Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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25 - 28 GENNAIO 2018 EDITION 22 INTERNATIONAL FAIR FOR CONTEMPORARY ART INNSBRUCK

LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA SARA’ PRESENTE AD ART INNSBRUCK 2018 CON
VALIDI ARTISTI SELEZIONATI NEL PANORAMA DELL’ARTE INTERNAZIONALE CONTEMPORANEA.
UN APPUNTAMENTO IMPERDIBILE PER TUTTI COLORO CHE AMANO L’ARTE E IL COLLEZIONISMO.
GLI ARTISTI, PRESENTATI DALLA GALLERIA D’ ARTE MALINPENSA BY LA TELACCIA ALL’EXPO ARTE
DI INNSBRUCK 2018 DAL 25 AL 28 GENNAIO 2018, ESPORRANNO LE LORO PRESTIGIOSE OPERE
CON SENSIBILITA’ D’ANIMO, VALIDITA’ TECNICA ED INTENSA FORZA ESPRESSIVA PER TRASMETTERE
AL FRUITORE CONTINUE E TRAVOLGENTI EMOZIONI.

presentazione di Monia Malinpensa
(critica d’arte - giornalista)

CARLA ALBERTELLA
ALBERTELLA CARLACon un senso di equilibrio notevole tra forma, colore e spazio e con un tratto ben armoniosamente definito, l’artista Carla Albertella rende dinamica l’opera creando una forma espressiva ricca di rinnovati aspetti figurali. Attraverso un linguaggio artistico, all’insegna del cromatismo e di una capacità di inventiva evidente, ella regola uno schema strutturale in maniera essenziale ricco di stile, sintesi e di sensibilità.








Giuseppe Amoroso De Respinis Intreccio di emozioni acrilico su tela 50x60 2016 1GIUSEPPE AMOROSO DE RESPINIS
C’è un senso di affascinante mutamento nell’immagine interpretativa pittorica dell’artista Giuseppe Amoroso De Respinis, egli riesce a trasportarci in un mondo totalmente suo personale in cui il soggetto, particolarmente suggestivo, evidenzia un ragionato e unico espressionismo. Nella sua realizzazione pittorica, sia i valori contenutistici che quelli simbolici, sono di notevole resa tecnico-formale.












GISBERTO BIOLCHINI-GISKA
BIOLCHINILa vibrazione materica dell’acrilico e smalto a spatola dell’artista Giska evidenzia un percorso di vive emozioni e di espressiva dinamica spaziale, che si concretizza nell’opera con una libertà di immagine assolutamente unica. Il movimento del tratto, la stesura della materia e la visione del colore evidenziano un’atmosfera di ariosità e di morbidezza del segno che rendono l’opera vivace di ritmi, forme e cromie.
















SIMONE BOCCARDO
SIMONE BOCCARDO Borgo2016 olio su tela 50x70 cmLa tessitura cromatica ben evidenziata con colori caldi e la gestualità del tratto incisivo sviluppano il mondo pittori-
co dell’artista Simone Boccardo. Le visioni paesaggistiche dei suoi borghi, ricche di sentimento e di poesia, rivelano ricordi e memorie e una naturale capacità espressiva sempre carica di personale tecnica dell’olio su tela. Le sue opere sono intime pulsazioni di cuore e stati d’animo e soprattutto di umanità.








CHIARA CASARINI
CASARINI CHIARA Above the SurfaceTra realtà e fantasia vivono le opere dell’artista Chiara Casarini; esse, dense di atmosfere e significati, trasmettono sensazioni altamente suggestive. In una veste surreale s’intessono di una serie di immagini dalle intense vibrazioni di assoluta pregnanza simbolica. L’aspetto scenografico della tecnica a tempera acrilica, il gesso e il collage su tela vivono di una rappresentazione originale contrassegnata da rilievi emozionali.









ROSSANA CHIAPPORI
CHIAPPORI ROSSANA In un contesto ricco di vitale dinamismo e di colori caldi emergono incisivi effetti estetici e varianti di forme originali, caratterizzati da un segno deciso e da una narrativa scenografica di alta qualità. Con un senso evidente del lavoro materico e gestuale, che si distingue e che si impone mirabilmente nel dipinto, esplodono costantemente ritmi e dissolvenze, animati di magistrale sintesi e di uno stimolo creativo.








NOVAC CODRUTA
 NOVAC CODRUTA n fondo al bosco 245 cm per 345 cmL’artista Novac Codruta predilige, per dipingere i suoi lavori su carta, i soggetti paesaggistici e a tema naturalistico che alimentano un continuo dialogare pittorico ricco di armonici accenti cromatici. Le immagini si modulano di una intensa orchestrazione chiaroscurale in cui si connota una espressività vibrante di emozioni. Le sue composizioni, tratte da valori autentici, sono dense di significato e di forza interpretativa.








PIERLUIGI COTTARELLI
COTTARELLIL’attività dell’artista
Pierluigi Cottarelli offre un’interpretazione personale della tecnica a incisione su negativo polaroid 665 che, mediante una stesura a mano dello sviluppo gelatinoso, evidenzia uno studio profondo ed una individualità di espressione di rilievo. Egli, in un’armonica sintesi di forme e di contenuti, realizza una creatività dinamica in cui sono sintetizzate con incisività una moltitudine di sensazioni e significati.









MARIA PIA CULICCHIA
CULICCHIA MARIA PIA E’ una realtà pittorica, quella dell’artista Maria Pia Culicchia, di notevole capacità espressiva che sconfina nel sogno all’insegna di un’immaginazione ricca di spirito d’osservazione e di sensibilità del suo animo. La tecnica mista su tela, pienamente descritta, dialoga con la materia in un processo creativo unico in cui si fondono significati intensi fortemente interiorizzati che stimolano di continuo l’interesse dell’osservatore.









MAURO DRUDI
Arhonda acrilico su tela 60 x 70 cm. 2017Le opere dell’artista Mauro Drudi, dal suggestivo tema floreale, si vestono di un racconto preciso ed espressivo costantemente intriso di personalità ed intonazione modernista. Egli ha bisogno di raccontare al fruitore una natura che esprime freschezza per l’aspetto dinamico ed estroso. Il temperamento evidente si proietta in una dimensione originale che mostra comunicativa, padronanza di tecnica e personalità interpretativa.










GIACOMO DE TROIA
DE TROIAL’artista Giacomo De Troia, capace di creare con una rinnovata interpretazione la figura umana, realizza opere dal sapore fiabesco senza mai tralasciare l’intenso aspetto contenutistico. Il suo affascinante “Teatro della vita”, ricco di sintesi, di valori umani e di sentimento ci regala effetti unici e preziosi. Egli, utilizzando l’acrilico su tela, con magistrale stesura della materia, si conferma per la sua personalità artistica.












GIANCARLO FABBI
FABBI GIANCARLO Bosco 2016L’artista Giancarlo Fabbi, con grande perizia tecnica della stampa analogica da negativo, testimonia un percorso ricco di preparazione ed analisi di studio. Egli, attraverso la perfezione dei suoi scatti fotografici, coglie il significato più profondo di una natura affascinante. La sua è una valorosa ed efficace intonazione chiaroscurale dai contenuti tecnici rilevanti. Sono momenti magici, irripetibili vibranti di un’evidente sensibilità e di una comunicazione personale.















GINO FONTANESI
FONTANESI GINOIl tratto dinamico mai statico, che vive nell’opera dell’artista Gino Fontanesi con un’azione incisiva del colore, esplode nell’infinito con magistrali effetti di linee verticali ed orizzontali. Il gioco della luce e del movimento attraversano un’astrazione di intensa comunicazione sorretta da fervida fantasia compositiva. Materia e segno trovano una dimensione spaziale di ampio respiro e formano emozioni cromatiche di notevole vitalità.











VINCENZO LAGALLA
Parto Sw5 VINCENZO LAGALLALe opere dell’artista
Vincenzo Lagalla della serie “Sandwich”, caratterizzate da immagini sovrapposte, sono il risutato di una profonda analisi ricca di fantasia e di coinvolgente dialettica. Esse, scandendo il tempo, ci accompagnano in un universo infinito dove l’uomo e la natura vivono in perfetta simbiosi. La riflessione strutturale, la complessa elaborazione e l’originale processo creativo simboleggiano appieno il suo percorso fotografico.







ANTONIA LEONARDI
Leonardi Antonia Un rinnovato spirito creativo vive di particolare interesse nell’iter dell’artista Antonia Leonardi che si contraddistingue per unicità compositiva e stile pittorico. La fluidezza del colore, la vitalità interpretativa e l’immaginazione simbolica rendono ogni sua opera intrisa di rigore descrittivo e di resa formale. L’impianto scenografico del colore è di notevole ed originale elabo- razione tanto da evocare un inconfondibile linguaggio pittorico.








PIERO LOMBARDI
PIERO LOMBARDI1Quella dell’artista Piero Lombardi è una pittura fortemente cromatica dovuta ad una continua e forte carica emozionale dove, attraverso il suo colore acceso, egli esprime il pulsare della creatività. La tecnica dei colori ad acqua e pasta su cartone, che danno magistrale spessore all’opera, trasmette al fruitore una capacità di evidente esecuzione. La materia crea effetti dinamici e dirompenti contrasti per una ricerca intimista dal timbro riconoscibile.















WALTER MARIN
WALTER MARIN Le tre Grazie 90x90Pittura impregnata di realismo quella dell’artista Walter Marin dove la tecnica ad olio su tela, da lui magistralmente usata, mostra limpidezza di impianto tonale ed effetti di abilità descrittiva. La perfetta calibratura della luce, l’attenta espressività dei volti e il rigoroso effetto dei chiaroscuri regalano all’opera una meravigliosa poesia e valore artistico. Le sue figure so- no valorizzate da un rapporto di sentimento e da un senso intimo del ricordo e del vissuto.













VALENTINA MIANI
MianiLa pittura di Valentina Miani si esprime con una elaborata lavorazione molto materica; l’olio su tela di lino a spatola, denso di cromatismo e ampia resa strutturale, si pone con una contemporaneità evidente carica di vitalità. Ella, in maniera del tutto personale, rende ogni soggetto intriso di magia cromatica e di una visione compositiva intensa di luminosità che dà spazio ad un’espressione armonica e ricca di temperamento creativo.









GIAN DOMENICO NEGRONI
NEGRONI GIAN DOMENICO L’atto creativo, gestuale e formale dell’artista Gian Domenico Negroni, racconta una pittura di qualità tecnica – cromatica in continua mutazione. La materia ad acrilico su carta e multistrato dà spessore alla superficie regalando all’opera una spazialità di particolare suggestione. La sua linea pittorica rappresenta un linguaggio personale che si avvale di colori forti e di un segno incisivo intriso di contenuti simbolici ed emozionali.













MARCO PALMA
8 Isole del desiderioUn’esplosione vitale della materia entra in profondo contatto con la tecnica del collage e mista su tela in cui l’artista Marco Palma esprime una propria identità pittorica ricca di intensa elaborazione ed interpretazione. Egli, avvalendosi di materiali industriali per realizzare le sue opere, li trasforma dando a loro una nuova vita e una nuova immagine, tanto da farli vibrare di una realtà varia di colore, forma e contenuto.








LORETTA BRUNA PAVANI LOLLJ
Bruni LorettaLanima di un bambinoLa molteplicità di materiali vari e la duttilità del poliuretano compresso, uniti all’intervento dell’acrilico, vengono mirabilmente lavorati dall’artista Loretta Bruna Pavani Lollj con un preciso studio di elaborazione e di impianto simbolico. L’elemento compositivo, il ritmo brillante del colore caldo e le tensioni emozionali assumono all’interno dell’opera significati notevoli per la tecnica e costantemente impregnati di contenuto.












SARA PEZZONI





STEFANO PIGNATO
PIGNATO STEFANO Nelle opere dell’artista Stefano Pignato appare una visione cromatica ricca di intensa azione, di chiara identità e di evidente stile; ed è in questa panoramica che egli concretizza simboli geometrici e volumi, espressi con un rinnovato linguaggio, in un rapporto di progettazione e di qualità significativo. I colori, che vanno dal giallo al blu al rosso, ci seducono e creano all’opera un ritmo ed un equilibrio unico.










ALDO RIGHETTI
Righetti Aldo Trilogia del silenzio Tecnica mista con inserti materici su legno 765 x 85 x 10 Anno 2017L’evolversi significativo della produzione di Aldo Righetti dimostra una sua contemporaneità evidente dove egli esprime, con incessante creatività e sperimentazione, i suoi stati emozionali. Il colore pacato, il lirismo del soggetto e la materia che prende vita si alimentano di una ricca sensibilità fatta di profonde riflessioni sull’esistenza umana. E’ una visione impregnata di estro, estetica e contenuto morale - sociale.










DANIELA ROSSO-PRIN
Rosso Daniela Attimo Blues DRosso PrinAttenta osservatrice l’artista Daniela Rosso Prin interpreta la figura umana con una carica emozionale intensa e con vivo temperamento tanto da mettere in evidenza una vibrante e personale contemplativa. Ella trasforma i suoi dipinti in una felice sintesi figurativa dove l’elemento chiaroscurale e i rapporti tonali ci regalano esaltanti effetti di luce, movimento e poesia. La Prin ama comunicare attraverso la sua pittura stati d’animo.













MAURIZIO SALETTI MAUS
Saletti Maurizio MAUS CONCEZIONE VOLUMETRICA 5E’ un percorso, quello dell’artista Maurizio Saletti, in arte MAUS, che nasce da una sintesi essenziale del disegno e da un’attenta resa strutturale in cui il dinamismo del tratto si rivela energia compositiva ed ampia libertà di ideazione. L’armonia, la luce e la prospettiva coesistono, all’interno del dipinto, in perfetta simbiosi e sviluppano una pittura assolutamente personale di notevole processo creativo.








BIANCA SALLUSTIO
Sallustio Bianca IL BALLERINO RUSSO OLIO SU TELA 70 X 70 2016 BIANCA SALLUSTIOUna nuova interpretazione invade lo spazio pittorico; è una storia che induce lo spettatore alla meditazione e ad uno stato di entusiasmo continuo. Il sentimento fa irradiare, come una luce interiore, le iguane: è questa la testimonianza che l’artista Bianca Sallustio fa con le sue opere autentiche ed altamente scenografiche. La stesura del colorismo brillante e lo sfondo chiaroscurale originale identificano il segno con la luce.













JOHANN STOCKNER
STOCKNERLa ricerca tecnico - formale è per l’artista Johann Stockner, di fondamentale importanza nel suo iter, le sue opere, dinamiche e di evidente progettualità segnano, in piena libertà d’inventiva, una forza compositiva attenta e moderna. La tecnica personalissima da lui usata , servendosi di materiali diversi quali polvere di alabastro, marmo, sassolini e sabbia naturale, crea una stesura originale che gli permette di ottenere successi evidenti.














DOMENICO TANGARO
TANGAROAttraverso i puri valori del disegno grafico - pittorico l’artista Domenico Tangaro rivela, in tutta la sua esperienza; la ricerca e lo studio dell’architettura dei luoghi del mediterraneo, per dare forma ed espressione a tale cultura con il suo discorso narrante di profondo studio e di viva analisi. Il complesso archeologico dell’antica città Greca di Epidauro, con il suo teatro e il tempio di Asclepios, si sviluppa nell’opera in una linea di ricerca notevole.









ALESSANDRA TRISCHITTA
TRISCHITTAArtista poliedrica
Alessandra Trischitta rivela una realtà vibrante dove la fotografia, la tecnologia e la grafica convivono mirabilmente nell’opera con intenso studio e viva emozione. E’ una digital art pervasa da immagini reali e surreali che rispecchiano un percorso di notevole ispirazione e osservazione in cui l’elemento naturalistico, fortemente sentito, si esprime in concrete e fascinose fantasie intrise di composizione e di contenuto tecnico.
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Nel segno della Musa, le interviste di M. Spataro

“Ritratti d’artista”
Talenti del XXI secolo
Paolo Buzzi
il lampadario vegetale ha una luce floreale 2014 pittura acrilica su tela 180 x 180 cmL'Arte come spaesamento dell'oggetto. Per una metafisica dell'umano che nasce dalla sua stessa assenza.
uando e come è avvenuto il suo incontro con l'arte?
«Da bambino assemblavo materiali e li dipingevo. All'inizio era solo un gioco, con il tempo è diventata una cosa importante. Così, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato a fare arte. Le prime mostre le ho tenute a Bagnacavallo, paese romagnolo dove vivo e lavoro, poi, ho iniziato a esporre in varie altre località sia italiane che straniere. Negli anni '90 ho sentito il bisogno di approfondire gli studi artistici per cui mi sono iscritto a Pittura all'Accademia di Belle Arti di Bologna, conseguendo il diploma. Da lì in poi, ho proseguito impegnandomi in una ricerca artistica che tutt'ora continua e che segue, pur nella normale evoluzione della storia di ogni artista, un filo conduttore che caratterizza il mio lavoro da sempre».
Qual è questo filo conduttore. Ce ne parla?
«E' un filo conduttore che accompagna il mio lavoro nella sua totalità, riguarda l'approccio con cui mi pongo rispetto alla mia opera, sia essa un dipinto o una scultura. Io lavoro solo sul paesaggio, pezzi di paesaggio oppure su oggetti che traduco in opera in base a come li osservo secondo una mia percezione, un mio personalissimo angolo visuale. All'inizio l'approccio si manifesta in termini, che definirei, di tipo comportamentale, inteso come modo di pormi e di essere nel mondo, e che altro non è, se non la mia modalità affettiva di stare in contatto o dentro le cose, una partecipazione fisica e affettiva cui, tuttavia, corrisponde un atteggiamento ricognitivo. Il che significa, che quando decido di lavorare a un paesaggio, naturale o urbano, oppure a un oggetto, ho un atteggiamento di appropriazione, fotografando il paesaggio oppure prelevando l'oggetto dal suo ambiente naturale. Una volta prelevate le immagini o l'oggetto, incomincio a togliere, a ripulire e a trasformare queste realtà in lavori artistici, dipinti, sculture o installazioni se si tratta di oggetti. Tutti i miei lavori nascono così, essi corrispondono alla mia idea, alle emozioni e alle percezioni che più mi appartengono e che desidero manifestare in riferimento a quelle realtà “prelevate”».
Quali sono i paesaggi che ama maggiormente dipingere e quali gli oggetti che più le piace trasformare in installazioni o sculture?
«All'inizio della mia carriera, ho amato molto dipingere archeologia industriale. Ero affascinato dalle teorie dei non luoghi di Jean Baudrillard e di Marc Augé. A sedurmi di quei luoghi non luoghi era quella sorta sullorlo del mare 2012 acrilico su tela 120 x 120 cmdi sospensione metafisica, di atemporalità che da essi emanava. Dove la presenza dell'essere umano si percepiva attraverso la sua assoluta assenza. Oggi, come ieri, l'ambiente e la natura, così come l'oggetto, mi interessano come testimonianza del luogo e dell'umano. I miei sentimenti, la mia affettività, li manifesto attraverso la rappresentazione dell'ambiente e dell'oggetto che rimanda all'umano. L'oggetto, infatti, rimane, mentre l'umano no, è per questo che parlo di testimonianza dell'umano quando mi riferisco alla mia visione e al mio lavoro».
Sembra di capire che le sue opere rispondano più a un progetto artistico che a una corrente di carattere emozionale?
«L'aspetto emozionale esiste in quanto il prelevare le immagini o gli oggetti è vissuto da me affettivamente, come già detto. Si tratta di una scelta che mi identifica nella personalità e che rappresenta il rapporto tra l'io e la realtà che mi circonda. Questi aspetti rientrano a pieno titolo nella parte progettuale, che c'è ed è determinante nel mio fare. Il progetto poi si sviluppa in un'attività, come ho già affermato, in termini ricognitivi col circostante, la qual cosa conferisce struttura e identità al mio lavoro. Un lavoro che si sviluppa attraverso cicli diversi: prima mi sono occupato di paesaggi industriali, poi di oggetti. Oggi, a interessarmi, sono tutte le realtà che scaturiscono dalla natura. Ognuno di questi cicli è caratterizzato da un comune denominatore: l'atmosfericità. Con ciò intendendo quel clima psicologico che segna le mie opere e che corrisponde a un senso di sospensione e di atemporalità che mi appartiene e che mi identifica. Ogni volta che concepisco un'idea, provo un bisogno incombente di depositarla attraverso un lavoro, prima che essa mi sfugga. Quando guardo o fotografo le realtà che mi interessano, desidero fissarle proprio in quell'esatto momento in cui le ho “colte”. E' come se desiderassi fermare il tempo a quell'attimo: una percezione legata alla fugacità del tempo e che, reputo, provenga dal lato più profondo della mia stessa personalità. “Più che un creativo mi sento un creatore”, sosteneva De Dominicis, un pensiero che corrisponde appieno al mio sentire e che, alla fine, contribuisce a conferire identità e unicità al mio lavoro. Vivere l'esperienza quotidiana è, per me, riuscire a guardarla da un'angolatura diversa, mia, personale».
Ci descrive più dettagliatamente cosa accade quando, raccolto il materiale necessario, comincia a creare l'opera?
«Più che un creativo, come ho già detto, mi sento un artista che crea da qualcosa di preesistente. Per quanto riguarda le immagini dei paesaggi raccolte attraverso la fotografia, incomincio a togliere, sottrarre solarium un bagno di luce 2014 vasca legno neon gazzella algerina e materiali vari 165 x 65 h 110 cmpeso, a fare un lavoro di pulizia anche da un punto di vista estetico personale. Tanto da ottenere volutamente degli effetti che, spesso, rimandano all'arte orientale. Prima di dipingere, elimino dalle foto, che io adopero come un taccuino di appunti, tutto quello che non mi soddisfa, fino a quando non raggiungo quella condizione che corrisponde all'idea che mi sono fatto di quel lavoro. Per quanto riguarda l'oggetto, ormai da anni lavoro a fermare l'attimo in cui l'ho prelevato, ovvero in cui l'ho raccolto, visto che, da diverso tempo, si tratta di foglie, fiori o reperti naturali. Il passaggio successivo è la sua glassatura; attraverso una tecnica particolare e abbastanza complessa glassando l'oggetto non faccio altro che fermare per “l'eternità” l'attimo in cui l'ho prelevato, trasportandolo al contempo in una dimensione altra che lo immortala rendendolo opera d'arte».
Quali sono i modelli e gli artisti che l'hanno guidata lungo il suo percorso artistico?
«Può sembrare strano, ma a influenzare la mia visione del mondo sono stati principalmente dei letterati, dei poeti e anche degli scienziati. Oltre ad autori come Jean Baudrillard o Marc Augé, ho amato mol-to i versi del poeta portoghese, Eugènio de Andrade. Un testo che ho letto con grande interesse, e che mi ha profondamente segnato, è l'“Elogio della fuga”, scritto dal biologo Henri Laborit. Per quanto riguarda gli artisti delle arti figurative, ho guardato a Hopper come a Magritte e a tutti i maestri della metafisica. Ho imparato anche dalla Pop Art, specie quella europea, di cui sento l'influenza soprattutto laddove utilizzo l'oggetto spostandolo in un altro contesto. Influenze mi sono arrivate, e tuttora mi arrivano, dal mondo della cultura e dell'arte a 360°, con ciò includendo musica, soprattutto il jazz, teatro, danza e cinema, a partire, in quest'ultimo caso, dalle suggestioni dei capolavori cinematografici di Hayao Miyazaky».
Reputa che l'arte debba avere valenze culturali, sociali ed etiche, oltre che estetiche. Quale il suo impegno in questa direzione?
«In riferimento all'arte contemporanea, ritengo, che dovrebbe essere meno marginale. Non solo dovrebbe rientrare nelle scelte estetiche degli arredi urbani, ma anche essere maggiormente impegnata nel formare le nuove generazioni. In sintesi dovrebbe entrare di più nella vita quotidiana. Una società senza artisti e senza arte è una società triste, priva di armonia e di sogni. E', poi, molto importante che l'arte sia libera. Libera di esprimersi senza condizionamenti, se non quelli di carattere strettamente tecnico. Quel senso di sospensione e di vuoto che fa da sfondo ai miei lavori, ad esempio, non è altro che voler aprire l'angolo di lettura verso una dimensione non condizionante, di assoluta libertà. Penso che chi osserva deve poter fare una propria lettura. Sulla mia tesi di laurea ho scritto al riguardo: “il linguaggio parlato dell'immagine ventriloqua è quello di chi la guarda”, che significa che la vera libertà nasce da quello che io realizzo senza dire, però, cosa sia».
In questo momento quali sono le forme espressive e i linguaggi artistici che meglio rappresentano la sua poetica?
grande lilium bianco 2017 terracotta resina smalto e materiali vari diam. 35 h«Mi esprimo con soddisfazione sia con la pittura, come con la scultura e l'installazione, posso tranquillamente affermare che tutte e tre mi rappresentano. Anche se, confesso, mi sento più un pittore che sconfina nella scultura e nell'installazione. Quello che alla fine conta, è la lingua, non tanto il linguaggio attraverso cui mi esprimo. Nei vari generi che mi rappresentano c'è sempre quel filo conduttore di cui parlavo all'inizio. Ogni lavoro che viene dopo è, infatti, la conseguenza del lavoro precedente. La temperatura delle mie opere è determinata da un'atmosfericità che si riscontra in tutti i miei lavori e ne è la costante»
Quali sono gli impegni e i progetti artistici e culturali che maggiormente la coinvolgono in questo periodo?
«Da alcuni anni condivido un progetto artistico-culturale nato a Cesena da un'idea e dall'impegno di Roberta Bertozzi, che continua a essere la mente e l'anima di questo progetto. Di fatto si tratta di una realtà che si identifica inizialmente nell'associazione culturale Calligraphie, da cui nasce anche la rivista artistica e letteraria Edel. Tale rivista è un manifesto in cui vengono messe a fuoco esperienze e ipotesi teoriche con contributi che arrivano sia dall'ambito letterario che delle arti visive. Tutto questo io lo vivo come un osservatorio in cui si dà spazio a riflessioni di tipo critico ed espressivo. Ogni numero di Edel è incentrato su un tema, sul numero di qualche anno fa, dedicato al paesaggio, ho pubblicato con grande soddisfazione una mia opera. A tutto ciò si è aggiunto Cristallino, progetto espositivo che si tiene negli studi d'artista, nei musei, nelle gallerie d’arte e negli spazi pubblici. Quest'anno è poi nata “Corte Zavattini 31”, galleria d'arte che si pone come officina del contemporaneo e che rappresenta anche gli artisti che fino a ora hanno condiviso Calligrafie. Per quanto riguarda le esposizioni, in questo momento sto lavorando al progetto Arte al Presente: incontro a CasermArcheologica a Sansepolcro, a cura di Ilaria Margutti. Quello che mi piace di questo progetto, oltre al fatto che si svolge nella terra di Piero della Francesca, è che non si pone solo come un evento espositivo, bensì come evento interattivo che prevede visite e laboratori con gli studenti dei licei e incontri con il pubblico. La mostra inaugura il prossimo 14 Gennaio alle ore 17.00, e proseguirà fino a primavera. Mentre il mio incontro con il pubblico è previsto per il 17 Febbraio.
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Mirella Guasti e Luigi Pellanda allo Stadio di Domiziano

La tunichettaNello splendido, suggestivo scenario del sito archeologico (patrimonio dell’Unesco) Museo “Stadio di Domiziano” a Piazza Navona, si terrà la mostra di Mirella Guasti e Luigi Pellanda.
Curata da Alan Serri, Emanuele Lamaro e Amedeo Demitry con 50 opere scelte dei due grandi artisti esclusivi della Galleria Cinquantasei di Bologna. La mostra sarà articolata nelle sale poste a circa 5 mt sotto il piano di calpestìo antico, come si vede dall'affaccio alle arcate su Tor Sanguigna, rispetto a quello moderno, tuttavia le murature imperiali sono rimaste sempre parzialmente note, seppur considerate grotte e oggi lo spazio viene allestito per l’occasione con le suddette opere che faranno da cornice allo scenario del prestigioso sito storico che fu fatto costruire nel Campo Marzio tra l'85-86 d.C. da Domiziano. Lo stadio aveva una capienza di circa 30.000 spettatori. Fu restaurato nel III secolo da Alessandro Severo e da questo gli derivò il nome di Circus Alexandrinus, che mantenne per tutto il medioevo e restò in uso fino al V secolo. Durante il medioevo sulle strutture del circo crebbero prima costruzioni povere e successivamente palazzi e chiese che ne utilizzarono i materiali e ne seguirono il perimetro; lo spazio dell'arena tuttavia, benché si andasse lentamente interrando per effetto dei crolli ma anche delle alluvioni del Tevere, non fu mai occupato stabilmente, ed è oggi Piazza Navona. La chiesa di Sant'Agnese in Agone, ad esempio, era denominata S. Agnese de cryptis Agonis. 16AUTUNNOINFINITO110X100
Mirella Guasti provenendo da studi classici e linguistici, recupera solo più tardi la naturale propensione per l’arte: frequenta per questo corsi formativi di ceramica, di nudo e di scultura. È presente, dal 1995, alle fiere d’arte (Bologna, Genova, Lugano, Padova, Verona), in aste d’arte contemporanea, e ad alcune esposizioni collettive a Treviso, Asolo, Conegliano, New York, Lugano. Nel 2005 viene inserita nel volume «Novecento. Pittura e scultura» per l’importante mostra di Galleria d’Arte Cinquantasei a cura di R. Bossaglia. Da quel momento lavora in esclusiva per la Galleria che la fa conoscere al grande pubblico con una serie di mostre personali e collettive:
2006 Mostra antologica 1978-2006, Galleria Cinquantasei Bologna.
2006 Il grande gruppo scultoreo in bronzo patinato “… e fra di loro il vento” viene scelto per l’esposizione permanente all’ingresso del Palazzo delle Professioni di Mestre.
2007 Mostra antologica, Galleria Trifoglio Arte Chieti col patrocinio del Comune di Chieti. Un’opera è esposta da allora al Museo di Arte Contemporanea Costantino Barbella di Chieti.
2008 Mostra antologica 1978-2008, Galleria Alba d’Arte, Brescia.
2009 Primo e secondo Novecen-to: mostra collettiva di scultura e pittura, Galleria Cinquantasei Bologna da gennaio ad aprile
2009 Mirella Guasti e il Novecento, Galleria Cinquantasei Bologna da settembre a novembre
2010 Personale di Mirella Guasti al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, da settembre a novembre
2010 Sei opere di grande formato vengono esposte da maggio 2010 nella piazzetta di Via IV Novembre (Piazza Maggiore) in centro a Bologna con il Patrocinio di Comune di Bologna, Ascom, Federalberghi, Bologna Welcome. Per il grande successo l’esposizione è stata prolungata fino a dicembre 2013 e grazie a questo diverse opere sono state acquistate per importanti collezioni in Francia, Spagna, Inghilterra, Norvegia, Romania, Giappone, Canada e Stati Uniti.
2011 L’opera Tourbillon viene scelta per il Padiglione Italia in occasione della 54ª Esposizione Internazionale d’Arte - Biennale di Venezia nel 150º dell’Unità d’Italia, a cura di Vittorio Sgarbi.
2013 Sei sculture di Mirella vengono esposte in Piazza G. Vico a Chieti nel 2013 per la mostra “Mirella Guasti. L’eleganza della forma e il Novecento” in collaborazione con l’Associazione Culturale Trifoglio e con il patrocinio della Provincia e del Comune.
scalinata2014 Galleria Yesterday di Gallarate organizza la mostra collettiva “Racconti di donne, terre e fiori” con numerose sculture di Mirella, da novembre fino a gennaio 2015.
2015 Dall’11 luglio al 27 settembre opere di Mirella Guasti sono state esposte in vari punti della città di Capri.
Dal 2006 inoltre Galleria Cinquantasei organizza sempre piccole personali della scultrice nel proprio stand in tutte le principali manifestazioni fieristiche nazionali: Arte Fiera Bologna, Art Verona, Arte Padova, Arte Genova, Modena Antiquaria, Ghota Parma, Italian Fine Art di Bergamo, Assisi antiquaria.
2017 grazie alla collaborazione tra Galleria Cinquantasei e una galleria di Taipei sono state esposte 6 grandi sculture a Art Revolution, importante fiera d’arte di Taiwan: hanno ottenuto un grande successo e sono state tutte vendute.
Luigi Pellanda è nato a Bassano del Grappa nel 1964. Artista autodidatta ha coltivato la sua passione per l’arte fin da primi anni Settanta, periodo in cui esperimenta molteplici discipline artistiche praticate dai numerosi fratelli, passando dalla musica alla ceramica, alla pittura su tela, con disinvolta naturalezza.
Ma è la visione dei dipinti di Caravaggio che lo segna profondamente: dai tempi della scuola il grande artista ha rappresentato il suo ideale obiettivo di un modo di fare “pittura”, grazie ai suoi forti contrasti di luce ed ombra da cui è dominata.
Nel 1980, a sedici anni, scrive già musica e testi e con una sua composizione, su un testo di Flanin, vince il concorso canoro “La rosa d’oro”. Da qui inizia un percorso di cantautore che lo porta su diversi palcoscenici a fianco di importanti artisti nazionali.
Nello stesso periodo si aggiunge, alla pittura, anche la modellazione della creta nell’azienda di ceramiche artistiche del fratello maggiore, con una ricerca personale e più contemporanea, uscendo dai tradizionali canoni di forma della ceramica Novese e Bassanese. La passione per la natura, in particolare per la fauna e la botanica, diventa spunto ed ispirazione per dipinti a tempera su tavola che impegnano la sua ricerca personale per gran parte degli anni ottanta. Nel 1991 si dedica con intensità allo studio della natura morta. Allo stesso periodo risale anche la prima Esposizione Personale di Bassano del Grappa (Vicenza), che segnerà definitivamente il suo percorso artistico e professionale.
Nel 1993, a soli due anni dalla prima esposizione, comincia a collaborare con importanti gallerie d’arte a livello nazionale, partecipando alle più importanti fiere d’arte contemporanea.
2017ORCHIDEETEXTUREFORESTAoliosutela45x50Nel 1996, dopo aver ammirato un’incisione di Giovanni Barbisan, si appassiona all’incisione ed esegue una serie personalmente curate e stampate nel suo studio. La prima mostra “Antologica 1986/2002” è realizzata nel 2002, patrocinata dal Comune di Marostica (Vicenza). Le sue opere pittoriche sono esposte al pubblico, presso le sale del prestigioso Castello Inferiore, dove verranno ammirate da più di novemila visitatori in soli quindici giorni.
Nel 2003 annovera già un’ottantina di Mostre personali al suo attivo. Espone a Dallas (USA), Colonia (Germania), ed in Austria. Dal 2002 ha cominciato a lavorare in esclusiva per Galleria d’Arte Cinquantasei di Bologna, che ha supportato la diffusione delle opere a livello nazionale tramite l’esposizione nelle più importanti fiere d’arte italiane: Bari, Bologna, Brescia, Catania, Firenze, Forlì, Genova, Padova, Reggio Emilia, Verona, Milano.
Fra le mostre più importanti ricordiamo: Antologica al Castello inferiore di Marostica, Vicenza, Personale della Galleria Cinquantasei, Bologna, 2003; Figure e Figure. Da Favretto a Pellanda, a cura di S. Pegoraro, Bologna, 2003; Personale, San Paolo Private Banking, Padova, 2004; Antologica con Opere dal 1985 al 2005, a cura di R. Bossaglia, Galleria Cinquantasei, Bologna, 2005; Mito Auto Moto 2, Motor Show, Bologna, 2006; “Indagine sul Novecento”, a cura di C. Poppi, Galleria Cinquantasei, Bologna, 2007; Primo e Secondo 900 a cura di E. Serri, Bologna, Galleria Cinquantasei, 2009.
Nel 2009 gli viene assegnato il Premio Internazionale Umoristi a Marostica per la sezione Cartoon.
Nel 2011 partecipa alle mostre promosse da Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. Nel 2012, 2013, 2014 e 2015 viene invitato ad esporre con una personale ad una delle più importanti manifestazioni artistiche asiatiche “Art Revolution Taipei”. E il rapporto con la galleria di Taipei continua tutt’ora.
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“ARTE ED ESOTERISMO VII”

Un’altra storia, si diceva all’inizio di questa avventura intitolata “7”, a proposito di un certo Karl Wilhelm Diefenbach, il principale antesignano del movimento della Lebensreform nel mondo tedesco alla fine del XIX secolo. Un’altra storia che parte da un giovane che risponde al nome di Hugo Reinhold Karl Johann Höppener, influenzato profondamente dalle teorie di Diefenbach e che ne diventa il discepolo più fedele, meritando il suo soprannome di Fidus (il confidente). Per aspera ad astraNasce a Lubecca nel 1868, esattamente un secolo prima della rivoluzione che ha visto coinvolti migliaia di giovani, artisti e liberi pensatori dalle diverse latitudini, geografiche e di pensiero. Dopo un’infanzia incoraggiata dai genitori alla pratica in ambito artistico, si trasferisce nel 1887 a Monaco di Baviera ed entra nell’orbita del pittore socialista ed apostolo vegetariano della natura di cui sopra: la mitologia nordica, il culto del sole, l’energia della gioventù pagana sono l’humus da cui trae ispirazione il visionario creatore di opere profondamente evocative come Lichtgebet, Vom Himmel, Tempel Der Zweieinheit, etc.
Si lascia crescere i capelli, vive in modo spartano adottando anch’egli il regime alimentare basato sul consumo di soli vegetali, dipinge nudo o coperto di soli abiti in lana. E’ legatissimo ai figli del Meister, Stella, Helios e Lucidus. La vicinanza all’Ordo Novi Templi di Jörg Lanz von Liebenfels, di cui Diefenbach è famiglio, gli permette di vedere pubblicati alcuni suoi lavori come copertine della rivista ariosofica Ostara (la dea pagana della Primavera), veicolo dell’ordine esoterico. Nel 1887 Fidus comincia a lavorare insieme al suo amico e mentore ad una tela lunga sette metri con profili intitolata “Per aspera ad astra”; il braccio destro di Diefenbach è paralizzato, e Fidus dipinge per lui. L'opera (basata sul poema composto appunto da Wilhelm) descriveva la ricerca dell’Eden da parte di un padre senza casa insieme a suo figlio; una ricerca che li porta nei pressi di un grande tempio fuori del quale si scatena una processione quasi interminabile di bambini che giocano e danzano con animali e con fiori, rami, strumenti musicali: una meravigliosa visione di armonia e purezza primordiale. Un’eco dei Wandervogel (uccello vagabondo, in tedesco), movimento giovanile in empatia costante con l'ambiente naturale, che sottolineava la libertà dal mondo degli adulti, lo spontaneismo, ma anche la responsabilità di ognuno nei confronti di tutti gli altri, oltre che lo spirito di avventura, adottando un approccio nazionalistico impostato sulla tradizione e sottolineando le radici teutoniche, mitiche e pagane della Germania. Giovani che non si identificano nello Stato centralizzato di marca prussiana e non si entusiasmano per le celebrazioni ufficiali di Stato, ma ricercano le proprie radici in un passato mitico, celebrando il solstizio d’es-tate attorno ad un fuoco nel bel mezzo di una radura nel bosco.
“Riconosci il tuo Sé!
Dentro di TE vi è un dio,
Cielo e Paradiso,
La casa del tuo spirito, la tua anima,
Il felice splendore della terra,
l'eterna immensurabilità dell'Universo,
Giace nascosto come embrione nel petto di ogni uomo
Riconosci il tuo Sé!
Solo la percezione della tua divinità
Libera dai legami e dalle maledizioni
Di errori, di crimini, di miseria senza nome
Dalla violazione del tuo sé e madre Terra!
Divieni il Dio della vita e saluta
Il Dio dell'amore e Supremo Dio
La primavera eterna della NATURA divina"
Il sodalizio con Diefenbach è però vessato dai continui controlli delle autorità che male giudicano uno stile di vita troppo libero e Fidus (arrestato per nudismo come il suo maestro) decide di muovere i passi all’interno dell’Accademia, allontanandosi dal maestro, seppur mai rinnegandolo. Terminata la scuola si trasferisce a Berlino: la Teosofia di madame Helena Blavatsky alimenta le sue letture ed immaginazioni, anticipando i temi che farà suoi in futuro apprezzando lo stesso Rudolf Steiner e la sua Antroposofia, costola indipendente (e ribelle) della prima. Corre l’anno 1892 e disegna il suo primo tempio: il tempio di Lucifero. “... Il mio Lucifero non è un avversario o un attaccabrighe, o un ribelle ma il più vecchio figlio di Dio che deve attizzare l'auto-coscienza. Nessun diavolo puzzolente dei preti! Perché nei suoi dei l'uomo dipinge sé stesso! Così come nei suoi diavoli, una parola che fu costruita dalla parola dubbi - che naturalmente sono i primi errori dello spirito originario o Prometeo nato con un corpo terrestre”.
Fidus amava definirsi “un artista della Luce”. La Luce e il Sole hanno infatti un ruolo preponderante nella sua opera. Fidus è convinto che leggende della religione e della mitologia simbolizzino tutte lo stesso ideale. Sono figure magico-eroiche, Lucifero e San Michele, “due cavalieri sacri che si manifestano come rappresentazione della religiosità popolare pagana e cristiana, varie apparizioni di un carattere meta-temporale, meta-storico, in due culture che si stavano combattendo una contro l'altra”. L’artista esoterico è, laddove illuminato, guidato da una visione prossima al viaggio iniziatico dell’eroe: attraverso l’arte la crescita personale e conseguentemente collettiva tramite l’opera, si consegue il perfezionamento spirituale e cognitivo che conduce al mondo sovrasensibile, invisibile (ai più), ma non per questo meno reale. Microcosmo e macrocosmo sono indissolubilmente legati l’uno all’altro: l’uomo e la donna vivono nelle illustrazioni di Fidus come simboli di energia cosmica incarnata in veicoli terrestri, vitali, legati ai ritmi della natura. Sono stelle sulla terra.  L’ideale templare, forte tra i confratelli e gli amici dell’O.N.T. caratterizza negli anni il lavoro di Fidus (anche sulla pubblicazione Jugend), cristallizandosi in una concezione purificatrice ed al contempo redentrice dell’arte: “Il mio ideale di belle arti è il tempio di una nuova fede, il luogo dove l'arte è accessibile nella sua interezza alla popolazione. Solo questa arte è grande poiché dà una Im Tempel der Zweieinheitrisposta alla gente nelle sue domande più sacre e più segrete e quindi più generali, sia con il suono, le parole, o le immagini.”
Fidus sogna una rinascita religiosa e crea nella sua propria mente una nuova chiesa, una nuova religione. I suoi piani per i templi popolari “saranno usati per ricostruire nuovi luoghi religiosi quando le vecchie chiese crolleranno, sotterrando sotto di loro i credi dogmatici”, scrive Heinrich Polte. Tutto questo non accade nel reale, ma le sue opere continuano ad evocare arcano stupore anche in chi le vede per la prima volta e si può considerare digiuno in ambito artistico: come dice Michele Loffredo: “l’arte travalica tempo e spazio, attraverso i fili invisibili delle tradizioni esoteriche artisti di secoli lontani abitano una dimensione parallela. Utilizzando mezzi comuni, strumenti materiali, fisici, il loro occhio è rivolto oltre le apparenze, direttamente all’immutabile mondo degli archetipi, rappresentato dal simbolo e dal mito, che ha la fondamentale funzione di offrire immagini che aiutano il progresso dello spirito. L’arte può sollevare dalla dimensione terrena e proiettare all’interno di un disegno cosmico nel quale ritrovare il senso dell’esistere, rinnovare delle coscienze e distillare lo spirito.”
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L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio

Un percorso espositivo, quello dell'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio, che documenta uno dei momenti più alti e affascinanti della storia occidentale. Gli anni che idealmente intercorrono tra il Sacco di Roma (1527) e la morte di Caravaggio (1610); 1 Caravaggio Madonna dei Pellegrini RIDtra l’avvio della Riforma protestante (1517-1520) e il Concilio di Trento (1545-1563); tra il Giudizio universale di Michelangelo (1541) e il Sidereus Nuncius di Galileo (1610), rappresentano l'avvio della nostra modernità. Tra l’ultimo Michelangelo a Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Parmigianino, Daniele da Volterra, El Greco, Pellegrino Tibaldi, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Cavalier d’Arpino, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, si dipana un filo estetico di rimandi e innovazioni che darà vita a una età nuova. Comprese le forme alternative di Rubens e Guido Reni. Come, appunto, la mostra l'Eterno il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio compiutamente racconta.
Daniele Benati, curatore dell'evento espositivo, insieme ad Antonio Paolucci, Andrea Bacchi, Paola Refice e Ulisse Tramonti, ci illustra gli aspetti artistici e culturali più significativi della prossima mostra forlivese. «Questa mostra viene da lontano» afferma Benati «ed è il risultato di uno studio e di una ricerca che i suoi curatori condividono da lungo tempo. Quanto alla sua preparazione concreta, è da oltre un anno e mezzo che ci lavoriamo. Ci occuperemo, infatti, di un periodo storico dell'arte italiana impegnativo, un periodo molto travagliato che vede la messa in discussione della centralità di Roma, stiamo parlando della Riforma protestante e della risposta che la Chiesa romana darà attraverso la Controriforma, detta, anche, Riforma cattolica». «In questo contesto - prosegue lo studioso - assume non poca importanza la presenza delle immagini sacre che, attraverso una scelta di numerosi dipinti che precedono il Concilio di Trento, si renderanno visibili in apertura della mostra, che quest'anno si snoda a partire dalla chiesa di San Giacomo, appena restaurata, per poi proseguire nelle altre sale dei Musei di San Domenico.
In San Giacomo potremo ammirare delle magnifiche pale d'altare precedenti il Concilio di Trento con opere, tra le altre, di Pontormo, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Sebastiano del Piombo, opere che dimostrano come, seppure in vario modo, la ricerca artistica del '500 fosse orientata e ponesse attenzione, soprattutto, ai problemi di carattere formale un po' fine a se stessi». La nuova e diversa attenzione per il valore didattico delle immagini si avrà a conclusione del concilio di Trento, nel 1563. «Da quel momento in poi si affermerà che le immagini sono importanti in quanto consentono a coloro che non sanno leggere di capire i misteri della fede, ci si incammina, così, verso una nuova arte che sia più leggibile e più popolare, più aperta alla comprensione del pubblico.Daniele da Volterra Il profeta Elia nel deserto RID Sono quelli decenni di grande travaglio, anni in cui gli artisti cercano nuove formule» commenta Benati. «Il nostro esame - egli aggiunge - si è concentrato soprattutto sullo Stato pontifico, su Roma e su Bologna, nonchè sull'Umbria e sulle Marche. Abbiamo puntato su grandi artisti romani, da Federico Zuccari a Girolamo Muziano, a Federico Barocci, per arrivare, con Bologna, ai Carracci, che si pongono in questa nuova dimensione didattica delle immagini; da qui poi si giunge a inizio '600 con l'avvio di una nuova pittura da parte di Caravaggio, in particolare con la Madonna dei pellegrini, proveniente dalla chiesa di Sant'Agostino a Roma, e che esporremo a Forlì, altri lavori significativi in mostra che connotano la pittura nella direzione da me qui indicata, sono la Pietà di Annibale Carracci e l'Adorazione dei pastori di Rubens. Questi autori che aprono il '600, portano a sintesi le ricerche che si vedranno attraverso le opere esposte nelle sale che le precedono». La mostra sarà articolata, infatti, in sezioni e darà la possibilità di verificare altri aspetti dell'arte figurativa del periodo indagato, come quelli dell'arte di soggetto profano e di gusto spiccatamente erotico. «Quello che non si può fare in pubblico si può fare in privato, all'insegna di questo motto, alla fine del '500 si assiste a un'arte di soggetto profano molto interessante. In tal senso questa mostra darà una bella esemplificazione» spiega Benati. La mostra prendendo come tema di punta la Controriforma, sarà, innanzitutto, una esposizione di dipinti di soggetto sacro, con una interessante parentesi sulla pittura profana, sulla riscoperta della natura legata alle nuove tensioni di carattere scientifico che già si avvertono alla fine del '500. «Esempi di questa nuova attenzione di carattere naturalistico e scientifico arriveranno a Forlì con i dipinti di Bartolomeo Passerotti, Jacopo Ligozzi e altri artisti come loro. Per quanto riguarda il naturalismo di Caravaggio, uno dei protagonisti dell'esposizione forlivese, esso, invece, ha matrici diverse. Caravaggio è di formazione lombarda, è un figura che arriva a Roma, così come Annibale Carracci, quale portatore di nuove verità. 137 Vasari Deposizione RIDTuttavia, il risultato è quello di costituire una svolta fondamentale per la pittura e di aprire in direzione del '600» precisa Benati. L'Eterno il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio, vedrà in esposizione circa 200 pezzi, tra dipinti, sculture e disegni, sarà una mostra molto ricca con un percorso molto articolato, che partendo dalla chiesa di San Giacomo si snoderà lungo le altre sale dei Musei di San Domenico, di cui ciascuna sarà dedicata a un tema. Anticipa il curatore: «Una sala riguarderà i nuovi culti del periodo indagato, quindi, la ripresa della figura di San Francesco e del culto della Madonna, poi, come già detto, ci sarà una sala dedicata alla scoperta del naturalismo, una sulla pittura profana, un'altra dedicata a quello che succede a Bologna con i Carracci. Il tragitto va da Michelangelo Buonarroti, colui che per primo ha sentito l'urgenza di polemizzare sullo sfarzo della Chiesa, ma anche colui che ha provocato con alcuni suoi nudi le reazioni della stessa contro di lui, a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Quindi, da un Michelangelo all'altro, si opera questo straordinario percorso, direi meglio travaglio, che connota la cultura figurativa italiana alla fine del '500 e che la porta a una dimensione di assoluta modernità. Alla fine le tre esperienze che abbiamo condensato qui a Forlì, nei nomi di Carracci, Caravaggio e Rubens, aprono una vicenda del tutto diversa che certo non si comprenderebbe bene senza quello che si andrà a vedere nelle sale precedenti». Ed è sempre il curatore a ribadire il valore innovativo di questa mostra: «Daremo la possibilità al visitatore di vedere opere di straordinaria bellezza, come quelle del Cavalier d'Arpino, di Federico Zuccari, di Girolamo Muziano, di Giovanni de Vecchi, che sono grandi pittori, ma anche di pittori più famosi, quali, ad esempio, El Greco, che pure lui lavorò a Roma. Sarà una carrellata di lavori e di autori che consentirà di verificare la qualità della riflessione artistica della seconda metà del '500 tra Roma, Bologna e i territori dello Stato Pontificio, in risposta a quelle che erano state le accuse del protestantesimo». Pezzi forti della esposizione forlivese saranno il Cristo Risorto di Michelangelo in collezione Giustiniani a Bassano Romano «Una scultura questa, rimaneggiata nel '600 che non si vede quasi mai e che è importante perchè con il Cristo nudo, Michelangelo, che, come già detto precedentemente, sentiva l'urgenza del rinnovamento della Chiesa e aveva preso posizione in tal senso, in seguito a questo nudo è stato accusato di fare un'arte contraria ai dettami cristiani. Esporre questo lavoro in questo contesto espositivo, sarà, pertanto, carico di significato» sottolinea Benati. Che aggiunge: «Avremo in mostra poi opere di grandi pittori manieristi, di Lorenzo Lotto, di Rosso Fiorentino di cui esponiamo lo Sposalizio della Vergine che arriva dalla chiesa di San Lorenzo di Firenze, di Pontormo di cui ammireremo la Visitazione. Per passare alla sezione sui Carracci con la Crocifissione di Annibale Caracci che si trova nella chiesa di Santa Maria della Carità a Bologna e di Ludovico Carracci con la Conversione di San Paolo della Pinacoteca di Bologna e che è l'immagine ufficiale della mostra. 65 Barocci Deposizione dalla croce RID copiaUna mostra che sarà ricchissima di capolavori e che consentirà di far vedere a molti visitatori un'arte di cui forse non ne avevano piena conoscenza. Anche la scultura avrà un posto importante con lavori di grande fascino e qualità artistica, tra cui una serie di busti papali». «Mi piace ribadire - conclude Benati - che un tema come quello trattato con questa esposizione non è stato mai affrontato in tutta la sua complessità da nessuna altra parte, nemmeno a Roma. Dopo le grandi mostre dedicate a Palmezzano, Melozzo, Piero della Francesca, tanto per citarne alcune, ecco che Forlì, decidendo di impegnarsi su un tema di livello nazionale così importate, segna un cambio di passo ponendosi nella di- rezione che va verso delle mostre sempre più di ampio respiro, caratterizzate in termini di un sempre maggiore approfondimento, di un grande studio e di una seria ricerca in campo artistico».
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Carlo Nangeroni l’artista della pittura molecolare

Carlo Nangeroni nasce a New York il 24 giugno 1922 da famiglia di emigranti lombardi. Dal 1938 al 1942 frequenta i corsi della “Scuola Superiore di Arte Cristiana Beato Angelico” di Milano e nel contempo i corsi serali a Brera dove è allievo di Mauro Reggiani. Nel 1946, ritorna negli Stati Uniti e si stabilisce a New York dove abita la famiglia. Sono anni di esperienze di vita, esperimenti e ricerche nel campo dell'arte a contatto con il rinnovamento della pittura americana e l'affermazione dei suoi maggiori artisti. Nella primavera del 1948 incontra lo scultore Alexander Archipenko, in quei tempi a New York, e ne frequenta lo studio. Nangeroni x autenticaIn quegli anni entra in contatto con le idee ed i protagonisti dell'“action painting” come Willem de Kooning e Franz Kline. Nello stesso periodo conosce e si interessa agli esperimenti su suoni e rumori che il compositore Edgar Varèse conduce nel suo studio laboratorio di Mac Dougal street. Conosce e frequenta poeti e scrittori come Alastair Reed, Octavio Paz, Jorge Guillen. Nel 1949 allestisce la sua prima esposizione personale alla “New York circulating gallery of paintings”. Per un breve periodo dipinge con orientamento astratto espressionista. Le opere di questo periodo verranno poi esposte in una personale del 1958 alla Meltzer gallery della 57° strada. In quei medesimi anni si occupa di scenografia collaborando con la rete televisiva della “National Broadcasting Company” con allestimenti e realizzazioni per opere liriche e di teatro di prosa, tra le quali, per la lirica “Macbeth” di Verdi, “Il flauto magico” di Mozart, “Amal and the night visitors” di Menotti e produzioni di prosa come “Riccardo secondo” e “Macbeth” di Shakespeare, “Cirano de Bergerac” di Rostand e altri ancora. Comincia ad esporre in collettive presso la “Pennsylvania National Academy” di Philadelphia, il “College of fine Arts” alla University of lllinois, il “Detroit Institute of Arts” di Detroit. Dal 1954 al 1957 lavora ad una serie di opere quasi monocrome (bianco con piccole aggiunte di colore) a forte “texture” e lieve rilievo, dove ricordi figurali si mescolano a partiture inoggettive. Nel 1958 collabora alla realizzazione di un progetto pubblicitario dal titolo “the Chrisalis” di Salvador Dalì per una casa farmaceutica che produceva i primi tranquillanti.
Nel 1958 torna in Italia e si stabilisce a Milano per potersi dedicare esclusivamente alla pittura. Nel novembre 1959 espone per la prima volta in Italia nella galleria Schneider di Roma assieme allo scultore Carmelo Cappello. La mostra viene visitata anche da Willem de Kooning che in quei giorni si trovava a Roma. Nel 1960 ritiene concluso il suo periodo informale e muta le libere pennellate in elementi plastici definiti cominciando a sperimentare un'organizzazione razionale. Da pennellate arcuate derivano elementi semicircolari e da questi nasce il cerchio che diventa una costante di base del suo lavoro. Nangeroni Carlo Senza Titolo 2004 olio su tela 66x100A Milano prende contatto con l'ambiente artistico della città. Incontra artisti come Gianni Colombo, Piero Manzoni, Lucio Fontana, il “Gruppo T”, Paolo Schiavocampo, Gianni Brusamolino, Miro Cusumano, i critici Franco Russoli, Marco Valsecchi, Carlo Belloli e molti altri. Nel 1963 conosce il gallerista Bruno Lorenzelli che gli propone un contratto in esclusiva che durerà fino al 1973. Nello stesso anno gli allestisce una mostra personale a Bergamo presentata dal critico Marco Valsecchi. Sempre nel 1963 conosce Emilio Scanavino che lo invita a Calice Ligure nell'entroterra del Savonese dove si è stabilito da poco. Anche per Nangeroni Calice diventerà la sede estiva e poco dopo arriveranno molti artisti italiani e stranieri a formare durante l'estate un'affollatissima colonia. Nangeroni e- spone per la prima volta a Milano nel 1965 presso la galleria di Bruno Lorenzelli junior con prefazione al catalogo di Michel Seuphor. Nello stesso anno è invitato alla IX Quadriennale di Roma. Nel 1967 viene invitato con Emilio Scanavino, Arturo Bonfanti, Carmelo Cappello e Renato Volpini alla “Art Alliance Foundation” di Philadelphia. Nel 1968 sposa Mary D'Orazio. Negli anni 1968 e 1969 è invitato al “Musèe d'Art Moderne” alle esposizioni di “Realitès Nouvelles”. Nel 1968 progetta le scenografie per “El retablo de Maese Pedro” di De Falla, “Job” di Dalla piccola, e “Oedipus Rex” di Strawinski per la stagione del Teatro Comunale Mar- gherita di Genova. Nel 1972 è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. In questi anni opera nell'intento di sviluppare una sua “grammatica” di lavoro, utilizzando prevalentemente gamme di grigi su fondi bianchi e quasi abbandonando il colore.
1970 Scanavino NangeroniNel 1973 è invitato alla X quadriennale di Roma. Dal 1981, affascinato dalle combinazioni, dalle variazioni tematiche e dalle ambiguità del colore esperimenta e sviluppa poi un cromatismo iridescente per mezzo di accostamenti di rette verticali colorate e piccole diagonali che formano un tessuto di microstrutture dove la luce è una preoccupazione costante del suo operare. Nel 1984 esegue un affresco di sei metri per due e ottanta nella tenuta Melzi di Cavaglià (Vercelli). Nel 1986 viene invitato alla Biennale di Venezia nella sezione “Colore, aspetti della ricerca cromatica organizzata” e alla XI Quadriennale di Roma. Continua poi, negli anni novanta, questa sua ricerca frammentando in particelle di colore le campiture, per ottenere una maggiore vibrazione luminosa. Sono del 1994 due grandi esposizioni antologiche al Palazzo Ducale di Massa ed alla bibliomediateca comunale di Terni presentate dal critico Luciano Caramel. Dal 1973 al 2004 è docente presso la “Scuola Politecnica di Design” di Milano. Sue opere si trovano in collezioni negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Italia, nella collezione d'arte contemporanea della New York University, alla galleria d'arte moderna di Torino e in molteplici altre esposizioni negli Stati Uniti in Francia, Germania, Svizzera.
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Il “CIRCUS” di PENNACCHINI

Parlare del mondo del circo, degli acrobati, dei trapezisti, dei funamboli non è cosa difficile, anzi è una dimensione facile da spiegare, almeno cosi sembra. Ognuno di noi ha un mondo interiore legato all’infanzia, ha in se un fanciullo, curioso della vita e aperto a esperienze fantastiche. Quando eravamo bambini, si affrontava il tunnel dell’orrore con tanta curiosità ma con le ginocchia tremolanti, ma c’era con noi la nostra ancora di salvezza, quella mano stretta a quella di nostro padre o di nostra madre ci dava la forza di affrontare qualsiasi pericolo del mondo ignoto. E le montagne russe, quelle si che terrorizzavano… ma la mano incollata a quella dei genitori ci dava sicurezza. Ora da adulto, vorrei provare ancora questa sensazione, ma non è possibile, il tempo cancella tutto anche i ricordi belli, spensierati, ma non voglio che il tempo passi così in fretta. Ora desidero solo circondarmi di cose belle, pure, gli amici diminuiscono, rimangono solo quelli veri, con cui ricordare i momenti dell’infanzia e i pomeriggi passati a gridare sulla giostra volante, non ho più tempo per le discussioni, dei malintesi, dei garantisti e degli accusatori, dei ciarlatani e di tutti quelli che si ergono a sentenziare, a decidere la mia vita .
Giostra Volante cm 90 x 180 dittico tecnica mista su tela 2017No, la vita è mia, e voglio tornare a sognare.
Biografia: Massimo Pennacchini è un artista che ha avuto l’onestà di intraprendere quel difficile cammino che conduce alla pittura figurativa contemporanea, ambito in cui è possibile soppesare e valutare, nel bene e nel male, i criteri di competenza e abilità artistica. Nel 1998 è selezionato dalla DINERS CLUB ITALIA per illustrare il calendario aziendale; nello stesso anno è chiamato a rappresentare l’Italia nella città di Offenbach (D) nella mostra internazionale “Galerie in turm”. La vera e propria consacrazione nel mondo dell’arte contemporanea è riconosciuta dal programma “Alitalia per l’Arte” che propone in tutto il mondo artisti selezionati a testimoniare la cultura italiana negli aeroporti internazionali italiani ed esteri. Nel 2002 presso l’aeroporto Malpensa di Milano, e nel 2003 presso il Leonardo da Vinci di Roma e l’aeroporto Marco Polo di Venezia. Nel 2005 le sue opere vengono installate presso lesale VIP del J.F. Kennedy Airport di New York.  Pubblica la sua prima monografia, voluta e curata dal prof. Massimo Duranti, un volume, dove in collaborazione con altri critici viene illustrato il percorso artistico dell’ultimo decennio. Nel 2006 viene selezionato dall’Associazione Italiana per la Cultura, promotrice di talenti meritevoli di un palcoscenico internazionale e partecipa a numerose iniziative, quali SMERALDARTE e PAF, con testi corredati dalla collaborazione del prof. Angelo Calabrese.
Il tema del “tango”, così ricco di stimoli creativi e con un vissuto di una tale forza, ha segnato senza dubbio gran parte della sua produzione e ha fatto sì da essere soprannominato “Il pittore del tango”. Integrazione razziale, comunicazione, passione, sensualità sono pedine importanti del suo percorso artistico. Dopo l’incontro con il più grande ballerino di tango argentino al mondo, Miguel Angel Zotto, nasce un sodalizio che lo vede esporre nei maggiori teatri del mondo proprio in collaborazione con il grande artista, quindi nel 2008 si esibisce rispettivamente al City Center di New York, al Peacock Theatre di Londra e il Teatro Astalia di Buenos Aires. Numerose opere vengono installate permanentemente presso l’open Space di M.A.Z. di Buenos Aires. Nel frattempo partecipa a numerose fiere d’arte sia in Italia che all’estero.
Nel 2009, galleria La Meridiana di Pietrasanta. Dal 2010 al 2013 Kostanz (D) lago di Costanza ospita Pennacchini in una esposizione dedicata ad una esigua schiera di artisti italiani contemporanei, le opere vengono installate presso la Burgersaal nell’evento “Italianische Gegenwartskunst”.
Nel 2010 presso Palazzo Valentini, sede della provincia di Roma, una personale sul Tango argentino con un testo del prof. Paolo Levi che illustra l’abilità pittorica dell’artista nel descrivere le debolezze e le virtù umane nella metafora del tango. è inserito nel Catalogo d’Arte Moderna della Mondadori nei primi 32 artisti italiani che si sono distinti nell’anno per la loro attività artistica. Nel maggio 2011 vola a Hangzhou (Cina) per rappresentare l’Italia con il progetto “Seguendo il cammino di Marco Polo”, due opere sono esposte permanentemente presso il Museo Arte Contemporanea di Hangzhou. Nel novembre 2011 a Venezia presso la Fondazione Bevilacqua La Masa e aprile 2012 Hangzhou (Cina) LA GIOSTRA cm100 x 180 olio su tela 2016ospitano opere selezionate in altrettante mostre.
Nel 2012 è invitato dal prof. Angelo Calabrese a esporre presso il Museo della Rocca di Umbertide, il catalogo raffigura in copertina l’opera dell’artista dedicata al “Ratto d’Europa”.
Nel 2014 espone a Roma presso Il Chiostro del Bramante.
2015 a Palazzo Sforza Cesarini di Genzano e Palazzo Ruspoli di Nemi.
2016 presso la galleria SpaziArti di Milano e in estate sotto il patrocinio del Consorzio del Comprensorio di Porto Rotondo espone la linea “SAILING”, una raccolta di opere dedicate al mondo della vela e delle regate. A novembre partecipa alla Fiera d’Arte di Bergamo, a febbraio 2017 alla Fiera di Genova .
Numerose sono le recensioni che lo riguardano, fra tutte, citiamo “FIRMA”, “CHARM”, “ARTE”, “Art&trA”, “EVEN- TI CULTURALI” “EFFETTO ARTE” “AR- TE IN” e riviste di stampo internazionale. Le opere di Pennacchini sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, in Italia come in Germania, Francia, Inghilterra, Svizzera, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Brasile, Argentina e Russia.
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Super Eroi ...tra il Bene e il Male!

Chi di noi, da bambino, non si è appassionato davanti ad una scatola di Lego? Personalmente ne andavo pazza!... tanti tanti mattoncini colorati di diverse misure con cui si poteva costruire di tutto… anche la casa dei nostri sogni! Ed ora eccoli qua… nel cuore pulsante di Roma, in Trastevere, a far bella mostra di loro stessi nel Palazzo degli Esami, trasformato per l’occasione in una vera e propria Gotham City. Entrando in mostra si viene subito letteralmente coinvolti dal “sorprendente”; ci si ritrova infatti immersi in una atmosfera incredibile che fino a pochi istanti prima faceva parte solo del nostro “immaginario”. Ed è ciò che Nathan Sawaya (ex avvocato aziendale a New York convertitosi poi all’Arte) è riuscito a creare facendo un uso magistrale solo dei suoi mattoncini colorati Lego, realizzando più di 120 opere originali, a volte simpaticamente attraenti ed altre fortemente inquietanti, ma tutte “magistralmente” realizzate. Ed è questo il tema su cui ha concentrato la sua attenzione nel realizzare questa mostra… l’eterno “dissidio” tra “il bene e il male”.Super eroi 2 Mostra questa, come ci ha illustrato il giornalista Alberto Matano, che ha abilmente condotto la Conferenza Stampa, è stata già presentata con successo a Sydney, Londra, Madrid e presto sarà anche a Parigi. Rivivono infatti, come per magia, eroi come Super Man - Flash Gordon – Wonder Woman e numerosi altri…eroi che con le loro imprese ci hanno fatto sognare… e continuano a farlo!. Nathan Sawaya è già stato in Italia ottenendo un successo da record e ritorna con questa mostra nella capitale…ma vediamo chi è Nathan! Egli è riconosciuto come uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea avendo creato una nuova dimensione e unendo POP ART e SURREALISMO... e vale pertanto ricordare che le sue opere erano in primo piano sul “tappeto rosso” durante la diretta degli Oscar 2015 quando, non a caso, la sua statuetta di Lego venne fotografata nelle mani di Emma Stone, Oprah, Neil Patrick e “last but not least” Meryl Streep. Sawaya ha inoltre anche collaborato con Lady Gaga nella realizzazione di un video per l’album ARTPOP, in cui compare Yellow. Possiamo quindi affermare che da quando, nel 2007 ha debuttato con la sua prima mostra personale, egli, con i suoi lavori, ha attratto l’attenzione tanto dei critici d’arte quanto dei nuovi talenti del Pop. Sawaya è il primo artista ad aver trasformato un gioco popolare come quello dei mattoncini Lego in opere tanto belle quanto affascinanti. Lo vediamo posizionare e disegnare con meticolosità ogni singolo mattoncino, trasformando i pezzi Lego in vere e proprie opere d’arte. Si dedica al raggiungimento della perfezione facendo sì che uno dei giochi più famosi e popolari del mondo sia elevato all’eccellenza. La sua “THE ART OF THE BRICK” è stata definita dal CNN come una delle mostre “da vedere”… quindi, “da non perdere”, continuando altresì ad ispirare la creatività di molti… facendoli sentire “artisti”, ed il che non è poco, dato che Sawaya continua a superare i record di presenze di visitatori, rammentandoci di lasciar correre la nostra fantasia “a briglia sciolta” ogni qualvolta estraiamo i mattoncini dalla scatola; una bellissima emozione questa, non solo per i piccoli ma soprattutto per i grandi! Ci scuote e ci ricorda del bambino insito in ciascuno di noi, che ci svolazza intorno con la stessa “leggerezza” di Peter Pan...o si tratta forse della sua “sindrome”? Chissà!?! ... allora sia la benvenuta! Assistendo alla Conferenza Stampa che ha avuto luogo a Roma il 30 Novembre scorso e guardando meglio e da vicino Nathan Sawaya ci si aspettava che, da un momento all’altro, anch’egli deponesse i suoi inesistenti occhiali, si sbottonasse la camicia per mostrarci, finalmente il suo occultato simbolo di Super Eroe!!! Super eroi 4Ma, ci domandiamo, quanto tempo ci sarà voluto per realizzare una mostra come questa?... e quanti mattoncini ha impiegato? “In questa mostra – ci ha risposto – sono esposte più di centoventi opere e mi ci sono voluti circa diciotto mesi per realizzarle, per cui ho vissuto un anno e mezzo circondato da Super Eroi… buoni e cattivi! Circondato quindi da circa due milioni di mattoncini, ma sappiate che nel mio studio – precisa Nathan - ne ho più di sette milioni e mezzo… mi piace tenerli sempre a portata di mano, cosi se decido di lavorare ad un grosso progetto non devo preoccuparmi di procurarmeli!”. “Ma glieli regalano?”, gli è stato chiesto, “No!- ha risposto – Li compro!” .
Il Curatore italiano della mostra Fabio Di Gioia, si è così espresso: “Super eroi, è un fortunato connubio tra la fantasia e capacità dell’artista nei confronti di un mondo alternativo, nel quale proprio con gli eroi del bene e del male abbiamo combattuto da piccoli, preparandoci a combattere poi, nella lotta della vita!”.
Cinzia Guido - Assessore del Primo Municipio romano, afferma invece che la Capitale ha bisogno di iniziative come questa nel centro storico proprio perché grazie a questa mostra veniamo proiettati finalmente nello scenario dell’ Arte Contemporanea Internazionale. Noi vogliamo una città viva e Roma è da sempre consacrata nell’immaginario mondiale, data la sua storia millenaria. In fondo, i Super Eroi altri non sono che una attualizzazione del Pantheon, degli dei e della cultura classica antica, ed è perciò interessante vedere come si rideclinano eternamente alcuni valori, alcuni ruoli, proprio per il fatto che questa mostra nasce da una riflessione sul “bene e male”… cosa questa, quanto mai attuale!”. Interessantissimo inoltre, l’intervento dello scrittore e critico d’Arte Sergio Gaddi a cui è stato chiesto cosa lo avesse di più appassionato in questa mostra. “È un tema che attraversa tutta la Storia dell’Arte – ha risposto – ed è indissolubilmente legato al concetto di “meraviglia”, al concetto di “stupore” che, per noi italiani, è un concetto molto importante; Super eroi 7nasce all’inizio del ‘300 con Giotto, quando cioè le persone dell’epoca entrarono per la prima volta nella Cappella degli Scrovegni a Padova e videro infatti ciò che non avevano mai visto prima in quanto fino ad allora l’arte era piatta, bidimensionale, senza corpo e senza volume... bizantina! Giotto, inventore della modernità, è il primo che crea i “fisici”, la “carne”, rappresenta le “pulsazioni” per dei “sentimenti”, per come veramente essi sono, e questo elemento di stupore attraverserà tutta la storia dell’Arte… la POPART la sublima, nutrendosi di questi miti contemporanei, portandola ad un vero contatto con la realtà! Così Sawaya, dimostra, usando in modo sublime i suoi mattoncini colorati, riconducendoci alla “meraviglia”. Il Super Eroe è qualcuno che ha una propria identità… la trasmette su qualcosa, trasformandola e creando un’altra identità, semplice, comprensibile, quotidiana! Possiamo inoltre definire l’arte di Sawaya una sorta di “democratizzazione” dell’arte perché permette a tantissime persone di realizzarsi e di connettersi all’arte e alla sua creatività!”
Ma... una riflessione nasce spontanea: totalmente immersa nella straordinaria kermesse dei Super Eroi di Nathan Sawaya, mentre curiosa ed affascinata girovagavo tra le sue creature legate al mondo dell’immaginario, non ho potuto non ricordare il meraviglioso libro di Carol Pearson “Risvegliare l’Eroe dentro di noi”, una lettura che mi ha sempre affascinata. In questa mostra sono espressi infatti i vari aspetti dell’eroicità... degli eroi di tutti i giorni che alacremente si muovono nella fantasia della vita e mi domando pertanto, qual’è il nostro Super Eroe interiore? Quale aspetto val la pena nutrire, al fine di maturare il nostro percorso verso la Perfettibilità, l’Eccellenza e la Super Energia?
Concludendo…Nathan Sawaya ha voluto ricordarci una battuta molto nota di Batman, quando gli fu chiesto quale fosse il suo Super Potere ed egli rispose: “Io sono ricco!”. Allora noi ci chiediamo: “Ma questo Super Potere, “la ricchezza”, quanto incide?”… e Nathan ci ha risposto: “Non credo ci sia bisogno di questo Super Potere per un artista… credo che chiunque possa diventare “artista”, non c’è bisogno di mezzi finanziari… io uso mattoncini Lego. Quando il bambino costruisce qualcosa con i Lego, non gli si dà peso e si pensa che si possa smontare come se niente fosse… ma, per il bambino, quella è un’opera d’arte vera e propria!”. Grazie Nathan Sawaya!
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IMPREVEDIBILE essere pronti per il futuro senza sapere come sarà

Il 13 ottobre ha aperto al pubblico la mostra di arte e scienza IMPREVEDIBILE, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà, in programma fino al 4 febbraio 2018 nel nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli, polo per l’innovazione e la ricerca di Fondazione Golinelli progettato da Mario Cucinella Architects. La mostra, ispirata da un’idea di Marino Golinelli e prodotta da Fondazione Golinelli, è curata da Giovanni Carrada per la parte scientifica e da Cristiana Perrella per la parte artistica; il progetto dell’allestimento è di Mario Cucinella Architects.
mostra IMPREVEDIBILE ph.OKNOstudio 37Questa è l’ultima di sette esposizioni che, a partire dal 2010, hanno indagato in modo innovativo temi forti della contemporaneità mettendo in dialogo il linguaggio dell’arte con quello della scienza. Fondazione Golinelli ha sempre creduto nella potenzialità di questo connubio per diffondere cultura e conoscenza: le stagioni più alte della cultura umana si sono prodotte quando arti e scienze si sono intrecciate in modo fecondo. L’intento della mostra è contribuire a colmare la frattura oggi in essere tra cultura umanistica e cultura scientifica.
Dopo aver esplorato l’antroposfera, il rapporto tra uomo e tecnologia, le nuove età della vita, le energie della mente, la scienza del gusto, la libertà, con la mostra Imprevedibile è ora la volta di indagare il tema del futuro. «Imprevedibile» scrive Cristiana Perrella «muove dalla sensazione di incertezza che caratterizza la nostra vita in un momento storico di grandi e rapidissimi cambiamenti, di questioni cruciali per l’umanità […] che richiedono di essere affrontate urgentemente, ma senza poter ricorrere a parametri già noti. […] Abitare l’incertezza è forse una delle cose che gli artisti sanno fare meglio, rilevando sensibilità, urgenze e segnali inespressi della loro epoca senza temere la contraddizione, gli errori, lasciando spazio al dubbio, alle molteplici interpretazioni. L’arte è fondata sull’immaginazione e si alimenta di possibilità, intuizione e speculazione, non di sicurezza». Il futuro non si lascia prevedere, se non per caso, e non si può controllare, ma possiamo prepararci al tempo che ci attende «e soprattutto dobbiamo» come scrive Giovanni Carrada «cercare per quanto ci è possibile di contribuire a crearlo, cercando in quello che accade oggi i semi di quello che potrebbe accadere domani», consapevoli però che «le analogie fra allora e oggi […] ci offrono delle possibilità, ma sta a noi cercare di realizzarle. Perché il futuro, oltre che imprevedibile, è aperto. È fonte di rischi insospettati, ma anche di nuove soluzioni».
Sinossi
Come ci si può adattare a un mondo che cambia, sempre in modo imprevedibile?
mostra IMPREVEDIBILE ph.OKNOstudio 81La risposta è fornita dall’innovazione e da un’educazione che permetta di comprenderne la positività dei cambiamenti che essa produce, siano essi materiali, politici o morali. L’uomo fatica da sempre ad accettare l’imprevedibilità del futuro, ma talvolta questa aumenta le risorse a nostra disposizione e garantisce una società aperta e socialmente mobile.
E come ci si può preparare a un futuro che non si può in alcun modo prevedere? Il futuro è sì imprevedibile, ma “funziona” sempre allo stesso modo, almeno nelle economie moderne, e per questo ci si può preparare imparando dalle esperienze del passato più o meno recente. E capire come potrebbe funzionare il futuro è il motore della mostra.
Il percorso espositivo mette in dialogo opere di artisti contemporanei italiani e internazionali - scelte per la capacità di attivare connessioni impreviste, chiarire concetti complessi attraverso la loro evidenza visiva, suscitare emozioni in grado di trasmettere, rispetto alla scienza, un diverso tipo di conoscenza e di comprensione - con una serie di exhibit di argomento scientifico, prevalentemente video, lasciando che le suggestioni dell’arte e della scienza aiutino il visitatore a farsi un’idea più ricca e complessa dell’argomento, sviluppando un proprio punto di vista sul futuro che ci aspetta.
La mostra si articola in sei sezioni:
- Il futuro arriva comunque: l’insieme delle tecnologie che abbiamo creato e che guidano il nostro futuro, evolvendo continuamente e modificando di conseguenza le società, ha una forza ormai grande quanto quella della natura;
- Il futuro crea più di quanto distrugga: il progresso materiale e quello civile dipendono dall’innovazione, la quale va a beneficio di tutti;
- Il futuro non si lascia prevedere (per fortuna): se il futuro fosse prevedibile, i Paesi più avanzati avrebbero i mezzi per approfittarne, restando gli unici a guidarlo: l’imprevedibilità garantisce invece che nessuno potrà mai dominarlo;
- Il pregiudizio contro le cose nuove: di fronte all’incertezza che ogni vera innovazione porta con sé, la mente umana non è un giudice imparziale. Il rischio è però connaturato con l’innovazione;
- Fare i conti con la natura: gran parte dei problemi ambientali sono il prezzo che paghiamo per consentire a tutti noi la vita con gli agi cui siamo abituati, ma l’innovazione può ormai giocare un ruolo importante a favore della natura;
- Chi non innova rischia di perdere anche il proprio passato: si indaga il passato di grandi nazioni, come la Cina e l’Inghilterra, e si riflette su quello del nostro Paese, per comprendere la necessità di rinnovarci.
mostra IMPREVEDIBILE ph.OKNOstudio 97Tra le opere in mostra: il disegno murale di Pablo Bronstein (Buenos Aires, Argentina, 1977, vive a Londra); l’installazione multimediale sui Big Data di Ryoji Ikeda (Gifu, Giappone, 1966, vive a Parigi); i video di Christian Jankowski (Gottinga, Germania, 1968, vive a Berlino) e di Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984, vive a Venezia) con la filmaker Sara Tirelli (Gorizia, 1979, vive a Venezia); le sculture di Joep Van Lieshout (Ravenstein, Olanda, 1963, vive a Rotterdam) e di Tomas Saraceno (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1973, vive a Berlino); i poster del collettivo danese Superflex (fondato nel 1993 da Jakob Fenger, Rasmus Nielsen e Bjørnstjerne Christiansen); l’installazione di Nasan Tur (Offenbach, Germania, 1974, vive a Berlino); l’in- stallazione Very Yao di Ai Weiwei (Pechino, Cina, 1957, vive tra l’America, l’Europa e la Cina); l’installazione al neon di Martin Creed (In- ghilterra, 1968, vive a Londra); l’installazione con insegne luminose di Flavio Favelli (Firenze, 1967, vive a Savigno); il tappeto di Martino Gamper (Merano, 1971, vive a Londra); le sculture di Tue Greenfort (Danimarca, 1973, vive a Berlino); lo stand di lampade di Little Sun (fondato nel 2012 da Olafur Eliasson e Frederik Ottesen); l’installazione video di Tabor Robak (USA, 1986, vive a New York); l’installazione di Yinka Shonibare MBE (Londra, 1962, vive a Londra). La mostra ha il patrocinio del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e del MiBACT ed è realizzata in collaborazione con Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna e TPER (Trasporto Passeggeri Emilia Romagna).
Mostra: IMPREVEDIBILE, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà.
A cura di:
Giovanni Carrada e Cristiana Perrella
Prodotto da: Fondazione Golinelli
Progetto allestimento:
Mario Cucinella Architects
Sede: Centro Arti e Scienze Golinelli Opificio Golinelli, via Paolo Nanni Costa, 14 - Bologna
Date: 13 ottobre 2017
4 febbraio 2018
Orari: lunedì-venerdì 10-19
sabato e domenica 11-18 | chiusa dal 23 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018
Ingresso: 6,00€ biglietto intero - 8,00€ biglietto intero con visita guidata - 4,00€ biglietto ridotto
Catalogo: Silvana Editoriale
Informazioni:
www.artescienzaeconoscenza.it | www.fondazionegolinelli.it
Ufficio stampa: Delos
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 02.8052151
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L’intimità femminile nell’interpretazione di Edgar Degas

Edgar Degas occupa un ruolo di rilievo nella storia dell’arte figurativa della seconda metà dell’ottocento. Coinvolto ed attratto dalla vita parigina, entrò psicologicamente nell’intimità delle donne dedicando loro una serie di ritratti di nudo, quasi da osservatore nascosto.
degas 2Nel 1886 realizzò “La Tinozza”, uno stupendo pastello in cui il taglio della composizione esce dai canoni convenzionale e ci mostra una figura di donna ripresa dall’alto, tanto che il piano del mobile a destra della ragazza sembra trovarsi in posizione verticale piuttosto che orizzontale.
La giovane si mostra accoccolata con la mano sinistra appoggiata alla tinozza, l’altra sui capelli, una sapiente ombra le nasconde il viso. La schiena bellissima si flette come un arco evidenziando un corpo splendido dal collo sino ai glutei.
La figura risulta intrigante, sapientemente mobile, realizzata da un intreccio di cromatismi ed ombre, tanto da renderla viva. La “pennellata” di luce si propaga dal collo al dorso, poi al braccio ed al piede fino ad evidenziare il bordo dell’orecchio tra i capelli color rame.
Diversa l’interpretazione che Degas propone nell’opera “Donna che si pettina” l’artista realizza una composizione che inizialmente sembra seguire un percorso geometrico.
Il primo piano è caratterizzato dai lunghi capelli della ragazza, raccolti nella mano sinistra mentre l’altra vi passa il pettine. Il viso della donna appare molto velato, confuso nell’ombra. L’immagine risulta sintetica, mentre la luce che proviene dal lato destro sembra calamitarsi sul braccio e sul drappo bianco che avvolge i fianchi della donna. Nell’opera “La Pettinatrice”, l’autore si spinge ad osservare attentamente la vita intima del soggetto ritratto, tralasciando la bellezza ed eliminando completamente l’ambientazione.
Prevale il rosso, violetto, preponderante la scena evidenzia due donne, una seduta l’altra in piedi. La prima piega il corpo secondo una linea diagonale suggerita dall’inclinazione del tavolo,indossa un vestito rosso della stessa tonalità dei capelli. La pettinatrice è vestita di rosa. (Degas commentando il suo quadro affermò: “non bisogna mai mercanteggiare con la natura, Degas 4ci vuole del coraggio per abbordarla frontalmente nei suoi grandi piani e nelle sue grandi linee”). Ancora una diversa interpretazione nel dipinto “Donna che si asciuga la nuca”, qui Degas crea un pastello che rappresenta una giovane intenta ad asciugarsi dopo il bagno.
Degas la pettinatriceL’opera non si presenta come l’idealizzazione del nudo, e le forme del corpo non appaiono voluttuose e provocanti. La ragazza è intenta con spontaneità ad una mansione quotidiana. Il volto appare coperto dai suoi stessi movimenti e lei non sa di essere osservata: in realtà l’artista è come se la spiasse da un immaginario buco della serratura. L’ambientazione risulta dolce, leggera, frutto di un cromatismo studiato composto da luci attenuate ed ombre anatomicamente perfette. Ad onore della storia dell’arte va ribadito che Degas si è sempre riservato la libertà di intervenire sulle proprie tele e anche in seconda battuta, dopo attenta e psicologica riflessione.
di Francesco Buttarelli
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