Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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ESCHER

ASTI - PALAZZO MAZZETTI

Fino all’11 Maggio 2025
02 Metamorphosis IIMetamorfosi II, 1939 - Xilografia, 19,2x389,5 cm - Collezione Maurits, Italia
All M.C. Escher works © 2024 The M.C. EscherCompany, The Netherlands. All rights reserved
www.mcescher.com
E' stata inaugurata il 16 novembre 2024, presso le sale espositive di Palazzo Mazzetti ad Asti, un’importante mostra dedicata ad Escher, che proseguirà sino all’11 maggio 2025.
Un artista geniale e visionario, Escher, apprezzato in tutto il mondo non solo dagli amanti dell’arte ma soprattutto dai matematici, designer e grafici, per via delle sue creazioni del tutto originali in grado di coniugare l’arte con l’universo infinito dei numeri, la scienza con la natura, la realtà con la fantasia, creando elaborati fantastici e paradossi magici ma fortemente scientifici. 03 Giorno NotteMentre oggi le mostre a lui dedicate annoverano numerosi visitatori, in vita non ebbe queste soddisfazioni se non dopo i sessant’anni di età, a partire da una mostra tenutasi ad Amsterdam nel 1954 in occasione dell’annuale Congresso Internazionale dei Matematici. Apprezzato per la sua capacità tecnica come incisore, ancora oggi alcuni critici d’arte vedono le sue opere piuttosto fredde e poco artistiche, nonostante il successo di pubblico.
Nato nel 1898 a Leeuwarden in Olanda, Maurits Cornelis Escher ha sviluppato uno stile unico e inconfondibile capace di annodare universi culturali abitualmente inconciliabili che, grazie alla sua geniale creatività, si armonizzano in una dimensione del tutto originale.
La spinta verso l’arte è nata nella mente di Escher durante il suo soggiorno in Italia tra le due guerre, dinanzi alle bellezze del paesaggio italiano, dalla campagna toscana al mare di Tropea, dai declivi scoscesi di Castrovalva ai monti di Pentadattilo. Escher in questi paesaggi osservava la regolarità dei volumi, la divisione degli spazi, l’architettura delle città e dei borghi.
Fu osservando questi luoghi, così diversi dalle pianure piatte e infinite della sua Olanda, a dare il via ad un percorso artistico nel campo della geometria e della cristallografia, terra fertile per elaborazioni intellettuali che davano libero sfogo alla sua fantasia. Escher con il suo sguardo analitico coglie la realtà del reticolo geometrico dietro ogni cosa. Lasciata definitivamente l’Italia, Escher giunse a Cordova e all’Alhambra nel 1936, dove scoprì il gioco delle tassellature arabe, che scatenarono un nuovo processo creativo in grado di influenzare anche il mondo del design e della pubblicità, rappresentando un unicum nel panorama della storia dell’arte di tutti i tempi.

13 Self portraitAd Asti, attraverso l’esposizione di oltre 100 opere, corredato da approfondimenti didattici, video e sale immersive, viene presentato l’intero percorso artistico di Escher, dagli inizi ai viaggi in Italia alle varie tecniche artistiche che lo videro impegnato per tutta la vita e che lo hanno reso un artista unico.
“Mi ritengo davvero fortunato nell‘iniziare il mio mandato alla guida dei musei astigiani - afferma il nuovo Presidente della Fondazione Asti Musei, Francesco Antonio Lepore, - con la mostra di un artista che ha saputo esplorare con la propria genialità e con il supporto esclusivamente della propria maestria grafica e delle proprie competenze matematiche quegli universi impossibili che oggi appaiono più vicini grazie agli algoritmi e all’intelligenza artificiale. Escher è un artista sempre attuale e le sue opere sono da quasi un secolo le icone ammalianti delle infinite possibilità di interazione tra arte e scienza”.
La mostra ESCHER, con il contributo concesso dalla Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, la M.C. Escher Foundation e Maurits, con il patrocinio della Provincia di Asti. Vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti ed è curata da Federico Giudiceandrea, uno dei più importanti esperti al mondo dell’artista.
Il percorso della mostra inizia con i primi lavori di Escher che si avvicina al mondo della grafica grazie a Samuel Jessurun de Mesquita (1868-1944), esponente del movimento Art Nouveau olandese, suo maestro alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem, che lo incoraggiò a diventare un grafico assecondando la sua inclinazione. Nelle sue prime opere si notano l’influenza dell’ambiente liberty e simbolista. L’interesse per la natura lo porta ad eseguire numerose stampe realistiche di fiori e insetti. Dal 1922 al 1935, Escher viaggia nel Belpaese, disegnando monumenti, paesaggi, flora e fauna, che vengono trasformati in opere grafiche al suo ritorno in studio. In questi lavori, per lo più caratterizzati da prospettive insolite come nella xilografia La torre di Babele, l’osservazione della natura si fonde con vedute dagli orizzonti lontani, quasi anticipando i paradossi prospettici e le illusioni ottiche delle opere della maturità. In questa sezione sono riprodotte anche le 28 xilografie che compongono il libro XXIV Emblemata dat zijn zinne-beelden, cioè XXIV Emblemi, con massime in versi, una delle tre opere di Escher illustratore, sintesi degli interessi formali perseguiti dall’artista.
In Italia Escher collabora con artisti come Joseph Haas Triverio, grafico di origine svizzera, che oltre ad introdurlo nel giro delle gallerie d’arte lo accompagna nei viaggi che ogni primavera intraprende per immortalare paesaggi e villaggi della penisola. Gira l’Italia in lungo e in largo, visitando in particolare Venezia, la Toscana, l’Abruzzo, la Calabria e la Sicilia. In questa sezione troviamo una bellissima litografia raffigurante Scilla, paesaggi dell’Abruzzo, Roma notturna, il Tempio di Segesta e il Chiostro di Monreale. Il sogno italiano dura fino al 1935 allorché, a causa del rafforzamento del fanatismo del regime fascista, l’artista decide di trasferirsi in Svizzera.
Il percorso della mostra prosegue con un altro aspetto della dimensione creativa di Escher. rappresentato dalla visita all’Alhambra di Granada, da cui trae ispirazione per le sue tassellature. Escher visita più volte questo complesso fortificato, costruito fra il XIII e il XIV secolo sul colle che domina la città spagnola. Ma è durante il secondo soggiorno a Granada, nel 1936, che rimane stregato dal fascino per le decorazioni moresche: le elaborate fantasie ornamentali degli edifici lo spingono a interessarsi alle tassellature, vale a dire i modi di suddividere il piano con una o più figure geometriche ripetute all’infinito senza sovrapposizioni e senza spazi vuoti. Come scrive l’artista stesso “I Mori erano maestri proprio nel riempire completamente le superfici con un motivo sempre uguale. In Spagna, all’Alhambra, hanno decorato pavimenti e pareti mettendo uno vicino all’altro pezzi colorati di maiolica della stessa forma senza lasciare spazi intermedi”. Con i 17 diversi tipi di tassellazioni del piano che possono essere ottenute mediante altrettanti gruppi di trasformazioni geometriche, Escher costituì un catalogo di 137 acquerelli, numerati e archiviati, da usare come repertorio. Sono esposte in questa sezione xilografie raffiguranti cavallo e cavaliere, animali e figure geometriche all’interno di tassellature che sono alla base dei cicli e delle metamorfosi visibili nella sezione successiva, che Escher affronta a partire dal 1937. Per l’artista, una metamorfosi di un essere o di un oggetto in un altro di natura differente è generata dalla modificazione e successiva concatenazione di diverse tassellature. Egli crea così un mondo immaginario e affascinante in cui diverse figure si trasformano da astratte in animate e viceversa, in una metamorfosi continua.
Il percorso creativo di Escher si approfondisce sempre più attraverso la riflessione sul fenomeno della mutazione delle forme che trova la sua massima espressione nel capolavoro intitolato Metamorfosi II (1939-1940), una xilografia lunga quattro metri che occupa un’intera parete. La struttura, densa di richiami geometrici, rinvia a un percorso circolare in cui tutti i soggetti rappresentati si trasformano in qualcosa di diverso, in un continuo processo di mutazione. Un universo circolare in cui una lucertola può trasformarsi nella cella di un alveare o un pesce tramutarsi in uccello che a sua volta si trasforma in un cubo e poi in un tetto ecc. A volte nelle metamorfosi interagiscono elementi antitetici ma complementari, come il giorno e la notte o il bene e il male. Lo studio delle tassellature e la realizzazione di cicli e metamorfosi (che per altro possono coesistere nella stessa stampa, come in Ciclo, Giorno e Notte, Rettili o ancora Incontro) portano Escher a indagare la rappresentazione dell’illimitato attraverso la suddivisione infinita del piano. Ci riuscirà formalmente grazie agli spunti forniti dallo studioso di geometria H.S.M. Coxeter, nelle opere Limite del cerchio I-II-III-IV.
La mostra prosegue attraverso il fascino che esercitano su di Escher sfere, solidi geometrici, superfici riflettenti o topologiche come il nastro di Möbius. Nel 1961 l’artista realizza una xilografia che raffigura nove formiche in fila sui due lati di un nastro chiuso ad anello. A prima vista si nota solamente la precisione del disegno. Ma seguendo con attenzione il percorso delle formiche, si può notare come ogni formica percorre contemporaneamente ambedue i lati del nastro. Il nastro ha un solo lato continuo, invece di due opposti. Ciò è reso possibile dal fatto che un capo del nastro, prima di essere congiunto all’altro per formare l’anello, ha subito una torsione di 180 gradi, collegando così il lato esterno con quello interno. Si tratta del famoso oggetto matematico noto appunto come il Nastro di Möbius.
Sempre in questa sezione è esposta la litografia Mano con sfera riflettente del 1935, una delle opere più celebri: qui la sfera, riflettendolo, racchiude in sé tutto lo spazio circostante, al cui centro si staglia proprio colui che la guarda; l’uomo diventa quindi il fulcro di questo universo. Lui stesso qui, a suo modo, ironizza sul ruolo e sui compiti dell’artista.
La mostra prosegue con la sezione relativa ai paradossi geometrici. Le architetture e composizioni geometriche di Escher presentano distorsioni prospettiche che, a prima vista, paiono perfettamente plausibili ma che, in realtà, sono impossibili. è dal 1954, anno in cui vengono esposte alcune stampe di Escher al Congresso Internazionale dei Matematici ad Amsterdam, che il suo lavoro viene sempre più apprezzato dalla comunità scientifica e l’artista inizia un dialogo serrato con matematici e cristallografi che si rivela una vasta fonte di ispirazione per la sua ricerca sulle strutture impossibili, le illusioni ottiche e la rappresentazione dell’infinito. Questa sezione documenta come Escher abbia cercato di forzare la rappresentazione di situazioni impossibili, ma all’apparenza coerenti, come dimostrano alcune delle sue opere più famose: Salire e Scendere, Belvedere, Cascata, Galleria di stampe, o ancora Relatività. Interessante, in questa sezione, la litografia Balcone, in cui Escher voleva raffigurare che la stampa fosse stata “presa a pugni” da dietro. In questa stampa, che raffigura la città maltese di Senglea, sul balcone deformato dall’ipotetico pugno è raffigurata una pianta che sembra di canapa indiana. Questo gli valse l’apprezzamento del movimento degli hippie, nonostante lui smentisse più volte di non aver mai fatto uso di stupefacenti.
01 RelativitàCome tutti gli artisti che vivono della propria opera, Escher, in qualità di grafico, riceve nel corso degli anni commissioni di vario genere come - per esempio - gli ex libris (contrassegni da inserire in libri di collezioni o biblioteche private per attestarne la proprietà ed evitarne la perdita o lo scambio con copie identiche) e biglietti d’auguri. Per questi lavori, Escher fa un largo e sapiente uso delle tassellature, che si prestano perfettamente all’uso e sono ideali per ottimizzare i tempi del processo creativo attraverso l’uso ripetuto di uno stesso elemento figurativo.
L’ultima sezione della mostra documenta come, dagli anni ’50 in poi, la popolarità di Escher cresce grazie ai suoi legami con il mondo scientifico ed accademico. A partire dalla metà degli anni ‘60, inoltre, ottiene una grossa visibilità grazie al movimento hippy che, nonostante il suo disappunto, si appropria delle sue opere modificandole e riproducendole su poster e magliette, in chiave psichedelica. I visitatori della mostra verranno a conoscenza inoltre del cosiddetto effetto Droste, attraverso la sua “Galleria di stampe”, un’opera che nasconde una sorpresa. Qui un’immagine contiene in sé una riproduzione di se stessa in dimensioni proporzionalmente inferiori e questa relazione potrebbe continuare idealmente all’infinito.
Un effetto usato nella copertina dell’lp Ummagamma dei Pink Floyd e nella scatola del cacao Droste, da cui prende il nome.
Le opere dell’artista olandese esercitano ancora oggi un fascino enorme tanto da influenzare il processo creativo di molti artisti, musicisti, pubblicitari e fumettisti, per citare alcuni esempi. Questo vale anche per il mondo del cinema in cui alcuni rimandi ad opere escheriane, come per esempio l’iconica Relatività, sono ricorrenti.
Una mostra, questa di Asti, adatta ad un vasto pubblico, per via delle numerose animazioni presenti che rendono lo spettatore protagonista egli stesso di un’opera, come ad esempio Mano con sfera riflettente. Qui una postazione permette al visitatore di specchiarsi prendendo nell’opera il posto di Escher per scattarsi un selfie, facendo la gioia del pubblico più giovane.
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ALTA FORMAZIONE - Intervista a Piergiorgio Capparucci

Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Macerata

Da tempo docente all'Accademia di Belle Arti di Macerata di una disciplina innovativa quanto affascinante quale il Light Design, e fresco di nomina alla guida della medesina Accademia, Piergiorgio Capparucci, ci illustra qui criticità, speranze, obiettivi e progettualità dell'Alta Formazione in ambito artistico, non solo dell'Accademia di cui è direttore, ma anche in comparazione con le altre Accademie, sia italiane che straniere.
E con uno sguardo che abbraccia l'intera società e il futuro delle nuove generazioni.

Di Marilena Spataro

GABADirettore, quali i progetti da portare avanti per i prossimi anni nella “sua” Accademia. Quali i più ambiziosi?
Va soprattutto valorizzato il lavoro svolto negli anni, che non è solo del “Direttore”, ma di tutta l’Accademia, con una programmazione culturale, dove siano indicati i settori di intervento prioritario che caratterizzano la nostra Istituzione e le linee culturali generali sulle quali tutti gli organismi didattici dell’Accademia e ogni singolo docente possono operare, e avere spazio autonomo, nella collegialità dell’appartenenza al corpo accademico. L’impegno programmatico della Direzione in prima istanza non può che essere fondato su questo. In sintesi i settori più importanti per noi sono: la didattica, l’informazione, la promozione, l’orientamento, la Ricerca, l’internazionalizzazione, la terza missione, la comunicazione.
Quali, invece, le priorità da affrontare in tempi brevi?
Inutile negare che ci troviamo da tempo, come tutto il settore AFAM (aspettiamo la riforma da venticinque anni!), di fronte a un bivio, chiuderci e ritornare ad una istituzione lontana dal dibattito culturale nazionale e internazionale, concentrata principalmente in problemi gestionali interni e con una limitata capacità di fare ricerca. Questo è un possibile modello. è, tuttavia, un modello rinunciatario che prende atto della situazione e su questa si adatta senza accettare la sfida necessaria del cambiamento e dell’innovazione. Personalmente non credo che una Accademia di questo tipo possa svolgere un ruolo utile per la formazione dei nostri studenti e partecipare allo sviluppo artistico, culturale, economico e sociale del territorio. La conseguenza di un tale atteggiamento sarebbe che i migliori studenti, dopo le scuole superiori, verrebbero maggiormente attirati da altre istituzioni, magari nelle aree più industrializzate e ricche della nazione. L’alternativa è, invece, accettare il cambiamento, ridisegnare obiettivi e strategie in funzione di un rilancio dell’Accademia nella didattica, nella ricerca, nella capacità di essere attrattiva.
Scuola di Fashion DesignScuola di PitturaL’Accademia, sebbene legata a una forte tradizione con il passato, a sua volta mostra una sempre maggiore vocazione sperimentale e internazionale. Come vi state muovendo e quali le novità più importanti da mettere in atto in tale direzione?
L’internazionalizzazione è uno dei processi più urgenti da attivare, perché richiede delle strategie di organizzazione specifiche, competenze linguistiche da parte di noi docenti e piani di formazione diversificati per Dipartimenti e Scuole. Il punto di partenza, a mio parere, deve essere la creazione di un ufficio specifico che inglobi anche la già consolidata esperienza Erasmus e che includa anche una serie di servizi aggiuntivi, a beneficio di studenti e docenti. L’Accademia ha grandi potenzialità che vanno supportate da una adeguata struttura organizzativa, in grado di gestire tutte le attività necessarie atte a formalizzare accordi di cooperazione internazionale con altri istituti di pari grado, europei ed extraeuropei. Si tratta ovviamente di un cambio di paradigma e di visione della vocazione della nostra Accademia, che fa della sua storia e del forte radicamento territoriale un punto di forza per aprirsi ed essere attrattiva. L'attrazione di studenti stranieri deve coinvolgere tutta l'Accademia, perché internazionalizzare significa creare una vera e propria cultura dell’accoglienza e trasformare la nostra istituzione in un vero centro di formazione aperto verso l'esterno.
Scuola di Graphic DesignScuola di RestauroQuanto è importante la formazione, o meglio l'alta formazione, rispetto agli aspetti artistico lavorativi legati alle tradizioni e al territorio?
La “società della conoscenza”, alla cui costruzione è stata dedicata un’attenzione crescente, si basa sullo sviluppo di un’economia a crescita sostenibile, incentrata sull’innovazione e, appunto, sulla trasmissione della conoscenza. Una società di questo tipo richiede che sempre nuovo sapere venga creato attraverso la ricerca e l’innovazione. In questo contesto le istituzioni come la nostra divengono uno dei principali strumenti per il raggiungimento di tale obiettivo. In sostanza una serie di attività complesse e di supporto allo sviluppo culturale, artistico e economico del territorio. Una istituzione di Alta Formazione che non sa mettersi in comunicazione con la tradizione del territorio, diviene un organismo autoreferenziale incapace di creare relazioni con la società e la comunità di cui dovrebbe essere parte.
Rispetto alle realtà territoriali museali, ma non solo territoriali, bensì anche delle istituzioni, come si interfaccia l'Accademia?
Abbiamo da tempo delle ottime relazioni con le istituzioni locali, che ci consentono sempre più spesso di attivarci con iniziative ed eventi artistici e culturali di vario genere. La rete museale già esistente sul nostro territorio, molto attiva e presente con le proprie attività, è per noi un punto di riferimento anche per iniziative comuni. L’obbiettivo è quello di contribuire con il nostro fare, alle tante richieste provenienti dal territorio e dalle istituzioni locali, alla valorizzazione dei nostri luoghi, siano essi dedicati alle esposizioni di opere d’arte o vocati alla maggiore attenzione della bellezza dei beni paesaggistici e culturali della nostra regione.
Scuola di SculturaE il rapporto con le altre Accademie italiane com'è? A volte più che collaborare, sembrano competere tra loro in una sorta di corsa ad accaparrarsi il maggior numero possibile di allievi...
Certamente siamo in concorrenza tra noi, ma ciò non toglie che i problemi comuni siano preponderanti su questo aspetto. Siamo ancora tutti vittime di un grave pregiudizio, fondato sul vacuo riconoscimento retorico che spesso ci viene riservato (anche per i titoli e le docenze) e che ha prodotto nel tempo anche un disconoscimento giuridico, rispetto al mondo universitario, a tutti i livelli: didattica, ricerca e terza missione. Basta fare la comparazione con altri paesi europei ed extra-europei, dove spesso incontriamo “facoltà di belle arti” facenti parte, a pieno titolo, del sistema universitario. Mi sento di dire che in questo particolare momento siamo tutti uniti su questo aspetto che è per noi strategico per il nostro futuro.
Con le Accademie straniere, invece, il rapporto com'è in tal senso?
Le partnership attuali ci confortano moltissimo. La possibilità di avere raggiunto rapporti eccellenti nelle relazioni internazionali, fa sì che l’intera istituzione ne tragga dei concreti benefici. Basti pensare a tutte le attività già in essere del Progetto Erasmus, che consente sia agli studenti, che ai docenti, di aumentare la reciproca conoscenza, di cogliere nuove opportunità e di poter programmare insieme ai nostri partners, iniziative culturali ed artistiche di grande livello. In sostanza è per noi una fruttuosa interazione, tramite la quale innescare quel travaso di competenze che può contribuire alla creazione di una “rete della conoscenza” che consenta all’Accademia di diventare sempre di più un luogo di produzione culturale, una sede di sperimentazione di approcci e soluzioni che possono essere estesi anche alle comunità estere.
Quale il ruolo che le Accademie di Belle Arti devono assumere per restare al passo con i tempi, tuttavia salvaguardando la tradizione, specialmente sul fronte delle arti figurative tradizionali?
I nostri studenti sono oramai da tempo dei “nativi digitali” e come tali richiedono una didattica non più basata solo sull’approccio della lezione frontale, ma anche sulla multimedialità e la sperimentazione di nuove modalità della trasmissione del sapere. Nel contempo non dobbiamo dimenticare che l’unicità didattica dell’accademia (di tutte direi) è data dalla combinazione di pratica e teoria. Si tratta di un binomio inscindibile ed è quello che differenzia le accademie dalle altre istituzioni formative di pari grado. Non è possibile dividere, a mio parere, queste due diverse competenze, perché la buona pratica è sicuramente figlia della buona teoria. La didattica nella nostra istituzione è, senza alcun dubbio, di qualità, grazie alla dedizione e competenza dei docenti che ne fanno parte. Credo sia un punto di forza da cui partire. La capacità di adattarsi ai cambiamenti estremamente veloci della società contemporanea è una necessità non solo per non essere espulsi dal mercato del lavoro, ma anche per potersi dotare degli strumenti più efficaci per comprendere e gestire i cambiamenti. Io penso che anche l’Accademia (come già da tempo fanno le università) dovrà, quindi, adattarsi alla necessità di aggiornare e formare, ricercando metodi nuovi, nel rispetto della tradizione, anche per le arti visive.
Scuola IllustrazioneSollecitare la creatività dei propri allievi formando, come in passato, bravi artisti, è un obiettivo ancora prioritario da perseguire dall'Accademia, oppure prevale la tendenza a formare figure professionali sulla base delle richieste del mercato?
Sappiamo tutti bene che l’Accademia come esamificio e dispensatrice di diplomi non può garantire il futuro dei suoi studenti, se non si pone come obiettivo di prepararli per il futuro. Porre lo studente al centro del progetto didattico significa stimolare lo sviluppo delle competenze e del pensiero critico. Per questo è necessario superare un approccio a “compartimenti” dei saperi, con lo scopo di promuovere una formazione multidisciplinare in grado di sviluppare negli studenti un modo di pensare e risolvere i problemi “non convenzionale”. Il progetto formativo deve essere anche un progetto educativo e dovrebbe essere basato, per quanto possibile, su una formazione mirata, in cui ogni studente possa seguire un percorso in grado di esulare dalle rigidità. è necessario, quindi, che gli studenti della nostra Accademia abbiano una formazione basata sulla valorizzazione delle competenze; non sarà infatti il titolo di studio il loro biglietto da visita per entrare nel mondo del lavoro, ma quanto avranno appreso e la capacità di entrare nella società come soggetti attivi per la crescita e l’innovazione. Molti dei giovani che si iscriveranno nei prossimi anni faranno probabilmente un lavoro che ancora non esiste. Per questo abbiamo la grande responsabilità di immaginare il futuro, costruirlo assieme ai nostri studenti e affrontare con fiducia il confronto con l’esterno.
La vostra Accademia dispone di una bellissima galleria e, se non sbaglio, anche di altri importanti spazi espositivi. Cui si aggiungono location interne ed esterne, sia in città che in molti altri territori vicini, di grande bellezza, tradizione storica e prestigio. C'è una progettualità possibile da parte vostra per la loro valorizzazione. E se sì, come?
Il progetto GABA.MC pone al suo centro i valori dell’uomo e la bellezza delle sue creazioni attraverso un ciclo costante di mostre ed eventi. Un luogo di pensiero libero che accoglie sia artisti consolidati che emergenti. Attraverso questo progetto abbiamo da subito voluto offrire nuove opportunità per ampliare e approfondire i modi di conoscere e capire i cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo. Siamo convinti e vogliamo portare avanti questo impegno culturale nel contemporaneo con particolare attenzione agli approcci innovativi, sperimentali e di ricerca. I nostri spazi espositivi sono costruiti all’insegna della condivisione, o ancora meglio della partecipazione. Gli artisti (e anche i designer. L’Accademia ha un dipartimento con un’alta professionalità dei docenti e con risultati eccellenti) sono invitati a parlare del loro lavoro, a guidare dei workshop, a lavorare direttamente nel nostro spazio. Questa è una visione che hanno avuto subito anche i colleghi che mi hanno preceduto in questo impegno e che vorrei conservare nel tempo, anche nei nuovi spazi, che grazie ad un accordo con l’amministrazione comunale di Macerata, ci sono stati messi a disposizione. Per proseguire questa opera di divulgazione e confronto. Una filosofia di intervento che abbiamo anche applicato con realizzazioni artistiche anche in spazi urbani della città (e che vogliamo esportare anche in altre città della nostra regione) tutte tendenti alla valorizzazione ed allo sviluppo di una proficua crescita culturale e sociale.
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Mostre d’eccellenza - SERRAPETRONA

Antico borgo marchigiano.
Tra capolavori dell'arte di ieri e di oggi
SerrapetronaSerrapetrona, piccolo paese collinare dell'entroterra marchigiano, in provincia di Macerata, noto per la sua Vernaccia doc, oltre che per le sue bellezze paesaggistiche, naturali e architettoniche, custodisce da secoli capolavori dell'arte medievale di grandissimo valore, uno su tutti, il sontuoso Polittico di Lorenzo d'Alessandro, Madonna con bambino e Santi (1494-1496, tempera su tavola), collocato sull'altare maggiore della Chiesa di San Francesco. La bellezza e l'interesse per l'arte sono aspetti cui questo antico Borgo sembra vocato da sempre e che continua a coltivare organizzando mostre d'interesse storico archeologico, come per l'importante esposizione a Palazzo Claudi di reperti archeologici e paleontologici provenienti da una vasta e articolata collezione privata, sia promuovendo prestigiose mostre di arte contemporanea. Così per le due suggestive mostre di scultura di maestri contemporanei presenti con loro opere a Palazzo Claudi. Nel foyer di questo prestigioso edificio del centro storico, dallo scorso novembre è in esposizione la Fonte del Rospo, opera scultorea ceramizzata dell'artista romagnolo Mario Zanoni, a essa si affiancano altre cinque sculture dello stesso artista appartenenti alla serie dedicata alle Figure del fantastico animale e dell'immaginario nella Divina Commedia. 20241102 142332
20241102 142430La Fonte del Rospo è una donazione al Comune di Serrapetrona da parte dello scultore Zanoni e a breve sarà installata nella sede dell'antica Fontana del Rospo, da tempo immemorabile, simbolo portafortuna cittadino. “Quest'opera ci giunge particolarmente gradita. La sua installazione, che avverrà quanto prima, rappresenta per il nostro paese un ritorno alla tradizione e alla normalità. 20241102 142442Grande è, perciò, la nostra soddisfazione e la nostra riconoscenza nei confronti del maestro Zanoni per questo suo gesto generoso che, peraltro, va a consolidare un rapporto di amicizia e di stima nato lo scorso anno in occasione della mostra collettiva di scultura Per Bacco... Vernaccia!” commenta al riguardo Silvia Pinzi, sindaca di Serrapetrona. La mostra “Per Bacco...Vernaccia!”, ancora in corso, è stata inaugurata in ottobre del 2023, ed è presente nella saletta superiore di Palazzo Claudi, a esporre le loro opere i maestri:
Serrapetrona 3IMG 20231001 WA0008Gianni Guidi, Sergio Monari, Giovanni Scardovi, Amir Sharifpour, Mario Zanoni. Ciascuno dei cinque artisti ha realizzato una scultura. Tutti e cinque i lavori entreranno a far parte di un progetto di arredo urbano con percorsi espositivi di abbellimento dei parchi e degli spazi cittadini attraverso l'installazione di opere d'arte. “Questo in una visione che desidera rendere sempre più attrattivo il nostro territorio, oltre che sul fronte delle sue ben note eccellenze enologiche, a partire dalla famosa Vernaccia doc, gastronomiche, nonché delle bellezze paesaggistiche e architettoniche, anche dal punto di vista estetico e artistico/culturale” commenta orgogliosa la sindaca Pinzi.


Palazzo Claudi -
Via Rave,7
Serrapetrona
Aperture: sabato 15:30 - 18:30
domenica 10:30-12:30 - 15:30-18:30
Info: 0733 90801

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Berthe Morisot - Pittrice impressionista

GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
16 ottobre 2024 – 9 marzo 2025
“Berthe Morisot è francese per signorilità, eleganza, allegria e spensieratezza; ha una predilezione per la pittura allegra e turbolenta; sminuzza sulla sua tavolozza petali di fiori per poi disporli sulla tela in pennellate spiritose, soffiate, buttate giù un po’ a caso, che si armonizzano, si combinano e finiscono col produrre un qualcosa di raffinato, intenso e affascinante”
(Charles Ephrussi sulla “Gazette des Beaux-Arts” del 1° maggio 1880)

di Silvana Gatti


4 Berthe Morisot Donna con ventaglio Al ballo
Per i 150 anni dalla nascita dell’Impressionismo, la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta la mostra “Berthe Morisot. Pittrice impressionista”, che celebra la storia e il percorso artistico dell’unica donna tra i fondatori del movimento impressionista. L’esposizione è organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, GAM Torino e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, a cura di Maria Teresa Benedetti e Giulia Perin, con il sostegno del Musée Marmottan Monet di Parigi che detiene la più grande raccolta di opere di Berthe Morisot, da cui provengono importanti dipinti, e realizzata grazie allo sponsor BPER Banca.

La mostra documenta il legame di Morisot con gli ideali del movimento, documentando il suo linguaggio capace di cogliere l’attimo fuggente raffigurando gli elementi della natura e i personaggi del suo tempo. L’allestimento della mostra accoglie anche un display, realizzato da Stefano Arienti, noto artista italiano, inserito all’interno di un progetto concepito da Chiara Bertola, Direttrice della GAM - Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea, intitolato l’Intruso. In dialogo con le opere di Morisot, il contributo di Arienti si snoda lungo tutto il percorso espositivo, creando un ponte immaginario tra passato e presente in grado di trasportare i visitatore nell’atmosfera descritta dalle opere di Berthe Morisot.
“Tutta la sua opera è immersa nella luce, nell’azzurro, nel sole.” È con questa frase che lo scrittore e critico d’arte Camille Mauclair descrive nel 1904 la produzione di Berthe Morisot.
Berthe Morisot (Bourges 1841 - Parigi 1895) è nata in una famiglia agiata: era la pronipote di Fragonard e la sua casa era frequentata da artisti e scrittori. Il suo amore per l’arte è stato favorito quindi dalla famiglia, nonostante la società dell’epoca non era disposta ad aprire ad una donna le porte della professione artistica. I maestri non le mancavano, basti nominare Camille Corot, ma Berthe è stata colpita soprattutto da Manet, ricambiata. In breve è diventata una protagonista delle attività del gruppo impressionista. Ammirata e rispettata ha realizzato opere dai colori leggeri e luminosi, dal tratto deciso, che solo i pregiudizi sociali del tempo hanno cercato di relegare a un contesto “femminile” e domestico. Nel 1868 diventa una delle modelle preferite di Édouard Manet, che la immortala nel celebre dipinto “Il Balcone”, oggi nella collezione del Musée d’Orsay. Nel 1874 sposa Eugène Manet, fratello minore del noto pittore, e partecipa alla prima esposizione degli impressionisti nello studio del fotografo Nadar. Presente a sette delle otto mostre del gruppo impressionista, Morisot dedica la sua vita alla pittura, usando svariate tecniche con una resa stilistica immediata e brillante.
                                MMT 80688                                Eugene Manet (1833-92) with his daughter at Bougival, c.1881 (oil on canvas)                                Morisot, Berthe (1841-95)                                MUSEE MARMOTTAN MONET, PARIS, ,Questa mostra annovera molti capolavori dell’artista, documentandone il percorso. Articolata in sezioni tematiche, la mostra inizia con un nucleo di opere legate alla sfera familiare di Morisot e, attraverso dipinti, pastelli, disegni e incisioni, accompagna i visitatori alla scoperta di eleganti ritratti di donne colte nello scintillio della vita pubblica, nell’intimità di quella privata e in ariose scene “en plein air”.
“Magicienne” dell’impressionismo, come l’ha definita Stéphane Mallarmé nella prefazione alla sua prima mostra postuma del 1896, Berthe Morisot immortala nelle sue opere istanti fugaci e intensi. La prima sezione della mostra, dedicata alla sfera familiare della pittrice, si apre con L’Autoritratto datato 1885 e proveniente dalla collezione del Musée Marmottan Monet di Parigi. L’artista, con pennellate veloci e briose, si raffigura con tavolozza e pennello in mano, all’apice della sua carriera. L’artista divide la sua vita tra arte e famiglia, come documentano i dipinti dedicati al marito Eugène Manet e alla figlia Julie, nata nel 1878. Mentre nei primi anni del suo percorso artistico ritrae principalmente i personaggi della famiglia d’origine come la madre e le sorelle Edma e Yves, dopo il matrimonio dedica prevalentemente i suoi dipinti a Eugène e Julie, da lei definita “una Manet fino alla punta delle unghie”. In Eugène Manet all’Isola di Wight lo sposo è immortalato, durante il viaggio di nozze inglese del 1875, mentre si trova in contemplazione davanti a una finestra, attraverso la quale si intravedono due figure femminili. In Eugène Manet e sua figlia nel giardino di Bougival padre e figlia sono raffigurati in una scena che denota l’affetto paterno verso la sua bambina.
Rimasta vedova il 13 aprile 1892, Berthe si lega ancora di più alla figlia Julie, come si evince da opere quali l’Autoritratto con la figlia davanti a una finestra. Il legame di Berthe Morisot con gli artisti impressionisti è documentato dal ritratto a puntasecca realizzato dall’amico e collega Pierre-Auguste Renoir, in cui è raffigurato il volto della pittrice di profilo nell’ultimo periodo della sua vita. Sarà Renoir, pochi anni dopo, nel 1896, insieme a Claude Monet, Edgar Degas, Stéphane Mallarmé e la figlia Julie, ad occuparsi dell’organizzazione della prima esposizione postuma dedicata a Berthe Morisot presso la galleria parigina del mercante Durand-Ruel.
                                                        MMT 169053                                                        Shepherdess Resting, 1891 (oil on canvas)                                                        Morisot, Berthe (1841-95)                                                        MUSEE MARMOTTAN MONET, PARIS, ,La mostra prosegue con la sezione dedicata ai ritratti femminili nella sfera intima e nella sfera sociale. Donna con ventaglio (Al ballo), del 1875, in cui è raffigurato un bel volto lambito da un grande ventaglio, appartiene alla serie di ritratti di ragazze in abiti da ballo, ed evoca atmosfere settecentesche, alla Watteau, artista a cui Berthe viene spesso associata dalla critica, specie a partire dagli anni Ottanta. Una modella posa per Berthe Morisot, nel suo appartamento in Avenue d'Eylau, riconoscibile grazie alle piante rigogliose dipinte sullo sfondo. L'artista si impegna nella resa dell'abito, dei tessuti, cercando di renderne la tattilità, e degli accessori. Raffinata ed elegante, la donna indossa un abito di seta azzurro con decorazioni floreali e increspature nello scollo a barca, che scopre le spalle, e un variopinto ventaglio che tiene in modo aggraziato. Lo sguardo è rivolto a ciò che accade davanti a lei nella sala da ballo, in un atteggiamento misto di emozioni che vanno dalla timida seduzione alla serietà con cui osserva la scena alla sua destra. Lo chiffon del corpetto, i guanti e il ventaglio per lo più bianchi contrastano con la chioma, lo sguardo e alcuni fiori scuri. Pennellate di giallo, rosso, blu e verde ravvivano il quadro. I colori tenui, delicati e quasi spenti sono quelli tipici del suo stile, stesi con le veloci e decise pennellate tipiche dell'Impressionismo. Accanto all’eleganza mondana di modelle in abiti da ballo, sono qui esposti anche ritratti di figure femminili dedicate al lavoro, come Pasie mentre cuce nel giardino, o in momenti di riposo, come Ragazza sdraiata del Musée FAMM di Mougins.
Le puntesecche Giovane nuda, vista di spalle e Giovane donna sdraiata sono straordinari esempi grafici di nudo femminile, un soggetto poco trattato da Morisot ma sempre reso con estrema delicatezza. La rassegna prosegue con opere che trattano la tematica centrale della poetica impressionista, le scene realizzate en plein air, utilizzate da Berthe Morisot per studiare il cromatismo e gli effetti della luce nelle varie ore del giorno. Accanto ad ariosi paesaggi di località francesi come Paesaggio a Gennevilliers e Corso d’acqua nel Bois de Boulogne, questa sezione annovera anche vivaci marine come Il porto di Nice e Il porto di Gorey, accanto a giardini dal taglio audace e moderno come Il giardino di Bougival. In quest’ultimo dipinto, capolavoro proveniente dal Musée Marmottan Monet di Parigi, è evidente il linguaggio deciso dell’artista, che rende l’impressione del momento attraverso rapide pennellate di verde su cui spicca un turbinio floreale reso da abili tocchi di rosso.
Nel Porto di Gorey, realizzato durante un soggiorno a Jersey nel 1886, Morisot inquadra la scena da un punto di vista sopraelevato. Gli aloe, Cimiez viene realizzato a Nizza nel quartiere di Cimiez, dove Berthe affitta Villa Ratti a partire dall’autunno 1888. La natura rigogliosa e vitale di questa località è di grande ispirazione per la pittrice, che scrive alla sorella Edma: “Questo paese è delizioso; lavoro, faccio degli aloe, degli aranci, degli ulivi, infine tutta una vegetazione esotica difficile da disegnare. [...] Ho lavorato più che ho potuto; forse il risultato vi sembrerà molto scarno... vorrei riuscire in qualche modo a rendere le affascinanti impressioni che questa vegetazione mi trasmette”.
Molto interessate la sezione successiva, in cui le figure soprattutto femminili vengono raffigurate in un contesto verde e rigoglioso che crea quasi un unicum tra i corpi delle donne ritratte e l’ambiente che le circonda, come in Pastorella sdraiata, in Pastorella nuda sdraiata e in Giovane donna e bambina nell’isola. In Pastorella sdraiata il fruitore può cogliere con lo sguardo la serenità di un momento di sosta nella quiete campestre, mentre la ragazza sdraiata sembra dialogare con uno dei suoi animali portati al pascolo. Un connubio perfetto tra donna e mondo animale, immersi entrambi nella natura multicolore. La modella Gabrielle Dufou, ritratta nella Ciotola del latte, è raffigurata dalla pittrice mentre porta una ciotola di latte in un giardino. Il suo abito verde e azzurro sembra un tutt’uno col prato che la circonda, lasciando che siano soprattutto il viso della donna e la ciotola nelle sue mani a emergere dallo sfondo.
Accanto alle opere della pittrice, una tela del cognato e collega Édoaurd Manet, Giovane donna tra i fiori del Musée des Beaux-Arts di Lione, documenta la vicinanza dell’artista negli anni Settanta allo stile impressionista e alla produzione di Morisot.
MMT18907 The Cherry Picker (oil on canvas) by Morisot, Berthe (1841-95); 154x84 cm; Musee Marmottan Monet, Paris, France; Giraudon; French,  out of copyrightIl ciliegio del Musée Marmottan Monet di Parigi, bellissimo dipinto si grandi dimensioni, chiude la sezione. Morisot ne inizia l’esecuzione durante l’estate del 1891 alla maison Bloitière di Mézy e la conclude nell’inverno del 1892-93 nell’appartamento parigino di Rue Weber. Opera meditata, Il ciliegio è un’opera tra le più rifinite di Morisot nell’ambito dei grandi formati decorativi, come documentano le numerose prove che l’hanno preceduta, realizzate con tecniche diverse, e le tre versioni finali a olio.
La mostra prosegue con le opere su carta del Musée Marmottan Monet, a cui la pittrice si dedica nel corso di tutta la carriera. Acquerelli, pastelli e disegni non sono creazioni isolate dal resto della sua opera ed il loro studio documenta il suo metodo di lavoro e l’evoluzione del suo stile negli anni.
Se le sperimentazioni nel disegno iniziano per Morisot già negli anni Sessanta, quando ha come insegnante Geoffroy-Alphonse Chocarne, l’approfondimento della tecnica dell’acquerello si intensifica a partire dai primi anni Settanta. Joseph Guichard, secondo maestro di Morisot, critica la produzione dell’allieva, evidenziando il suo trattare senza distinzioni l’olio, l’acquerello e il pastello. La pittrice crea infatti un’atmosfera fresca e vibrante in tutta la sua produzione anche grazie all’applicazione, nei dipinti, di un tocco leggero solitamente riservato agli acquerelli. Il metodo criticato da Guichard è invece un tratto distintivo di Berthe Morisot, sempre alla ricerca di una resa immediata della realtà attraverso approcci tecnici nuovi. Lei stessa scrive nei suoi diari: “Questa eterna distinzione del disegno e del colore è puerile, poiché il colore non è che un’espressione della forma”.
Stefano Arienti è l’artista “intruso” invitato a curare, in dialogo con Chiara Bertola, il display della mostra dedicata a Berthe Morisot. Durante la sua carriera ha esplorato e reinterpretato i valori luministici e tattili della pittura impressionista in modo del tutto personale. L’intervento di Stefano Arienti si integra negli ambienti della mostra di Berthe Morisot evocando l’atmosfera domestica e le ambientazioni naturalistiche tipiche degli impressionisti. Arienti affronta l’arte con un approccio diretto e intuitivo, sviluppando nuove modalità di manipolazione della materia e dell’immagine. Il suo lavoro si concentra sui valori tattili della pittura, intervenendo su figure dipinte o fotografate, “implementandole” o “aumentandole” con materiali come plastilina, pongo e puzzle. Aggiungendo materia all’immagine, Arienti la trasforma, rendendola più tangibile, vibrante e viva. Arienti ha rivestito le pareti con carte da parati e nastri d'organza a righe o fiori, tipici dell'epoca, introducendo dettagli d'arredo come un pianoforte, un attaccapanni e una bacheca con la frutta di Francesco Garnier Valletti proveniente dal Museo della Frutta di Torino. I suoi “quadri di pongo” esposti in questa rassegna amplificano lo stile di Morisot, aggiungendo una dimensione materiale e inaspettata alla pittura impressionista. Un tappeto trompe-l’oeil nella stanza del giardino d'inverno, infine, illumina l'ambiente, ricreando lo spazio ideale della pittura en plein air.
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Carmen Restifo - Sculture che parlano alla materia

Carmen Restifo nasce a Messina nel 1974. Frequenta l’Istituto d’arte della sua città natale e da subito mostra un’inclinazione per la scultura. Vince un concorso interno di scultura classificandosi seconda. Questa propensione la induce ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti a Reggio Calabria in Scultura, dove conosce Antonio Casillo docente di Fonderia Artistica. Tale esperienza la porta ad appassionarsi alla materia, e, determinata ad apprendere le varie tecniche di fusione, si distingue dal gruppo di allievi e fa un’eperienza lavorativa nella fonderia del docente Antonio Casillo; viene quindi selezionata per partecipare ad una mostra collettiva di scultura con la sua prima fusione in bronzo. Crea a Messina nel 2001 la ditta SCLTU. RES, una fonderia artistica della quale Carmen è la titolare.
Restifo 2
La ditta si occupa principalmente di fusioni in bronzo, anche per conto terzi, e di decorazione scultorea e pittorica, e collabora con Architetti ed Ingegneri.
Così Carmen partecipa ad alcune mostre collettive organizzate nella sua città. Nel 2002 insegna all’Accademia di Belle Arti “Mediteranea” di Messina Anatomia Artistica per tre anni e successivamente ottiene la cattedra di Scultura.
Nasce un’intesa artistica con la Direttice didattica dell’Accademia, Alessandra Lanese, con la quale Carmen realizza a Rocca Fiorita (ME) la progettazione e la realizzazione di tre installazioni sul monte Kalfa. Successivamente, con la collaborazione della stessa e di Antonello Arena, docente della stessa accademia, realizza due affreschi nella chiesa madre di Rocca Fiorita. L’amicizia dei due docenti porta Carmen a sperimentare cose nuove, come la fotografia che la vede impegnata a partecipare nel 2010 alla mostra ininerante “il linguaggio del corpo”. Il suo obbiettivo finale resta la scultura e, forte delle sue esperienze lavorative in fonderia, nel 2012 le sue sculture mostrano una materia incisa, piegata, plasmata dalla sua volontà, ma solo dopo aver lasciato un’impronta di sé su un pannello di carta.
Dal 2017 Carmen vive a Milano, frequenta mostre e vernissage, partecipa a diverse fiere e le viene organizzata una personale a Lodi. Le sue sculture oggi sono in cemento, geolite e pvc senza abbandonare i metalli, usa i colori appariscenti che le ricordano la pop art ma anche foglia oro e argento. Le ultime sculture sembrano nascere da un viaggio interiore, frammenti di memorie antiche emergono dal mare e si fondono col suo animo, a volte coloratissimo, a volte acrono. Semplici conchiglie e cime annodate, diventano un reperto pop. In maniera sorprendente, Carmen ha la capacità, pur mantenendo la stessa forma, di mutare il suo linguaggio, come se volesse suggerirci, che ogni forma può essere ciò che vuole, passando dal concettuale al pop.
“Ho conosciuto di recente Carmen Restifo, direttamente, attraverso la mini-esposizione delle sue opere nella terrazza della mia casa di campagna, E forse il vederle circondate dal verde in un ambiente aperto mi ha fatto pensare in una di quelle operazioni dei padri della pop art come John Rauschemberg, che già nel 1954 sperimentava assemblaggi di materiali industiali, prima dell’utilizzazione diretta di oggetti già esistenti, la painting conbine etc".
Restifo
Insomma, gli assemblaggi di materiali come plastica, alluminio morsurato, plexiglas, mi hanno spinto a. chiamare “pop sculture” le opere di Carmen, che ovviamente non potranno avere l’impatto (sui fruitori) che hanno avuto per me in un ambiente verde e aperto, e sotto il sole.

Ciò detto, pur essendo giovane, Carmen Restifo sperimenta le tecniche della fusione, in particolare dl bronzo, e dei dipinti murali dopo aver realizzato tre installazioni sul monte Kalfa in collaborazione con i suoi amici Arena e Lanese.
Per concludere vorrei dire che il concetto che sottende la pop scultura di Carmen Restifo è - come lei stessa dice bella sua biografia - che le sue sculture parlano della materia che si piega e si plasma alla sua volontà ma dopo avere lasciato un’impronta di sé. E così, le pop sculture di Carmen son affiancate dalle rispettive tracce e/o impronte su fogli di carta in appositi contenitori in plexiglas, completando il ciclo che va dalla lastra alla stampa, talvolta colorata e più spesso impercettibilmente segnata.
(Luigi Ferlazzo Natoli)Argo
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Mostra di Natale 2024

alla Galleria Ess&rrE, Porto Turistico di Roma.

14 dicembre 2024 – 10 gennaio 2025

Con il Natale alle porte la Galleria Ess&rrE del Porto Turistico di Roma presenta una selezione di opere di 12 artisti scelti per l’occasione. Le opere in esposizione sono di: Elio Atte, Silvana Belvedere, Franca Bonaiuti, Andrea Coppadoro, Paolo Frigo, Nicoletta Furlan, Vittorio La Spina, Federica Marin, Michele Angelo Riolo, Sara Stavla, Anna Maria Tani e Juri Valenti. La stagione espositiva delle iniziative della galleria sta dando importanti segnali di interesse all’arte e la Galleria Ess&rrE spinge di fatto su una promozione che sta effettivamente dando i frutti sperati, con un ricambio generazionale di collezionisti e interessati che hanno iniziato ad attenzionare le opere proposte in modo concreto e l’appuntamento per il Natale al Porto turistico di Roma sarà il giusto riconoscimento ai lavori in esposizione. Diverse espressioni artistiche dove la mostra, curata da Alessandra Antonelli, promuove di fatto un Natale con i più interessanti talenti della nostra pittura e scultura. Oltre trentacinque opere tra cui un fotografo per i palati più raffinati. La Galleria Ess&rrE vi aspetta unitamente allo staff per farvi vivere il “sapore” natalizio con un brindisi con gli artisti e una degustazione di prodotti tipici delle festività. L’evento vivrà momenti musicali con Dj Prettycixo e sarà pubblicato nel nuovo numero del bimestrale Art&trA. Non mancherà il servizio televisivo di Frame 360 con le interviste allo staff della Galleria Ess&rrE e ai vari personaggi che si affacceranno per la visita alla mostra natalizia.

Vi aspettiamo come sempre numerosi.

Info:  388 6378032 - 329 4681684

www.accainarte.it

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Tracce e Frammenti

Domenica 1° dicembre alle ore 16:00 e fino alle 19 al Porto turistico di Roma nuovo appuntamento con la pittura alla Galleria Ess&rrE, con le meravigliose barche a far da contorno, la mostra “Tracce e Frammenti” apre i battenti con gli artisti: Roberto Funari, Maurizio Padula, Lucia Pafundi, Angelo Riolo e Fabrizio Sola, dove questi cinque artisti che con la loro arte e una ventata di spiccate personalità pittoriche e culturali ci onorano di far parte nei locali della Galleria con circa 35 opere. Una mostra tutta da gustare per le molteplici espressioni artistiche sono la giusta promozione per la nuova stagione pittorica tra i più interessanti talenti della pittura e scultura che la galleria propone ai collezionisti che da molti anni trovano consensi nelle varie generazioni artistiche che si affacciano nel nostro panorama espositivo e avranno modo di interfacciarsi con le opere e con gli artisti per trovare il giusto interesse e soddisfare ogni curiosità personale. La mostra allestita con particolare cura sarà vissuta al Porto di Roma con il solito entusiasmo con un brindisi inaugurale con gli artisti. 

La mostra è curata da Alessandra Antonelli direttore artistico della galleria ed ha avuto il prestigioso Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio. In rappresentanza sarà presente il Prof. Francesco Buttarelli, membro della Regione Lazio, sezione cultura.

Vincenzo Marinangeli di Frame 360 produrrà le riprese e le interviste agli artisti e ai curatori della mostra. Dj Set Prettycixo allieterà il pomeriggio con intrattenimento musicale.

Dal 30 novembre al 13 dicembre 2024

Curatori: Alessandra Antonelli

INFO: +39 329 4681684  +39 388 6378032

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari galleria: Sabato 16 alle 18

Domenica su appuntamento

Dal lunedi al venerdi 10-13 e 16-19

CoLui

CoLui

Personale al Museo V. Crocetti, via Cassia 492 Roma

Dal 30 novembre al 10 dicembre 2024

 

Artista dallo spirito battagliero, CoLui (al secolo Luigi Colombo) ha attraversato con la sua ricerca gli anni della trasformazione della società italiana, con particolare riferimento al 1968 ed a tutti i profondi cambiamenti che ne sono conseguiti. In quelle esperienze, di artista e di imprenditore, CoLui ha concentrato l’essenza della sua attività, riassunta in quel “-Io” che è desinenza fissa dei cicli delle sue opere. Da “Io come me”, che è anche il titolo di un suo libro, a Cerch’Io (che affronta il tema dell’imperfezione rappresentata con una serie di cerchi volutamente irregolari) a 30 Febbra-Io (sul tema del tempo personale) fino alle ricerche sulla spiritualità collegata all’uomo con il ciclo D-Io come noi.

Una produzione che ammicca al concettuale senza diventare elitaria ma popolare ed efficace anche nell’uso dei materiali impiegati. CoLui comunica con semplicità il groviglio delle domande dell’uomo su sé stesso e sulla società, rende semplice la presenza di quell’ “-Io” non come dato individualista o egocentrico ma come dato che coinvolge le identità di tutti, dunque un “IO” alla volta, omnicomprensivo.

La personale negli spazi del prestigioso Museo Crocetti ha il senso del tempo impiegato nella continua ricerca di una via per rispondere ai quesiti sull’esistenza, sul tempo e sull’individuo, comunque compreso nei temi di una società che CoLui, con autentica ed umana solidarietà, vorrebbe solidale e compatta. In mostra, tra le altre, anche le singolari opere del ciclo” Artdesign” e “Colli, camicie e giacche”. Un riassunto completo di una attività che va vista e vissuta con la stessa lente indagatrice usata da CoLui per la costruzione delle sue operazioni artistiche, che sono diverse e saranno esposte in una sorta di cammino che ripercorre i diversi periodi produttivi di un artista in continua, piena e permanente attività creativa.

Un cammino artistico che affascina per progressione ed impegno, da cui traspare una profonda umanità che ci permette di annoverare CoLui fra quegli artisti non allineati a ben ragione, perché i temi affrontati, intensi e di enorme importanza, diventano affascinanti e leggibili anche in forza del colore spesso squillante e della materia impiegata nelle sue creazioni.

    Inaugurazione 30 novembre 2024 ore 16.00

Orari di apertura: lun – ven 11.00-13.00 / 15.00-19.00

                              Sab : 11.00-19.00

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Sito ufficiale: www.colui.eu

DIALOGO A DUE VOCI - Rosario OLIVA - Luca TRIDENTE

La Galleria Ess&rre è lieta di annunciare l’esposizione collettiva di Rosario Oliva e Luca Tridente, curata da Giulia Bonetti.
Questo evento si svolgerà dal 9 al 29 novembre al Porto Turistico di Roma, con un vernissage sabato 9 novembre alle ore 16:00.

Oliva e Tridente, pur avendo stili distintivi, intraprendono un profondo percorso di esplorazione del tema dell’identità, un archetipo dell’esperienza umana. Il percorso si snoda attraverso una trentina di opere che invitano il pubblico a riflettere su questioni esistenziali. Tridente indaga la solitudine dell’individuo in contesti collettivi, mentre Oliva affronta la disgregazione dell’identità nell’era digitale, ponendo interrogativi sul significato di "essere" oggi. Entrambi affrontano anche il tema della solitudine, accentuata dall’esperienza della pandemia, creando simulacri della condizione umana che risuonano con la nostra realtà.

La natura e il paesaggio sono elementi centrali nelle loro opere. Tridente utilizza gli alberi come simboli di resilienza, sottolineando il bisogno di connessione con l'ambiente naturale. In questo contesto, gli alberi diventano emblemi di forza e stabilità. Al contrario, Oliva crea paesaggi virtuali, filtrati, dove il distacco dalla natura riflette una lontananza da un principio di autenticità e verità.

Entrambi gli artisti scelgono la pittura acrilica come mezzo per catturare l'immediatezza delle emozioni. Tridente gioca con la materia, replicando texture che evocano mantra e preghiere, mentre Oliva utilizza una pittura veloce e sapiente per tradurre le sue intuizioni in opere dal forte impatto emotivo.

La loro esposizione non solo presenta opere visivamente coinvolgenti, ma offre anche una critica sociale incisiva, invitando il pubblico a riflettere sulla propria identità e sulle relazioni moderne, in un contesto sempre più influenzato dalle dinamiche digitali.

Vi aspettiamo per inaugurare insieme questo evento stimolante, che promette di essere un viaggio profondo nell'arte e nella condizione umana.
L'evento ha il prestigioso Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio

Per ulteriori informazioni:

Galleria Ess&rre - Porto Turistico di Roma Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 loc. 876 Dal 9 al 29 novembre 2023

Vernissage: Sabato 9 novembre, ore 16:00

Tel: +39 329 4681648 - +39 388 6378032 Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

#esserre #rosariolivart #lucatridente #artecontemporanea #roma

ARTE PER L'ARTE

La Galleria Ess&rrE nel proseguire la ricca programmazione artistica propone anche questa volta una selezione di opere diverse per stesura, tematica e tecnica con la sempre indiscussa qualità che contraddistingue il lavoro di Alessandra Antonelli nella condizione di curatrice della mostra dal titolo “Arte per l’Arte”, con gli artisti Maria Cristina Carmina, Annalisa Macchione, Nicola Milioli, Paola Guia Muccioli e Monica Zambon, il Porto turistico di Roma con gli splendidi tramonti laziali contornerà il tutto e brinderemo ad un nuovo evento con circa 30 opere di selezionata arte. La nostra iniziativa prevede che il vernissage inizierà alle 17:00 per proseguire fino a sera accompagnato con musica dal vivo di Dj Pretty Cixo.

Le molteplici espressioni artistiche aprono di fatto l’autunno espositivo della Galleria Ess&rrE per una nuova stagione pittorica da proporre ai collezionisti più raffinati. Ormai da oltre otto anni le varie generazioni di amatori attenti alle nostre selezioni, trovano il giusto interesse per soddisfare ogni curiosità e acquisto personale. La Galleria e tutto lo staff vi introdurrà nella realtà estetica assoluta e presenteremo una nuova bellissima iniziativa con questi cinque selezionati autori di concezione e tecniche diverse che si confrontano con il pubblico che sarà parte integrante della mostra, la quale, allestita con particolare cura da Roberto Sparaci, vi introdurrà nell’onirico mondo artistico in cui ognuno avrà la possibilità di interloquire con gli autori delle opere che saranno a disposizione per ogni eventuale curiosità.

Inaugurazione sabato 19 ottobre 2024, la mostra sarà visitabile fino all’8 novembre 2024.

L’evento è completamente ripreso dalle telecamere di Frame 360 di Vincenzo Marinangeli con servizio esclusivo dedicato e sarà inoltre pubblicato nel nuovo numero di Art&trA ed è patrocinato dal Consiglio Regionale del Lazio

Info: 329 4681684 - 388 6378032

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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