Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Il Multi-universo in puppetcolor

Nel grande cerchio della vita, come nell’arte, i percorsi, apparentemente finiti, delle nostre esistenze si proiettano verso l’infinito, verso un Universo dalle mille forme e dalle svariate sfaccettature generazionali. “Percorsi inattesi” è il titolo della mostra tenuta a Roma, in Trastevere, quest’anno dall’artista Antoh Mansueto. Eclettico, poliedrico, creativo, sempre desideroso di sperimentare nuove tecniche e nuove tema- tiche, di giorno, in perfetta tenuta da colletto bianco e di notte, vestito solo della sua grande passione, l’arte, Antonio Mansueto, in arte Antoh, dipinge su tele, ma realizza anche interessanti grafiche su allumino sagomato, soggetti surreali, a metà tra l’arte pop, il fumetto, buffo e grottesco, e l’espressionismo. Un bel mix di correnti che ben riflette il caos contemporaneo della sua vita e del mondo che lo circonda, colorato Antoh 3come i personaggi dei suoi quadri, a metà tra puppet e cartoons. Pupazzetti mostruosi, allegri, frantumati, incompiuti: tutti dominano l’Universo! La poetica artistica di Antoh unisce mitologia, fisica, metafisica, simbolismi contemporanei e fantasia, in un contenitore fatto di immagini, ma anche di musica e parole, riportandoli, tutti, allo stadio primordiale del creare e del comunicare. I suoi quadri sono la sua prima forma di comunicazione, il tripudio di colori svela immediante le sue tematiche : Entropia per descrivere la τροπή interna, Multiverse per avvicinare la multidimensionalità dell’universo alla complessità della società occidentale contemporanea e Archetipo- Prototipo per rappresentare la ciclicità e i cambiamenti del tempo.
Anche la sua linea pittorica, da lui definita “geometrico-grafica”, sebbene sia assolutamente riconoscibile, si evolve sempre in qualcos’altro, combinandosi a volte con una pennellata astratta o con le varie dissonanze cromatiche, a volte spezzandosi su quell’architettura frantumata che pervade le sue opere. Il suo linguaggio, infatti, apertamente figurativo e spesso narrativo, realizza composizioni quasi “decostruttive”, dove è il caos l’elemento ordinatore. Proprio come il movimento architettonico del decostruttivismo, i suoi lavori sono caratterizzati da una geometria instabile con forme pure, disarticolate e decomposte, costituite da frammenti, volumi deformati, tagli, asimmetrie e da un'assenza di canoni estetici tradizionali. E certamente non si può non riconoscere una certa affinità con l’Art Brut (di Jean Dubuffet) che scaturisce in maniera del tutto naturale da impulsi creativi puri e autentici, definendo un’arte spontanea, benché colta, ma senza ostentazioni accademiche. Punti di incrocio, percorsi, colori, energia, connessioni, scontri, unioni, gioie e drammi di un pianeta brulicante di vita e conflitti: sono tante le idee che hanno ispirato i suoi quadri in mostra. Mostre all’insegna dell’ironia, dell’arte libera da preconcetti e pregiudizi, spontaneamente osservata e vissuta da protagonisti, opere che quest’anno a Roma sono divenute personaggi VIP con cui farsi fotografare nei vicoli di Trastevere, guest star della serata: “Paul McCartney puppet”. Quasi come dei protagonisti di uno spettacolo teatrale, i visitatori possono comprendere appieno la filosofia delle opere dialogando con l’artista, prendendo parte ad una vera e propria operazione metateatrale, erede della dissacrante ironia napoletana.
Naturalmente la passione di Antoh per il teatro, che lo ha visto coinvolto in passato da autore anche in uno spettacolo con i giovani attori del Piccolo Teatro di Milano, ben si manifesta in ognuna delle sue esposizioni personali che generano percorsi di curiosità ed ironia, a metà tra l’atteso e l’inatteso.Antoh 2
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Infinity

Evento internazionale ideato e curato da Giammarco Puntelli



Infinity. Quando l'arte dialoga con la medicina e la scienza”: questo è il progetto di cui è autore Giammarco Puntelli e che, accanto al saggio di critica d’arte presente nelle librerie, ha dato il via ad un evento internazionale.
La prima tappa di mostra si è svolta dal 29 luglio al 3 settembre a Sabbioneta, a cura di Giammarco Puntelli e Gianfranco Ferlisi.
L’evento internazionale con la master class aveva in programma le tappe di Londra e Dubrovnik.
in foto gli artisti Laura Mazzuoli, Alessandro Trani e Nadia FanelliA settembre, ha conquistato il pubblico londinese con una master class di trentuno artisti tra i più importanti ed apprezzati sia in Italia che all’estero.
Lunedì 25 settembre a Londra, a pochi passi da Trafalgar Square e da Piccadilly Circus, nella prestigiosa cornice de La Galleria Pall Mall, è stata inaugurata la mostra, dedicata nella tappa londinese a Steve Jobs, con oltre sessanta opere, alla presenza di oltre duecento persone. All’inaugurazione ha portato i saluti dell’Ambasciatore il dottor Federico Bianchi, Primo Segretario, Capo ufficio stampa e affari culturali dell’Ambasciata Italiana a Londra. Il discorso di Giammarco Puntelli è stato tradotto da Annalisa Sacchetti che ha collaborato al progetto a stretto contatto con Elizabeth Mitchell D’Anna, titolare della Pall Mall. Tutto questo è stato accompagnato da un documentario girato davanti alla National Gallery, Buckingham Palace e gli Abbey Road Studios, in cui Puntelli spiega il legame fra arte e motivazione e chimica del corpo umano. Nel corso della presentazione alla Galleria Pall Mall, è stato presentato il terzo volume de Le scelte di Puntelli, collana dedicata a Giammarco Puntelli dall’Editoriale Giorgio Mondadori. Il volume, dal titolo, appunto, Infinity. Dialoghi fra arte, medicina e scienza, ha il contributo di Lorenzo Genitori, coordinatore dell’attività scientifica internazionale e direttore del Centro di eccellenza di Neurochirurgia al-l’AOU Meyer di Firenze, e di Alessandro Meluzzi, noto psichiatra e opinionista televisivo. Come nei precedenti volumi di Puntelli, anche in Infinity il dialogo e il confronto è tra gli artisti contemporanei e i maestri del passato, tra cui William Turner – con l’opera di copertina – Jan Vermeer e Joan Mirò. Infinity è una rassegna che si qualifica come occasione per ripercorrere l’infinito e complesso rapporto tra l’opera d’arte e la reazione dell’uomo che l’osserva, ne resta affascinato e la interpreta. Da questo rapporto nasce un cambiamento di tipo chimico, fisiologico ed emotivo, unendo motivazione e il momento della presentazionetrasformazione a beneficio della salute dell’uomo. La mostra a Londra è terminata il 7 ottobre, altra tappa internazionale della master class di Infinity dal 12 al 26 ottobre a Dubrovnik, negli spazi della Sebastian Art e della Galerija Naive. Hanno partecipato alla master class di Infinity: Antonio Nunziante, Silvia Caimi, Andrea Prandi, Giovanni Masuno, Emanuela De Franceschi, Laura Mazzuoli, Alfonso Borghi, Giuseppe Menozzi, Fiamma Morelli, Fabio Cicuto, Pietro Del Corto, Franco Girondi, Libuse Babakova, Giampaolo Talani, Armand Xhomo, Gene Pompa, Mafalda Pegollo, Giancarlo Rampazzo PAT, Stefano Abelli, Mauro Capitani, Elvino Motti, Alessandro Trani, Erika Marchi, Vittoria Palazzolo, Nicolo’ Fortunato Ricciardi, Domenico Monteforte, Tiziano Calcari, Alessandro Grazi, Claudio Massimi, Nadia Fanelli, Gino Dalle Luche.
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MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO

di Marilena Spataro

Non è facile orientarsi tra le tante e senza dubbio interessanti, mostre, molte delle quali dedicate a grandi maestri dell'arte, che si affollano in questa stagione espositiva nei nostri musei. Di certo varrebbe la pena visitarle tutte, o quasi. Una mostra, forse non molto pubblicizzata, ma con una straordinaria valenza dal punto di vista storico documentale sull'arte del mosaico, oltre che di grande godibilità, che
andrebbe assolutamente visitata è MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO. La scultura in mosaico dalle origini.
Mirko Basaldella "Furore" 1944L'esposizione, in corso fino 7 Gennaio 2018 al MAR di Ravenna, città conosciuta nel mondo come capitale dell'arte musiva, si è inaugurata il 6 ottobre del 2017 nell’ambito della V edizione Ravenna Mosaico Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo, ed è stata realizzata grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, di Marcegaglia Carbon Steel.
MONTEZUMA, FONTANA, MIRKO. La scultura in mosaico dalle origini rappresenta uno sguardo a tutto tondo sul rapporto tra la scultura e il mosaico e, nelle intenzioni dei curatori, Alfonso Panzetta e Daniele Torcellini, desidera sondare e documentare la nascita, l’evoluzione del linguaggio musivo e le differenti declinazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori a partire dagli anni Trenta del Novecento, momento in cui, dopo che Gino Severini rinnova la pratica del mosaico in funzione della decorazione architet- tonica, si avviano le ricerche plastiche mosaicate di Lucio Fontana e Mirko Basaldella, tra i più geniali artisti del secondo Novecento italiano. Difficile pensare che, in quegli anni, tra fine anni Trenta e primi anni Quaranta, Fontana e Mirko possano aver intrapreso la sperimentazione del mosaico sulla scultura semplicemente trasponendo le riflessioni di Severini, Sironi e gli altri, alla loro arte, senza sentire l’esigenza di operare una riflessione storica e una ricerca che fornisse, anche a loro, un modello di riferimento antico, un punto di partenza che giustificasse la sperimentazione del mosaico facendola slittare dal piano bidimensionale a quello tridimensionale. Come è stato storicamente dimostrato nel catalogo della mostra toscana del 2014 al Museo Civico di Montevarchi (Arezzo), ad innestare quel singolare “corto circuito” creativo alla base delle creazioni con il mosaico dei due artisti, furono gli esempi “primitivi” mesoamericani (presenti in mostra), che entrambi conobbero in momenti e luoghi diversi, anche grazie al crescente interesse per l’arte dell’antica America Latina esistente in Italia già negli anni Venti e che vedrà impegnate personalità di spicco nel censimento dei reperti provenienti da quell’area presenti sul nostro territorio nazionale, fino all’organizzazione della mostra dell’antica America Latina tenutasi a Roma nel 1933.
Mimmo Paladino "Vanita"Il percorso che coniuga la scultura al mosaico, dopo gli esempi di Fontana e Mirko tra anni Trenta e anni Quaranta, si interrompe per ricomparire di prepotenza tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, con alcune sporadiche eccezioni negli anni Cinquanta e Sessanta. Se Fontana e Mirko sono “i precursori”, antesignani dell’unione felice tra scultura e mosaico, tra anni Sessanta e anni Settanta, Zavagno e Licata sono invece da considerare come i due indirizzi su cui si dipana la ricerca dei decenni seguenti soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di materiali “non tradizionali”, il primo, e l’impiego delle tessere musive, lapidee o vitree, nel contemporaneo, il secondo.
Ed è sulla trama di questo doppio e diverso utilizzo dei materiali – tradizionali e non – che corre l’ordito della mostra che documenta le differenti temperature espressive della scultura tra XX e XXI secolo, iconica o aniconica, poetica o narrativa, simbolica o concettuale, sempre nella specifica coniugazione con l’arte del mosaico che si intensifica e si individua come “genere specifico” allo scadere degli anni Settanta ad opera di Antonio Trotta, Athos Ongaro e della Transavanguardia di Chia e Paladino; artisti che, anche nei decenni seguenti, faranno della scultura mosaicata una ricerca non episodica, soprattutto grazie alle innovazioni tecniche e tecnologiche date dai nuovi materiali di origine sintetica, che hanno permesso il superamento dei limiti tradizionali delle malte cementizie rendendo più agevole l’esecuzione musiva sulla tridimensionalità. Tale ripresa non mancherà di suggestionare designer “colti” come Mendini e Sottsass che opereranno alcune incursioni sperimentali nella scultura. Dalla seconda metà degli anni Ottanta ad oggi, le ricerche e la produzione artistica in questa singolare declinazione della scultura si moltiplicano con esiti diversi e singolari e nel contempo tracciano il disegno della multiforme ricerca artistica dell’ultimo scorcio del XX secolo. Alcuni artisti e mosaicisti eseguiranno occasionali lavori tridimensionali, altri li alterneranno equilibratamente alla loro produzione bidimensionale, altri ancora si orienteranno verso la scultura in maniera più frequente, sino a farla diventare sempre più esclusiva.
Da questo momento, anche grazie alla realizzazione di alcuni lavori di importanza internazionale realizzati a Ravenna, come la tomba di Rudolf Nureyev a Parigi – oggi inamovibile, ma presente in allestimento mediante una installazione virtuale e multimediale – il fenomeno scultura e mosaico vedrà un’accelerazione con artisti di varia provenienza che si connoteranno fortemente come scultori mosaicisti tout court, consolidando la percezione che la scultura mosaicata abbia ormai imboccato una strada di assoluta autonomia. Tra XX e XXI secolo il linguaggio musivo nella scultura si evolve in differenti e metamorfiche declinazioni del concetto di “tessera”, anche grazie alle sollecitazioni delle ricerche internazionali sui concetti di accumulo, assemblaggio parcellizzato e “poetica dell’oggetto” messi in campo dal Nouveau Realisme francese e poi dalla Nuova Scultura Britannica, per poi proseguire con elementi di spiccata originalità sino alle attuali generazioni, che lo impiegano in modo sempre più innovativo ed inatteso.
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Festival delle Arti

“Il Mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un Artista originale”… queste sono le sagge parole del noto scrittore Francese Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust, e questa è personalmente la più affascinante definizione di quello che noi definiamo “il mondo dell’Arte”. L’Arte infatti è musica che sprigiona le note nascoste nell’anima, è una voce che canta con gli occhi fissi sul cielo, è una mano che dipinge su una tela i propri sogni, è un semplice foglio bianco che profuma l’inchiostro di poesia. Il 21 ed il 22 Agosto ad Ascrea , uno dei più affascinanti borghi che si affacciano sul lago del Turano in provincia di Rieti, si è svolta la prima edizione del “Festival delle Arti”, Vale 3il primo concorso di talenti che ha fatto sognare in due serate la Valle del Turano. L’Iniziativa è stata idealizzata e promossa dalla direttrice artistica del festival Amalia Mancini, patrocinata dalla regione Lazio, dal Comune di Ascrea , dalla Pro Loco di Ascrea presieduta da Riccardo Nini e dalla Associazione “Andar per Lago- Monti e Castelli” presieduta da Massimo Lauricella. Questa iniziativa ha visto inoltre collaborare anche la Comunità Montana del Turano, la riserva Naturale Monte Cervia e Monte Navegna, le varie Associazioni Pro loco locali di Castel di Tora, Colle di Tora e Paganico Sabino con la partecipazione di XLAB sport Academy e le riprese e la fotografia a cura di GIPI PRODUCTION. Le due serate sono state inaugurate da una meravigliosa \sfilata di moda a cura di Chiara Simonetti e della XLAB Rieti, sulla suggestiva scalinata di Piazza Mareri, dove delle affascinanti modelle locali hanno inebriato i nostri sensi di eleganza con il profumo più dolce della loro gioventù. L’Evento, presentato attivamente da due donne, Tamara Smordoni e Valentina D’Ignazi, ha coinvolto molti artisti locali e non, che hanno donato la loro arte ed i loro sogni ad un pubblico che è stato la cornice viva di una indimenticabile iniziativa. Tra questi i cantanti Noemi Marsili, Francesco Targusi, Luciano Loreti e Lorenzo Frezza; Alessia Pizzi ballerina di Tip Tap,Agnese Rapisarda ritrattista, Sofia Franchi ballerina,Il maestro di Organetto Daniele Donati con Nicolas Pandolfi, Alessia Tranzillo imitatrice, Riccardo Simonetti chitarrista, Giulia Rossi Poetessa e GH band Musicale. Il podio è stato conquistato da due donne: seconda classificata Sara Lo Bue con la magia della sua ginnastica ritmica ed il primo posto dalla cantante reatina Martina Broggi che ha alzato fiera il premio “La Mirandella”, una originale scultura realizzata dall’artista locale Wichard Von Freier. Sul Palco si sono susseguiti ospiti d’onore come Giordano Federici e Laura Castori campioni italiani e competitori di classe As internazionale di danza caraibica, Alessandro Lo Vasto cantante reduce vale 11dalla famosa trasmissione televisiva di Amici, Diego Crescenzi sette volte campione italiano di Trial Bike ed i giurati Ruggero Marino scrittore ed autore del libro delle poesie “Le stagioni del Turano”- premio Laurentum 2016, Daniela Franchi attrice di teatro e Francesco Buttarelli professore e noto giornalista della Nostra rivista Art&trA.
Un Vortice di emozioni, di sogni, di energia che si sprigiona senza riserve nell’ Arte… vita che mostra magicamente tutte le sue sfumature e che, anche solo per poche ore, ci ha fatto sognare rendendoci immortali.


“L’Arte scuote dall’Anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni” (Pablo Picasso)
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"Un mare di arte" Galleria Ess&rrE

Dal 24 al 28 novembre si terrà la Mostra "Un mare di arte" presso la Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma.
Il vernissage sarà sabato 25 alle 16 con in mostra i seguenti artisti: APRILE GIOVANNI - AMADIO GIUSEPPE - BALSAMO ANGELA - BATIGNANI ANNAMARIA - BURATTI ROMANO - CONSOLI CARMELO- DIBILIO GIUSY - LODOLA MARCO - PETTINI PAOLA - MEOLA MARIANGELA - MONDINO ALDO - SCANAVINO EMILIO - SGARBOSSA TIZIANO - TANI ANNA MARIA - VALENTE VALENTINA

GALLERIA ANGELICA Secondo tempo

E’ la seconda volta che il pittore ed organizzatore di eventi culturali, Stefano Giachè mi invita a presentare con mie parole, una delle sue concrete realizzazioni corali in questo splendido sito che è la galleria dell’Angelica. Un intervento non basilare ma solo di rincalzo, perché Mara Ferloni, critico ufficiale di questa collettiva, non ha certo bisogno di essere sostenuta da un modesto poeta che pure ama molto dire della pittura degli artisti, oltre che dedicarsi alla musa.

   Esibizione del Tenore Marco FratarcangeliAbbiamo ad oggi di fronte almeno una ventina di artisti, molte le donne, il che è molto gradito ad un facitore di versi. E devo riconoscere che l’impatto è avvincente e coinvolgente, a partire dalle atmosfere magiche, per la loro sottile rarefazione del reale che scivola nel realismo magico, delle due vedute di Roma che Giachè ci presenta con il solito garbo, in punta di piedi, di spatola mi pare più calzante.
   E per me straordinaria e molto gradita è un’opera della toscana Rossella Ciani, che ripropone al mio sguardo interessato una delle sue tipiche ed originalissime opere. Nel caso Westminster, Pittura in rilievo che supera, come altre sue connotative creazioni, il ben più piatto e ormai abusato materico.
   Per contro opere tipiche sono le tele di Khannanova, Omodeo e Tubani che con le due di De Castris assumono un gradevole stile senza strilli, fatte di una successione di stilemi che definirei un vero piano - piano, opere da donare senza problemi stante il sottotono creativo scelto dalle pittrici. Come pure, nel loro stile molto personale ci sono opere di Macchione, Ingravalle, Cellanetti, D’Orazio e Nardi. Sempre sottotono, ma solo falsamente, sono le opere in monocromi grigi di due acrilici di Giordano, raffiguranti una New York più sognata che visitata.
Il pubblico in galleriaE sempre natura vedrei in due tele di Marco Fratarcangeli dedicati alla neve, ma direi alla foresta che richiama l’attimo creativo attinto dalla capigliatura selvaggia ed attraente di una donna, cui il pittore deve essersi ispirato. Oggetto la natura ma troppo “naturale” nella loro fin troppo semplice architettura le opere di Piera Narducci e Alessia Ardizzone. Mentre Rita Lombardi offre invece una coraggiosa riproposizione del classico geometrismo a colori del grande Mondrian.
   Deliziose, per contro, nella loro essenzialità di segni e di colori, il tutto appena accennato con buona arte compositiva, le opere di Fiore Rinaldo.
   E chiuderei con qualche parola sulle opere di due artisti slavi, visti i loro nomi, iniziando con i pesci colorati di luce che creano l’acquario mentale dell’artista, Stjepko, mentre Perkovic ci propone il suo desiderio di perdersi in una avventura navale, come già Gordon Pyme, la creatura del grande E.A.Poe.
   Finisco dicendo che in questa rassegna mancano le persone, del tutto assenti quali soggetti degni non dico di un ritratto, ma di una sia pur semplice inquadratura, seppure volti appena sognati si incontrano nelle opere di Martello Lucia. Ma forse lo sbalzo su rame di Cianci, la passione e le sculture in gesso dell’artista egiziano Kalik, ci offrono l’opportunità di non insistere su questa assenza.
   Una fuga dalla mania imperante dei selfie?
Alessandro Ferraro
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PIETRASANTA

Incastonata nel biancore marmoreo delle Alpi Apuane, come una perla preziosa dentro la sua conchiglia, declinante, tra promontori e ridenti colline, verso quella parte incantevole di costa tirrenica nota come Versilia, Pietrasanta, insieme al Forte dei Marmi, Viareggio, Camaiore e alcune altre località di quel territorio, è da anni meta ambitissima di villeggianti di tutte le nazionalità e di frequentatori di locali alla moda.
Ma il nome di questa suggestiva cittadina toscana, ricca di storia e di bellezze naturali, è legato soprattutto all'arte, in modo particolare all'artigianato artistico del marmo e alla scultura, tanto da essere, ormai, conosciuta in tutto il mondo come la Piccola Atene italiana. «È dagli anni '60 che da noi arrivano scultori di fama internazionale, artisti e appassionati di arte». commenta Chiara Celli, direttrice del Museo dei Bozzetti “Pierluigi Gherardi” di Pietrasanta. Che continua, orgogliosa «Il Museo dei Bozzetti nasce nel 1984, a seguito di alcune iniziative promosse da Jette Muhlendorph, fotografa, giornalista e critica d'arte danese che fin dai primi anni '80 raccolse presso i laboratori e le fonderie di Pietrasanta una grande documentazione fotografica sulla tradizione della lavorazione artigianale caratteristica della città. Il passo successivo fu la creazione, appunto, del Museo dei Bozzetti, il cui intento è quello di documentare l’attività artistica degli scultori che vengono nel nostro territorio da tutto il mondo per realizzare le proprie opere nei nostri laboratori artigiani. Questo Museo è un'istituzione unica nel suo genere a livello mondiale ed è il riflesso diretto dell’attività che maggiormente caratterizza il comprensorio apuo-versiliese, in particolare Pietrasanta, cioè la scultura. La sua sede fa parte del Complesso dell'antica Chiesa e Convento di Sant'Agostino, oggi Centro Culturale “Luigi Russo” che ospita anche la biblioteca comunale “Giosue Carducci”».
museodeibozzetti foto di Luca Romano1
Il Centro Culturale attualmente offre parecchi spazi per l'organizzazione di iniziative culturali ed artistiche di vario genere. Nel Chiostro e nelle Sale dei Putti e del Capitolo, vengono allestite mostre personali e collettive di scultura, pittura, fotografia e documentarie. Nel grande Salone dell'Annunziata si tengono conferenze e convegni, mentre la Sala delle Grasce ospita iniziative di formazione ed esposizioni d'arte. Nella Chiesa di S.Agostino si svolgono le grandi mostre dei maestri dell'arte e, spesso, concerti di musica classica.
La tradizione scultorea del marmo e il Museo dei Bozzetti
Una tradizione di secoli lega la città di Pietrasanta alla lavorazione artistica del marmo. Tale attività che vede attivi i maestri pietrasantesi è attestata in diversi centri toscani fin dal XIV secolo, oltre ad essere testimoniata dalle opere presenti nelle chiese cittadine. è a Pietrasanta che nel Cinquecento Michelangelo venne a firmare contratti per i marmi da lui fatti cavare sulle vicine Alpi Apuane. All'attività dei laboratori del marmo si sono poi aggiunte quella delle fonderie artistiche del bronzo e delle botteghe dei mosaicisti, dei formatori, degli ingranditori in creta. In epoca più recente questo vivere in simbiosi con l'arte è continuato e sempre più continua a svilupparsi grazie alla particolare abilità e maestria degli artigiani locali, odierni prosecutori dell'antica tradizione, che attrae scultori di ogni parte del mondo, tra cui i maggiori esponenti dell'arte contemporanea, che confluiscono qui per realizzare le proprie opere. Ospitato nel cinquecentesco ex-convento di Sant' Agostino, il Museo si propone di raccontare il processo di creazione e realizzazione di un’opera in marmo e in bronzo, valorizzare generazioni di artisti e documentare le indelebili tracce che essi hanno lasciato.
La Collezione
I bozzetti (in scala ridotta) e i modelli (in dimensioni reali) rappresentano l’idea iniziale dello scultore prima della traduzione in opera compiuta. Le loro dimensioni variano da pochi centimetri a qualche metro e sono realizzati in vari materiali, soprattutto gesso. Essi raccontano come nasce una scultura e comunicano sia la parte creativa, l’idea, il sogno, il progetto di ciò che sarà, sia la parte tecnica, la traduzione in opera, con tutte le sue variabili ed i suoi protagonisti. La collezione museale raccoglie oggi oltre 700 bozzetti e modelli, prevalentemente in gesso, di sculture di più di 350 artisti italiani e stranieri. Le opere realizzate sulla base di questi bozzetti si trovano in musei, collezioni e parchi di tutto il pianeta, per cui visitando l'esposizione si può avere un ampio panorama delle varie tendenze artistiche che hanno attraversato il Novecento ed avere così una visione complessiva della scultura contemporanea. Sono rappresentati, tra gli altri, maestri come Henri Georges Adam, André Bloc, Helaine Blumenfeld, Fernando Botero, Antonio Bozzano, Davide Calandra, Arturo Carmassi, Pietro Cascella, César, Pietro Consagra, Niki De Saint Phalle, Novello Finotti, Jean Michel Folon, Gonzalo Fonseca, Rosalda Gilardi, Emile Gilioli, Gigi Guadagnucci, Jean Robert Ipousteguy, Igor Mitoraj, Costantino Nivola, Isamu Noguchi, Maria Papa, Alicia Penalba, Beverly Pepper, Giò Pomodoro, Edoardo Rubino, Carlo Sergio Signori, Ivan Theimer, Giuliano Vangi, Leone Tommasi, Kan Yasuda. Altro spazio, nato recentemente e legato al Museo, è quello di Palazzo Panichi, affacciato sulla Piazza Duomo, ospita a rotazione selezioni tematiche di bozzetti che seguono il filo conduttore degli eventi espositivi collegati al calendario elaborato dal comitato S.T.Art – Grandi Eventi di Pietrasanta, con ciò arricchendone il percorso espositivo e mettendolo “in vetrina”,.     «Un’opportunità per valorizzare i bozzetti e un’occasione in più per tutti, adulti e bambini, per soffermarsi a godere della creatività degli artisti, scoprire il mondo “magico” della scultura, riflettere sui messaggi trasmessi dalle opere» sottolinea la Celli. Tutto questo costituisce una ricca quanto qualificata offerta culturale ed espositiva che, nel tempo, ha dato i suoi frutti, arrivando a far registrare per il 2016 un boom di visitatori al Museo dei Bozzetti e nella nuova sede di Palazzo Panichi in Piazza Duomo. I visitatori sono passati da 12.287 del 2015 a 21.511 dell’anno scorso (+ 75%). Ma è stato nel complesso che l’offerta museale pietrasantina ha registrato un exploit di accessi, del tutto superiore a ogni ottimistica previsione.
Il Parco internazionale della Scultura Contemporanea
Ideale prosecuzione all'aperto del Museo dei Bozzetti, il Parco Internazionale della Scultura Contemporanea, rappresenta un altro marchio che contraddistingue la città di Pietrasanta e la sua antica e radicata tradizione nel campo della realizzazione di creazioni scultoree. Costituito da un vasto numero, work in progress, di sculture monumentali di arte contemporanea poste in spazi pubblici, il Parco è il segno evidente dello stretto legame tra la cittadina e i maestri della scultura che qui hanno lavorato o che ancora vi lavorano con assiduità. L'ampio percorso museale all'aperto si snoda per strade, piazze, giardini non solo del centro, ma anche delle frazioni. La collocazione di queste opere qualifica altamente il paesaggio urbano, unendosi ad appositi interventi per ambientare opportuna- mente le sculture, e gli conferisce una connotazione tipica che evidenzia il connubio tra Pietrasanta e l'arte. Tra i maestri in mostra con le loro opere si ricordano, tra gli altri: Fernando Botero (Il Guerriero, 1992), Pietro Cascella (Memoria di Pietrasanta, 2001) Novello Finotti (Donna tartaruga, 1994 e Sant'Antonio, 2010), Renzo Maggi (Monumento al Donatore, 2013), Francesco Messina (Il pugilatore, 1992), Igor Mitoraj (Il centauro, 1994 e Annunciazione, 2013)
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Il MuSA
Il MuSA è una sala con attrezzature tecnologiche all’avanguardia che permette la composizione e la visione di video, filmati, fotografie, virtual tour, che giocano e si rincorrono su otto grandi schermi, con un’acustica perfetta e differenziata, mentre sei touch screen permettono di visitare e interagire con i luoghi e gli attori dell’affascinante mondo del marmo. Il MuSA racconta la storia del territorio sul quale nasce, delle sue imprese, dei suoi artisti che proprio sulle risorse della terra hanno fondato, sin dal XVI secolo, la loro fortuna. Il MuSA nasce dalla terra che lo ospita e ne costituisce testimonianza attraverso territorio, materiali, imprese. Con lo stesso intento è stata creata la nuova Biblioteca Virtuale che fornisce materiale utile per approfondire le tematiche che costituiscono storia e personalità di questo florido territorio. Sono molte le opere degli artisti che hanno lavorato a Pietrasanta, spesso affidandosi alla professionalità dei laboratori e delle fonderie locali, presenti in alcune tra le più importanti collezioni di Musei pubblici e privati nel mondo. Per citarne solo alcuni: il MoMA di New York, la National Gallery di Londra, il Museo degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Norvegia, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Kunsthaus di Zurigo. Il MuSA in questa sezione, nel rendere omaggio ai Maestri, si propone da un lato di ampliare il potere evocativo e divulgativo delle partnership già avviate e, dall’altro, di costruirne altre, così da contribuire anche a livello internazionale allo sviluppo ed alla conoscenza del ‘sistema Pietrasanta’.
I laboratori artigiani e la tradizione scultorea raccontati da Rino Giannini
Rino Giannini, scultore e personaggio poliedrico con esperienze internazionali, e non solo nel campo dell'arte, classe 1939, è la memoria storica di Pietrasanta, la sua amata città dove è nato e dove vive e lavora da sempre. Per le sue mani il marmo non ha segreti, ha iniziato, infatti, a lavorarlo da apprendista artigiano che ancora era un adolescente. Con il tempo è diventato uno scultore di successo, le sue opere sono presenti in spazi pubblici e privati che vanno dall'America alla Cina; è inoltre stato per parecchi anni docente di Tecniche del marmo all'Accademia di Carrara. Parte da lontano, Giannini, nel raccontare la storia di Pietrasanta e le vicende che lo riguardano, il suo narrare è avvincente e carico di pathos: «Fu nel Cinquecento – dice - , soprattutto con Michelangelo, che le nostre cave, da Carrara a Pietrasanta alle altre località della Versilia, divennero una meta per scultori e artisti che arrivavano da fuori. Michelangelo s’inerpicava personalmente per i sentieri delle montagne dove si trovano le cave, lui andava a caccia dei marmi migliori, il suo preferito era il bianco statuario, oggi divenuto molto raro da trovarsi». L' “oro bianco”, come viene chiamato il marmo di Carrara, è estratto a una altitudine elevata, nelle cime delle Alpi Apuane. Le cave di marmo sembrano “tane”, quasi città scavate all’interno della montagna. Il lavoro dei cavatori è duro e pericoloso, in passato, quando non esistevano le stesse tecnologie di oggi, si verificavano spesso incidenti non di rado mortali. Estrarre dalla roccia richiede grande perizia, la roccia occorre saperla governare, saperci entrare, saperla scavare, non è un caso che per secoli questo mestiere si tramandava da una generazione all'altra. La bravura dei cavatori consiste nel saper trasformare la massa informe e ribelle in blocchi di marmo, che poi vengono trasportati a valle. Oggi la tecnologia rende ognuna di queste operazioni molto più agevoli compreso il trasporto, una volta i massi di marmo tagliati e squadrati venivano accompagnati fino al mare dai lizzatori che per questo si servivano di funi e paletti. è dal tempo di Michelangelo che le cave hanno cominciato ad assumere un ruolo centrale per l’economia di tutta la Versilia, a partire da Pietrasanta, qui intorno alla metà dell'800 sono arrivate committenze da tutto il mondo per lavori in marmo dedicati all'arte sacra. Spiega lo scultore pietrasantese: «Questo perchè da noi parallelamente alla estrazione del marmo si erano andate formando botteghe artigiane che lo lavoravano con grande bravura. Le opere per l'arte sacra fatte in marmo comportava che a loro corredo si realizzassero altri lavori, quali accessori, ovvero balaustre e quant'altro, sia in bronzo che in metalli diversi, nonché molto spesso si richiedevano dei mosaici. Molte botteghe artigiane cominciarono ad attrezzarsi in tal senso, diventando vere e proprie fonderie, dove si lavoravano, appunto, bronzo e metalli. Altre si specializzarono nell'arte del mosaico, non è un caso che Pietrasanta arrivarono a fine '800 bravissimi mosaicisti da Venezia, qui attratti dalle cospicue committenze straniere, specie da oltreoceano, che insieme ad opere di arte sacra in marmo, chiedevano anche lavori musivi». «Con il tempo  prosegue Giannini - la tradizione artigiana si è fatta arte. Io stesso ne sono testimone e in parte protagonista, ho, infatti, girato il mondo in lungo e in largo per consegnare mie opere, per realizzarle nei luoghi più disparati del pianeta e per fare mostre. è con orgoglio che mi sento di affermare che gli artigiani di Pietrasanta, con la loro bravura e maestria e con la loro grande sensibilità artistica, sono coloro che hanno regalato prestigio e qualità a questa mia terra, oggi riconosciuta a livello internazionale come la culla del marmo e dell’artigianato artistico. Questo lo sanno gli accademici, che a Carrara hanno fondato nel 1769 l’Accademia di Belle Arti, dove ho avuto l'onore di insegnare e dove ho potuto contribuire, insieme a nomi prestigiosi di docenti e artisti famosi, a formare le nuove generazioni».
parco scultura DEREDIA 2ef
Dagli anni '60 Pietrasanta è meta di artisti, soprattutto scultori, italiani e stranieri, più famosi e meno famosi, arrivati qui sapendo di trovare non solo i materiali migliori in marmo, ma anche le maestranze artigiane più rinomate di tutto il mondo sia per quanto riguarda la lavorazione, con le tecniche più disparate e ormai avanguardistiche, dell'“oro bianco”, sia per quanto riguarda la lavorazione del bronzo e di ogni altro materiale metallico, trattati anch'essi con estrema perizia in fonderie altrettanto rinomate. A queste capacità, si aggiunge una straordinaria abilità nel trattare, con tutte le tecniche, il mosaico, l’intarsio, la stamperia d’arte. Non c'è da stupirsi, perciò, se in questi luoghi, nomi celebri come Botero, Mitoraj, Vangi, solo per citarne alcuni, hanno fissato la loro dimora d'artista, realizzando con tutti i tipi di materia molti dei loro capolavori. Opere queste che, partite dalle botteghe artigiane pietrasantine, hanno preso rotte internazionali, arrivando a destinazione in città quali New York, Mosca, Tokyo, Parigi, Shanghai e in ogni altro angolo della terra, per diventare immortali. Botero, Mitoraj, Messina, Vangi, Folon, Moore, e molti altri scultori hanno lasciato, e continuano a lasciare, tracce visibili della loro presenza attraverso opere che decorano molti angoli della cittadina versiliese; un museo a cielo aperto di rara suggestione e che, a ragion veduta, ha guadagnato a Pietrasanta la fama di Piccola Atena italiana. «Il nostro artigianato artistico  commenta Rino Giannini  è un fiore all’occhiello non solo per il nostro territorio, ma per l'intera nazione che può contare sui migliori artigiani della manifattura artistica made in Italy. Gli artisti hanno a disposizione le migliori maestranze per realizzare i propri lavori, tra l'altro possono scegliere tra più botteghe dello stesso settore e concentrate nello stesso territorio, una comodità anche questa che si è rivelata vincente sul fronte delle committenze». Sebbene assiduo frequentatore di molti laboratori artigiani locali, soprattutto del marmo, parecchi dei quali ha tenuto a battesimo come socio fondatore, Rino Giannini i suoi lavori ama realizzarli in proprio. Nel suo studio dimora in pietra a vista dove lavora, l'anziano scultore ha la possibilità di trovare ispirazione comunicando con l'assoluto. Inerpicata in cima a una lussureggiante collina, immersa nel verde di una natura selvatica quanto ricca di profumi e colori, la casa studio del maestro pietrasantese gode, infatti, di un paesaggio a dir poco mozzafiato. Se da una parte è possibile ammirare le statuarie cime della Alpi Apuane protendersi verso il cielo di Toscana in un abbraccio con l'eternità, dall'altra, guardando verso l'orizzonte, è impossibile non emozionarsi davanti alla bellezza dell'immensa distesa marina delle azzurre acque di Versilia, acque che, nelle giornate più limpide, vedono stagliarsi sulla skyline, fantasmi galleggianti di rara suggestione, le lontane isole dell'Arcipelago toscano. Afferma con orgoglio Giannini «Nel 1970 sono stato uno dei soci fondatore del C.A.M.P., consorzio degli artigiani del marmo di Pietrasanta. Oggi uno degli studi più prestigiosi di Pietrasanta è di un mio ex allievo; Massimo Pellegrinetti, scultore ed artista a tutto tondo ed anche docente di Tecnologia ed uso del marmo, delle pietre e delle pietre dure all'Accademia di Brera. Le sue opere sono presenti in varie sedi non solo italiane, ma pure straniere. Non dico che questa sua brillante carriera sia tutta merito mio, ma in parte sì. Ho cercato di trasmettere ai miei allievi la mia passione per il lavoro fatto con le mani oltre che con il cervello, ad essere artisti ed artigiani insieme. Ed è quello che fa Massimo, la sua opera nasce dalle sue mani, cio' anche quando si tratta di opere di grande dimensioni. Sul fronte delle idee è uno sperimentatore, il che me lo fa apprezzare ulteriormente». Sempre attento al dibattito dell’arte contemporanea, Pellegrinetti, è animato da uno spirito di ricerca continua, utilizzando materiali e soluzioni stilistiche polivalenti. Nel lavoro creativo è poliedrico, a volte le sue opere rimandano a sensazioni distaccate e ironiche, altre a sincera partecipazione, altre ancora hanno connotazioni di tipo simbolista. Sempre suscitano ammirazione. «Un laboratorio di scultura che frequento volentieri aggiunge Giannini - è lo Studio Pescarella a Vallecchia, una frazione di Pietrasanta. Mi piace, perchè è internazionale e forma artisti, in genere giovani, provenienti da tutto il mondo, che lì ci lavorano per mesi, imparando a trattare sia il marmo che la pietra, lì trovano tutti gli strumenti necessari per fare le opere, ma anche assistenza, stimoli artistici, insegnamento, ospitalità e tanta amicizia». «Pietrasanta è tutto questo, un luogo accogliente e amicale dove i suoi artigiani sono amici dell'arte e degli artisti tutti, dai più famosi ai meno famosi, agli allievi. Come si fa a non amarla!» conclude il maestro. Fondato nel 2002 da tre stranieri, lo statunitense, Neal Barab, la tedesca, Lotte Thuenker e la svizzera-americana, Jaya Schuerch, che lo gestiscono in qualità di partner, questo Studio attualmente vede operativi permanentemente sei artisti, soprattutto stranieri, altri, sempre in numero di sei, vi lavorano a turni stagionali. Alla Pescarella arrivano dall'Europa, America del Nord e del Sud, Corea, Giappone, Cina e da ogni altro territorio d'Oriente ed d'Occidente. «Siamo venuti a Pietrasanta sottolineano gli artisti, non solo perchè questa città è la patria del marmo, ma perchè qui l'arte, oltre a impararla, si respira nell'aria. E questa è una magia che non si trova in nessuna altra parte del mondo»
di Marilena Spataro
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Ivana Jovanovic Trostmann

Tutti i colori dell’arcobaleno caratterizzano le tele di Ivana Jovanovic Trostmann nata nel 1966 a Dubrovnik /Ragusa/ la magnifica città croata, sulle sponde dell’Adriatico.     
La Città fiabesca immersa in un paesaggio lussureggiante, vanta una storia millenaria, testimoniata tra l’altro, da  innumerevoli opere d’arte conservate nei musei del centro storico. Indubbiamente Jovanovic Trostmann, una vera maestra del colore è fra gli artisti contemporanei più apprezzati che continua con successo, la gloriosa tradizione dei pittori ragusei. Dopo la laurea conseguita nel 1989 presso l’Accademia di Belle Arti a Sarajevo,  si specializza nel 2002 a Zagreb/Zagabria/ in storia dell’arte, sotto la prestigiosa guida del professore ed accademico Tonko Maroevic. Dal 1990 fa parte dell’HDLU /L’Associazione degli artisti croati/. La sua attività pittorica è accompagnata con il lavoro didattico presso diversi  istituti scolastici a Dubrovnik. Nella città natale ha fornito la sua consulenza artistica: durante la sistemazione del reparto pediatrico dell’ ospedale Sv. Vlaho /San Biagio/, nonché dei due campi sportivi, e del sottopassaggio, ecc.. Inoltre, si è dedicata all’illustrazione dei libri dove si possono ammirare le pagine dipinte con le immagini suggestive ad alto contenuto poetico.
Langelo
Negli anni passati la pittrice ha allestito 22 mostre personali in patria, in Montenegro ed Ungheria due paesi con quali intrattiene una  continua collaborazione. La sua presenza è stata notata in 30 rassegne collettive presso città croate, in Giappone, Montenegro, negli Stati Uniti. Il pubblico romano ha potuto ammirare le sue opere nel 2015, al Teatro dei Dioscuri, presso la “Domus Romana” e la sede dell’Associazione italocroata, nel 2017. Le sue esposizioni spesso hanno uno scopo umanitario, in perfetta sintonia con la personalità sensibile dell’artista. Il mondo pittorico delicato, etereo, fantasioso di Ivana, simile a un sogno che annulla le brutture esistenti, riflette con radiosi colori la bellezza segreta della natura, impregnata di una profonda spiritualità. Le tele, risultato della meditazione personale, riportano alla luce immagini espressioniste, illuminate dalle tonalità calde del Mediterraneo. Sono un inno silenzioso al Creatore, alla perfezione del creato del  quale spesso, non ci accorgiamo in quanto persi nel vortice della quotidianità. Ci invitano ad osservare attentamente, ad ammirare con stupore l’abbinamento dei colori, le forme del nostro mondo, per poter cogliere e godere della sua perfezione, nell’attimo fuggente. Il gioco fra le luci e le mille tonalità delinea le nature morte, i delicati fiori, i paesaggi assolati, gli interni delle case, le immagini sacre, oppure le composizioni piene di simboli. La pittrice con il suo innato, formidabile senso del colore predilige: il rosso, il blu, il giallo, il bianco e il nero con quali costruisce oppure solo accenna le forme. A volte, i quadri non sono completamente rifiniti e dagli spazi bianchi si sprigionano raggi di luce. Altra caratteristica evidente è proprio la trasparenza dei dipinti realizzati con segni leggeri e usando colori ad olio ed acrilico, su tela.
La chiesetta
Alcune opere sono il risultato delle sensazioni visuali che si liberano di qualsiasi forma reale. Le linee verticali ed orizzontali sono mosse dal ritmo interno e, con le sembianze trasparenti assumono connotati simbolici di forte impatto visivo. Un'altra fonte dell’ispirazione che alimenta la sua ricerca artistica si trova nelle rappresentazioni sacre, dove predomina la figura di Gesù. Il suo volto è contemplato nelle immagini, con particolare attenzione allo sguardo che cambia, secondo le situazioni dipinte. Verso la fine del 2016 si è tenuto l’evento intitolato “L’arrivo”, dedicato al Nazareno e realizzato dall’artista negli spazi di Palaca Sponza /Il Palazzo ducale/ a Dubrovnik. Attualmente è in preparazione una sua mostra personale che si terrà a Roma nel corso dei prossimi mesi. Il famoso scrittore russo Dostojevski disse una celebre frase: “La bellezza salverà il mondo”. Guardando i quadri della pittrice, regno incontrastato della grande bellezza, possiamo solo augurarci che la profezia sarà compiuta, tramite immortali opere d’arte dove le sue, hanno un posto d’onore.  
a cura di Svjetlana Lipanovic
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GiovanniManzo

Ciao Giovanni, innanzitutto complimenti per questa nuova interpretazione dell' impressionismo.
Cosa è successo e come mai questo repentino cambio di stile ?
Andy e Basquit
“Da circa 18 anni ho raccontato a modo mio, attraverso il genere che ho chiamato Impressionismo Contemporaneo, le architteture delle metropoli, Napoli in particolare; un lasso di tempo notevole per spiegare cio' che avevo da dire in pittura e figurazione. Attraverso la grafica ho iniziato un nuovo modo di figurare le citta' e nello stesso tempo ho rivisitato in chiave moderna un genere pittorico, l'impressionismo”.
Sei passato dal raccontare metropoli a dipingere volti di personaggi famosi e animali.
“A mio parere è un passaggio obbligato perchè una volta dipinta una scena di vita quotidiana, la curiosita' mi ha spinto a guardare le persone, gli sguardi, immaginare cosa stessero pensando in quel preciso istante. Ovviamente quello che più mi interessa al momento è la descrizione pittorica di queste persone attraverso questo nuovo linguaggio. Per questo, inizialmente, ho scelto l' immagine di personaggi famosi oppure il mio cane, il volto di una giraffa”.
Brigitte
Hai già un idea dell’evoluzione di questo genere, delle dimensioni dei tuoi dipinti, dei colori che userai?
“Sperimento ogni giorno il tipo di colori, infatti ho inziato con l’olio, ho continuato con l’acrilico, fino ad approdare agli smalti. Quello che ho in mente e' descrivere le emozioni e la personalita’ delle persone attraverso i loro volti; voglio realizzare quadri di grandi dimensioni nei quali i soggetti ritratti dei committenti si identificano con l’immagine attuale e contemporanea che descrivo con il mio nuovo modo di dipingere”.
20170612 200259
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