Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Seeking Blue Gold

Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna promuove e organizza, dal 2 al 12 febbraio 2023, all’Oratorio San Filippo Neri, Seeking Blue Gold, l’installazione site-specific di Lucy + Jorge Orta, a cura di Cristina Francucci e Tatiana Basso. Il progetto espositivo è inserito tra i Main Project di ART CITY Bologna 2023, programma di iniziative speciali in occasione di Arte Fiera.
2022 12 01 1. Zille Ph.bertrandhuet

Nel corso degli anni, la Fondazione ha sostenuto e partecipato attivamente al programma di Art City dando vita a mostre e installazioni nei suoi spazi: a Palazzo Paltroni e all’Oratorio San Filippo Neri. Per il 2023 l’invaso dello storico Oratorio di via Manzoni ospiterà l’installazione site-specific di Lucy e Jorge Orta, inaugurando un filone artistico e curatoriale che coinvolgerà artisti impegnati a sensibilizzare il pubblico su tematiche socialmente rilevanti, offrendo strumenti e spunti di riflessione sulle questioni più stringenti del contemporaneo.

Emergenze umanitarie, allocazione e consumo delle risorse, cambiamento climatico, perdita della biodiversità: dal 1992 – anno che segna l’avvio del loro sodalizio artistico – Lucy e Jorge Orta rispondono alle urgenze dell’attualità con la loro “Estetica Operativa”, una pratica artistica che, calandosi nel qui e ora, è diretta al domani, promuovendo azioni concrete e soluzioni alternative per uno sviluppo, ambientale e umano, sostenibile.

“Facendo corpo” con il quotidiano, l’atto artistico degli Orta vi prende parte senza imporsi rumorosamente su di esso, ma confondendosi piuttosto tra le sue maglie, stimolando riflessioni collettive e attivando processi comunitari, come quelli che si svolgono nel loro Studio Orta Les Moulins, un laboratorio diffuso nella campagna francese alle porte di Parigi, che dal 2000 coinvolge collettivamente giovani ragazzi e ragazze nella progettazione di nuove forme artistiche.

Antarctic Village No Borders
L’ opera proposta per l’Oratorio San Filippo Neri ricalca questa dimensione comunitaria, chiedendo ai visitatori di soffermarsi su uno dei meta-temi centrali nella poetica degli Orta, quello dell’acqua, un bene primario – il cosiddetto “oro blu” – ormai oggetto di controverse politiche di finanziarizzazione e di una distribuzione globale iniqua. Da elemento fondativo della vita sulla terra, sempre di più le risorse idriche si configurano oggi come un bene esclusivo, che non unisce ma divide i popoli del pianeta, generando ingiustizia e disparità.

Il progetto che prenderà vita negli spazi dell’Oratorio San Filippo Neri stimola un processo di astr-azione, senza la pretesa di cambiare il mondo, ma con la speranza di instillare un seme dal quale possano germogliare nuove pratiche collettive. Il fulcro dell’installazione, tripartita, è costituito da manufatti lignei provenienti dal mondo rurale, dove ancora sono utilizzati nei sistemi tradizionali d’irrigazione. Richiesto dalla natura dell’installazione, quello contemplativo è il canale d’accesso a un’immagine di vita pratica, strettamente legata ai ritmi naturali, alle attività manuali tramandate per generazioni, al senso di comunità, nel suo ormai storico – ma non per questo meno attuale – confronto con l’ideale di progresso baconiano che ha dettato il tempo della corsa alla modernità in Occidente, e che oggi imperversa in alcuni Paesi in via di sviluppo.

L’installazione del duo artistico prenderà corpo al di sotto del restauro contemporaneo della cupola dell’Oratorio, un intervento che ha integrato un’armatura in centine di legno nella ferita causata all’edificio dai bombardamenti del 1944. L’intervento degli Orta rievoca questa “unità per contrasto”, esponendo su strutture minimali in acciaio gli oggetti in mostra, sottolineandone il sostrato simbolico dal forte potere evocativo. Il legame dell’installazione con lo spazio che la accoglie si allarga metaforicamente a toccare l’anima nascosta di Bologna, quella delle vie d’acqua e dei mulini sui cui un tempo si reggeva l’economia della città.
Antarctica Flag

Lucy + Jorge Orta

Lucy e Jorge Orta fondano lo Studio Orta nel 1992 e lavorano insieme sotto il nome di Lucy + Jorge Orta dal 2005. Hanno esposto in numerose istituzioni culturali e museali internazionali.

INFO:

Sede: Oratorio di San Filippo Neri, Via Manzoni 5, Bologna

Date: 2-12 febbraio 2023

Catalogo: la mostra sarà accompagnata da un'agile edizione che racconterà, attraverso un’intervista delle curatrici agli autori, la poetica del duo artistico e il processo di realizzazione delle opere. Per le bambine e i bambini sarà invece realizzato un supporto didattico cartaceo che accompagnerà la fruizione, stimolando l'immaginazione sulla storia, i materiali, gli usi, dei manufatti esposti.

Ingresso libero

 www.fondazionedelmonte.it


Una felice corsa. Pinuccia Bernardoni

Pinuccia Bernardoni è l’artista protagonista della nuova mostra promossa e organizzata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. L’esposizione, curata da Cecilia Canziani, sarà aperta al pubblico gratuitamente dal 20 gennaio al 26 febbraio 2023 a Palazzo Paltroni, via delle Donzelle 2.
Autoritratto in rosso 2017. Courtesy Pinuccia Bernardonifoto Carlo Favero

Con la mostra Una felice corsa. Pinuccia Bernardoni la Fondazione del Monte inaugura un nuovo ciclo espositivo che riporta lo sguardo su poetiche e pratiche di artiste che hanno dedicato una vita intera alla ricerca artistica, donne appartenenti a una generazione che spesso non ha ricevuto la giusta attenzione dalla critica contemporanea, settore per lungo tempo principalmente maschile.

Una felice corsa attraversa l’intero arco della lunghissima produzione di Pinuccia Bernardoni, presentando opere dai primissimi anni Ottanta a oggi, che individuano nella carta un medium privilegiato della sua indagine sulla relazione tra scultura e corpo, tra corpo e paesaggio, e tra natura e astrazione. La carta, declinata come scultura e come supporto nel disegno, viene gradualmente integrata e sostituita da altri materiali: ferro, vetro, foglie che attraverso processi di manipolazione - come la piegatura, la foratura e l’assemblaggio - mettono in evidenza da un lato la specificità della materia, dall’altro la possibilità di dialogo tra elementi differenti.
Il tavolo dei silenzi 1 photo Carlo Favero

«Oltre a restituire luce al lavoro, ingiustamente obliato, di un’artista della nostra città, con questo percorso espositivo abbiamo inteso dare continuità alla narrazione sul femminile iniziata con le mostre collettive 3 Body Configurations nel 2020 e Libero Spazio Libero nel 2021. Da alcuni anni, infatti, abbiamo scelto di porre il tema di genere al centro delle nostre linee strategiche d’intervento. È giusto allargare la riflessione culturale ed estetica allo sguardo sul mondo di grandi artiste, con operazioni non di tipo celebrativo ma seminativo: la mostra farà conoscere al largo pubblico l’opera di Pinuccia Bernardoni e nel contempo sarà d’ispirazione per molte artiste della nuova generazione» dichiara Giusella Finocchiaro, presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Dopo gli esordi a Firenze, ancora legati all’arte concettuale e alla poesia visiva, nel 1976 Pinuccia Bernardoni si trasferisce a Bologna e inizia a lavorare a installazioni ambientali sul tema della memoria, per giungere, a partire dai primi anni Ottanta, a maturare un’indagine personale sulla scultura in chiave anti-monumentale e processuale. Materiale d’elezione di questo periodo è la carta di riso, al centro di una pratica artistica che attraverso l’innesto di fili di metallo, la bruciatura, la piegatura e il collage, ne afferma e al tempo stesso ne mette in discussione la bidimensionalità e il volume.

Nel corso degli anni Novanta il suo interesse materico si estende all’impiego della lastra di ferro, spesso posta in relazione dialettica con la carta, per approdare in seguito all’uso di un materiale naturale, la foglia, a cui vengono riconosciuti forma e valore scultoreo. La foglia viene forata, inserita in cornici che hanno una funzione architettonica, usata come matrice - ombra, calco, traccia - fino a diventare soggetto di una serie di grandi disegni su carta sottile, le cosiddette antropometrie.
Pinuccia Bernardoni Senza titolo con macchie 1983 Courtesy Pinuccia Bernardoni

Il disegno accompagnerà tutto l’arco della carriera di Bernardoni, sottolineando un’affinità elettiva tra questo medium e la scultura, come forma che si produce attorno al vuoto e attraverso il gesto e il segno. In questo intreccio si inserisce un altro, importante, strumento analitico, quello del libro, capace, a partire dal 2013, di farsi corpo scultoreo unendo in un solo oggetto parola, volume, colore, azione.

«La mostra è costruita per assonanze e contrappunti tra opere che appartengono a periodi e cicli diversi: un attraversamento del lavoro di Pinuccia Bernardoni che intende illuminarne la felicità - e il rigore - della ricerca, l’approccio meditato alla materia, lo stupore per il sensibile che ci circonda – spiega la curatrice Cecilia Canziani».

Accompagna la mostra una pubblicazione pensata come una “biografia visiva” dell’artista, dove le immagini diventeranno metafore significative per conoscere la sua vita e la sua poetica nonché per aprire un dialogo con il visitatore, facendolo entrare in un certo senso nello studio. A disposizione per i più piccoli ci sarà un quaderno di attività: uno strumento per comprendere, attraverso il fare, il lavoro di Pinuccia Bernardoni.


Il tavolo dei silenzi 2 photo Carlo Favero
INFO:

Sede: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, via delle Donzelle 2, Bologna

Date: 20 gennaio – 26 febbraio 2023

Preview stampa: venerdì 20 gennaio ore 12

Ingresso libero

Per informazioni: fondazionedelmonte.it

 

Roma contemporanea

Evento di artisti selezionati in l'occasione dalla mostra di "Roma Contemporanea" tenutasi a giugno 2022 a Palazzo della Cancelleria con la partecipazione di Vittorio Sgarbi, Giorgio Barassi e Roberto Sparaci.
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Gli artisti risultati vincitori sono i cinque autori che saranno esposti dal 14 al 20 gennaio 2023 alla Galleria Ess&rrE.
Carlo Bacci, Franca Bonaiuti, Ferruccio Ragno, Giovanni Scantamburlo e Diego Veneziani sono stati protagonisti dell'importante evento con il quale la Acca International, organizzatrice, ha dato luogo ad un numero di ulteriori manifestazioni che faranno seguito per far si che gli artisti partecipanti abbiano il giusto risalto mediatico.
La mostra si terrà al Porto turistico di Roma con inaugurazione il 14 gennaio alle ore 16:00 con un aperitivo con gli organizzatori e alcuni artisti presenti.
Cancelleria 6INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
+ 39 329 4681684 - +39 392 2289810 - +39 388 6378032

Mostra di Natale

La Galleria Ess&rrE augurando a tutti uno strepitoso 2023 comunica che sabato 7 gennaio 2023 alle ore 16:00 ci sarà un brindisi di fine mostra con la presentazione del libro "Stelle" dello scrittore Francesco Buttarelli il quale vi invita a presenziare per autografare le copie a tutti i presenti

Il nuovo appuntamento in vista della befana alla Galleria Ess&rrE di Roberto Sparaci, che nella programmazione autunno/inverno al Porto Turistico di Roma, presenta una selezione di opere dall’elevato interesse pittorico.

Diverse espressioni artistiche dove la mostra, curata da Alessandra Antonelli, annuncia di fatto una stagione tra le più interessanti con talenti della nostra pittura e scultura. Opere che con la loro particolare attenzione ai gusti dei collezionisti più raffinati che da molti anni trovano consensi nelle varie generazioni artistiche che si affacciano nel nostro panorama espositivo. Le mostre assemblate con particolare cura da Fabrizio Sparaci, sono vissute con estrema attenzione e notevoli apprezzamenti. In questo particolare momento, la Galleria Ess&rrE, avendo cura di ogni minimo dettaglio, vi invita per sabato 17 dicembre alla presenza di molti artisti e le telecamente di ZTL TV per un brindisi di benvenuto e per augurare a tutti i presenti un meravigioso Natale e uno strepitoso 2023. La mostra sarà visitabile fino al 13 gennaio 2023, sarà interamente ripresa dalle telecamere di ZTL TV, pubblicizzata nel nuovo numero di Art&trA di Acca International e musicalmente accompagnata da DJ SET PRETTYCIXO.


Partner della manifestazione Clident

Info: 329 4681684

www.accainarte.it

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Immagina

Dal 19 novembre al 9 dicembre 2022 al Porto turistico di Roma apre i battenti alle ore 16:00 la mostra “IMMAGINA” in cui cinque personaggi portano nel mondo dell’arte una ventata di novità, cinque artisti dalle spiccate personalità pittoriche e culturali. Antonello Nazarini e le sue telecamere per ZTL Tv produrrà le interviste agli artisti e ai curatori della mostra. Federica quaranta e le note del suo violino allieteranno la serata con le musiche del repertorio di notevole qualità.

Artisti del calibro di Anna Maria Galati, fotografa, la quale con un senso estremamente sviluppato nel “fermare” l’attimo inquadra tutti i colori e i dettagli che la natura ci offre ma che solo un’attenta osservatrice del mondo che ci circonda fa della fotografia professionale qualcosa con cui riesce ad immagazzinare nel millesimo di secondo una estrema attenzione del dettaglio.

 

Annalisa Macchione pittrice figurativa che non disdegna l’informale e grazie alle sue capacità sostanziali riesce a riportare sulle tele la più curata rappresentazione artistica nella quale lo spettatore si trova immediatamente immerso in un mondo estremamente curato nei dettagli pittorici. Riesce con la più estrema delle sensibilità a mettere a proprio agio anche il fruitore più esperto con cui si instaura immediatamente un incredibile rapporto di perfetta amalgama e il giusto modo di imprimere le più importanti sensazioni creative.

 

Maria Daloiso è un’artista dalle spiccate doti naturali atte a produrre opere di impatto visivo estremamente consueto. La maturazione artistica porta la Daloiso alle scelte di ricerca sulla materia, con evidenti richiami ad operazioni artistiche prima informali, dedicate poi alla figura e alle naturalezze corporee sia femminili che spirituali. La costante ricerca alle attenzioni pittoriche altrui ha conferito certezza tecnica e disinvoltura creativa.

 

Gilles George Roux  è un artista francese nativo  di Saint Tropez e cresciuto a Lyon, fino al trasferimento in Italia dove vive ormai da quaranta anni. Decoratore e disegnatore, ha prodotto centinaia di opere d’arte ispirate a concetti di forme, derivati dalla fisica fondamentale, soprattutto dalla fisica quantistica e dalla relativita’ in generale. Con la collezione “Farfalle”, decine di opere in cui la farfalla viene rappresentata in un’infinità di forme, dimensioni e colori, parte invece da concetti di forma ispirati alla fisica fondamentale. Queste sue opere de “La forma del Tempo” si ispirano a concetti di tempo non convenzionale, creando così paesaggi e atmosfere oniriche e fiabesche che incantano chi guarda. La minuziosa cura, quasi maniacale, dei minuscoli particolari, la dolcezza dei colori usati e i concetti che vengono raccontati dalle opere, ne fanno un’artista assolutamente unico.                  

Cesare Lauri  artista visionario e poliedrico, disegnatore, acquarellista, scultore e suonatore di zampogna. Il forte legame con le sue radici rurali lo ha portato a recuperare da campagne, vecchie stalle e discariche del vecchio ferro, spesso arrugginito, che attraverso le sue mani e la sua fantasia si trasformano  magicamente in opere d’arte di ogni forma, tipo e dimensione. Ed ecco materializzarsi  ballerine, guerrieri, galeoni, cavalli, surfisti, murene, chiese, basiliche, santi eremiti, moschee, idrovore e persino le tre caravelle di Colombo. Qualsiasi rifiuto ferroso, nelle mani di Lauri diviene opera d’arte, assumendo, non soltanto valore artistico, ma anche quello ecologico. 

  

Dal 19 novembre al 9 dicembre 2022

Curatori: Alessandra Antonelli e Fabrizio Sparaci

INFO: +39 329 4681684  - +39 392 2289810 - +39 388 6378032

www.accainarte.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari galleria: Sabato 19 novembre dalle 16 alle 19

Domenica su appuntamento

Dal lunedi al venerdi 10-13 e 15-18

Persuasioni

Alla Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma ennesimo evento con artisti dal grande impatto visivo. Ventitre artisti con circa 45 opere selezionati per questa bellissima mostra con la quale inauguriamo gli eventi autunnali della nostra galleria. Le barche a fare da sfondo e la musica dal vivo di DJ SET PRETTICIXO con aperitivo con gli artisti completa quello che sarà un importante appuntamento con l'arte dalle 16:00 di sabato 5 novembre. La mostra resterà aperta fino al 18 novembre.
Orari galleria: dal lunedi al venerdi 10:00 - 13:00 e 15:00 - 19:00
Sabato: 16:00 -  19:00
Domenica e festivi su appuntamento
INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - +39 329 4681684 - +39 - 329 392 2289810 - +39 392 2289810

Only Time - Antologica di Franco Secci al Lazzaretto di Cagliari

Nella maestosa Sala degli Archi del Lazzaretto di Cagliari si inaugura il 5 novembre 2022 la mostra ONLY TIME, antologica del pittore Franco Secci, figlio del territorio cagliaritano. La mostra, patrocinata dal Comune di Cagliari, racconterà tutti gli anni delle esperienze di Secci, raccogliendo opere dei suoi diversi cicli produttivi che lo hanno consacrato oggi come artista dalle note di grande classicità accompagnate a sperimentazioni moderne ed avveniristiche. Secci, predisposto alla pittura sin da giovanissimo, cresciuto artisticamente sotto l’ala del Maestro Antonello Pintus, ha sfoderato negli anni della sua evoluzione una padronanza tecnica notevole, e ha accompagnato la sua conoscenza della pittura a fortunati esperimenti digitali come le attuali Tessere, unite dal formato comune (cm. 50 x 50) e dedicate a personaggi mondiali della storia, dello sport, della musica e in particolare della tradizione sarda.
accabbadora cm 100X161 olio su tela 2015

tessera digitale19 cm50X50 tecnica mista 2022Nondimeno vale la pena di citare i passi compiuti con Immersi, ciclo dedicato alla natura sottomarina e le precedenti esperienze che spaziano dal contesto sociale a quello del destino degli uomini, che trovano il loro compimento nel più recente ciclo di dipinti dedicati al Metaverso ed al mondo della NFT. Una operazione artistica raffinata e complessa, che ha dalla sua una gradevolezza conclamata grazie anche alla trasmissione televisiva Laboratorio Acca, in onda tutte le domeniche sui canali di Arte Investimenti TV, Milano, di cui Secci è protagonista da tempo con il suo lavoro. In mostra anche le sue pungenti vignette e le sperimentazioni informali dei primi anni Duemila.

gazza ladra cm 80X50 olio su tela 2021Elegante e puntuale nella composizione, ironico, monitorio e dalla intuizione creativa intelligente, Franco Secci incontra la sua città in un luogo ricco di storia ed oggi dato alle Arti, in grado di contenere la grande produzione di questo artista dalle idee chiare e molto accorto alle evoluzioni della società, prendendone di mira rischi e vantaggi. La mostra è curata da Giorgio Barassi e Roberto Sparaci, conduttori della rubrica Laboratorio Acca.

Inaugurazione sabato 5 novembre 2022 ore 18.00

Ingresso libero

Orari di apertura: mattino ore 9.00-13.00

             pomeriggio-sera ore 18.00-20.00

Salotto d'autunno

Nuovo importante appuntamento con l’arte sabato 15 ottobre alle ore 17 alla Galleria Ess&rrE dove ci sarà l'inaugurazione della mostra “SALOTTO D'AUTUNNO” con un aperitivo con gli artisti Maria Daloiso, Paola Gori, Francesco Ponzetti e Fabrizio Russo.
Durante il vernissage sarà presentato il libro "GHIRLANDE DI EMOZIONI" di Bruna Garofoli con le illustrazioni di Paola Gori e presentato da Giulia Latini Mastrangelo.
Le telecamere di Antonello Nazarini che immortalerà tutto l’evento e gli inserti musicali del flautista Luca Quaranta con le bellissime barche a fare da cornice a questo nuovo evento ricco di novità.
La mostra è curata da Alessandra Antonelli e allestita da Fabrizio Sparaci e sarà visitabile fino al 28 ottobre.
Vi aspettiamo numerosi!!

Andy Warhol. La pubblicità della forma.

Milano, Fabbrica del Vapore.
22 ottobre 2022 – 26 marzo 2023


A cura di Silvana Gatti

“Ogni cosa ripete se stessa. È stupefacente che tutti siano convinti che ogni cosa sia nuova, quando in realtà altro non è se non una ripetizione”.
Andy Warhol


Nella società del terzo millennio è evidente come il martellamento mediatico e la serializzazione dei prodotti inducano il pubblico all’acquisto ossessivo - compulsivo di un prodotto pubblicizzato anziché di un altro di un marchio sconosciuto. Senza esserne spesso consapevole, l’uomo contemporaneo si ritrova spesso indirizzato ad indossare la polo in cotone di quel marchio famoso, o il jeans strappato che i nostri nonni non indossavano neanche per andare nella vigna, pagati ad un prezzo proibitivo, perché indotto dai messaggi pubblicitari incessanti presenti sui programmi televisivi, sui social network, sui volantini. Padre di questo fenomeno è stato indubbiamente Andy Warhol, grazie all’intuizione che lo ha reso celebre e ricco: ripetere un’immagine all’infinito, con l’intento di farla entrare per sempre nella mente del pubblico.
Ed è dedicata ad Andy Warhol la mostra che si terrà dal 22 ottobre 2022 sino al 26 marzo 2023 a Milano alla Fabbrica del Vapore, un viaggio nell’universo artistico e umano di uno degli artisti che hanno maggiormente innovato la storia dell’arte mondiale.
Con oltre trecento opere divise in sette aree tematiche e tredici sezioni - dagli inizi negli anni Cinquanta come illustratore commerciale sino all’ultimo decennio di attività negli anni Ottanta connotato dal rapporto con il sacro - la spettacolare mostra Andy Warhol. La pubblicità della forma è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura e Navigare, curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni per Art Motors, Partner BMW.
“Warhol - afferma Bonito Oliva - è il Raffaello della società di massa americana che dà superficie ad ogni profondità dell'immagine rendendola in tal modo immediatamente fruibile, pronta al consumo come ogni prodotto che affolla il nostro vivere quotidiano. In tal modo sviluppa un’inedita classicità nella sua trasformazione estetica. Così la pubblicità della forma crea l’epifania, cioè l'apparizione, dell'immagine”.
Andrew Warhola, classe 1928, originario di Pittsburgh, città degli Stati Uniti di America capoluogo della contea di Allegheny nella Pennsylvania, è figlio di due immigrati slovacchi di etnia Rutena, Ondrej Varchola e Júlia Justína Zavacká. Ha studiato al Carnegie Institute of Technology dal 1945 al 1949, anno in cui si è trasferito a New York trasformando il proprio nome di origine slovacca in Warhol. La Grande Mela ha offerto all’artista diverse opportunità di lavoro: Warhol ha iniziato a lavorare ben presto come grafico pubblicitario. Nei primi anni ‘60 è un giovane pubblicitario di successo, che lavora per riviste come New Yorker, Vogue e Glamour. Thirty Are Better Than One.

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La sua prima Monna Lisa, ripetuta ben trenta volte, da celebre ed esclusiva opera d’arte viene trasformata in un’opera di tutti e per tutti. Per raggiungere il suo obiettivo egli adotta tecniche di riproduzione industriale come la serigrafia, ed inventa la “Factory”, punto di ritrovo per artisti e superstar, diventando anche famoso per le feste all'avanguardia. Nello studio i collaboratori di Warhol producevano serigrafie e litografie. Nel 2002 John Cale disse: “Non era chiamato la Fabbrica senza motivo. Era qui che la linea di assemblaggio delle serigrafie aveva luogo; e mentre una persona produceva una serigrafia, qualcun altro poteva girare un provino. Ogni giorno si faceva qualcosa di nuovo”. L’uso di serigrafie aveva lo scopo di produrre immagini in massa, allo stesso modo in cui le industrie producono prodotti di massa per i consumatori. Nella sua fabbrica era un via vai di attori di film per adulti, drag queen, personaggi mondani, drogati, musicisti e liberi pensatori che sarebbero divenuti famosi come le Superstar di Warhol. Questi “operai dell’arte” lo aiutavano a creare i suoi dipinti, recitavano nei suoi film, e sostanzialmente sviluppavano l’atmosfera per cui la Factory divenne leggendaria.
“In Green Coca-Cola Bottles - scrive Falcioni nel suo testo per il catalogo della mostra - comprendiamo immediatamente che per l’artista è proprio la quantità a prevalere sull’originalità del soggetto raffigurato: è infatti ripetendo la stessa immagine che egli riesce a portare e mettere in scena il panorama consumistico nel mondo dell’arte: compito dell’artista non è più creare, ma riprodurre”.
Con l’ausilio di un impianto serigrafico, Warhol riproduce su grosse tele moltissime volte la stessa immagine, alterandone i colori: usando immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali o immagini di impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riesce a svuotarle del significato originario. L’arte diviene un prodotto di consumo come qualsiasi altro.
Warhol ha così rivoluzionato il mercato dell’arte, con risultati che sono visibili ancora oggi. Gli artisti contemporanei, per emergere nel mondo dell’arte, devono essere riconoscibili attraverso immagini iconiche dei loro lavori, ripetute all’infinito su riviste e cataloghi. è così che oggi numerosi artisti serializzano le loro migliori opere al fine di venderle, grazie ad un prezzo competitivo rispetto all’opera originale, ad un pubblico più vasto.
La tecnica della serigrafia viene usata da Warhol già nel 1962 per realizzare la serie Campbell’s Soup Cans, composta da trentadue piccole tele di identiche dimensioni raffiguranti ciascuna gli iconici barattoli di zuppa Campbell’s, espo- ste nello stesso anno alla Ferus Gallery di Los Angeles. La rappresentazione di un semplice barattolo di zuppa con la stessa devozione che in passato si rivolgeva ai soggetti religiosi svela il vero volto dell’America post-bellica, che già aveva in serbo il senso della ripetizione andando verso la meccanizzazione dei processi produttivi capitalistici.
Lo stesso fa con i ritratti delle celebrità dell’epoca: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara, Michael Jackson, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Liza Minnelli, Gianni e Marella Agnelli, le regine Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bassi, l’imperatrice iraniana Farah Pahlavi, la principessa di Monaco Grace Kelly, la principessa del Galles Diana Spencer. Per queste personalità essere ritratte da Warhol diventa un imperativo a conferma del proprio status sociale. Emblematica la Gold Marilyn Monroe, conservata al MoMA di New York: una delle donne più affascinanti della storia moderna americana viene qui rappresentata su uno sfondo oro, esattamente come si trattasse di una tavola del Trecento raffigurante la Madonna.

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Le dinamiche sociali vissute prima e dopo il suo trasferimento a New York spingono Warhol ad una metamorfosi personale ed artistica. Tutti sono dominati da un sistema di democratizzazione ed omologazione passiva che non riescono a controllare. Warhol, senza polemizzare, ironizza sul mondo capitalista. I prodotti dell’industrializzazione sono in fila sugli scaffali dei supermercati, seducendo il consumatore e l’artista, che li toglie dalla concretezza del consumo per restituirli al mondo concettuale dell’arte. L’opera di pop art usa lo stesso linguaggio della pubblicità, dialogando con le persone attraverso pochi secondi di attenzione. L’opera pop intende arrivare a tutti, sfruttando la comunicazione immediata, imitando le immagini commerciali.
I prodotti di massa erano per Warhol il simbolo della democrazia sociale in quanto azzeravano le differenze tra ceti e annullavano il concetto di ricchezza e povertà. La zuppa di fagioli, la lattina di Coca Cola e tanti altri prodotti potevano essere acquistati sia da un imprenditore che da un operaio e questa era una realtà che nessuno avrebbe potuto né smentire, né cambiare.
Fan della Polaroid, non girava mai senza e molte sue opere nascono da fotografie scattate a grandi miti della musica, della moda, del cinema. I VIP del tempo facevano a gara per farsi immortalare da Warhol al fine di ottenere successo. Con Warhol le persone, trasformate in icone, si trasformano in semplici immagini da consumare. Le opere che Warhol dedica a Marylin Monroe documentano la dinamica secondo cui l’artista trasforma una diva in uno stencil, restituendola serigraficamente. è lo stesso meccanismo dei social network, che rende tutti prodotti e consumatori seriali. La società dei consumi ha dato a ciascuno di noi l’illusione della fama e del successo, attraverso quel “quarto d’ora di celebrità” teorizzato proprio da Andy Warhol.
La critica all’inizio non apprezza i lavori di Warhol, considerandoli come un oltraggio all’Espressionismo Astratto, movimento artistico allora dominante negli USA. Il celebre gallerista Leo Castelli all’inizio non comprende la genialità innovativa del lavoro di Warhol e asseconda la richiesta di Jasper Johns di non ammetterlo nella sua scuderia.
“Il vero colpo di genio attraverso cui l’artista riuscì a valorizzare definitivamente gli anni ‘60 e le nuove forme di comunicazione di massa - scrive Falcioni - furono però le Brillo Box: si tratta di sculture identiche alle scatole di pagliette saponate Brillo in vendita nei supermercati. Queste vennero realizzate da una falegnameria e i bordi vennero serigrafati da Warhol e i suoi assistenti come le etichette originali. Saranno proprio queste opere a far scaturire in Arthur Danto, celebre filosofo ammaliato da queste creazioni, la sua concezione sulla filosofia dell’arte, che ruota attorno ad una domanda fondamentale: “che cos’è l’arte?”. Secondo Danto, a determinare un’opera d'arte è la capacità di dare corpo a un’idea, di esprimerla per mezzo di un “fare artistico” che traduce il pensiero in materia nel modo più efficace, travalicando le contingenze. Ma ciò non basta. Essa deve incarnare qualcosa di impalpabile, che la accomuni a un sogno a occhi aperti e che conduca il fruitore a uno stato emotivo e sensoriale nuovo. Questo interrogativo lo porterà a ritenere queste scatole di legno delle vere e proprie opere d’arte, in forza della loro capacità di evocare e rappresentare alla perfezione un determinato contesto storico, in questo caso gli anni ‘60 assieme alle sue innumerevoli novità, di cui il pop artist può essere considerato senza dubbio il massimo interprete. L’evento che rese queste opere tra le più celebri dell’intera storia dell’arte fu la personale dell’artista presso la Stable Gallery di New York, tenutasi nel 1964: queste sculture furono disposte all’interno dello spazio espositivo tutte in fila e una sopra all’altra, proprio come se si trattasse di un supermercato piuttosto che di una galleria d’arte”.
È visitando questa mostra che Leo Castelli si ricrede e comprende l’attualità dell’operazione di Warhol, arruolandolo nella sua scuderia.

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Da questo momento la carriera di Warhol è in ascesa, con la nascita di The Factory, originariamente al 231 East 47th Street, dove innumerevoli assistenti creano a ritmo frenetico le sue opere in serie. Qui vengono creati film come i The Velvet Uderground & Nico, per cui realizza anche la copertina del celebre LP. Alcuni di questi film dedicati alla cultura gay newyorkese, di cui Warhol faceva parte, sono stati censurati, distribuiti col passaparola e proiettati trent’anni dopo in occasione di mostre organizzate in vari musei del mondo. Nella Factory viene realizzato inoltre il magazine Interview con in copertina, per ciascun numero, il personaggio del momento. Nel frattempo è nata una nu va generazione di artisti come Basquiat, Haring, Scharf che considerano Warhol il loro padre spirituale: accogliendoli nella sua cerchia Warhol ne assorbe dinamismo e creatività. Riesce così a rinnovarsi nuovamente, ideando le ultime sperimentazioni iconiche come il celeberrimo Dollar Sign, emblema del rampantismo economico di quegli anni, abbandonando l’uso della serigrafia e dedicandosi alla pittura pura.
La mostra milanese documenta questo avvincente percorso: dagli oggetti simboli del consumismo di massa, ai ritratti dello star system degli anni ‘60; dalla serie Ladies & Gentlemen degli anni ‘70 dedicata alle drag queen, i travestiti, simbolo di emarginazione per eccellenza e considerati alla pari di star come Marilyn, sino agli anni ‘80 in cui diviene predominante il rapporto col sacro: cattolico praticante, ne era stato in realtà pervaso per tutta la vita.
Esposte una ventina di tele, una cinquantina di opere uniche come serigrafie su seta, cotone, carta, oltre a disegni, fotografie, dischi originali, T-shirt, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali, la BMW Art Car dipinta da Wahrol, la ricostruzione fedele della prima Factory e una parte multimediale con proiezioni di film da vedere con gli occhialini tridimensionali.
Andy Warhol muore nel 1987 per una infezione alla cistifellea. Le sue icone, i suoi personaggi, i suoi soggetti sono riprodotti ovunque, in tutto il mondo, su vestiti, matite, posters, piatti, zaini. Ha anticipato i social network e la globalizzazione degli anni Duemila, ha cambiato per sempre la storia dell’arte, è ancora attualissimo e amato da un pubblico trasversale.
La mostra rappresenta una occasione imperdibile per godere della sua arte unica, coraggiosa, innovativa e traboccante di idee.
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Piero MASIA. Un assolo di batteria che non finisce mai.

Di Giorgio Barassi.

“Ogni musica che non dipinge nulla, è rumore”
Jean D’Alembert


Del Piero Masia pittore eclettico e fantasioso si sa molto: mostre, eventi, fiere, televisione… Ma, come abbiamo già scritto altre volte, la sua carriera artistica non può prescindere da quella musicale, a cui Piero tiene come a quella di pittore. Due maniere parallele di esprimersi e rendere possibile una armonia per altri difficile e per lui naturale, immancabile, irrinunciabile. Sono vicini, i due mondi della musica e della pittura, in Masia. Anzi, l’uno alimenta l’altro e viceversa, ed entrambi sono il sentiero ampio con cui attraversa emozioni ed entusiasmi, fornito com’è di una energia vitale che si legge dalla sua chiacchiera spontanea e dal suo sorriso sincero. A voler separare le due forme di espressione artistica di Masia si commetterebbe una grave omissione: quella di non considerare che sin da piccolo le sue maniere preferite di dare voce alla sua vitalità erano proprio quel picchiare ritmato sulle pelli dei tamburi e quel tenere sempre alto il tono del colore nelle sue tele. A Torino, dove arriva da giovane, le brume piemontesi, gli autunni o gli inverni innevati non hanno mai smorzato quei toni. Semmai li hanno esaltati. E lui, fiero sardo dai modi gentili, ha colorato la sua esistenza e quella di appassionati collezionisti con le numerose operazioni artistiche che ormai hanno conquistato un pubblico vasto e curioso, poiché dal Masia ipercreativo puoi aspettarti virate improvvise, estensioni a temi inattesi, novità continue ed imprevedibili come un doppio colpo di cassa e rullante che scuote il petto di chi ascolta.

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Non ha, nel suo repertorio di pittore, un ciclo che possa dirsi esaurito o abbandonato. E talvolta sorprende la disinvoltura con cui torna su temi che aveva sviscerato quaranta o quasi cinquanta anni fa arricchendoli senza modificarne l’essenza. È il caso delle “Trilogie”, una serie di opere di cui la più datata conta quaranta primavere. Lì c’è un Masia astrattista e indagatore, che usa lo schema della tragedia greca, evocando reminiscenze classiche, e lo riassume in opere che evocano il mondo della musica, del lavoro, delle tradizioni ma anche le osservazioni sulla società e la mai sopita forma di amore per il rock. Spuntano, dal suo recente repertorio, Trilogie dedicate addirittura ai supereroi e a nessuno è chiaro quel che avverrà dopo, quando il Piero Masia artista del pennello lascerà al Masia batterista l’imprevedibile mossa successiva, magari l’affrontare temi nuovi e nuovi confini con la stessa virtuosa forma di coraggio creativo che caratterizza un assolo dai colpi ben assestati ma non codificabili se non nell’istinto e nella tecnica dell’esecutore.
Della sua produzione figurativa ed informale abbiamo abbondantemente scritto, riferendo di opere che attingono ad una nostalgia allegra della sua Sardegna, ai costumi, ai colori ed alla presenza di due cerchi gialli nei cieli dipinti di azzurro sincero, a confermare un ottimismo intramontabile. Il sole dunque non è solo uno, ma si presenta nelle opere di Masia in due parti, controlaterali e parallele, a dare speranza e fiducia. Come se quel sole, raddoppiato, non abbia mai a tramontare.
Nondimeno le esecuzioni informali raccontano una abilità costruttiva che fa il paio con una tecnica ben posseduta, ben tornita negli anni di sperimentazioni ed oggi al servizio di quelle composizioni geometriche e geometrizzanti che escono naturalmente dal novero della semplice astrazione piana, perché sottendono, accennano, istigano l’osservatore a cercare particolari e significati in ogni angolo del dipinto. In questi ultimi periodi, Masia si dedica con cura alla sua produzione fatta di geometrie policrome, e il suo intimo scopo non cambia, nel segno di una coerenza che è componente fissa della sua determinazione. Quello che per fortuna non gli si stacca di dosso è l’istinto del drummer che sa bene quanto sia importante stupire chi ascolta. Perciò Masia gioca ad attirare l’attenzione con ritmi delicati, pronto ad affondare i colpi con colori accesissimi, esattamente come fa quando, con le bacchette in mano, gli tocca qualche minuto di solo che finisce sempre per strappare applausi sinceri.

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Una vita dedicata al colore ed alla musica, esperienze parallele innegabilmente valide a qualificare un artista che continua a dare gioia e colore con una invidiabile tenacia. A leggere di primo acchito la sua produzione, si intuisce una passione sfrenata per la espressione ampia, coinvolgente. Un comporre trascinante, che spinge a guardare con calma ogni particolare, ogni aspetto di quel tracciato di colori e forme che rispettano sì il rigore delle operazioni artistiche, ma fanno fiutare un’indole da sano ribelle. Quella del rockettaro incallito che non vive senza gli innocenti eccessi della battuta decisa.
Qualcuno ha detto, azzardando non poco, che l’astrazione è più fredda della figurazione. A parte la differenza, ormai superata da decenni, tra le due forme di espressione artistica, possiamo affermare con certezza che in Masia l’astrazione è la esatta esaltazione delle tinte, perché nelle sue geometrie infila colori decisi e figli di una dotazione legata alla sua terra d’origine. Il turchese, il giallo, quei bruni corposi, il verde smeraldo e le sue tonalità derivanti, l’azzurro nitido sbucano dai colori della terra di Sardegna e prendono giusto spazio nella giusta forma, facendoci tornare in mente il colpo di cassa del batterista esperto che serve a richiamare la disattenzione del gruppo sul ritmo giusto. E nella vita, come nella pittura, perdere il ritmo sarebbe fatale.
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