Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna

E' stata inaugurata a Bologna la mostra: REVOLUTIJA. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky. Capolavori dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo al MAMbo - Museo d'Arte Moderna, che proseguirà sino al 13 maggio 2018. La rassegna è prodotta e organizzata da CMS. Cultura in partnership con il Comune di Bologna/Istituzione Bologna Musei, in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo cui appartengono i due curatori, Evgenia Petrova, che ne è vicedirettore, e Joseph Kiblitsky.
3. GoncharovaL’arte delle avanguardie russe è un importante capitolo del modernismo, periodo compreso tra il 1910 e il 1920 che ha visto nascere scuole, associazioni e movimenti d’avanguardia diametralmente opposti l’uno all’altro. La rassegna mette in luce i movimenti artistici nati in Russia tra i primi del Novecento e la fine degli anni ‘30, facendo conoscere al pubblico artisti rimasti un po’ nell’ombra, come Repin e Petrov-Vodkin o Kustodiev, oscurati dal successo avuto da altri quali Chagall, Malevich o Kandinsky, tutti presenti in mostra.
Chagall e Kandinsky, lasciata la Russia nel ‘22, sono stati i primi a essere conosciuti in Europa mentre Malevich è diventato molto noto perché le sue opere, oltre ad essere esposte in Europa, nel 1955 sono state mostrate al Guggenheim di NY.
In mostra, una carrellata di circa 70 opere racconta gli stili e il percorso di artisti tra cui Nathan Altman, Natalia Goncharova, Kazimir Malevich, Wassily Kandinsky, Marc Chagall, Valentin Serov, Alexandr Rodchenko e molti altri, evidenziando la modernità dei movimenti culturali della Russia d’inizio Novecento. Il percorso spazia dal primitivismo al cubo-futurismo, fino al suprematismo, costruendo contemporaneamente un parallelo cronologico tra l’espressionismo figurativo e il puro astrattismo.
L'allestimento, giocando sugli ampi spazi della Sala delle Ciminiere, attira l’attenzione del visitatore che viene accolto in un’anticamera incorniciata da foto d’epoca per poi incontrare subito le prime opere di Repin e Serov datate attorno al 1905, l’anno della rivoluzione democratico-borghese che ha visto protagonisti artisti, poeti ed intellettuali, come testimonia in mostra l’opera “17 ottobre 1905”, di Ilja Repin. E’ un quadro di grandi dimensioni in cui la folla esaltata par quasi travolgere lo spettatore. Al centro, un gruppo di proletari con donne e uomini in divisa domina la scena, portando sulle spalle un uomo scarcerato che scuote allegramente le catene per la ritrovata libertà. Mentre la gente è allegra e canta, due personaggi ai lati della folla restano in silenzio, quasi in una sorta di premonizione delle future sofferenze della Russia. La tela è esposta accanto a “Che libertà!”, opera anch’essa di Repin, che esprime pienamente l’influenza impressionista nell’uso libero delle pennellate. Repin dal 1873 al 1876 soggiornò in Italia e a Parigi. A contatto con gli Impressionisti francesi, carpì da questi il gusto per il colore vivo e luminoso, che reinterpretò personalmente nei suoi quadri raffiguranti contadini, pescatori e scene di vita e di mercato, allontanandosi dalla tradizione culturale del realismo.
2. RepinSono anni in cui la vita artistica di Mosca è piuttosto intensa e guarda con ammirazione la pittura francese, dai fauves ai cubisti, senza tuttavia accoglierla incondizionatamente ma cercando di arricchirla con apporti del tutto originali. In Russia la necessità di un rinnovamento della società e delle sue strutture era fortemente sentita; l'intellighenzia russa era attraversata da un dibattito piuttosto acceso tra chi proponeva di adeguarsi alle conquiste dell'Occidente e chi invece sosteneva la necessità di non snaturare la cultura slava, rimanendo fedeli alle proprie tradizioni pur cercando un linguaggio personale. Anche le avanguardie diffidavano da un accoglimento a priori dei modelli occidentali e spesso, desiderando a tutti i costi un rinnovamento, prendevano spunto da fantasiose radici preistoriche e precristiane.
Mentre il fallimento della rivoluzione del 1905 aveva seminato la sfiducia tra intellettuali e artisti, quella vittoriosa del ‘17 diede nuova linfa all’arte ed alla cultura sovietica. Non mancavano le contraddizioni, in quanto insieme ad artisti di formazione realistica, sulla linea dell’Ottocento, si trovavano artisti provenienti da differenti indirizzi formalistici e d’avanguardia, uomini esasperati che, pur non esponendo in patria, nutrivano un filo di speranza guardando alla rivoluzione come ponte da un passato travagliato verso un futuro migliore. In particolare, il “formalismo estetico” tendeva allo studio delle forme, contrastando l'esasperato soggettivismo romantico, che ebbe luogo nella seconda metà del sec. XIX.
Presente in mostra anche Tatlin, marinaio ed artista dedito sia alla pittura che alla musica folkloristica, che traeva ispirazione durante i suoi viaggi in Turchia, in Grecia e sulle coste dell'Africa del Nord. Grazie alla sua passione per la pittura cubista e futurista realizzò rilievi astratti polimaterici (i Controrilievi), inaugurando in tal modo il costruttivismo, con un occhio rivolto ai nuovi materiali e alle tecniche industriali. A Parigi incontrò Pablo Picasso, da cui apprese la tecnica di scomposizione degli oggetti su piani diversi, fino a ottenere pure forme geometriche. Professore di arte e tecniche pittoriche durante la rivoluzione russa, aderì al produttivismo, secondo cui l'arte doveva sottostare ai principi della costituzione di una società nuova e egualitaria. Nel 1919 era stato coinvolto nel progetto di una torre metallica a forma di spirale più alta della Torre Eiffel, con i suoi 400 metri. All’opera, dedicata alla Terza Internazionale, simbolo del nuovo corso sovietico, in mostra è dedicato un video. I lavori non furono mai iniziati e il progetto venne abbandonato.
1. Repin What an expanseMichael Larionov e la moglie Natalia Goncharova aprirono il primo capitolo delle avanguardie russe. Tra il 1912 e 1913, Larionov attingendo al futurismo italiano e al cubismo francese, creò il raggismo. Come Kandinsky, di cui in mostra “Su Bianco (I)” del 1920 e “Crepuscolo” del 1917, Larionov a- priva un altro spiraglio all’arte non oggettiva. La Goncharova dipinse atmosfere popolari in uno stile neo primitivo, recuperando i motivi del folclore e dell’artigianato popolare. Ne sono un tipico esempio, in mostra, “Contadini - Frammento della composizione “Vendemmia” e “Lavandaie” del 1911. In mostra inoltre quadri celebri come “Il ciclista” del 1913 della Goncarova, in cui il protagonista, un ciclista in movimento sulla bicicletta, è scomposto secondo il processo tipico dei pittori cubisti come Picasso o Braque, ma è raffigurato anche nel suo dinamismo come facevano i futuristi italiani Boccioni e Balla. Una fusione di stili arricchita da elementi grafici, come i caratteri cirillici e i numeri, un procedimento che anche Larionov utilizzava nei suoi dipinti. Certamente per lei il passo dal dinamismo futurista all’astrattismo fu breve.
Anche le opere di Natan Altman risentono del cubismo francese. Il ritratto della poetessa Anna Achmatova, presente in mostra, rappresenta la donna in verosimiglianza, ma la figura è scomposta geometricamente anche nei dettagli anatomici e si staglia su uno sfondo in cui sono introdotti elementi cubisti, come per l’autoritratto in mostra di un altro cubista russo, Aristarch Lentulov.
Numerose furono le donne artiste, attive in Russia in quel periodo, tra cui Popova, in mostra il suo “Architettura pittorica” del 1916, influenzata da Boccioni, Olga Rozanova, con “Composizione non oggettiva. Suprematismo” del 1910 presente in mostra, e Sofia Dymschyz-Tolstaya, della quale sono in mostra tre opere fondamentali.
Il 19 dicembre 1915 si inaugurò a Pietrogrado la mostra che segnò la svolta storica di quel periodo effervescente. Fu intitolata “010” e vi esposero Malevich e Tatlin, i due massimi esponenti dell’avanguardia russa. Nato vicino a Kiev da genitori russo-polacchi, Malevich incominciò come pittore post impressionista; dopo un periodo neo pri- mitivo - la Goncharova esercitò grande influenza su di lui - passò a uno stile che egli definì a-logico. Meno di due anni prima dell’ottobre ‘17 Kazimir Malevich aveva proclamato la supremazia della pura sensibilità su ogni realismo. La mostra è arricchita da foto storiche, video d’epoca. Eccezionalmente esposte le riproduzioni dei costumi di scena realizzati da Malevich per lo spettacolo teatrale “Vittoria sul Sole”, in cui comparve per la prima volta l’idea del famoso “Quadrato nero”. Fu attraverso l’astrattismo di “Vittoria sul Sole” che Malevich raggiunse la totale non oggettività: “Avendo disperatamente cercato di liberare l’arte dal mondo oggettivo - dichiarò - trovai rifugio nella forma del quadrato”. Era nato il suprematismo.
La teoria di Malevich ebbe diversi seguaci, alcuni dei quali conosciuti durante l’insegnamento, cui lo chiamò Marc Chagall che nel 1917 era stato nominato commissario dell’arte per la regione di Vitebsk, dove aveva fondato un Museo d’Arte Moderna e una Accademia di Belle Arti, di cui era diventato direttore. Ma i metodi di insegnamento e i rigidi precetti del nascente suprematismo entrano prestissimo in contrasto con il lirismo di Chagall, testimoniato in mostra dal magnifico “Promenade” del 1917-1918. Tra le opere più belle e conosciute della mostra, questo dipinto di Chagall vede al centro della scena il pittore che tiene per mano la moglie Bella mentre vola leggiadra per aria. Nell'altra mano tiene un uccellino come simbolo della loro simbiosi con la natura. Alle loro spalle è raffigurata la città natale dei due, Vitebsk, dove vivevano all'epoca (siamo nel 1917).
Altro famosissimo scontro di Malevich fu quello con Tatlin. Tatlin e i suoi seguaci incitavano gli artisti a dedicarsi a un’attività utile alla società, applicandosi alla pubblicità, composizione tipografica, architettura, produzione industriale. Sotto questo aspetto si può dire che Tatlin è stato un pioniere dell’industrial design. Il costruttivismo ottenne in questi campi risultati positivi.
I fratelli Naum Gabo e Anton Pevsner, nell’agosto 1920, firmarono il Manifesto del realismo, chiamando così la loro versione del costruttivismo per sottolineare il profondo legame con la realtà politica. Gabo sosteneva che l’arte possiede un suo valore assoluto, indipendentemente dal tipo di società.
La rivoluzione aveva generato due opposte fazioni, da un lato gli artisti che seguirono i due capofila Malevich e Tatlin, dall’altro gli artisti del ritorno all’ordine e all’accessibile linguaggio figurativo.
Con queste opere iniziava il cammino all’indietro dell’avanguardia, prima dimenticata, poi perseguitata. Era ormai alle porte il realismo socialista. Tra i suoi maggiori rappresentanti ricordiamo Isaak Brodsky, e Vasilij Kuptsov. Il realismo socialista venne decretato dall’associazione degli artisti proletari nei primi anni Trenta come unica forma d’arte accettata, differente da quella di artisti che rimasero fedeli al figurativismo ed al realismo negli anni delle avanguardie, come per esempio Valentin Serov, di cui in mostra il “Ritratto della ballerina Ida Rubinstein” del 1910 o Zinaida Sere- brjakova presente in mostra con il magnifico “Bania” del 1913 e Ilya Mashkov, allievo di Serov, presente con “Pani. Natura morta2 del 1912.
Eventi sconvolgenti si erano susseguiti da quando nel 1930 era stata chiusa a Mosca la mostra di Malevich, così come tutte le altre mostre d’avanguardia. Lenin era morto, Stalin avanzava come testimoniato in mostra dal suo ritratto del 1936 di Pavel Filonov. Il trionfo del neo-verismo sovietico apriva le porte a un’arte paternalistica, in cui al rifiuto di ogni modernismo volto a rinnovare il linguaggio delle arti, corrispondeva l’accettazione del più vieto illustrazionismo.
Durante la mostra la città di Bologna è arricchita da un ricco programma di appuntamenti cui parteciperanno, in primis, l’Università degli Studi di Bologna e le principali istituzioni culturali cittadine. L’esposizione e i temi, che implicitamente propone, sono sviluppati in tutta la città da istituzioni, associazioni, commercio e realtà produttive, per attivare e valorizzare il territorio medesimo.
a cura di Silvana Gatti

Call center e acquisto biglietti,
dettagli su orari e tariffe
www.mostrarevolutija.it
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Tel. +39 051.71.68.808
(Lun – Ven 8.30 - 18.00 //
Sab 9.00 - 13.00)
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"Sentieri"

in esposizione opere di: Amadio, Aprile, Attardi, Baiocchini, Buratti, Campanella, Clasil, Colletti, Dibilio, Fogacci, Innocenzi, Lista, Manzo, Minestrini, Mondino, Murgia, Nangeroni, Niri, Novelli, Palumbo, Paulli, Riolo, Rolfi, Romano, Russo, Scanavino, Scotton, Sfischio, Tani, toffoletti, Tosoni, Valente.

Mostra di Natale al Porto

Dal 16 al 28 dicembre presso la Galleria d'Arte Ess&rrE al Porto turistico di Roma si terrà la mostra di Natale.
In esposizione opere di: ADAMO M. - AMADIO G. - APRILE G. - COLLETTI M. - BALSAMO A. - CLASIL - CONSOLI C. - IMPERIALE - F. INNOCENZI S. - LODOLA M. - MANZO G. - MEOLA M. A.- MILAKOVIC K. - MONDINO A. - MINESTRINI F. - MURGIA A. - PALUMBO C. - PAULLI G. - RIOLO M. A. - ROLFI C. - ROMANO P. - RUSSO M. G. - SCANAVINO E. - TANI A. M. - TOFFOLETTI P. - TOSONI C. - TROMBELLO E. - TROSTMANN I. J. - VALENTE V.
La mostra avrà la durata di 12 giorni e ci saranno più di cinquanta opere esposte.

Premio Arte Laguna

2 arsenale marzo2017Sostenibilità e arte: il Premio Arte Laguna promotore di riuso e sostenibilità del Vetro

CoReVe, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro prodotti sul territorio nazionale, sostiene la sezione dedicata a Sostenibilità e Arte della dodicesima edizione del Premio Arte Laguna con un premio in denaro al miglior artista  VENEZIA, NOVEMBRE 2017  Con il patrocinio morale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si apre la call for artist del premio Arte Laguna anche per la sezione dedicata all’arte e alla sostenibilità. Giunto alla 12^ edizione il Premio Arte Laguna, promosso da MoCa, Associazione Culturale con sede a Venezia che opera nell’ambito, dell’arte e della cultura dal 2006, quest’anno insieme a CoReVe, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro e in collaborazione con ArcSOS – Archivi della Sostenibilità, Università Ca’ Foscari Venezia, apre le candidature agli artisti per il premio ARS - Arte Riuso e Sostenibilità del vetro.Dal 2015 il Premio Arte Laguna ha dato vita ad una sezione speciale del concorso dedicata alla Sostenibilità e all’Arte promuovendo una sensibilizzazione del gesto artistico, della creatività nel design e in generale delle arti visive e performative nei confronti delle strategie di Riuso Riduco Riciclo di alcuni materiali. Alla prima edizione, dedicata alla carta, hanno preso parte oltre 250 artisti provenienti da 46 Paesi.Appuntamento quindi con la sostenibilità, con il riuso e il riciclo consapevole in linea con le tendenze europee e nazionali che vedono una propensione sempre più crescente negli stili di vita, attenti all’ambiente anche nel mondo dell’arte. Ma soprattutto promozione di un atto creativo consapevole dell’ambiente, in linea con la visione di CoReVe, che punta a riciclare tutti gli imballaggi in vetro che i consumatori usano in Italia, chiedendo loro però di fare attenzione a non mescolarli con altri materiali, in particolare con la ceramica, con il cristallo e con il pyrex. In questo modo non saranno necessarie le materie prime (sabbia da cava, soda e carbonati dall’industria chimica) si risparmierà più energia (il riciclo attuale del vetro da imballaggio già permette di risparmiare ogni anno l’equivalente di metano necessario alla città di Genova per gli usi domestici), si emetterà in atmosfera meno gas serra (la diminuzione annua di emissione attualmente ottenuta riciclando il vetro equivale a quanto può assorbire una foresta grande come la Puglia).ARS, Arte Riuso e Sostenibilità sarà dunque dedicato al vetro con un duplice obiettivo: promuovere l’arte sostenibile e contribuire alla divulgazione di un preciso messaggio legato al riciclo consapevole.
3 arsenale esterno location mostra
inaugurazione della mostra dei finalisti del Premio Arte Laguna all’Arsenale di Venezia il 17 Marzo 2018.

Il concorso è aperto ad artisti, designer, fotografi, video artisti e performer dai quali ci si attende grande originalità e creatività nella trattazione del tema proposto. La commissione auspica che il Premio non venga declinato semplicemente come “nuove estetiche” del riciclo, bensì si aspetta dai partecipanti l’inaspettato, perché come sosteneva Jean Dubuffet: “L’arte non si addormenta mai là dove le preparano il letto”.Le candidature dovranno pervenire entro il 16 novembre 2017. Maggiori informazioni e bando di concorso sono disponibili su www.premioartelaguna.it
PARTNER:
4 mostra arsenaleGli Archivi della Sostenibilità (ArcSOS) dell’Università Ca’ Foscari Venezia sono un centro di documentazione, formazione, ricerca e divulgazione inerente ai temi della sostenibilità integrata: eco-etica, economica e socio-culturale. Gli ArcSOS organizzano incontri, conferenze, dibattiti, workshop, e promuovono mostre ed eventi in ambito nazionale e internazionale (www.unive.it/arcsos).CoReVeCoReVe è il Consorzio senza fini di lucro che ha per scopo il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro prodotti sul territorio italiano. È stato istituito dai principali gruppi vetrari italiani il 23 ottobre 1997 in ottemperanza al Decreto Legislativo 22/97 per gestire il ritiro dei rifiuti in vetro provenienti dalla raccolta differenziata, per predisporre le linee guida per le attività di prevenzione e per garantire l’avvio al riciclo del vetro raccolto. In particolare CoReVe si occupa dell’informazione diretta al cittadino riguardante i temi del riciclo e recupero dei rifiuti in vetro e predispone il programma specifico di prevenzione con le linee guida per raggiungere gli obiettivi di riciclo.Il Consorzio considera di particolare importanza le attività di comunicazione intraprese nei riguardi dei cittadini, veri protagonisti della raccolta differenziata. In linea con questo concetto, la creazione del premio speciale vuole costituire un momento di ulteriore sensibilizzazione sui principi del riciclo. Importante sarà l’originalità delle opere e il loro impatto affinché esse illustrino le peculiarità del vetro, materiale che è la rappresentazione perfetta dell’economia circolare in quanto, senza degradarsi, può ripetere infinite volte il ciclo “produzione dell’imballaggi- riempimento-utilizzazione- rifiuto-raccolta-riciclo-produzione di un nuovo imballaggio”.
www.premioartelaguna.it    #artelagunaprize   #premioartelaguna

Ufficio Stampa - Premio Arte Laguna
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Giovanni Boldini

Nell’anno del decimo anniversario dalla sua apertura, la Reggia di Venaria ospita, fino al 28 gennaio 2018, una straordinaria mostra dedicata a Giovanni Boldini, con oltre 115 opere. Con il patrocinio della Città di Torino, la mostra nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria, prodotta e organizzata da La Venaria Reale con Arthemisia, è curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi.Francesco Vinea - Colpo di vento, 1882 Olio su tela, 70,5 x 46 cm Carpi, Collezione Palazzo Foresti
Giovanni Boldini - Ritratto di Donna Franca Florio, 1901-1924 Olio su tela, 221 x 119 cm Collezione privataGirovagando tra le sontuose sale della Reggia, il visitatore è avvolto dall’atmosfera travolgente del mondo di Giovanni Boldini, attraverso immagini di dame raffigurate nel periodo d’oro della Belle Époque. Figure femminili, avvolte da abiti sontuosi e fruscianti impreziositi da lunghe collane e preziosi accessori, si muovono nell’atmosfera rarefatta di un’epoca fantastica, resa a meraviglia dai dipinti di un artista che più di altri ha saputo immortalare le dame, i salotti, il lusso di un’epoca in cui letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si fondono nel ritmo sensuale del “can can”, dando il via ad una straordinaria rinascita sociale e civile.
La grande mostra antologica di Giovanni Boldini si articola attraverso una ricca selezione monografica che segue l’iter creativo dell’artista, ed è suddivisa in quattro sezioni tematiche che documentano la parabola espressiva del maestro. La mostra non si limita al periodo internazionale della vita artistica di Boldini, ma presenta anche 26 opere di artisti a lui contemporanei, quali Cristiano Banti, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Antonio de La Gandara, Paul-César Helleu, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Federigo Zandomeneghi. Il visitatore ha così la possibilità di conoscere le analogie e le differenze stilistiche tra Boldini e gli artisti a lui contemporanei.
Le opere provengono da importanti musei quali il Musée des Beaux-Arts di Tours, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Raccolte Frugone – Villa Grimaldi di Fassio di Genova, Banca Carige, Galleria d'arte moderna Empedocle Restivo di Palermo, Museo nazionale di Capodimonte e da prestigiose collezioni private.
Giovanni Boldini nei suoi dipinti ha esaltato la bellezza femminile, svelando l’anima più intima e misteriosa delle nobili dame dell’epoca, definite da lui “fragili icone”, in quanto la donna di quel tempo non veniva ancora considerata come protagonista. Boldini, in controcorrente, ritraendole pone l’accento sul loro aspetto sensuale e talvolta spregiudicato, suscitando di frequente l’ira dei ricchi mariti, suoi committenti. Basta pensare al dipinto di “Donna Franca Fiorio” del 1901: l'artista fu costretto a ritoccarlo riducendo la scollatura e allungando la gonna.
La mostra vede come sponsor Generali Italia. Hotel partner AtaHotels. L’evento è consigliato da Sky Arte HD. Il catalogo è edito da Arthemisia/Skira. Già allestita a Roma, l'esposizione è arricchita da materiali e filmati sulle grandi dive del cinema muto.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA
Giovanni Boldini - Ritratto del padre Antonio Boldini, 1867 Olio su tavola, 65 x 53 cm Ferrara,  collezione  privata1 - Il soggiorno a Firenze. Poetiche e verismo della luce macchiaiola.
La prima sezione della mostra è dedicata al periodo che va dal 1864 al 1870, e documenta il rapporto dell’artista con i macchiaioli quali Telemaco Signorini, Vito D’Ancona e Cristiano Banti, le reciproche influenze con Giovanni Fattori e l’avvicinamento a Michele Gordigiani, noto ritrattista della Firenze granducale. Boldini soggiornò a lungo nella tenuta di Diego Martelli a Castiglioncello, frequentata dagli amici pittori della cosiddetta scuola di Piagentina, dimostrandosi capace di innovazioni estetiche che stupirono i pittori ritrattisti dell’epoca, primo fra tutti Telemaco Signorini. Sin dal 1864 Boldini partecipò al clima della Firenze risorgimentale e ai moti di rinnovamento dei macchiaioli. Il suo percorso artistico inizia dalla luce della “macchia”, ricca di contrasti chiaroscurali, per giungere da una solida base realistica ad un nuovo linguaggio stilistico del tutto originale. A Firenze l’aristocrazia locale gli procurava proficue commissioni, in particolare la nobile inglese Isabella Falconer, che divenne per qualche anno sua mecenate, ospitandolo nella villetta La Falconiera, a Collegigliato, nella campagna pistoiese, dove dipinse i grandi affreschi murari, oggi staccati e conservati a Palazzo dei Vescovi a Pistoia. All’epoca Boldini frequentava anche Marcellin Desboutin presso la villa dell’Ombrellino a Firenze dove il drammaturgo, pittore e incisore francese ospitava gli artisti francesi di passaggio. Nello stesso periodo, a Firenze fu aperta al pubblico la pinacoteca del principe russo Anatolio Demidoff, che collezionava opere d’arte provenienti dai Salon parigini. I modi innatamente aristocratici, la vocazione alla mondanità, e le prospettive di carriera unite al desiderio di adeguati riconoscimenti economici, spinsero Boldini a lasciare Firenze nel 1871, per soggiornare qualche mese a Londra e infine trasferirsi a Parigi.
2 - I primi anni di Parigi. L'amore per Berthe, il gallerista Goupil e la contessa de Rasty
Figlio d’arte, Boldini si era formato dapprima a Ferrara con il padre pittore e poi a Firenze con i maestri macchiaioli. Questa sezione mette a confronto i soggetti di più stretta osservanza realista con le scene ambientate nei giardini di Versailles. L’atmosfera della Ville Lumière è elettrizzante, ed a Parigi conosce la modella e amante Berthe, ritratta splendidamente in “Berthe che legge una dedica su un ventaglio” (1878), con la quale intreccia una storia d’amore. Negli anni settanta il maestro ferrarese realizza piccole scene nello stile Goupil, con ambientazioni settecentesche o stile impero rese evanescenti grazie ad effetti vaporosi che ricordano lo stile di Turner, acquisito durante il soggiorno inglese. Gli anni settanta videro Boldini assoldato nelle fila degli artisti della Maison Goupil, mentre nelle opere realizzate “en plein air” raggiunse risultati di straordinario, palpitante e modernissimo vigore realistico. Superato il periodo della pittura alla maniera settecentesca richiesta del mercato, come si nota in numerose opere tra le quali il “Marchesino a Versailles” (1876) e la “Signora con ombrellino (o parasole)” (1876), lo stile che l’artista esprime al culmine dell’esperienza parigina dopo il 1880 è del tutto moderno. Boldini, infatti, non imita in maniera fotografica la realtà, ma usa una pennellata veloce o sciabolata aggiungendo alle sue opere un tocco dinamico distante dai richiami impressionisti così come, durante il periodo toscano, riesce a non farsi mai trascinare totalmente dal linguaggio dei macchiaioli. Il periodo giovanile di Boldini a Parigi è segnato anche dall’incontro con la Contessa Gabrielle de Rasty, che rappresenta per lui l’opportunità d’inserimento nell’ambiente aristocratico parigino. Moglie del Conte Constantin de Rasty, Gabrielle conosce Boldini nel 1874 e intreccia con lui un’intensa relazione sentimentale destinata a durare per anni, come documentano le opere “La contessa de Rasty coricata” e “La contessa de Rasty a letto”, entrambe del 1880.
Cristiano Banti - Alaide Banti sulla panchina,  1870-1875 Olio su tavola, 30 x 42 cm Collezione privata3 - Uno stile destinato al successo. Il pittore della vita contemporanea
Parigi fu per Boldini il pozzo di San Patrizio: attraverso la contessa Gabrielle de Rasty, entrò in contatto con l’alta borghesia e con la nobiltà cittadina, accedendo agli ambienti più e-sclusivi ed ottenendo il benessere eco- nomico. Boldini abitava a Montmartre, ed ebbe modo di stringere amicizia con Degas. Giovanni Boldini coglie l’attimo fuggente, ma diversamente dagli impressionisti predilige lavorare all’interno dello studio e talvolta immortalare il dinamismo della città che a partire dagli anni ottanta dell’Ottocento si trasforma. Nella società avrà un ruolo chiave chi avrà coraggio, ambizione e voglia di fare. Si fa strada l’idea che il futuro non sia più dettato dalla discendenza dinastica, ma appartenga a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Dopo il 1878, sospesa la proficua ma vincolante collaborazione con Goupil, Boldini si allontanò dalla compostezza della ritrattistica ottocentesca. L’artista coglie pienamente il momento storico che costruisce il mito del progresso e della scienza, e con il quadro “Corse a Longchamp” (1890) sembra anticipare il Futurismo, perché la sua pittura è basata su una velocità d’esecuzione diversa da quella degli impressionisti, in quanto giocata soprattutto sulla figura umana. La donna viene sottratta alla quotidianità per essere idealizzata in una condizione regale, di divinità terrena basata sulla bellezza, come nel pastello “Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio” (1889). Negli anni ottanta si intensificò la produzione di ritratti a pastello. Vedute urbane, scorci di stra-de con cavalli e ritratti di donne bellissime e sensuali, talvolta seminude, si alternavano sul cavalletto del pittore quarantenne; il tratto grafico del pastello rende con naturalezza gestuale il movimento dei corpi. Dai ritratti di questo periodo si evince un rapporto iperattivo con la realtà e, dove l’artista non riuscì a realizzare con il disegno visioni e condizioni dinamiche, riuscì ad imprimere un ritmo vibrante alle pennellate, componendo tessiture pittoriche cariche di emotività.
4 - Il fascino Belle Époque. Sensualità e magia del ritratto femminile
A partire dagli anni novanta le posizioni serpentine assunte dai corpi femminili distanziarono l’artista dagli schemi della ritrattistica ufficiale. La nuova moda, lontana dall’ideale femminile di Rénoir, esaltava la snellezza dei corpi e si adeguava alle molteplici attività e libertà che, rompendo col passato, non erano più precluse alle donne. I salotti cittadini resero Boldini entusiasta dell’ambiente altolocato nel quale era riuscito a introdursi, divenendone prota- gonista indiscusso e garantendosi proficue commissioni. Fra le “divine”, questa la definizione da lui coniata per le nobildonne dipinte da lui a grandezza naturale, figurano i nomi più in vista della società come Consuelo Vanderbilt, duchessa di Marlborough, le cilene de Ossa, la consorte di Jules-Louis Veil-Picard, fratello del banchiere Arthur Veil-Picard, la contessa de Leusse, l’attrice Alice Regnault, la baronessa Franca Florio e la marchesa Luisa Casati, per citarne alcuni. Boldini le adulava e le invitava a esprimersi libe- ramente carpendone il carattere. Dagli inizi del Novecento fino al primo conflitto mondiale, l’artista conobbe una costante ascesa professionale che ven-ne meno a partire dal 1917, a causa di un fortissimo abbassamento della vista. Negli innumerevoli ritratti delle “divine”, che animano il bel mondo della Ville Lumière, Boldini riesce a sublimare l’essenza dell’eterno femminino, grazie a schiere di donne desiderose di essere trasfigurate dalla magia magnetica dell’italiano di Parigi. L’artista gioca sulle corde della sensibilità delle donne, senza limitarsi a raffigurarne la bellezza, ma esaltandone il ruolo in piena libertà espressiva, grazie anche ad un abbigliamento più libero e disinvolto rispetto al passato. È il caso dello straordinario ritratto “Mademoiselle De Nemidoff” (1908); esposto al Sa-lon, rivela la personalità della famosa cantante dell’Opéra di Parigi, delineata con la capacità d’introspezione psicologica che rende unici i ritratti di Boldini. Fasciata nel lungo abito nero che lascia scoperte le spalle bianche, la donna è elegantissima e sinuosa, in una posa dinamica che pare anticipare un movimento serpentino. In questo delicato e controverso passaggio dell’e-mancipazione femminile, la moda a- cquisisce le sembianze di uno specchio della società: uno specchio ricco di seduzioni per l’arte. Immagini di “joie de vivre” in contrasto col periodo storico a cui sono riferite, già agli albori della guerra mondiale, e suggeriscono quanto la vita legata al “bel mondo” sia distante dagli avvenimenti tragici che stanno per sconvolgere l’umanità.

LE LETTERE INEDITE
La mostra è corredata da un catalogo edito da Skira, che raccoglie una quarantina di lettere inedite di Boldini, portate alla luce da Loredana Angiolino e Tiziano Panconi, curatore e presidente del Comitato scientifico, di cui fanno parte la stessa Angiolino, Beatrice Avanzi (curatrice del Museo d’Orsay), Sergio Gaddi, Leonardo Ghiglia e Marina Mattei (curatrice dei Musei Capitolini). Lettere che Boldini, in veste di Presidente della commissione d’arte per la sezione italiana alla Esposizione Universale di Parigi del 1889, invia a Telemaco Signorini a Firenze. Questi, dietro richiesta di Boldini, sceglie e manda a Parigi le opere degli artisti toscani partecipanti alla manifestazione. Sono scaglionate nel tempo, per un periodo che va dal febbraio all’aprile del 1889 e riguardano la preparazione dell’esposizione che si apre il 6 maggio 1889. Esse documentano l’impegno dei due amici che collaborano per la riuscita dell’evento e contengono anche diversi as-petti privati o professionali come i commenti sui colleghi, le diatribe in ambito artistico e sono venate, specialmente quelle di Boldini, d’ironia e sagacia. Nel catalogo sono riprodotti 4 schizzi inediti di Boldini, realizzati in diverse occasioni tra il 1906 e il 1921.

AMBIENTAZIONE LIBERTY
La mostra è arricchita con oggetti e mobili in stile Liberty che immergono il visitatore nel fascino delle case del primo novecento, prestate dalla Fondazione Arte Nova. In parallelo, il visitatore rivive la magica atmosfera del tramonto della Belle Époque, attraverso i brani di film muti degli anni ‘10, proiettati in mostra grazie al prestito del Museo Nazionale del Cinema e dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa Centro Sperimentale di Cinematografia.
di Silvana Gatti

Reggia di Venaria
10078 Venaria Reale, Torino
Biglietti
Intero 14 euro
Ridotto 12 euro
Informazioni e prenotazioni
tel. +39 011 4992333
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Il meraviglioso mondo di Wal

Nella Casina delle Civette, immersa nella suggestiva cornice di Villa Torlonia e dei suoi Musei, ha avuto luogo la prima mostra personale, nella Capitale, di Walter Guidobaldi, in arte Wal. L’esposizione inaugurata 2 walil 20 maggio 2017 si è conclusa lo scorso ottobre, e l’estensione del lungo arco di tempo ha permesso a visitatori di Barabà-cicì-cocò, 2012-2013 Materiali vari, cm 65x32x32ogni età di restare affascinati dalle sue opere, incontrando quindi il gusto e la curiosità di romani, forestieri nonché delle più svariate etnie. Mostra, possiamo affermare, in perfetta sintonia con il luogo che l’ha ospitata, dato l’aspetto decisamente fiabesco della Casina stessa. Questa straordinaria esposizione che ha preso il titolo di “Il meraviglioso mondo di Wal”, ha rispecchiato perfettamente il contenuto artistico dell’artista…contenuto concernente il suo universo creativo estrinsecato nell’ultimo decennio, di cui sono state esposte ben cinquanta sculture…sculture a tutto tondo in marmo, bronzo, resina o di terracotta, nei vari formati sia monumentali che di piccolo taglio, non trascurando pertanto materiali di riuso, riconoscibili soprattutto nei suoi mosaici. In ogni opera egli ci ha ricordato il suo immenso amore per la materia che usa per la realizzazione di queste sculture, nonché la sua profonda conoscenza della stessa. La Casina delle Civette è il luogo “per antonomasia” delle arti applicate e di cui vanta e fa spicco una relativa e ben fornita biblioteca. Wal, con la sua arte plastica, colpisce ed affascina l’eterno bambino sito in ognuno di noi, con i suoi deliziosi soggetti, infatti, quali putti-monelli intenti ad esibirsi in giochi di destrezza, nonché animali fantastici quali civette, gatti, maialini, lumache, rinoceronti, mucche, pinguini e conigli, tutti estremamente intenti a mostrarsi, ci rammentano lo stupore incontaminato della nostra infanzia. Il gioco!…il gioco e la gioia del giocare! Europa, 2014-2016. Bronzo smaltato  e alluminio, cm 53x33x21Questo tema, inoltre, ha anche un peso culturale ed iconografico…la presenza infatti di tutti questi bambini o puttini che ruzzolano sopra il pianoforte, giocano con le scale o con oggetti di vario tipo, non è altri che una “presenza colta”, in quanto il tema del bambino o del putto in epoca classica era assai diffuso, per andare poi scomparendo, ma per ricomparire successivamente nel 1400 riscoperto dal grande Donatello, il quale aveva ripreso appunto a studiare il mondo classico! Ciò che però interessa il nostro artista Wal è questo senso del gioco, della spensieratezza…della leggerezza! Ma vediamo chi è Wal e quali sono le sue origini…egli nasce nel borgo di Roncolo di Quattro Castella in provincia di Reggio Emilia nel 1949, dove a tutt’oggi vive e lavora. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, allievo di Umberto Mastroianni e, successivamente, negli anni Settanta a Milano, dove frequenta l’Accademia di Brera, seguendo con passione i corsi di Alik Cavaliere e Luciano Minguzzi. Il 1980 segna l’anno del suo inserimento nella “pattuglia” dei Nuovi-nuovi, dove troviamo, tra gli altri, Ontani, Salvo e Mainolfi. La leggerezza ludica è uno dei connotati più salienti dei Nuovi-nuovi, che ci rammentano Palazzeschi, nonché il recupero del colore, dell’immagine e della manualità, reagendo così all’algido clima intellettuale, stabilitosi negli anni Settanta intorno alle poetiche del “concettuale”. Tornando alla Casina delle Civette, già di per sé “magica” come abbiamo visto, non possiamo non ribadire quindi che sia stata la location più idonea ad ospitare le sculture di Wal, molte delle quali ci appaiono “sospese”, come lo è, del resto, tutta l’atmosfera dell’incantevole luogo, ribadiamo, che le ha ospitate…luogo scelto ad hoc al fine di risvegliare l’interesse del pubblico, coinvolgendo Pianeta, 2007. Materiali vari,  cm 76x43x43tanto gli adulti quanto i bambini, guidandoli in una narrazione non certo priva di suggestioni e sull’importanza dell’arte come strumento in grado di evocare e riconoscere i nostri mondi interiori. L’atmosfera e l’architettura fanno della Casina delle Civette un luogo prezioso e non solo perché figlia del suo tempo, ma a causa di tutti i suoi elementi simbolici di cui è decorata, siano essi zoomorfi o fitomorfi, e che elegantemente la contraddistinguono…tutti hanno una valenza allegorica! L’impatto emotivo, infatti, di chi giunge alla Casina delle Civette è quello di trovarsi immerso in una fiaba dei fratelli Grimm, non a caso, giungendo all’ingresso del giardino, fummo accolti dallo sguardo enigmatico di un gigantesco gatto, che simile ad una sfinge, ci ricordava di essere l’animale più amato dallo stesso Wal…e non solo!... animale piuttosto ricorrente, con le sue movenze e con sue acrobazie. Anche le aiuole del giardino sono state abbellite da alcune gioiose opere che, con il loro colore bianco splendente ci hanno divertiti, con la loro gioiosità e l’imprevedibilità dei putti-monelli. Esterno ed interno quello della Casina, all’insegna della creatività e della fantasia. Non possiamo dimenticarci, pertanto, di menzionare le colte citazioni che Wal inserisce nel suo meraviglioso mondo, quali ad esempio, i putti ispirati al ritratto di Manuel Osorio Manrique de Zuñiga di Goya, opera esposta al Metropolitan Museum di New York, oppure i putti ginnasti mutuati dal pittore francese del XVII secolo Bénigne Gagneraux, mentre in altri ne riconosciamo la loro provenienza da modelli classici, come ad esempio nei lottatori. Il riferimento a questi modelli classici, per Wal, non è che il riferimento per dare libero sfogo ad una straripante creatività, evocando il senso dell’esistenza attraverso il suo gioco e ricerca mentale, nonché ad una febbrile, precisa quanto esperta, manualità. Wal nel suo studioWal da oltre quarant’anni esprime la sua ricerca artistica allo scopo di stimolare nello spettatore la sua capacità di sognare e di astrarsi recuperando quello stato di primordiale stupore per il mondo di cui parlava Elémire Zolla…scandendo il tutto con estrema ed amabile ironia. È stata una mostra questa, che si è prestata a livelli di lettura più avanzatin ed evoluti, che sicuramente appartengono alla sfera dei temi della società di oggi, e che, concludendo possiamo affermare che i putti di Wal sono spesso narrati in un loro, possiamo definirlo, “equilibrio instabile”; egli è abilissimo a giocare su questo equilibrio latente dei pesi e contrappesi, conoscendo molto bene la materia degli equilibrismi che appartengono a chi Tesoro, 2013. Terracotta  maltata, cm 37x32x33conosce non soltanto le tecniche di realizzazione, ma delle leggi fisiche, cosa questa di cui lui è autodidatta… e quindi, di gran lunga, più interessante! Oggi, ci troviamo in una società contrassegnata da equilibri profondamente instabili ed il mondo che lui ci prospetta invece, è un mondo di fantasia e di gioco, immerso nella natura ed in perfetta armonia con la natura stessa, tanto da sembrare una alternativa alla società odierna… “una alternativa possibile, ma poco probabile”.
di Marina Novelli
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Il successo delle Arti

Logo porto expo 2Grande successo per la prima edizione del Festival delle Arti presso il Lungomare Duca degli Abruzzi a Ostia. L'evento organizzato da Acca Edizioni Roma, con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma, ha visto alternarsi sul palco, per dieci giorni, personaggi del mondo dello spettacolo, della moda e della danza, sotto la direzione artistica dell’editore e gallerista Roberto Sparaci.
Madrina della manifestazione è stata la bellissima Hoara Borselli premiata durante la prima serata inaugurale dal consigliere regionale Fabrizio Santori insieme alla Geo Travel Network, come eccellenza nella solidarietà l’on. Aurelio Pace, proseguendo in musica con la splendida voce di Marta Barrano. Durante la manifestazione è stata organizzata un'asta il cui ricavato è andato interamente devoluto a favore della World Food Programme e ha visto come madrina speciale direttamente da “Avanti un altro” la pin up Francesca Giuliano.
A presentare l’intera manifestazione con maestria è stato il conduttore radio-televisivo Anthony Peth, alla presenza del dott. Alimberto Torri, del Prof. Francesco Buttarelli e della giuria scientifica a ritirare il premio per la sezione arte è stato l’artista Andrea Tabellini in arte (Liscivia), selezionato tra oltre 50 artisti e premiato dall’eccellenza al giornalismo Margherita Basso direttamente dal programma Rai “Uno Mattina”.
Da sin. Roberto Sparaci, Hoara Borselli  e il consigliere regionale Fabrizio Santori Al Festival Porto Expò, ampio spazio è stato dedicato anche alle passerelle; Grande partecipazione per il concorso “Il più bello d'Italia” , durante la serata sono stati consegnati dei riconoscimenti speciali al volto Rai Antonietta di Vizia, all’organizzatore Raoul Morandi e al presentatore di Canale 10 Carlo Senes; Emozioni invece per le miss de “La più bella d'Italia nelle nevi” con la spumeggiante Serena Gray ha visto alternarsi sul palco fra le miss, la designer Cinzia Maria Statuto e all’organizzatrice Laura Pudda entrambe insignite di un 4 expo3premio speciale. Chiudendo gli eventi di Moda con la finale nazionale di "Passerella da sogno", il concorso di moda indetto per giovani designer, diretto da Daniela Valenzi, con una madrina d’eccezione, l’ex Miss Italia Nadia Bengala, vincitrice Negin Nakhili che avrà la possibilità di frequentare uno Anthony Peth e Roberto Sparaci premiano Paola Minaccionistage presso l’atelier Sposa di Paola Cipriani Couture. Tra le modelle si è affermata Camilla D’Ottavio, che farà da testimonial per lo stesso brand e ha visto come presidente di giuria Mario Orfei e come vice-presidente Elisabetta Viccica, due stilisti di grande spessore, premiati come eccellenza nella moda. Fra risate e divertimento non sono mancate le 5 barranoserate di comicità che hanno visto protagonisti assoluti sul palco Paola Minaccioni e direttamente da Zelig e Colorado Alessandro Bianchi, Roberto Zambarelli, Maurizio Lastrico, Roberto Ranelli e tanti altri...
Ampio spazio inoltre alla musica con i concorrenti de “Il Cantagiro” e giovani artisti di zona, alternandosi fra danza e musica in serate all’insegna del talento artistico.
Si prevede una seconda edizione afferma il direttore artistico Roberto Sparaci, allargando la manifestazione ad arti figurative ed eccellenze enogastronomiche di ogni regione, polo centrale della manifestazione.
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Il Vendicatore Oscuro

E'stato presentato a Roma, presso la Camera dei Deputati, il prestigioso romanzo di Annalisa Stancanelli “Il vendicatore oscuro”, con cui Electa Storie inaugura una collana dedicata al noire. La Stancanelli è 2 Novelli Il vendicatore oscuroun’affermata saggista che, con grande passione si è cimentata nella stesura di questo romanzo…un “romanzo storico”, che ricostruisce la realtà intorno al grande maestro nel suo periodo siracusano, quando cioè si rifugia nella città siciliana, dopo l’evasione dalle prigioni di Malta e quando, di fatto il maestro dipinge “Il seppellimento di Santa Lucia”, patrona di Siracusa. Ma vediamo brevemente di rievocare le fasi più salienti della sua conflittuale ma gloriosa esistenza artistica… fasi della sua vita che possiamo definire con il termine “tra genio e sregolatezza”! A soli tredici anni entra come ragazzo di bottega in quella di Simone Peterzano, già allievo di Tiziano. A soli ventuno anni si trasferisce a Roma, dove rimane attanagliato da una grave malattia che lo costringe a rimanere per tanto tempo in ospedale. Successivamente, la sua svolta storica avviene quando il cardinale Francesco Maria Dal Monte acquista la sua famosa opera “I bari”; incontro importante questo per Caravaggio, data la fitta rete di conoscenze del cardinale che incantato dalla sua pittura, lo tratta da amico, inserendolo in un ambiente culturalmente più elevato e stimolante, malgrado la personalità dell’artista bohemien che trae ispirazione dalla vita di strada e da incresciosi fatti di malaffare. Le sue opere pertanto, vengono giudicate “irriverenti” dalla chiesa, che ne contesta anche la sua personalità sanguigna, ferventemente creativa ma che non disdegna di partecipare a diverse risse, a cui succedono però denunce e processi e che, proprio a causa delle numerose traversie della sua vita, lo costringono a rifugiarsi a Malta, dove viene accolto da una importante famiglia. Ed ecco che la nostra autrice, sembra prenderci per mano per condurci nel febbrile delirio del grande maestro, proprio tra Malta e Siracusa, teatro della vicenda abilmente romanzata da Annalisa Stancanelli. Vediamo infatti concludersi le sue aspirazioni, la sua fama spesso perversa, nonché infastidito dagli approcci sessuali da parte del suo amico Bartolomeo che scopriamo “inviperito” a causa del diniego alle sue proposte ed approcci sessuali verso il Caravaggio, nonché affetto da una attanagliante gelosia per le nuove commissioni, quali riconoscimento al suo elevato ed indiscusso talento e che, di conseguenza, decise di “fargliela pagare”. Questo evento infatti, insieme ad altri, lo costringono ad una pena…la “pena della buca” in cui viene condotto ed abbandonato da amici sconosciuti. Omosessualità peraltro, di cui c’è una traccia nel romanzo e che potrebbe rappresentare anche una chiave di lettura per alcune opere dell’insigne maestro. Il succedersi degli avvenimenti, abbiamo visto, lo portano a Siracusa, dove viene ospitato dai Frati Cappuccini nel loro suggestivo castello che ancora oggi possiamo visitare ed in cui fa da elemento di spicco, la sua famosa biblioteca. L’autrice ci conduce nella magica atmosfera di Siracusa, ricalcandone l’aspetto architettonico di un tempo, ricco di botteghe artigiane e botteghe d’arte. Ma, ci domandiamo...come si fonde “genio e follia” nel Caravaggio? “Il Caravaggio – ella afferma – può definirsi uno degli “artisti maledetti” del periodo ed io credo che la sua sregolatezza, nonché l’indiscussa violenza, sia subita che manifesta, affondi le sue radici nel contesto dell’epoca. La Controriforma infatti, vedeva chiudersi molti spazi nella libertà di pensiero, rendendo di conseguenza molto difficile coniugare creatività e tensione verso il sacro… sacro che possiamo notare in quasi tutti i quadri del Caravaggio. Non possiamo dimenticare inoltre, che negli stessi anni, un’analoga vicenda sfocia nella follia del Torquato Tasso”. Ma tornando al nostro romanzo, come non notare la sensibile e descrittiva conduzione della nostra autrice attraverso gli odori di finocchietto selvatico, del giallo brillante dei limoni, della famosa “mandorla pizzuta” di Avola e degli aromi molto tipici e caratteristici di quei luoghi, nonché la descrizione di suoni e colori di questa incantata città…Siracusa! Non ultimo, il rivivere attraverso recondite quanto suggestive 3 Sortino FRATI DEI CAPPUCCINIaree archeologiche… mitici ed incantevoli luoghi siracusani descritti con la stessa minuzia di particolari di un’opera d’arte barocca.4 foto biblioteca “Dedicandomi a questi romanzo – ci racconta – ho scoperto tantissime cose e non solo riguardo Siracusa ma su Malta, Roma e Messina”. In considerazione del fatto che sei una saggista, quali sono state le ragioni che ti hanno spinta a scrivere un romanzo storico? “Perché ho compreso che per mezzo del romanzo avrei avuto la possibilità di avvicinarmi a più persone!... una maggiore divulgazione quindi! Avendo studiato in profondità la sua vita e le sue opere, il mio obiettivo era di diffondere al massimo la genialità della sua arte, nonchè lo spessore complesso del suo pen- siero che dava origine ad una personalità molto controversa, avvicinandomi così anche a coloro i quali non essendo competenti in materia pittorica, ma che però rimangono letteralmente basiti di fronte alle opere caravaggesche, sentimento di cui sono pervasi tutti i turisti e forestieri di fronte all’opera da lui dipinta della nostra Patrona. Non avendo la possibilità di fare uno studio scientifico, mi sono lasciata affascinare dalla ricerca sulla gastronomia, sui profumi, sugli usi e costumi dell’epoca seicentesca siciliana. La parte più importante per me, è stata la ricostruzione urbanistica di una città che non esiste più e non solo per le successive modifiche urbanistiche ed architettoniche, ma a causa dei forti e frequenti terremoti della fine del 1600 che hanno completamente raso al suolo gli edifici…ed è per questo che ho cercato di ricostruire idealmente una città che non esiste più!” Nelle pagine del romanzo sono descritte anche le fasi di pittura del Caravaggio, nonché l’uso dei colori. Vale la pena quindi ricordare l’alta tossicità dei colori in epoca barocca; molteplici 5 finocchio selvatico1erano infatti i casi di avvelenamento. Come possiamo non immaginare il nostro grande maestro (Michel’Angelo nel romanzo!) che non disegnava prima… “nessun abbozzo preliminare!”…ma che dipinge direttamente con tocchi rapidi e decisi del pennello, (spesso furiosamente!) sulla tela…. a stretto contatto con i colori per molte ore consecutive, alimentandosi pertanto in maniera incerta e piuttosto insana?
7 novelli 5“Lì era stato montato il palco per i modelli e collocato uno specchio…che tutte le sere veniva nascosto. Serviva a Caravaggio per riflettere l’immagine disposta sul palco. Vennero anche sistemati decine di candele per la luce e un tavolone enorme per preparare i colori. Molti uomini della zona erano posizionati sul palco secondo un disegno che Michel’Angelo aveva schizzato sul telo bianco. Mario Minniti insieme ad altri assistenti era impegnato 6 Mandorlaal tavolo a macinare terre, frantumare conchiglie e a preparare i colori secondo le indicazioni del pittore. Sali di mercurio, polvere di lucciole, biacca, indaco, giallo piombo, vermiglione, smaltino, bruno, lacca rossa, nerofumo bianco: i nomi erano scritti su piccoli frammenti di tele posti davanti a scodelle e ciotole”. Il 16 luglio del 1610 il Caravaggio viene colpito da una forte febbre e muore - il 18 luglio! – proprio qualche giorno prima che la sua domanda di grazia venisse accolta… domanda di grazia avanzata dai suoi protettori romani, ponendo così fine alla sua magistrale opera ed alla sua vita… vita che non conobbe mai Dio ma che ci ricorda della sua esistenza, con vigore, in ogni sua pennellata!... e nella sua stessa concezione della luce… una luce interiore… spirituale! Luce che incanta in ciascuna delle sue opere, che siano esse sacre o profane, ma dove la grandezza di Dio è espressa in tutta la Sua Onnipotenza!
Annalisa Stancanelli, già docente di letteratura italiana e latina, è dirigente scolastico a Siracusa.
Collabora con la testata
“La Sicilia”.
Studiosa di Caravaggio, nel 2006 vince la Borsa di Studio del Centro Internazionale di Studi sul Barocco per i suoi studi sul pittore.
Relatori:
Onorevole Sofia Amoddio
Scrittrice Rita Charbonnier (“La sorella di Mozart ed altre opere letterarie)
Prof. Salvatore Santuccio
Di Marina Novelli
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“Tra&art”

Esterno giorno:
due uomini sono sugli scogli, vicino al mare in burrasca. Uno è appoggiato ad un palo, l’altro, in divisa da vigile, no.
2 905355 650 1449047608 sarcasm23 divieto balneazione-Che bella burrasca eh? – dice l’uomo appoggiato al palo
- Eh sì, bisogna stare attenti il mare è imprevedibile.
Dette queste parole giunge un’onda anomala che avvolge i due e trascina in mare il vigile.
- Ahh aiutoo aiutoo
4 2013 02 giustizia12L’uomo prontamente si tuffa tra i marosi e trae in salvo il mal capitato.
- Come sta? Tutto bene?
- Ah grazie, se non ci fosse stato lei chissà come sarebbe finita.
- Eh beh, non ci pensi
- Grazie, grazie ancora
- E’ bene ciò che finisce bene
I due si stringono la mano e l’uomo fa per andarsene.
- Beh arrivedrci eh
Gira le spalle e s’incammina

FIIIIIIIIIIII

Un fischio lancinante taglia l’aria in due. L’uomo si ferma agghiacciato
-Ehi lei- dice il vigile
L’uomo si gira e fa gesto come a dire: io?
- Sì proprio lei, dove crede di andare?
- Beh, a casa no?
- No
- No?
- Lei è in contravvenzione
- In contravvenzione? E per cosa?
- Non ha visto il cartello? Legga là
Il vigile indica un cartello che dice:

DIVIETO DI BALNEAZIONE

- Lei è in divieto di balneazione.
- Ma scusi mi son tuffato per salvarla, si ricorda? Sono quello che l’ha salvata
5 26f674d2db98fbf2ecfab981c88a4d22- E di ciò la ringrazio, ma quella è un’altra questione. Lei ora è in contravvenzione
L’uomo si sente abbattuto, tradito, avvilito, quando… ecco un’altra onda anomala rigettare il vigile a mare
- Ahh aiutooo aiutooo
- Eh, mi dispiace… c’è il cartello, eh non posso mica infrangere la legge no?
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CHRISTIAN PESCHKE,

Christian Peschke, un personaggio di grande umanità, umiltà, simpatia e cultura, abbinate a grandi doti artistiche, se n’ è andato, lasciando un grande vuoto in quella Europa dove ha creduto, si é formato ed affermato. La sua infanzia è stata segnata dal secondo dopoguerra in Germania. Il padre è stato ufficiale dell’aeronautica, la madre era francese, dai due aveva preso il carattere e la dolcezza.
2 DSCN8026Per la sua genialità e talento, a 12 anni è stato ammesso con un’autorizzazione speciale alla classe di disegno del professor Gollwitzer all’Accademia di Stoccarda. Mi confidò che non aveva nessuna difficoltà a seguire i programmi di studio, ma che era paralizzato dalla timidezza nei confronti dei suoi compagni di corso di età quasi doppia alla sua.
Durante i suoi spostamenti per studio in Europa ha avuto modo di frequentare i maestri Arno Brecker, Ernst Fuchs. Andò a trovare nella sua casa in Spagna Salvador Dalì. L’arte non conosce barriere, mi disse, con Dalì parlammo immediatamente la stessa lingua, dopo aver visto qualche mio lavoro mi diede l’incarico di tradurre alcune sue opere in forma plastica.
Per Peschke questo periodo è stato fecondo ed importante per la sua formazione.
A 39 anni si trasferì a Pals, città medievale della Catalogna che divenne per mesi la sua nuova residenza. Nacquero lì le prime grandi sculture tra cui “die Lebensline” – e “le DicKen” (le grasse).
Nel 1985 realizzò “la croce – das Kreuz”, una scultura, fusa in marmo alta 213 cm. che ambientò poi in una discarica abusiva per denunciare la violenza dell’uomo sulla natura e sull’ambiente anticipando di 30 anni Papa Francesco che nella sua enciclica “Laudato sì” del 1915, condanna questo degrado generale e, nel viaggio in aereo di rientro da Medellìn l’11 settembre 2017 rimarca ai giornalisti a proposito del clima, e dei mali che affossano il pianeta: l’uomo è stupido e testardo che non vede…”
La ZDF ha presentato nel 1988 in televisione il reportage MONA LISA, die Dicken von Peschke.
E’ stato docente all’ “Akademie Vulkaneifel” in Steffeln e all’Accademia “Schloß Seeheim” di Kostanza espose le sue opere.
A Bolzano conosce nel ‘95 la gioielliera altoatesina Angelika Lunger, da subito e scatta la scintilla dell’innamoramento e nel ’96 convogliano a nozze. Assieme decidono di andare ad abitare sull’altopiano del Renon, considerato da sempre il paradiso dei bolzanini. A Collalbo, un secolo prima anche il padre della psicanalisi Sigmund Freud (1912 - 1913) trascorreva periodi di vacanze e lavoro sull’altopiano, quei luoghi lo ispirarono e abbozzò il libro “Totem e tabù”. Poco distante Peschke trovò ispirazione ad Auna di Sopra, aprì il suo atelier/abitazione. Per la moglie Angelika progettò raffinati gioielli artistici trasformati in monili d’oro incastonati di pietre preziose. Ne produsse anche per sè, che portava in momenti particolari.
Conobbi il maestro nel suo atelier, dove potei intervistarlo per conoscere meglio lui e la sua arte.
Quando gli chiesi se era nato prima il Peschke pittore o lo scultore mi rispose: Assolutamente lo scultore, anche se non posso separare le due attività. Per l’artista l’amore per la scultura, soprattutto per i soggetti femminili è da sempre imperniato alla ricerca della perfezione assoluta e della forma pura. Non per questo la sfera è considerata il simbolo della perfezione. Anche le “DicKen” (le grasse) di piccole dimensioni hanno forme tondeggianti, in più hanno una forza monumentale. Theo Reim scriveva: ci troviamo a vivere in un’epoca segnata da angoli, spigoli e fratture, mentre abbiamo più bisogno di comunione con il rotondo.
3 DSC 8797Sicuramente uno dei più importanti lavori del maestro è la grande scultura “Die Lebensline” – “Il percorso della vita”, eseguita nel 1984, una scultura astratta lunga 10 metri del peso di 700 chili, fusa in miscela di marmo polimerizzata. Essendo installata in sospeso, è diventata oggetto percorribile. Nella superficie e nella forma è celato il segreto delle fasi della vita, una sorta di DNA di marmo.
In quest’opera l’artista ha desiderato non solo creare una scultura fuori dal comune, ma anche uno strumento per sensibilizzare il tatto e sposarlo con la musica.
“Die Lebensline” è pertanto una possibilità di trovare attraverso il contatto con la forma, un contatto con noi stessi. Per la musica da ascoltare in abbinamento alle mani che scorrono sull’opera, Peschke aveva incaricato il compositore tedesco Frank Duval di creare brani musicali espressamente per l’opera, nacquero e < Ruf zur Sonne>. Ogni qualvolta Peschke faceva scorrere la sua mano sulla superficie levigata della scultura diventava triste, silenzioso e provava forte emotività.
5 DSCN0534aTutti abbiamo una nostra “linea della vita, più o meno lunga”, mi bisbigliava, per Picasso, Mirò e Chagall molto lunga e movimentata; breve e tormentata, quella di Modigliani.
Negli anni 2002 partecipò ad un concorso per una scultura per “Sas Le Prince Rainer III De Monaco”, una giuria internazionale decise a favore del suo modellino “Tanz der Sterne” – “Danza delle stelle”e nel 2003 i Principi Ranieri III e Alberto di Monaco inaugurarono a Mantecarlo il monumento .
Per il sessantesimo compleanno del maestro è andato in stampa nel 2006 il catalogo generale delle sue sculture e pitture. Questa monografia, edita in Italiano, tedesco e inglese, curata da Fulvio Vicentini prevedeva anche una edizione DELUXE in cofanetto, limitata a 60 esemplari, quanti i suoi anni. Ogni copia contiene un disegn a pastello originale, un altorilievo e un DVD con la vita di Peschke.
Per quell’occasione la direttrice del Museo di Brunico, Barbara Willimek, organizzò una grande mostra antologica di quadri e sculture, con la presentazione della monografia e la proiezione del filmato di 15 minuti “L’arte di Christian Peschke” girato dalla Di Spazio Film con la regia di Fulvio Vicentini. A coronare culturalmente la serata lo scrittore-analista prof. Claudio Widmann evidenziava come nei quadri di Peschke la forza del colore sia sempre protagonista. Da buon bavarese Peschke era orgoglioso del Papa tedesco Benedetto XVI°. Il 12 settembre 2007 nel corso di un udienza in piazza S. Pietro ha avuto l’onore di stringergli la mano e donargli un cofanetto con la sua monografia e un disegno a pastello della crocifissione elaborata espressamente per il Santo Padre.
Nell’opera ha voluto esaltare i chiodi della crocifissione, in dimensioni smisurate, per evidenziare la grande sofferenza del Cristo Redentore.
In Alto Adige, sul Renon Christian ed Angelica si sono fermati una decina d’anni, poi nel maestro subentrò il forte richiamo della sua terra, la bavaria. Congiuntamente con Angelika decisero di tornare in Germania, prima a Bruck mühl-Bad Aibling, poi a Flinsbach am Inn, non lontano da Monaco. In quest’ultima ridente cittadina l’artista si è impegnato al massimo perché voleva lasciare un importante segno, una impronta che testimoniasse il suo passaggio nella sua terra. Nel 2015 ha realizzato “HOUSE PESCHKE” - “CASA PESCHKE”, un Museo dove sono raccolte buona parte delle sue migliori opere realizzate nel corso di una feconda vita d’artista.
4 DSCN7408A inizio 2017 i primi sintomi di una malattia irreversibile che non gli ha dato scampo. Con fatica è riuscito a portare a termine e consegnare l’ultima sua opera, una fusione in bronzo laccata di bianco, alta 3,70 mt. dal titolo “Tanzerin für USA- Florida”, commissionatagli dalla .
La “Lebensline” del maestro volgeva rapidamente alla fine.
Christian Peschke è deceduto il primo luglio 2017.

Di Fulvio Vicentini
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