancora un senso di pienezza e soddisfazione».
Che ricordo conserva della sua infanzia e del Montefeltro. Che traccia hanno lasciato quei luoghi e quella cultura sulla sua personalità di uomo e di artista?
«Sono stato molto influenzato dal paesaggio del Montefeltro: le rocce e le fenditure aspre e misteriose, tipiche del luogo, e le rocche medievali, come quella di San Leo con le mura sospese a picco, che non si capisce dove finisca la pietra e incominci l’architettura. Da ragazzo, appena potevo, scappavo e me ne andavo in giro nel territorio. Mi perdevo in quei paesaggi e su quelle colline che poi ho ritrovato nei quadri dei grandi artisti del Rinascimento, da Raffaello, a Piero della Francesca, a Bramante, a Paolo Uccello… A quei luoghi ho addirittura dedicato un’opera per me fondamentale che ho iniziato nel 1975 e terminato nel 2015: The Pietrarubbia Group, un grande complesso scultoreo costituito di più elementi, su uno dei quali ho inciso una citazione dai Mottetti di Montale, lo splendido verso: “Lo sai: debbo riperderti e non posso”, per me molto significativo».
Che rapporto ha oggi con le Marche e con i suoi ambienti artistici?
«Le mie radici sono ancora là. Nelle Marche hanno avuto luogo alcune delle mie mostre più importanti: voglio ricordare quella a Pesaro del 1971, con le sculture collocate nelle strade e nelle piazze della città e quella del 1997, dedicata a Cagliostro, allestita proprio nella Rocca di San Leo. C'è poi la storia del mio progetto del 1973 per il nuovo cimitero di Urbino, una storia troppo lunga e amara da raccontare qui. Infatti il cimitero non è mai stato realizzato con mio grande dispiacere, nonostante il progetto avesse vinto il concorso e fosse stato giudicato interessante ed innovativo da molti critici autorevoli, tra i quali Giulio Carlo Argan e Bruno Zevi».
AP_214E con le giovani generazioni?
«Ho sempre considerato importante l’insegnamento, il rapporto con i giovani studenti, cercando di ristabilire il clima stimolante della bottega, dove insieme si può sperimen- tare e progettare.
A questo proposito voglio ricordare il Centro TAM (Trattamento Artistico dei Metalli), una particolare scuola di perfezionamento nella scul- tura, nel gioiello e nel design che si svolge a Pietrarubbia, piccolo borgo medievale nel Montefeltro, istituita nel 1990 per mia iniziativa con la collaborazione delle istituzioni marchigiane, di cui sono stato direttore artistico ed ora presidente. Il TAM è una interessante esperienza artistico-didattica che intende trasferire agli allievi non solo competenze tecniche ed insegnamenti teorici, ma sensibilità estetiche, valori e visioni del mondo».
Parlando della sua arte e dei suoi lavori. Quali i moventi da cui trae ispirazione?
«La realizzazione di un’opera è per me un processo complesso che avviene ogni volta in modo differente: ad esso concorrono al contempo sia elementi emozionali che razionali. A volte l’idea mi viene dai ricordi e dalle suggestioni raccolte nei miei viaggi, o da folgorazioni suscitate da particolari situazioni, in momenti imprevedibili. Altre volte l’opera nasce su commissione: in questo caso studio a fondo ogni aspetto del luogo in cui deve essere collocata la scultura, ricevendone stimoli e visioni. Poi eseguo delle prove dimensionali con rilievi e sagome. Così è avvenuto, per esempio, con la Sfera con sfera rea- lizzata per il cortile della Pigna dei Musei Vaticani, che ha richiesto un approfondito lavoro sulle proporzioni della scultura in relazione sia con la Pigna bronzea, sia con la scala michelangiolesca, sia soprattutto con lo spazio perfetto del cortile».
La sua cifra stilistica si distingue per le inconfondibili geometrie, specialmente sferiche, forme perfette che, nella loro purezza euclidea, vedono emergere puntualmente dalle loro viscere, corrosioni, tagli, fenditure. Quale il rimando poetico e il senso escatologico di questa sua scelta stilistica e formale?
«Nei primi anni Sessanta per approfondire il problema dello spazio e mettermi a confronto con esso ho iniziato a lavorare sui solidi della geometria euclidea - cubi, sfere, e poi cilindri e piramidi - con l’intento di rompere la forma per evidenziarne l’interno misterioso e complesso e metterne in dubbio la perfezione e la simbologia. Ai solidi geometrici si possono, infatti, associare precisi e specifici significati simbolici: ad esempio, la piramide rappresenta il potere, la colonna può essere il tempio o la base dove collocare una scultura. In particolare la sfera è la forma perfetta, magica. La sfera è un oggetto meraviglioso, perché riflette qualsiasi cosa ci sia attorno e crea contrasti tali che a volte si trasforma e non appare più, resta invece il suo interno, tormentato e corroso, pieno di denti e di grovigli».
Perché ha scelto il bronzo come materiale per esprimersi artisticamente?
«Tutti i metalli mi affascinano: ne ho utilizzati diversi fin dall’inizio della mia attività (piombo, stagno, ferro, rame, argento…). Ma il bronzo - che preferisco lucido e non patinato - è, in particolare, il materiale più congeniale al mio linguaggio artistico, quello che meglio esprime i contrasti propri delle mie sculture con squarci e rotture interne. E il mio modo di lavorare che riprende il metodo classico della fusione a cera persa e la particolare cura nell’esecuzione contiene in sé la tradizionale capacità inventiva e lavorativa artigiana, mentre il legame con la tecnologia è un senso di apertura che nutro nei confronti delle nuove invenzioni».
Che rapporto intercorre tra l’opera di scultura e lo spazio urbano?
«è importantissimo: infatti, la scultura all’aperto, tra la gente, le case, il verde, le vie di tutti i giorni dà nuovo valore all’ambientazione architettonica o spaziale e cambia il modo di percepire e vedere una piazza, un ambiente, un paesaggio. L’opera diviene come una creatura vivente, che muta nel volgere della luce e delle ombre, ma anche nell’incontro con le persone, creando un inconsueto dialogo che lega in modo inedito opera e fruitore. L’opera diviene così patrimonio di tutti e acquista una valenza testimoniale del proprio tempo: riesce a improntare di sé un contesto e lo arricchisce di ulteriori stratificazioni di memoria».
SONY DSCQuando e come nasce il suo interesse per il teatro?
«Fin da giovane mi sono appassionato alla lettura dei testi teatrali classici e moderni e mi sono interessato alla scenografia. Il teatro è stato per me una fonte di rivelazioni in termini di ideologia, mito e forma e, specialmente nelle sculture di grandi dimensioni, mi ha incoraggiato e persino ispirato a sperimentare nuovi approcci e nuove idee per le opere progettate per luoghi specifici, in cui relazioni con l’ambiente fisico circostante, paradigmi culturali e funzioni utilitaristiche possono giocare un ruolo importante. In alcuni progetti per la scena, soprattutto nel caso di testi classici, ho realizzato grandi macchine spettacolari da cui poi ho tratto vere e proprie sculture. In altri casi, per le mie scenografie, ho preso lo spunto da progetti di sculture non realizzate».
Oggi l'arte si esprime prevalentemente attraverso performance, video, istallazioni, sperimentando tecnologie di ogni tipo, specie informatiche. Che ne pensa di tutto ciò. Queste forme espressive si possono ancora catalogare come arte?
«è proprio della ricerca inventiva il ritrovamento di soluzioni espressive attuali, insieme consecutive ed aperte, come nei grandi esempi storici. Il rapporto con la materia e con il mezzo espressivo è diventato oggi assolutamente libero e variegato: si sono utilizzati il tessuto, il vetro, la carta di giornale, la gomma piuma, i neon, gli oggetti d’uso, i materiali di recupero, fino ai rami, ai semi, al corpo, al video, alla performance… L’importante, secondo me, è escludere operazioni di pura spettacolarizzazione, ripetitive, commerciali e finalizzate a seguire le mode e i gusti del momento.»
Qual è la visione del mondo di Arnaldo Pomodoro?
«Per me fare “arte” è un atto di libertà che si deve compiere in modo semplice e rigoroso senza alcuna visione strumentale. Un artista deve sempre poter esprimere la sua immaginazione, la sua creatività, per realizzare il proprio lavoro e rendere “forma” artistica la nostra situazione umana».

Foto 1: Progetto per il nuovo cimitero di Urbino, Foto Antonia Mulas, Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro
Foto 2: Sfera n. 1, Foto Aurelio Barbareschi, Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro
Foto 3: The Pietrarubbia Group, foto Jerry L. Thompson, Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro

Approdi d’arte

Uno scalo sensibile tra mare, luce e visione interiore
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Alla Galleria Ess&rrE dal 18 ottobre al 7 novembre 2025 altro bellissimo evento inaugurato al Porto turistico di Roma.
“Approdi d’arte” un approdo sensibile tra mare, luce e visione interiore. Quando una galleria immersa nel contesto del mare - con gli scafi che ondeggiano, le luci che si riflettono sulle superfici d’acqua e l’orizzonte che appare allungarsi - ospita una collettiva di cinque voci femminili che dialogano con memoria, emozione, materia e gesto, il risultato è stato un’esposizione che ha suscitato più di un “fermo immagine”: chiedendo partecipazione, ascolto e tempo.
La Galleria Ess&rrE, situata nel Porto turistico di Roma - un luogo che da sé evoca transito, approdo, confine tra terra e acqua - è diventato qui lo spazio ideale per un percorso espositivo dall’andamento fluido ma attento. Le tonalità luminose dell’ambiente, con la luce naturale che filtra e riverbera, offrono al visitatore momenti di sospensione visiva. L’allestimento, ben curato da Alessandra Antonelli, ha rispettato le pause tra le opere, lasciando respiro e creando le giuste tensioni visive - elementi necessari in una mostra collettiva che mette a confronto stili diversi.
IMG 6024Franca Bonaiuti con le sue opere in cui il segno è trattenuto e meditato, con tensioni leggere che accumulano silenzi e densità espressive.
Gemma Lanzi, la cui presenza è nota anche in altri contesti espositivi della zona, spesso lavora al confine tra astrazione e figura, tra traccia e dimensione lirica: qui è immaginabile che le sue opere servano da “ponte visuale” fra rispetto della materia e sperimentazione del segno.
Annalisa Macchione offre un contributo centrato sull’elemento materico, sulla superficie come campo di stratificazione - un invito a perdersi nel dettaglio e riscoprire l’essenziale nel visibile.
Barbara Monti coniuga delicatezza e struttura: si può attendere da lei un equilibrio sottile tra composizione e gesto, con richiami al colore elaborato e all’intonazione tonale.
Lucia Pafundi espone opere in cui l’equilibrio tra segno, spazio e silenzio visivo è centrale: la sua presenza contribuisce a chiudere il cerchio espositivo con una tensione interiore pacata, che si riflette nello spazio e nello spettatore.
Pur provenendo da percorsi individuali e distinti, le cinque artiste in “Approdi d’Arte” sembrano trovare un punto d’in- contro ideale nella dimensione dell’attesa e della superficie mediata. Non si è trattato di una mostra “tematica” in senso stretto, bensì di un dialogo in cui ogni opera è “porto” e “partenza”: incontri e risposte possibili.
La mostra è stata inserita in Rome Art Week 2025.
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INFO:
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Giovanni Fattori

Una rivoluzione in pittura.
Fino all’11 gennaio 2026
200 anni e oltre 200 opere a Villa Mimbelli
Il Museo Civico “Giovanni Fattori” di Livorno riapre dopo il restauro

di Silvana Gatti

La città di Livorno, nel giorno del compleanno di Giovanni Fattori (Livorno, 6 settembre 1825 - Firenze, 30 agosto 1908), il 6 settembre ha avviato le celebra- zioni dedicate al Maestro e al suo bicentenario con una grande mostra a Villa Mimbelli, recentemente restaurata, sede del Museo civico dedicato al pittore.
01 GiovanniFattori LungomareAntignano 1894 MuseoCivicoGiovanniFattori LivornoL ’evento comprende un percorso per scoprire i luoghi fattoriani e una serie di appuntamenti. Il Comune di Livorno ha avviato un ricco programma di promozione culturale dedicato alla figura di Giovanni Fattori, un progetto indirizzato a varie fasce di pubblico, dai piccoli alle famiglie, dai giovani agli adulti, articolato in diverse iniziative promosse direttamente dall’ Amministrazione comunale o realizzate in collaborazione con realtà associative del territorio. Il primo passo del progetto di W FATTORI è stato la riapertura del Museo Fattori, cha annovera la più completa collezione permanente dedicata al pittore livornese, e la trasformazione di Villa Mimbelli e del suo parco in un centro culturale capace di coniugare bellezza, memoria e innovazione, per una piena integrazione nel tessuto culturale e sociale della città. Villa Mimbelli è stata riaperta infatti dopo un periodo di chiusura dedicato ai lavori di restauro, realizzati proprio in vista di questa straordinaria occasione.
La mostra, a cura di Vincenzo Farinella, annovera numerosi dipinti che immergono i visitatori in un’atmosfera magica con scorci marini, cavalli, campi e contadini, insieme ai soldati e all’Italia del Risorgimento e ancora tamerici salmastre, covoni di fieno, pescatori, donne, nuvole vaporose e buoi poderosi, inondati dal sole e avvolti in cieli pieni di luce. Dipinti, disegni e acqueforti invitano a scoprire la rivoluzione pittorica di Giovanni Fattori, maestro dei Macchiaioli, amante della natura ma anche della vita sociale e militare. Un artista indipendente, vicino alla gente e lontano dalle mode passeggere, protagonista della storia.
Il percorso espositivo è articolato in sezioni che documentano la visione di un artista che ha saputo cogliere gli insegnamenti della pittura italiana e i
fondamenti del disegno senza tuttavia mai aderire ad alcuno stile, cercando sempre una via personale e originale, perché “l’arte libera soddisfa e consola e distrae”.

Cresciuto nella Livorno ottocentesca, città libera e ribelle, Giovanni Fattori fu testimone della resistenza popolare della città contro gli austriaci, vivendo da giovane patriota fedele agli ideali repubblicani e popolari. La sua arte documenta l’evoluzione storica di un’Italia che, da speranza rivoluzionaria, si fece monarchia unificata. Opere come Battaglia di Magenta e L’assalto a Madonna della Scoperta immergono il fruitore nell’atmosfera del Risorgimento vissuto dall’artista in prima persona. Nel periodo della maturità, Fattori si rifugia negli angoli segreti della Maremma trovando nella pittura, nella grafica e in particolare nell’acquaforte, un nuovo linguaggio. Oltre che pittore, Giovanni Fattori fu anche un eccezionale incisore, con uno stile personale che lo portò a realizzare oltre 200 lastre. Nella maturità trovò nell’acquaforte un linguaggio intimo e riflessivo, segnato da un naturalismo severo e da un verismo sociale profondo.
07 GiovanniFattori Pagliaio 1880ca MuseoCivicoGiovanniFattori LivornoLa mostra è imperdibile per gli amanti della natura toscana, immortalata da Giovanni Fattori in dipinti che raffigurano la campagna e il mare nella loro sfolgorante bellezza, e il fermento di un periodo storico attraverso l’umanità dei suoi protagonisti. Opere come Lungomare di Antignano riflettono la bellezza della terra toscana con il mare che si estende sino all’infinito. L’occhio del fruitore viene trasportato verso l’orizzonte dove una barca a vela culla il pensiero che si fa sogno. Il calore dell’estate è reso magistralmente attraverso colori caldi, macchie, ombre, sembra quasi di sentire il profumo del fieno appena falciato in opere quali Pagliaio, dove è un covone di fieno il protagonista assoluto del quadro, a evocare la fatica del contadino che, a fine giornata, non è presente nel dipinto in quanto è andato a riposare. L’essenza della vita contadina, intrisa di sudore, è tutta lì, in quel campo arato, in quel covone solitario che pare ricordare il profilo di un contadino stanco. Una vita intrisa di fatica si riflette anche nei ritratti quali Il buttero, dal volto segnato ma dagli occhi di un azzurro scintillante che rispecchiano un carattere forte e la fierezza di un uomo attaccato alla sua terra. Mandria maremmana racchiude in un quadro il duplice aspetto della vita. Mentre in primo piano i butteri guidano la mandria di buoi, lavorando alacremente, sullo sfondo il mare evoca un senso di fuga e di libertà, grazie alle barche a vela che si lasciano trasportare dal vento.
La volontà di Giovanni Fattori di rappresentare la natura attraverso macchie di colore, con pennellate che danno vita a una “tarsia cromatica semplicissima e luminosa” - secondo le parole di Vincenzo Farinella - oltrepassa la tecnica tradizionale e lo rendono il protagonista principale del movimento dei Macchiaioli, precedendo di almeno un decennio il vicino intento degli Impressionisti francesi.
La mostra livornese raccoglie un importante nucleo di opere allestite seguendo un ordine cronologico attraverso 24 sale e creando, secondo il progetto dell’architetto Luigi Cupellini, un dialogo armonico tra i capolavori di Fattori, gli arredi e le architetture degli ambienti di Villa Mimbelli. Una sintonia che rende omaggio all’artista e al museo che porta il suo nome.
Un’occasione unica per scoprire “la rivoluzione di Fattori” attraverso grandi e piccole opere e alcune curiosità come il primo dipinto conosciuto dell’artista, il prezioso Ex voto, restaurato per l’occasione e abitualmente custodito nel Santuario di Santa Maria delle Grazie di Montenero di Livorno, dove riposano le spoglie di Fattori. Realizzato intorno al 1848, racconta di un uomo che, caduto da cavallo, miracolosamente si salvò e che per questo chiese al giovane e sconosciuto pittore un quadro come ringraziamento.
Per la prima volta è anche esposto il dipinto “bifronte” che raffigura Una carica di cavalleria a Montebello. Una grande scena di battaglia, dipinta su tela nel 1862, che un intervento di restauro ha rilevato avere sul verso l’abbozzo di una composizione storica di tema mediceo, avviata da Fattori alla fine degli anni ‘50 e poi abbandonata. L’analisi condotta ha permesso di ricostruire come lo stesso Fattori stese una spessa mano di pittura grigia sulla composizione originaria per poi girare la tela e abbandonare il soggetto romantico per raccontare, come poi sarà caratteristica della sua produzione, i grandi fatti della storia d’Italia a lui contemporanea e della sua unificazione. Il dipinto, realizzato per la città di Livorno grazie a una sottoscrizione pubblica dei cittadini livornesi, prima opera di Fattori a entrare nelle collezioni cittadine e ora finalmente resa visibile al pubblico su entrambi i lati della tela, rappresenta un momento di svolta fondamentale nella pittura ottocentesca. Un vero e proprio “documento” di storia dell’arte poiché racconta il passaggio dalla prima maniera fattoriana alla “rivoluzione” che questa esposizione dimostra.
Anche il dipinto Ciociara. Ritratto di Amalia Nollemberger (1880-1881) è tra le opere più raramente esposte, visibile per la prima volta dal 2016. In questo dipinto è raffigurata la giovane governante di cui il pittore si innamorò dando vita a un forte legame sentimentale seguito da una controversa vicenda personale, a causa della differenza di età. Una testimonianza della grande umanità di Giovanni Fattori che, in una lettera appassionata, scrive alla sua amata: “Io pure vedo il tuo ritratto, ora non ci ho altro - e lo bacio - anche la ciociara che mi sta davanti mi ricorda di te”.
Il ricco percorso è reso possibile, oltreché dall’importante patrimonio del Comune di Livorno, anche attraverso una serie di prestiti da istituzioni e da collezioni private, caratteristica quest’ultima che rende la mostra ancora più straordinaria, grazie alla possibilità di poter vedere dipinti di norma non accessibili.
Oltre a Fattori, in mostra, alcuni dei suoi maestri come Giuseppe Bezzuoli e Enrico Pollastrini, diversi amici artisti come Nino Costa, Niccolò Cannicci, Egisto Ferroni e Francesco Gioli, insieme ad alcuni allievi come, su tutti, Plinio Nomellini. Infine Amedeo Modigliani e Giorgio Morandi, due pittori che guardarono profondamente a Fattori come esempio di stile e di umanità. Con questa mostra l'intenzione dell'Amministrazione Comunale è di proseguire nel percorso di valorizzazione dei grandi talenti livornesi, da Modigliani a Mascagni, e Fattori, da Caproni a Piero Ciampi.
Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura è promossa e organizzata dal Comune di Livorno con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, in collaborazione con l'Istituto “Matteucci” di Viareggio, Fondazione Livorno, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Fondazione LEM e grazie al contributo di Banca di Credito Coope- rativo di Castagneto Carducci ScpA, ASA S.p.a e Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. Sponsor tecnici: Howden SpA, Coop Culture, Itinera e Agave.
13 GiovanniFattori Mandria Maremmana 1893 Museo Civico Giovanni Fattori LivornoIl progetto è corredato da un catalogo, Dario Cimorelli Editore, che presenta un approfondito saggio di Vincenzo Farinella, insieme ai contributi di Carmen Belmonte, Giorgio Marini, Giorgio Bacci, Silvio Balloni, Mattia Patti, Francesca Pullano e Andrea Baldinotti, arricchito da un ampio apparato iconografico.
La rassegna non è quindi solo una celebrazione artistica in occasione dei duecento anni dalla nascita del pittore, ma un primo passo verso la rigenerazione culturale di un bene comune. Un programma che prevede l’apertura di un punto ristoro all’interno del parco e il ripristino funzionale del Piccolo Teatro Storico, per ospitare eventi, letture, spettacoli e incontri culturali, oltre alla valorizzazione di altri spazi come i Granai di Villa Mimbelli, sede permanente del Museo Mediceo, che con un’ampia collezione di opere, documenti e reperti testimoniano il ruolo cruciale della dinastia dei Medici nella fondazione e nello sviluppo di Livorno, oltre al bookshop, alla Biblioteca d’Arte e alla ludoteca. I luoghi di Fattori è un evento a largo spettro che coinvolge piazze, strade, edifici storici e scorci cari al maestro livornese: una proposta immersiva tra arte e territorio. È possibile scoprire o riscoprire luoghi vissuti negli anni, come la Casa natale dell'artista, il Duomo, il Teatro San Marco, ma anche spazi evocativi come la statua di Fattori a Largo del Cisternino, fino ai paesaggi immortalati nei suoi dipinti, come la Tamerice d’Antignano o i Bagni Palmieri. L’iniziativa, realizzata dal- la cooperativa Agave, in collaborazione con una rete di partner tra cui il Gruppo Labronico, non si limita a raccontare la biografia dell’artista, ma propone una visione più ampia della società, dei personaggi, dei luoghi e del contesto storico che hanno influenzato Fattori.
Un approccio multidisciplinare che unisce cultura e turismo, creando nuovi spunti narrativi. I luoghi chiave del percorso sono segnalati da targhe interattive con QR Code, attraverso cui sarà possibile accedere a un sito dedicato con contenuti testuali e audio, per un’esperienza coinvolgente e autentica. Il progetto prevede anche un programma di visite guidate pensato per tutte le età.

Foto 1: Giovanni Fattori - Lungomare di Antignano - 1894 - olio su tela, 60 × 100 cm - Museo Civico Giovanni Fattori - Livorno
Foto 2: Giovanni Fattori - Pagliaio, ca 1885 - olio su cartone - 24× 42 cm - Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno
Foto 3: Giovanni Fattori - Mandria maremmana - 1893 olio su tela, 200×300 cm - Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno
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