Roberto Sparaci

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MATELICA, tra passato e futuro

Le interviste di Marilena Spataro

Matelica 1Con la recente riapertura di Palazzo Ottoni, Matelica torna a risplendere in tutta la sua bellezza artistica e architettonica, celebrando un’ importante, quanto prestigiosa, storia del passato. Come i meravigliosi mosaici della Domus romana attestano insieme a tanti altri reperti dell’antichità. Dei progetti futuri intesi a valorizzare tutte le eccellenze di questo territorio, ce ne parla qui il Primo cittadino, Denis Cingolani.

La recente riapertura di Palazzo Ottoni, dopo un impegnativo restauro, cosa rappresenta in termini simbolici per la cittadina di Matelica, al di là dell’utilità concreta dei locali ritornati nella disponibilità comunale?
La riapertura di Palazzo Ottoni non è soltanto un ritorno alla normalità amministrativa, ma un simbolo potente di resilienza e rinascita per la nostra comunità. Questo edificio storico, danneggiato dal sisma del 2016, rappresenta la memoria e l’identità di Matelica. Rivederlo tornare a splendere significa riscoprire le nostre radici e dare nuovo impulso al nostro senso di appartenenza. È un luogo che coniuga storia e futuro, un punto di riferimento che unisce cittadini e istituzioni in un percorso comune di crescita e valorizzazione culturale.
La magnifica Domus romana presente nei sotterranei di questo palazzo è ritornata visibile in tutto il suo splendore. Come intendete valorizzarla all'interno delle politiche culturali, artistiche e promozionali del vostro territorio?
domus romanaMatelica 3La Domus romana è uno dei nostri gioielli più preziosi, un’eredità che racconta la grandezza della storia di Matelica. Stiamo lavorando per integrarla in un sistema culturale più ampio, con percorsi guidati e attività didattiche per scuole e turisti. La nostra strategia prevede l’utilizzo di tecnologie innovative, come ricostruzioni virtuali e applicazioni interattive, per rendere l’esperienza coinvolgente e accessibile a tutti. Inoltre, collaboriamo con università e archeologi per valorizzarla scientificamente, mentre eventi tematici legati alla cultura romana sono in fase di programmazione per attirare un pubblico sempre più vasto.
Oltre a questa spettacolare Domus romana e ai musei archeologici presenti nella vostra area, quali sono le altre attrattive turistiche su cui puntate?
Matelica offre una varietà di attrazioni che spaziano dalla storia all’enogastronomia, fino al patrimonio naturalistico. Tra i nostri punti di forza ci sono il Teatro Piermarini, un gioiello neoclassico, e il Museo Piersanti, con la sua straordinaria collezione di arte sacra e dipinti. Non possiamo dimenticare i percorsi naturalistici del Monte San Vicino e le nostre eccellenze vinicole, con il Verdicchio di Matelica come ambasciatore internazionale. Ogni angolo del nostro territorio racconta una storia unica, che intendiamo valorizzare in un’offerta turistica integrata e di qualità.
Matelica, città del vino e di Enrico Mattei. Città ricca di storia, di bellezze archeologiche e architettoniche, naturalistiche e paesaggistiche. Come si raccordano tutte queste specificità in una visione globale del territorio e dei Comuni limitrofi? C'è un progetto complessivo e comprensivo in tal senso?
Abbiamo una visione chiara: fare di Matelica un punto di riferimento per lo sviluppo sostenibile e integrato del nostro territorio. Stiamo lavorando su un progetto che coinvolge i Comuni limitrofi per creare una rete di percorsi culturali, enogastronomici e naturalistici. L’obiettivo è mettere in sinergia le nostre eccellenze, come il Verdicchio, la figura di Enrico Mattei e il nostro patrimonio storico, con quelle dei territori vicini, per offrire ai visitatori un’esperienza unica e diversificata.
Un ruolo importante in questa visione lo gioca la Sinclinale Camerte, una formazione geologica che abbraccia otto comuni tra cui Matelica. Questo territorio unico, oltre a favorire la produzione del Verdicchio di Matelica 2Matelica, è un esempio straordinario di interazione tra uomo e ambiente. Attualmente, stiamo lavorando insieme agli altri comuni interessati per candidare il “Paesaggio vitivinicolo del Verdicchio nella Sinclinale Camerte” a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Questa candidatura rappresenta un’occasione straordinaria per valorizzare le peculiarità del nostro paesaggio, rafforzare le connessioni culturali e promuovere la regione a livello internazionale.
La collaborazione è la chiave per rafforzare l’identità regionale e attrarre turismo di qualità, sostenendo al contempo l’economia locale.
Un sogno nel cassetto come Primo cittadino da realizzare entro questo suo mandato?
Il mio sogno è fare di Matelica un modello di innovazione culturale e sostenibilità, una città in cui il passato diventa motore per il futuro. Vorrei vedere realizzato un grande evento culturale internazionale, che metta Matelica sotto i riflettori, celebrando il nostro Verdicchio, la nostra storia e le nostre tradizioni. Al contempo, desidero migliorare la qualità della vita dei cittadini, puntando su infrastrutture moderne e servizi efficienti. Sarebbe un sogno vedere Matelica riconosciuta non solo come una meta turistica, ma come un luogo dove cultura, innovazione e comunità si fondono in modo armonioso.
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"Nel segno della Musa"


Le interviste di Marilena Spataro

Renata Augusta VENTURINI
Ritratti d'artista Maestri del '900
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Lei nasce pittrice, ma nel tempo ha realizzato parecchie sculture di cui alcune monumentali. Quale la poetica di fondo che fa da filo conduttore alla sua arte. E quali i linguaggi artistici e le forme espressive che meglio la rappresentano?
La pittura è senza dubbio il mio “raccontare” le emozioni, le ansie, lo stupore, la solitudine in ciascuno di noi, l'immensità che ci circonda e ci spaventa. Ho studiato e sperimentato per anni teniche e materiali diversi. Attraverso la scultura che mi ha offerto notevoli opportunità, esprimo la stessa tematica della pittura, e che, a parte la splendida sensazione che offre la tridimensionalità, continua lo stesso rac- conto, usa lo stesso linguaggio e propone lo stesso protagonista: l'essere umano. Sono ‘figurativa’ per una scelta netta, precisa, fin dagli esordi, pur essendo, anche allora, perfettamente consapevole che sarebbe stato un cammino non semplice e destinato ad incontrare parecchie incomprensioni. Se dovessi scegliere 'movimenti' o una corrente artistica, cui fare riferimento, direi il Simbolismo e la Metafisica.
Come avviene il suo incontro con l'arte e quali i maestri al tempo della sua formazione in Accademia e del passato che più l'hanno influenzata?
Il mio primo incontro con l'arte è avvenuto da bambina: ho incontrato un meraviglioso angelo che mi guardava con severità mentre si apoggiava con entrambe le mani sull'elsa di una spada di bronzo. Era una stupenda statua di marmo a grandezza umana, probabilmente dell' 800, ero al cimitero di Rimini. Potevo toccarla, ci divideva solo un cancelletto di Auroraferro. Fu, forse, la prima emozione che mi raggiunse e mi sorprese. Poi ce ne furono molte altre... e se prima disegnavo perchè mi piacevano i colori, cominciai a fare ritratti, volti, figure. Poi arrivò l'Accademia, dove ho avuto il privilegio di avere un grande maestro: Umberto Folli. Folli mi ha insegnato cos'è la pittura, la tecnica in tutte le sue forme, il rigore necessario, la severità con se stessi, l'allontanamento da qualsiasi forma di com- piacimento. Poi Toni Zancanaro, incisione e litografia... la libertà espressiva assoluta, libera da ogni schema e una perfezione tecnica che ci costrinse ad essere bravi. Infine, Raffaele De Grada, storico, fra i grandi, della Storia dell' Arte. Lezioni che aprivano la mente, visioni del passato che diventavano presente. Amavo mol- to questa materia e grazie a De Grada ho imparato che non esistono confini temporali, che l'arte rappresenta sempre il momento di massima elevazione di una civiltà così come rappresenta l'abisso in cui essa sprofonda nell'ignoranza e nella crudeltà.
Come pittrice è conosciuta soprattutto per l'originalità dei suoi paesaggi ispirati alle Valli del Delta del Po e per le sue figure, prevalentemente femminili, evocative di personaggi e atmosfere del mito. Nell'uno e nell'altro caso opere caratterizzate da un immaginario pagano simbolico e archetipico che affonda le sue radici in un mondo arcano e ancestrale. Quale la weltanschauung e i canoni estetici da cui nascono questi suoi lavori ?
La “Valle” - nel Ravennate si chiamano valli le grandi distese di acqua, spesso salmastra - esercita su di me un immenso potere: mi attrae, mi invita ad entrare nel labirinto dei suoi canneti a scoprire il mistero che nasconde. L'acqua ferma, apparentemente immobile, che riflette i colori del cielo, i lunghi corridoi di alte canne che nascondono forme di vita a noi invisibili, l'esistenza, come noi l'intendiamo, si svolge segreta sotto l'acqua opaca che non lascia penetrare la vista... solo alcuni uccelli si mostrano a noi, in particolare i solitari aironi. Di questi mi affascina la forma, elegante e curvilinea in un paesaggio lineare, l'ampiezza delle loro ali, grandi e possenti e, soprattutto, la loro indifferenza. La valle diventa, Betulle al tramontonel mio sentire, la rappresentazione della vita, la nostra: nulla è realmente quello che sembra, impossibile conoscere la verità nel mondo che ci circonda, abbiamo solo una certezza, quella della morte senza sapere quando avverrà. Ognuno di noi, umani pensanti, cerca una ragione, conscia o inconscia che sia, che giustifichi la sua esistenza, per riempire il vuoto, per vincere la solitudine: il potere, l'amore, la ricchezza, la creatività, la fede in un dio... non siamo poi così diversi dai nostri antenati più antichi. Portiamo ancor oggi dentro di noi le radici che ci hanno cresciuto, le stesse ambizioni, gli stessi sogni e le stesse domande. Le mie figure (scelgo spesso quelle femminili: mi collego alla Grande Madre, il simbolo più antico che ci è giunto e che rappresenta l'umanità intera) sono a volte inconsapevoli, quasi sorprese, stupite di esistere, altre volte hanno accettato il loro ruolo con ironia e sembrano lanciare una sfida al mondo. I miei canoni? La semplicità e la chiarezza che si possono raggiungere quando la pittura diventa essenziale, quando si ha il coraggio di eliminare l'effetto che stupisce o i particolari che attirano l'attenzione. Ha presente gli affreschi pompeiani della Villa dei Misteri?
E' possibile cogliere una correlazione tra il suo lavoro artistico e l'astrologia, “arte” di cui si interessa, che ha studiato, pratica con successo e che, se non erro, l'ha affascinata fin da giovane. Ce ne parla?
Mi avvicinai all'Astrologia un po' per caso e un po' per curiosità, quindicenne. Scoprii che i pianeti del sistema solare non solo avevano i nomi degli dei dell'Olimpo ma ne rispecchiavano anche le caratteristiche che mi avevano affascinato leggendo le loro gesta nei tanti testi di mitologia greca, Robert Graves in particolare; fu inevitabile che mi immergessi con entusiasmo nello studio di questa materia. L' Astrologia, si rivelò difficile, complessa, ma sempre più sorprendente: potevo scoprire chi ero io, i miei difetti, le mie potenzialità. Uno studio che durò molti anni, in solitudine con la sola compagnia dei miei maestri (Lisa Morpurgo ed Andrè Barbault in particolare) dedicandovi ogni ora libera da impegni, anche con sveglie all'alba. Alla fine sono giunta alla conclusione che è anche la risposta alla sua domanda: la mia creatività è figlia di Nettuno, signore delle acque (rappresenta, tra l'altro l'inconscio collettivo) e di Urano, signore del cambiamento (e dell'Astrologia stessa).
Da una parte sembra che nell'arte contemporanea si vada affermando, specialmente in Europa, un ritorno a forme espressive più legate alla tradizione e alla figura. Dall’altra, però, molti artisti vengono accusati di muoversi su coordinate individuali, rivolte più alla spettacolarizzazione che a un progetto artistico. Qual è il suo parere?
Ritengo che l'artista abbia il diritto e il dovere di seguire il suo daimon anche contravvenendo alle mode e al giudizio del mercato senza accettare influenze od obblighi esterni. Se, al contrario esegue quanto gli viene richiesto per avere un successo sicuro significa, secondo me, che più che dell'arte l'interesse è il denaro e l'autostima è carente.
scacchiera in bronzo gli arcaniQual è la sua previsione sul futuro delle arti figurative, in particolare le più tradizionali quali pittura e scultura, in un mondo globalizzato e in un'era come la nostra, segnata irrimediabilmente dal virtuale e da tecnologie sempre più avanzate e socialmente invasive, seppure spesso di grande utilità?
Sono un'inguaribile ottimista: le arti, tutte, resisteranno ad ogni assalto perchè sono una componenete inscindibile dall'essere umano. Si potranno avere tempi di oscurantismo, ma, prima o poi torneranno sempre ad emergere... come a Pompei, dopo molti secoli, artisti sconosciuti che ci offrono il dono inestimabie della loro opera. Ci penserà l'intelligenza artificiale a superare di gran lunga gli artisti digitali e allora l'opera artistica ‘umana’ tornerà preziosa.
guardiano01Quali i suoi progetti futuri e i suoi sogni?
Progetti futuri tanti, soprattutto un progetto cui ho lavorato sette anni: 15 grandi tele dipinte con un solo tema che diventa ogni giorno più angosciante. Il mio sogno è che finalmente possa esporre queste opere in mostre che diventino itineranti... vedremo. In concreto chiuderò il 2024 con una esposizione che mi permetterà di augurare ad amiche ed amici delle serene festività natalizie, poi mi chiuderò nel mio studio a completare un lavoro iniziato sul tema delle valli (esistono Creature immortali, invisibili all'occhio umano che vivono tra i canneti - Mitologia valliva), mentre inizierò altri lavori molto stimolanti per il 2025.
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Art&News

Intervista a William Imola

a cura della redazione
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Tra i nuovi progetti dell’attore e cantautore William Imola c’è il cortometraggio Granelli di Sabbia. Al centro della scena ci sono temi universali come l’amore e il distacco. Elementi che, per via di un tragico evento, scriveranno il destino dei due protagonisti Paolo e Marta, interpretati dallo stesso Imola e da Emma Quartullo. Circostanza che porterà l’uomo, dopo aver vagato da solo in spiaggia, ad un incontro col personaggio interpretato da Goffredo Maria Bruno. Che cosa succederà ai tre protagonisti? Per avere la risposta a questa domanda bisognerà attendere un pò, considerando che il film verrà presentato al Festival del Cinema, motivo per il quale ogni aspetto della trama è top secret. Ecco dunque che cosa ci ha raccontato William.
Parliamo di Granelli di Sabbia, il cortometraggio che ti vede coinvolto. Com’è nata l’idea?
“Questo progetto è stato realizzato con Elio Urbani, che è un mio carissimo amico ed uno sceneggiatore. Ho sempre sposato i suoi progetti. Spesse volte, gli do l'idea di quello che potrebbe essere un film e lui sviluppa la sceneggiatura. Ed è da questa sinergia che è nato Granelli di sabbia, che prima si chiamava Non ti Sento. Questo progetto era stato girato l'anno scorso, ma ci sono stati dei problemi con il regista, che aveva sbagliato delle cose e non ci ha consegnato il progetto. Abbiamo deciso quest'anno di rifarlo, cambiando la sceneggiatura e il titolo. Granelli di sabbia è però un'idea mia. Il film è stato prodotto da me. E l’ho anche scritto insieme ad Elio Urbani”.
I due attori principali, insieme a te, sono Goffredo Maria Bruno ed Emma Quartullo. Ti era già capitato di lavorare con loro?
“Sì, siamo noi tre attori. Goffredo Maria Bruno è un mio carissimo amico: ci conosciamo dal 2012, anno in cui abbiamo recitato insieme in Squadra Antimafia. Al contrario, non conoscevo Emma Quartullo, che è una sua amica. Ragionando sulla ragazza che serviva abbiamo pensato di ricorrere a lei, che è un’attrice di spessore. è stato un piacere collaborare con lei in Granelli di Sabbia”.
Sapete già dove verrà distribuito il cortometraggio?
“Il cortometraggio è stato realizzato esclusivamente per il Festival del Cinema, per questo non possiamo spoilerare più di tanto sulla trama. Verrà distribuito da Comunicare la cinematografia. Avevamo pensato poi di mandarlo anche ad un concorso in America. E, chissà, in futuro potrebbe diventare anche un soggetto per Netflix per la realizzazione di un film. è tutto un work in progress”.
ArtNews copiaParliamo un po’ di te. Quando è nata la tua passione per lo spettacolo e per il mondo dell’arte in generale?
“Tutto nasce grazie a mio padre, che è disabile ed ha problemi alle gambe. Negli anni ’80 ha provato a fare carriera come cantautore, ma la precarietà di salute sopraggiunta glielo ha impedito. In ogni caso, mi ha trasmesso la passione per la musica fin da quando sono un bambino. Avevo sei anni quando ho iniziato a studiare la batteria. In seguito, ho fatto il conservatorio di musica. Quello dell’arte è un percorso che ho voluto riprendere in mano da adulto con l’obiettivo di realizzare il sogno che mio padre, per problemi di salute, non è riuscito a realizzare. Sono partito nello spettacolo proprio per cercare di realizzare il progetto del mio papà. Inizialmente, l’intenzione era quella di fare musica, ma in seguito si sono aperte altre porte e mi sono ritrovato per caso sul set di Squadra Antimafia per fare una comparsa. Lì, a sorpresa, ho fatto invece un piccolo ruolo perché il regista è rimasto colpito e mi ha consentito di fare una figurazione speciale con delle battute. Ritrovarmi per caso, come primo lavoro, in una delle fiction più seguite in Italia è stato un sogno. Da lì si sono aperte tutte le strade: ho studiato, ho fatto Teatro Azione, il Conservatorio d'arte drammatica alla Scaletta per vedere se poi questo mondo ovviamente mi piaceva. Ho dovuto fare una scuola per cercare di essere più inserito nel contesto. E quindi ho cominciato a fare diversi studi, diverse cose. Comunque, tutto è partito dal mio papà”.
Sei soddisfatto dei risultati raggiunti fino ad ora?
“Sì, calcola che nel 2011 facevo lo chef, avevo un piccolo ristorantino. Mi sono approcciato per la prima volta al mondo dello spettacolo nel 2012 partendo veramente da nulla, da zero. E con impegno e dedizione, nel campo della musica, sono arrivato ad ottenere una collaborazione con Edward Maya, uno dei produttori più importanti a livello mondiale, con ben 7 premi Oscar vinti. Uno dei suoi pezzi, Stereo Love, lo conosciamo praticamente tutti quanti. Soltanto su YouTube ha fatto più di 650 milioni di visualizzazioni. Il mio brano con Edward, intitolato Show me love, è uscito a fine maggio. E dal primo concerto a Frosinone ho fatto quattordici date in due mesi”.
Parliamo della tuo legame con l'arte ...
Oltre lo spettacolo e la musica un’altra mia grande passione è l'arte...
Da bambino amavo disegnare moltissimo, ricordo che ricopiavo i disegni ed ero molto bravo nel realizzarli uguali a mano...
Tante mie aspirazioni nel disegnare venivano da grandi artisti come: Van Gogh, Leonardo Da Vinci, Pablo Picasso e Michelangelo Buonarroti, vedendo le loro opere artistiche...
Dalla carta sono passato alla tela, provando a disegnare paesaggi presi da libri importanti e da foto... Nei miei viaggi sopratutto a Parigi, sono stato spesso a visitare grandi mostre come quella di Parigi 1874 "Inventare l'impressionismo, Museo del Louvre"...
In Italia sono anche a Firenze alla Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria d'arte moderna.
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Art&Vip

Enomis da Parigi a Roma.

“Realizzo opere d’arte moderna senza regole”
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a cura della redazione

L' artista internazionale Enomis al secolo Simone Maria Cimini, originario di Roma, dopo aver vissuto per anni negli Stati Uniti, ritrova la sua più grande passione punto di forza della sua arte che oggi è esposta persino a Parigi.
Provocatorie, bizzarre, seducenti, innocenti e scomode, sono alcune delle affermazioni che i più grandi critici hanno affermato ammirando le sue opere definite “senza regole”.
Tali appaiono allo sguardo dello spettatore stesso non solo dei critici d’arte; Le opere che l‘artista offre al suo pubblico, sono dei veri viaggi attraverso messaggi frutto dell’anima di Enomis.
L‘artista passa in rassegna tutte le impercettibili sfumature della società del ventunesimo secolo, traendo ispirazione e linfa vitale da un complesso creativo che affonda le sue radici nel suo vissuto. Una sfida difficile che l‘artista accetta tra il divertissement e la cruda realtà.
L‘approdo del processo creativo è andato via via maturando nel suo spirito come risultato di un processo naturale, che è andato consolidandosi attraverso la somma di un complesso background esperienziale fatto di viaggi per il mondo, incontri e scambi culturali.
bd53d8da c022 41cd 80ee 4c5e4c8e8d6aIMG 1749Dietro l‘aspetto giocoso, fatto di colori e superfici traslucide si cela un messaggio più profondo che va a sbattere contro quei temi scomodi e poco “per bene“.
Così appaiono tematiche che abbracciano il sesso, le dipendenze, l‘ambiente e la sua tutela, i complessi intrecci che regolano le relazioni sociali. Un tripudio di vernici spray, legno, ferro, plastica e molti altri materiali di uso quotidiano.
Enomis si riesce ad adattare al contesto contemporaneo, avvicinarsi tanto al mondo dell‘arte quanto a quello del design e dell‘arredo. L‘artista riesce in maniera istrionica e camaleontica ad adattarsi al vissuto del momento, per dar vita all‘atto creativo.
Il suo compito è dare voce e nuova vita agli oggetti in disuso che la società ha scartato, quindi dargli una nuova dignità dell‘esserci.
Con Enomis ci si trova difronte un universo di oggetti significanti, dove tutta la molteplicità dell‘esistenza passa in rassegna, passando tanto attraverso l’omaggio alle più celebri icone musicali, quanto agli oggetti di uso comune che si potrebbero vedere sui banconi dei bar.
L‘artista sembra essere collocato all‘interno di una sua personalissima macchina del tempo, in grado di portarlo tanto a catturare scarti effimeri della società giornaliera, quanto a trasformarsi in un viaggiatore del passato, a metà tra un idolo punk-rock ed uno Jack Sparrow, che lo portano ad inseguire la sua personale visione fatta di sogni, speranze, curiosità, fantasia e rabbia, agendo fuori dal contesto delle regole. Da qui la sua esatta collocazione nella scena artistica contemporanea, con un saper fare che si rinnova, si distrugge, si rigenera senza sosta.
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Orizzonti evocativi e Avveniristici

Mostra di dipinti di Silvana Gatti

B10 GENNAIO – 16 FEBBRAIO 2025

CASA DEL CONTE VERDE - RIVOLI -- TORINO
Mostra realizzata dalla Città di Rivoli

A cura di Claudio Roghi

A trent’anni dalla sua prima esposizione, Silvana Gatti è protagonista di una mostra personale a Rivoli, realizzata dall’Assessorato alla Cultura della Città di Rivoli e a cura di Claudio Roghi, presso il Museo Civico Casa del Conte Verde, importante esempio di architettura piemontese del ‘400, dal 10 gennaio al 16 febbraio 2025. Inaugurazione il 10 gennaio alle ore 18.00 alla presenza del Sindaco di Rivoli Alessandro Errigo.
LAPPRODO OLIO SU TELA 70 X 50 SILVANA GATTI 2016Saranno esposte opere che racchiudono un trentennio di attività, spaziando dal figurativo al simbolismo di timbro sociale. Numerosi i paesaggi agresti e marini, senza dimenticare scorci del Piemonte, affiancati da dipinti che toccano i temi scottanti dell’attualità. Tra le tematiche affrontate da Silvana Gatti troviamo le migrazioni, il suo ormai iconico bimbo in provetta, gli ufo, l’intelligenza artificiale e, infine, l’auspicio della pace nel mondo. Opere come “Il nuovo Ulisse”, recentemente selezionata dal Prof. Giammarco Puntelli per una mostra presso Palazzo Avogadro di Sarezzo (Brescia), raccontano l’epopea dei profughi odierni che, in fuga dalle guerre o per via dei cambiamenti climatici, si spingono per migliaia di chilometri verso paesi più sicuri alla ricerca di un futuro migliore. “Alla ricerca dell’identità”, dipinto menzionato da Vittorio Sgarbi, racconta di un uomo in viaggio alla ricerca di se stesso, in bilico tra una sponda e l’altra del Mare Nostrum. “L’urlo di Pinocchio” parla dell’intelligenza artificiale, attraverso un robot umanoide posto a confronto con il Pinocchio di collodiana memoria che, impaurito, scappa da un futuro invadente. Anche “Vita moderna” vede un robot a colloquio con un bambino che, chiuso tra le mura di casa, non guarda al di là della finestra dove, invece, c’è la vita reale. Particolare è “La creazione del robot”, in cui la Gatti prende in prestito la divina mano michelangiolesca della Cappella Sistina affinché dia vita ad un robot. Con “La perdita della ragione” Silvana Gatti riprende il mito della biga alata di Platone. Qui cavallo nero e cavallo bianco si scontrano in quanto hanno perso la biga, simbolo della ragione che ha abbandonato i fautori delle guerre che insanguinano il mondo. Stessa tematica la ritroviamo in “Rivalità”. In mostra anche opere raffiguranti il bimbo in provetta, come “La clonazione del faraone”, tematica affrontata in passato dall’artista alludendo alla fecondazione in vitro e alla clonazione umana. Accanto a queste tematiche sociali, non mancheranno dipinti che faranno sognare un ritorno alla natura, come tramonti sul mare, campi di lavanda, papaveri e girasoli.
LA PERDITA DELLA RAGIONE 2024Una mostra per raccontare trent’anni di attività che hanno visto Silvana Gatti partecipare a numerose mostre in Italia (Abano Terme, Bologna, Grado, Forte dei Marmi, Milano, Napoli, Padova, Roma, Venezia, Taormina, Torino) e all’estero (Parigi, Londra, Tokyo, Luxor). L’artista ha illustrato alcuni libri, tiene laboratori di pittura per bambini e scrive su riviste d’arte.
Scrive Claudio Roghi sul catalogo della mostra:
Silvana Gatti è un'artista dai colori morbidi e caldi; con la sua arte simbolista, ci invita ad un viaggio introspettivo, portando alla luce i complessi intrecci tra l’esperienza umana e il desiderio di trascendere i limiti della realtà. I suoi quadri apparentemente enigmatici e concettuali ci rivelano una profonda meditazione sui temi universali dell’esistenza, sfidandola nella fragilità e nella forza vitale che anima ogni essere umano.
Nelle sue opere l'artista utilizza un linguaggio visivo carico di simboli che, a prima vista, possono sembrare di difficile lettura, ma ad una attenta analisi si percepisce un nuovo mondo e un nuovo pensiero filosofico. Tuttavia, ogni elemento è un tassello che racconta una storia intima, uno specchio delle lotte interiori e delle aspirazioni dell’uomo.
Il simbolismo diventa così un ponte tra il sogno e la realtà, tra ciò che si desidera e ciò che si vive. L’artista Silvana Gatti con le sue opere ci fa esplorare:
I nostri limiti umani: Attraverso le sue composizioni e scenografie, l’artista pone domande su ciò che ci ostacola, che sia il tempo, la mortalità o le barriere mentali.
Le ipotesi dell’Uomo: Le opere dell’artista attraverso i propri lavori suggeriscono che, nonostante i nostri limiti, l’essere umano possiede una forza intrinseca per superare le sfide, alimentata dai sogni e dai contrasti che noi abbiamo, oltre a verificare la nostra tenuta mentale.
Il bisogno dei sogni: L’artista evidenzia con le sue opere l’importanza dei sogni che sono il motore dell’esistenza capace d'intrecciarsi con la realtà per darle senso e profondità e renderla tangibile e reale.
URLO DI PINOCCHIO 2024RIVALITA 2024 GATTIUn tratto distintivo delle opere della Silvana Gatti è la bellezza del quotidiano, con la capacità di scovarla nei luoghi più inaspettati. Attraverso uno sguardo attento e una sensibilità unica, l’artista ci ricorda che la bellezza non risiede solo nell’oggetto osservato o nella scenografia dell'opera, ma nell’esperienza personale di chi guarda. Questo sguardo trasforma l’ordinario in straordinario, il reale in un rifugio spirituale, ogni opera è una magia di emozioni.
Silvana Gatti ci invita nell'immaginario, ci spinge a fermarci e a riflettere profondamente e ad entrare all'interno delle sue opere facendoci trasportare da emozioni suggestive. I suoi elaborati sono uno spazio in cui il tempo sembra sospeso nel vuoto.
Lei ci trasporta in un luogo dove le emozioni e i pensieri trovano un rifugio piacevole e senza falsità. Con la sua arte ci ricorda che la vita quotidiana vissuta, con tutte le sue complessità e avversità, è una fiamma da custodire sempre stretta a noi e non farla mai spengere. Questa esperienza emozionale è un mistero da esplorare e una bellezza da scoprire in ogni giorno e in ogni istante.

Casa del Conte Verde
via Fratelli Piol 8 - Rivoli (TO)
Intero € 5,00; - Ridotto € 3,00,
(militari, studenti fino a 26 anni, gruppi di almeno 10 persone, famiglie con più di 3 componenti, tessere FAI, Touring, CRAL, FABI, Torino+Piemonte Card);
Gratuito: Sotto i 18 anni, sopra i 65 anni, Tessera Musei, Pyou Card, residenti rivolesi il terzo sabato del mese,
giornalisti, Scuole di Rivoli,
disabili + un accompagnatore.
Orari: da mercoledì a venerdì 16 -19; sabato e domenica 10 - 13 / 16 -19;
lunedì e martedì chiuso

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Orizzonti / Obzorja - Dubrovnik

Mostra internazionale d’arte
international art exhibition

dal 16 al 27 ottobre duemilaventiquattro
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PALAZZO SPONZA

di Svjetlana Lipanović


Dubrovnik, città croata sita sulle sponde del mare, dal 16 al 27 ottobre 2024 si è svolta la mostra “Orizzonti/Obzorja” organizzata da ”Blu Star International” rappresentato da Roberto Sparaci, da Svjetlana Lipanović, organizzatrice di eventi e, presidente dell’Associazione Italo-Croata a Roma, da Alessandra Antonelli direttrice della Galleria Ess&rrE e Sabrina Tomei titolare della Blu Star International. Questa pluriennale collaborazione ha fatto nascere all’inizio del 2024 la suggestiva idea di realizzare una mostra internazionale di artisti contemporanei in Croazia individuando il posto più adatto per l’esposizione presso Palazzo Sponza, del 16° sec. sito nel centro della città conosciuta nel mondo come “la perla dell’Adriatico”. In seguito alla selezione ferrata per la mostra i numerosi artisti hanno inviato le loro adesioni ma solo una parte hanno avuto il previlegio di poter partecipare, gli artisti selezionati sono stati:
Digital CameraAngela Balsamo, Etty Bruni, Giuseppe Cerasari, Maria Daloiso, Cristano D’Ambrosio, Roberto Funari, Gaia Maria Galati, Aleardo Koverech, Stanko Ivanković, Vittorio La Spina, Annalisa Macchione, Volker Merkle, Piero Masia, Fabrizio Montreux, Paola Gaia Muccioli, Rosario Oliva, Lucia Pafundi, Sara Stavla, Anna Maria Tani, Luca Tridente, Ivana Jovanović Trostmann. La mostra è stata inaugurata dalla Dott.ssa Prof.ssa Katja Bakija, critico d’arte ed anche critico letterario che insegna presso l’Università di Dubrovnik e, il Console onorario dell’Ungheria in Croazia. Con un caloroso discorso di benvenuto si è rivolta al pubblico, agli organizzatori e agli artisti venuti dall’Italia sottolineando - in conclusione l’augurio - che questa mostra “farà allargare i nostri orizzonti spirituali, le nostre vedute e, che ci farà arricchire con i nuovi contenuti e con la nuova bellezza”. L’esposizione ha ottenuto una grandissima pubblicità su vari siti croati e nelle riviste locali, IMG 3844in Italia e, nello stesso tempo è stata visitata da un numeroso pubblico che per visitare la mostra si è dovuto ordinatamente mettere in fila per poter IMG 3908IMG 3915apprezzare le oltre 40 opere in mostra. Per diversi giorni i quadri esposti nell’atrio rinascimentale - simili a punti di colore e di luce - hanno brillato nella penombra rischiarati dai raggi solari, o illuminati fino a tarda sera da splendidi lampadari antichi. I soggetti visibili sulle tele, sulle fotografie e nella scultura sono stati molteplici; hanno offerto una visione personale della vita e del pensiero, trasformati tramite le emozioni degli artisti. Inoltre, nello stesso tempo hanno riflettuto il loro ricco mondo interiore, accompagnati dalla bravura tecnica acquisita negli anni dedicati all’Arte, incontrastata dominatrice delle loro esistenze. Indubbiamente, non è mai semplice spiegare un quadro, il suo messaggio arcano perché è veritiera l’affermazione di Renoir:
IMG 38465abb8e02 6b7f 45ee b5a6 d797c91e2f9a“L’arte tocca le emozioni; se si deve spiegare, non è più arte”. Con questa meravigliosa mostra, agli amanti dell’arte di diverse nazionalità è stata offerta la possibilità di immergersi nelle emozioni dipinte per conoscere meglio il mondo magico degli artisti e, anche se stessi con le opere nelle quali si è potuta rispecchiare la loro anima.
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Silvana DI VORA

Quando il "rifiuto" diventa arte

 DSC9125 Migliorato NRFoligno - 26/27 ottobre 2024

Suggestioni plastico pittoriche di un'artista che ama la Natura, tra il Cielo e la Terra

di Marilena Spataro

Silvana Di Vora nasce a Maniago in provincia di Pordenone e da anni vive e lavora a Foligno. Inizia il suo percorso di pittrice da autodidatta nel 1995, precedentemente si occupa di fotografia.  DSC8814Artista eclettica e dai mille talenti, Silvana spazia, nonché esplora con estrema disinvoltura e capacità stilistica, tra i linguaggi e le tecniche delle neo avanguardie del '900, giungendo a una sintesi espressiva e formale del tutto originale e personalissima. E se nei suoi lavori realizzati con gli scarti di materiali vari, soprattutto metalli, e che sono le opere che più la caratterizzano, guarda all'Arte povera, spingendosi in alcuni soggetti a una reinterpretazione geniale delle carte geografiche del grande Alighiero Boetti, oppure in altri a una rilettura dei classici della Pop Art, a partire dalle eterna icona di Marilyne Monroe dell'immenso Andy Warhol, negli acrilici e negli olii predilige esprimersi attraverso il linguaggio del concettuale e/o dell'astrazione, dove, in questo ultimo caso, non di rado, è dato intravedere la furia gestuale dell'action painting. Laddove, invece, decide di intraprendere la strada del figurativo adottando le tecniche della pittura tradizionale, non esita a spingersi e ad addentrarsi in terreni inesplorati, tra il metafisico e il surreale. Terreni che interrogano e coinvolgono l'anima mentre dialogano con la materia. Per sua stessa ammissione, questa brava artista folignate ama mutare lo stile e il linguaggio formale con una notevole libertà espressiva abbandonandosi all'onda del proprio umore o, forse, sarebbe meglio dire del proprio estro artistico. Una scelta non facile da gestire, umanamente e artisticamente, ma che, pure, nella Di Vora ottiene l'esito di mettere in campo energie sempre nuove e pronte a sfidare i limiti del possibile. Nasce da qui una poetica del profondo, una ricerca nei meandri più nascosti della coscienza e dell'essere in un viaggio fantastico che attraversa universi e luoghi oltre i quali lo sguardo si perde nell'infinito.
 DSC8907Silvana Di Vora ha partecipato a varie mostre collettive e personali sempre in territorio nazionale. La sua ultima personale svoltasi di recente, con grande successo di pubblico e di critica, al VCube Studio di Foligno, è stata eloquentemente intitolata Quando il ‘rifiuto’ diventa arte, con cio' l'artista ha inteso evidenziare non soltanto una delle sue tecniche pittoriche preferite, ma anche la sua grande attenzione, sensibilità e impegno nel trasmettere, attraverso il suo lavoro, una visione che guarda con profonda convinzione alla tutela e salvaguardia dell'ambiente.
Hanno scritto di lei, tra i tanti: Andrea Baffoni, il sociologo Roberto Segatori, Gilberto Scalabrini, Rita Scelfo, Giovanni Zavarella, Centro Culturale Zerouno Barletta, Marilena Spataro.




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PAESAGGI - Realtà’ Impressione Simbolo

Da Migliara a Pellizza da Volpedo
Castello di Novara
Fino al 6 aprile 2025

A cura di Silvana Gatti

8 Pompeo Mariani Il porto di Genova da Palazzo Doria olio su tela 1205 x 241 cmE' stata inaugurata il primo novembre, nella splendida sede del Castello di Novara, la mostra PAESAGGI. Realtà Impressione Simbolo. Da Migliara a Pellizza da Volpedo, e sarà possibile visitarla sino al 6 aprile 2025. Dalla campagna all’alta montagna, dai laghi al mare fino ad arrivare ai paesaggi urbani del cuore di Milano, ai Navigli e al Carrobbio, METS Percorsi d’Arte porta in questa rassegna oltre settanta opere straordinarie, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, documentando l’evoluzione della pittura di paesaggio tra Piemonte e Lombardia dagli anni Venti dell'Ottocento al primo decennio del Novecento. Un settore, quello della pittura di paesaggio, peculiare per la storia dell’arte, che ha reso protagonisti alcuni dei più importanti artisti attivi in Italia e in Europa. La mostra, a cura di Elisabetta Chiodini, è organizzata da METS Percorsi d’Arte, congiuntamente a Comune di Novara e Fondazione Castello di Novara, con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, il patrocinio di Commissione Europea e Provincia di Novara, ed è realizzata grazie al sostegno di Banco BPM (Main sponsor), De Agostini ed Esseco S.r.l. (Sponsor), con il contributo di Fondazione CRT, Artekasa S.r.l., Comoli Ferrari & C. Il percorso della mostra inizia con la sezione dedicata al paesaggio di età romantica. Esposti dipinti che documentano differenti tipologie della “pittura di paese”, dalla veduta prospettica al paesaggio tratto dal vero, al paesaggio istoriato. Gli anni Trenta e Quaranta vedono l’affermarsi della pittura di paesaggio e il successo dei “pittori di paese” ricercati dai collezionisti, dal bergamasco Marco Gozzi (1759-1839) - trait d’union tra il gusto neoclassico e quello romantico - all’alessandrino Giovanni Migliara (1775-1837), il bresciano Luigi Basiletti (1780-1859), il veronese Giuseppe Canella (1788-1847), con la Veduta della laguna di Venezia presa dal Campo di Marte (1838), il torinese Massimo d’Azeglio (1798-1866) di cui è esposto La morte del conte Josselin di Montmorency (1825), e il genovese Giuseppe Bisi (1787-1869), 2 Carlo Fornara L Aquilone olio su tela 135x154cmquest’ultimo titolare della prima cattedra di paesaggio dell’Accademia di Belle Arti di Brera, istituita nel 1838. Tra le opere esposte in questa sezione spicca Esterno di città con ponte illuminato da chiaro di luna ed officina di maniscalco (1829), di Giovanni Migliara. Nel dipinto si riconoscono il porto di Ancona e l’arco di Traiano, liberamente accostati in un paesaggio di fantasia; il tutto è avvolto in un’atmosfera magica creata dall’oscurità misteriosa rischiarata dalla luce lunare che illumina le onde del mare e la bottega del maniscalco, dove spicca l’immagine di un cavallo bianco. La seconda sezione documenta la pittura di paesaggio romantico-naturalistica di area mitteleuropea, tra cui le opere del ginevrino Alexandre Calame (1810-1864), maestro della scuola svizzera abile nel raffigurare maestosi paesaggi alpini, dal monte Bianco al monte Rosa alle montagne svizzere. Qui esposto vediamo Paese con macchia (1850 circa), veduta al tramonto in cui la luce ambrata avvolge il paesaggio lacustre mentre la cima delle montagne risulta ancora baciata dal sole. Insieme al tedesco Julius Lange (1817-1878), Calame influenzò la nuova generazione di paesaggisti operante nel Nord Ovest italiano, tra cui Angelo Beccaria (1820- 1897) e Gaetano Fasanotti (1831-1882), che seguendo l’esempio dei colleghi stranieri, si recavano a dipingere all’aria aperta per studiare la natura dal vero. La sezione si chiude con Antonio Fontanesi (1818-1882) che a Ginevra, in contatto con Calame, aveva il paesaggio al centro dei suoi interessi, rafforzati con l’incontro della pittura della scuola di Barbizon, conosciuta visitando le sale dell’Esposizione Universale di Parigi del 1855 e osservando le opere di Camille Corot (1796-1875), Charles-François Daubigny (1817-1878), Théodore Rousseau (1812-1867) e Constant Troyon (1810-1865) -. Tra le altre opere in sala: L'ancien moulin de Saint-Ouen pres de Paris (1832), di Théodore Rousseau; Alla Pesca (1855), di Angelo Beccaria, proveniente dalla Collezione del principe Odone di Savoia; e lo straordinario Vespero (1859), di Antonio Fontanesi, credibilmente identificabile con Le soir, tela presentata al Salon di Parigi nel 1859.
3 Filippo Carcano Il Ghiacciaio di Cambrena 1897 circa olio su tela 135 x 195 cm collezione privatajpgLa terza sezione documenta incontri, amicizie e sodalizi artistici nati nello studio ginevrino di Alexandre Calame e cresciuti a Rivara e Carcare. Oltre a Fontanesi e al genovese Tammar Luxoro (1825-1899), tra i fondatori nel 1849 della Società Promotrice di Belle arti di Genova, Alexandre Calame e la sua scuola attiravano i giovani pittori paesaggisti. Tra i primi a seguire le sue lezioni il torinese Vittorio Avondo (1836-1910), il portoghese Alfredo de Andrade (1839-1915), lo spagnolo Serafin de Avendaño (1838-1916), il genovese Ernesto Rayper (1840-1873). Incontri, amicizie, sodalizi che nascevano al caffè du Bourg, luogo privilegiato anche da Ernesto Bertea (1836- 1904), da Gustave Castan (1823-1892) e dallo stesso Fontanesi, e che furono essenziali per le successive esperienze d’ambito realista, conosciute oggi grazie ai nomi dei paesi dove gli artisti si riunivano: Rivara, nel canavese, dove i pittori venivano ospitati a Villa Ogliani, residenza di Carlo Ogliani, cognato di Carlo Pittara, e Carcare, in provincia di Savona, dove i ‘liguri’ de Avendaño, de Andrade e Rayper diedero vita alla ‘Scuola dei Grigi’. In sala alcuni esempi tra i maggiori capolavori di questi artisti, tra cui: Il mattino (1861) e Aprile. Sulle rive del lago del Bourget (1864), di Antonio Fontanesi; Motivo sulla Bormida (1865), di Alfredo de Andrade; Sulle rovine dell’antico castello a Volpiano (1869) di Ernesto Rayper, La via Ferrata (1870), di Tammar Luxoro; Sulle alture. Primavera (1881), di Serafin de Avendaño. Molto bella l’opera Le imposte anticipate (1865) di Carlo Pittara, in cui compare un soggetto molto amato dal pittore, i buoi che trainano il carro. Il quadro decretò, nel 1965 a Torino, il successo del pittore; l’opera fu infatti acquistata per il museo civico del capoluogo piemontese. La mostra prosegue con la quarta sezione, che documenta il cammino verso la pittura di impressione. Anche un artista specializzato nelle scene di genere, come Filippo Carcano (1840-1914), in quel periodo si unisce a Eugenio Gignous (1850-1906) per dipingere en plein air nelle terre dei laghi lombardi, nei dintorni di Stresa, sulle alture del Mottarone, ricercando un nuovo linguaggio al fine di rendere al meglio “l’impressione del vero”. Tra le opere esposte: La quiete del lago (1878), di Filippo Carcano; Il ruscello (1879), di Eugenio Gignous; L’isola dei Pescatori (1880), di Filippo Carcano.
5 Giovanni Segantini Il Naviglio di Milano al Ponte di San Marco olio su tela 76 x 525 cmPartendo proprio dalla Pianura Lombarda (1887) di Filippo Carcano, dai primi anni Ottanta riconosciuto caposcuola del Naturalismo lombardo, la quinta sezione presenta alcune tra le opere più significative di Eugenio Gignous, Leonardo Bazzaro (1853-1937), Achille Befani Formis (1832-1906), Pompeo Mariani (1857-1927), Francesco Filippini (1853-1895), Lorenzo Delleani (1840-1908) e di altri artisti, dipinti che descrivono fedelmente la vita, le abitudini e i costumi della gente che abitava quei “paesaggi” o li frequentava come mete turistiche. Molto bello, a tal proposito, Giochi di bimbi (1885),un piccolo dipinto di Lorenzo Delleani, raffigurante un gruppo di bimbi intenti a giocare all’aperto. Dal verde del prato spiccano i colori nei toni del blu dei vestiti dei bimbi, contrastati da pennellate di rosso che completano il tutto. Tra le altre opere in sala: Vespero di novembre (1891), di Francesco Filippini; la suggestiva alba di grandi dimensioni de Il porto di Genova da Palazzo Doria (1884), di Pompeo Mariani, in cui è colto il momento che precede la luce del giorno. Il porto è movimentato da numerose barche a vela e vascelli da cui si levano sbuffi di vapore, che portano sino ai nostri giorni l’atmosfera di un’epoca ormai lontana. Si prosegue con alcuni scorci del paesaggio urbano milanese, colto in pieno sole e sotto la neve, da Giovanni Segantini (1858-1899), Mosè Bianchi (1840-1904), Emilio Gola (1851-1923) dall’inizio degli anni Ottanta ai primi anni Novanta. Tra le opere in mostra: Il Naviglio al Ponte San Marco (1880) e Nevicata (1880-1881), due opere di Giovanni Segantini raffiguranti il naviglio milanese in due stagioni diverse; Milano di notte (1886) e La prima neve(1890), di Mosè Bianchi.
Tipicamente impressioniste sono le opere presenti nella settima sezione, di Leonardo Bazzaro, che immergono il visitatore nel paesaggio della montagna verbanese, nella campagna nei dintorni di Gignese, tra i fiori del giardino del villino del pittore all’Alpino - costruito proprio sulla strada che da Gignese conduceva al Mottarone -, luogo amatissimo da Bazzaro e dalla moglie, la nobildonna Corona Douglas Scotti della Scala. Tra le opere in sala: I miei fiori (1900); Passa la funicolare (1904). In questi dipinti le pennellate sono rapide e decise, ed i personaggi sono inseriti in un contesto bucolico e ri- lassante, con figure femminili colte in momenti di puro relax. La sala successiva presenta alcuni dipinti eseguiti negli anni Novanta: tra questi la vasta tela de il Lago del Mucrone (1890) di Lorenzo Delleani; due dipinti di Filippo Carcano, Dall’alto (1895) e Il ghiacciaio di Cambrena (1897), e una tela del giovanissimo Ludovico Cavaleri (1867-1942), Dalle montagne del lago maggiore (1898). La nona sezione è dedicata alle opere divisioniste di Giovanni Segantini (1858-1899), Angelo Morbelli (1853-1919), Giuseppe Pellizza (1868-1907), Emilio Longoni (1859-1932), Carlo Fornara (1871-1968), per alcuni dei quali il paesaggio diventerà il luogo ideale per qualche incursione nel clima simbolista. Tra le opere di quest’ultima sala troneggia Mezzogiorno sulle Alpi (1891), opera scelta per la locandina della mostra, e L’amore alla fonte della vita (1896), di Giovanni Segantini; Sul fienile (1893-1894), di Giuseppe Pellizza da Volpedo; Nebbia domenicale (1890) e Alba domenicale (1915), di Angelo 6 Giovanni Segantini Mezzogiorno sulle Alpi olio su tela 775 x 715 cmMorbelli; L’aquilone (1902), di Carlo Fornara. La mostra fa parte di un percorso di celebrazione e approfondimento della figura di Pellizza avviato da METS Percorsi d’arte congiuntamente alla GAM di Milano, che ha avuto inizio a Volpedo con Il fascino della natura. Paesaggi ritrovati di Pellizza da Volpedo, una rassegna allestita presso lo studio del pittore da METS e dall’Associazione Pellizza in collaborazione con la GAM dal 17/8 al 15/9 2024. L’ultima sala della mostra è dedicata all’itinerario “Pellizziano” che ospiterà anche La Clementina (1906-1907), una delle tre opere “ritrovate” esposte da METS a Volpedo. Si tratta di un dipinto che non si vedeva dalla Biennale di Venezia del 1909 ed era conosciuto fino ad ora solo attraverso un’immagine in bianco e nero. Il percorso proseguirà nel 2025 con l’uscita nelle sale del docufilm con Fabrizio Bentivoglio diretto da Francesco Fei Pellizza Pittore da Volpedo, prodotto da METS e Apnea Film in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e il contributo di Gallerie Maspes Milano, e distribuito da Nexo Studios. Il percorso dedicato al grande artista terminerà a Milano nell’autunno del 2025 con una mostra monografica organizzata congiuntamente da METS e dalla GAM, presso la quale si trova l’opera simbolo di Pellizza, Il Quarto Stato. Questo variegato itinerario offrirà al pubblico l’opportunità di conoscere e apprezzare il pittore scoprendo che al di là di una delle opere più iconiche di sempre vi è un uomo profondo e sensibile che deve essere collocato tra i più grandi artisti europei del suo tempo.
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La personale di CoLui

al Museo Crocetti di Roma:

Il racconto di una vita di ricerca.
Colui
A cura della redazione

La personale di CoLui, al secolo Luigi Colombo, a Roma è stata senza dubbio un successo, intuibile sin dalla inaugurazione del 30 novembre scorso al Museo Venanzo Crocetti, luogo elegante e ricco di evocazioni storiche. Proprio il contesto del Museo Crocetti è il primo dato rilevante in ordine alla scelta dell’artista romano, lombardo di origine, che ha dedicato una vita all’arte vista come veicolo di messaggi umani e sociali da sempre. Gli ampi spazi espositivi, che accolgono nella parte dell’ingresso le opere del maestro del primo Novecento, hanno dato risalto ai segnali stradali, ai “Cerchi sbagliati”, ai tavolini in plexiglass che accolgono i “Colli” (le IMG 4194camicie che rappresentano la connessione tra il corpo e la ragione) alle “Meta-Idee”, partendo da “Iperspazi”, cronologicamente il primo nucleo espressivo di CoLui degli anni 80. Per contenere tutto il lavoro di CoLui non basterebbe il Colosseo, tanta è la variegata e significativa produzione dell’artista, ma la nutrita collezione che è stata esposta dal 30 novembre al 10 dicembre al Museo Crocetti di Via Cassia ha rappresentato degnamente un percorso dal quale emerge una dedizione alle domande che l’uomo e l’artista hanno saputo porsi, alla ricerca di un equilibrio vitale che tenda al bene e si interessi soprattutto al bene della società.
IMG 4195Il tema del “30 Febbra-ìo” (da pronunciarsi con un “ìo” accentato e distaccato dal resto) ha evidenziato i sogni e le speranze di una invenzione da sogno come un giorno extra-calendario da dedicare al tempo personale, una sorta di festa per recuperare quanto perduto nella storia della nostra vita. E, come spesso è stato detto, quell’ “io” non inganni: tutti siamo un “io”, dice CoLui, dunque tutti siamo dentro quel ciclo di lavori. Da segnalare nella esposizione romana, di questo ciclo di opere, quella che ha dato inizio alla ricerca, datata 1986. Temi interessanti e coinvolgenti, illustrati al vernissage dai curatori Giorgio Barassi e Roberto Sparaci, da cui sono emerse le capacità di CoLui, la sua sensibilità verso i temi che riguardano tutti noi, l’aspirazione ad un mondo che abbondi di solidarietà e condivisione. Ciò che, spesso, purtroppo manca. In questo si avverte l’attenzione dell’artista verso temi IMG 4203scottanti, che sono sempre stati il fulcro di una ricerca spasmodica ed in continua, permanente evoluzione. Quella di CoLui è una produzione che ammicca al concettuale senza diventare elitaria ma dall’efficacia evidente, anche nell’uso dei materiali impiegati. CoLui comunica con apparente semplicità il groviglio delle domande dell’uomo su sé stesso e sulla società, rende spicciola la presenza di quell’ “-Io” non come dato individualista o egocentrico ma come dato che coinvolge le identità di tutti, dunque un “IO” alla volta, omnicomprensivo.IMG 4240
IMG 4246La personale negli spazi del prestigioso Museo Crocetti ha il senso del tempo impiegato nella continua ricerca di una via per rispondere ai quesiti sull’esistenza, sul tempo e sull’individuo, comunque compreso nei temi di una società che CoLui, con autentica ed umana solidarietà, vorrebbe semplicemente migliore. L’affollata inaugurazione ha permesso di notare, nel giardino all’esterno del museo, una installazione dei suoi apprezzati segnali stradali rielaborati: elementi di obbligo o divieto che diventano indicazioni morali, direzioni dell’umanità, inviti a riflettere. Una raccolta di opere che ha evidenziato un intero IMG 4230percorso di creazioni, tratteggiando il profilo di un artista dalle idee certamente innovative ma non eccedente la misura, come purtroppo capita quando si tratta di quel che viene definito “concettuale”. I concetti di CoLui arrivano chiari allo spettatore, percepiti nella loro interezza, che si tratti di materiali tradizionali per le espressioni artistiche o di legno, cemento, metalli e plastiche come nel suo caso. La mostra ha anche evidenziato un cammino al passo coi tempi vissuti: dalle opere realizzate con colori e pennelli a quelle digitali, figlie dei tempi recenti e ricche comunque di un’anima dalla fierezza battagliera, mai arresa all’ineluttabilità del tempo trascorso. Il senso di una personale in un luogo così importante, ricalca uno degli aspetti delle capacità di CoLui: massimo rispetto per l’arte che lo ha preceduto, massimo impegno verso forme espressive diverse, attuali, per qualcuno rivoluzionarie.
IMG 4234Ma a CoLui non interessa l’apprezzamento spicciolo. I suoi temi e le sue opere raccontano di un artista accorto a temi di respiro ampio, che nascono dalla osservazione dell’individuo e della società approdando a risposte che generano altre domande e, inevitabilmente, altri temi, scottanti e pienamente interessanti per chiunque abbia a cuore il migliorare e migliorarsi.IMG 4263
La personale romana di CoLui apre un ciclo di iniziative che lo vedranno protagonista in altri eventi, televisione compresa. La popolarità delle sue opere, battezzata con il ciclo di trasmissioni della rubrica Laboratorio Acca su Arte Investimenti TV, continuerà a far parte della diffusione del suo lavoro e, dalle dichiarazioni raccolte nel giorno dell’inaugurazione, nuovi temi e nuove mete creative fanno già parte degli impegni futuri di un artista giunto al culmine della propria maturazione artistica. Il che non lascia affatto presumere che il viaggio artistico volga ad una forma di riposo o di riflessione. IMG 4268Conoscendo CoLui, la sua personale è una semplice rincorsa per spiccare altri voli creativi. Quello che contraddistingue l’artista è un continuo status di “work in progress”. Da una vita, Museo Crocetti ed altri successi compresi, è il modus operandi di Luigi Colombo detto CoLui.
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