Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

URL del sito web:

MOSTRA VIRTUALE - Silvana Gatti

ORIZZONTI 2018 40 X 50 GATTISILVANA GATTI INVERNO

"Un campo di girasoli, uno scorcio di un parco, il ricordo di un paesaggio che vivendo di vita sua propria, si anima e lascia un segno nella memoria e nell'anima di chi osserva. Il colore è ciò che colpisce, le pennellate si fanno inquiete e decise, il segno vivido ed intenso. Questa è la pittura di Silvana Gatti, una forma di espressione che raccoglie tematiche differenti, la natura cede il posto al sociale, in tele che si presentano intense, ricche di cromatismi violenti e dalla forte comunicatività. Si tratta di un mondo "altro" che, con la nostra quotidianità, ha una stretta parentela, la vicinanza è tale che per chi la sa cogliere appare quale una dolorosa e sofferente consapevolezza.”
Sergio Innocenti

SILVANA GATTI LA CERCATRICE DI CONCHIGLIESILVANA GATTI Il nuovo Ulisse 2018SILVANA GATTI LALBERO DELLAMORE

Mostre e Rassegne d’Arte:
Quintessenze – Scuderie Estensi di Tivoli (Roma), a cura di Giorgio Bertozzi e Ferdan Yusufi, Catalogo Mondadori – ARTQUAKE, l’arte della solidarietà presso la Mole Vanvitelliana di Ancona - Personale presso la Galleria Wikiarte di Bologna, con catalogo a cura della Dott.ssa Francesca Bogliolo - Lucca Art Fair presentata dalla Galleria Ess&Erre di Roma - Personale "Oltremare" presso le salette delle Ex-Scuderie della Tesoriera a Torino, in occasione della 13° Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI; con presentazione del libro "L'erba di vento" di Marinette Pendola - PortoExpo - Porto turistico di Roma (Ostia)

SILVANA GATTI LUZZI ALLORMEGGIO 2020gatti12111435

Critica:
"Silvana Gatti ha coltivato con metodo e amore questo interesse, si ferma ad osservare le trasformazioni della natura: le immagini che coglie durante un viaggio sono poi lo spunto per un nuovo quadro. Ed ecco che i cambiamenti improvvisi, il sole abbagliante che dopo il temporale si fa strada tra le nuvole scure, ancora gonfie di pioggia, illuminando alberi e prati bagnati, sono l'amore per un'arte a metà tra colore e disegno. Il colore, la sua materialità, contribuisce alla definizione delle percezioni, ma non è che il suo realizzarsi. L'occhio dello spettatore viene coinvolto dall'indelebile marcatura di uno stile che Silvana Gatti pronuncia in modo naturale e che spesso riflette nei suoi quadri simbolisti.”
Giuseppe Biasutti

MOSTRA VIRTUALE - Gabriella Tolli

tolli 1tolli 4
tolli 5
tolli 13

Il percorso artistico di Gabriella Tolli ha spaziato da un'arte figurativa simbolica, dove si è concentrata su temi sociali legata alla quotidianità passando via via a un linguaggio sempre più spontaneo e informale. Di questo orientamento sono significative testimonianze i lavori più recenti, come Evocazioni. L'opera è concepita attraverso la contrapposizione di masse cromatiche chiare e scure, modulate dalla morbidezza di alcuni passaggi sfumati e definite dall'andamento sinuoso delle linee di contorno, che creano un modo continuo, come la rappresentazione visiva di un flusso di coscienza. Un diverso indirizzo di riconoscere in Isola costruito sul contrasto energetico delle accensioni cromatiche e su un tratto maggiormente impulsivo: le pennellate divengono più marcate specie nella parte centrale,e compaiono gocciolature che rivelano una rielaborazione attualizzata della lezione pollockiana.
Paolo Levi

tolli 6tolli 11

tolli 12
tolli 17

Critica:
Il proprio senso dell'autocritica e il plauso dei primi estimatori hanno indotto l'artista, a proseguire il cammino intrapreso che la conduce da una dimensione figurativa a quella astratta, dando vita a soluzioni di estenuato simbolismo. In anni recenti, il riconoscimento della attività artistica Italiana, ha proiettato l'artista verso mete sempre più importanti nel panorama Internazionale come avvenuto nelle positive esperienze a Pechino, Fukuoka e il Museo di Omuta Giappone, New York ,Venezuela, Malta, Berlino, Parigi, Bruxelles, Miami Florida, Boston, Rode Island.

tolli 7tolli 9

tolli 15tolli 10

Mostre e Rassegne d’Arte:
Milano, Esposizione e Presentazione Annuario Int.le d'Arte Contemporanea “Artisti 19” - Mantova Artexpò Museo Diocesano Francesco Gonzaga - Veroli Maco Museum Art’è Mostra a premi Scuderia Ferrari - Roma, Roma Caput Mundi Palazzo Velli - Roma, Galleria Medina Art progetto Roma Colosseo - Veroli, Premio Art'è Arti Visive Joseè Van Roy daly - Assisi, Mostra Arte Contemporanea Pinacoteca Comunale - Parigi, Art Capital - Grad Palais Salon des independants - Rode Island Providence Gallery esposizione permanente - Miami, Art Spectrum di Miami con Euart Panorama Europa - Berlino Rassegna arte “Clicking the Moment Ephemeral” - Giappone, Museo della Tecnologia città di Omuta Mostra Internazionale.

tolli 2tolli 14
tolli 8tolli 3

tolli 16






tolli 18
tolli 19

MOSTRA VIRTUALE - Concetta Capotorti

BUSTO Femminile Viola 2017 57x37x42 resina dipintaBUSTO Maschile 2015 62x34x40 resina dipintaMANO con anello 2017 30x15x47 resina legno e pietraBOTTIGLIA 2016 29x9x12 alluminio

Estratto dal commento critico del Prof. Francesco Gallo Mazzeo

“...Sublime è cellula fondante di Concetta Capotorti, nel senso che tende ad un ludus dell’abbondanza, che si pone a confine lo stesso sconfinamento per dire altro, mentre le gira la testa e fa girare le mani, un senso che ha nella tattilità, la forma e la sua negazione, in linea con una concettualità dilatata del barocchismo, come grammatica dell’eccessivo, anche quando è in vesti castigate di semplicismo materico, e non solo quando si veste d’oro per determinare una centralità di sentore erotico, spruzzante di felicità intrinseca, quella che si libera quando la fantasia si libera dalla costrizione e danza in maniera creativa, intuendo, descrivendo, alludendo, senza mai mettere un punto finale, lasciando al domani di essere l’oggi d’avvenire.
Leggerezza chiama leggerezza, per imperscrutabile legge, alta del ritmo, per attrazione della metafora che dilata se stessa e la deterge in uno specchio di Venere che viene dal mito, quando impegnava il sogno e la veglia, contando le ore dell’eternità e giunge a noi con le vesti della nostalgia, d’una archeologia fantastica che fluttua, fra le ordinarie vestigia dell’oggi, cui gli oggetti sono oggetti e i pensieri sono costretti a difendersi da una meccanica che ci abita dentro e vorrebbe convincerci che tutto è rimozione, tutto è super io, tutto è perduto, mentre qualcosa ci dice che la voglia, la fantasia, l’invenzione, sono la nostra parte di sfida, di libertà. Classico è il riferimento ad un femminile morbido così come è venuto a costruirsi nella dialettica storica, di una visibilità del nudo, che non è, o non è solo, un corpo spogliato, ma una astrazione di elementi, che provenenti da varie fisicità, vengono assemblati in una individuità ideale che poi diventa canone, in cui ognuno mette il proprio gusto, proprio come avviene nella grande cucina, ma poi quello che viene fuori è una sorpresa, per il suo stesso artefice...”
MONOCR ROSSO 2018 80x120 tecnica mista su telaMONOCR. blu 2016 100x100 bassorilievo su tela CAOSMONOCROMO ROSSO 2018 80x120 bassorilievo su telapop corn rosa

NOCCIOLONA ROSA 2018 20x60x30 resina dipintaNocciolona verde fluo 2018 20x60x20 resina dipintaPiede maschile blu 2017 38x15x14 resina dipintaLABBRA 2016 45x10xh21 alluminio

GORGONIA 2013 160x100 tecnica mista su telaDITTICO senza titolo tecnica mista 100x160 HDULIVO 2018 bassorilievo su tela 150x100piede femminile 2018 30x30x20 alluminio

SubWord

Subline è un ciclo di eventi artistico-culturali realizzati ad Ostia nell'anno 2018/2019 dal Gruppo Subword (Silvia e Marco Conchione, Giuseppe D'Aniello, Riccardo Di Gioia, Laila Scorcelletti) in collaborazione con l'ass. I.P.La.C., con la biblioteca comunale Elsa Morante e con il patrocinio del X Municipio del Comune di Roma. Caratteristica comune agli incontri tenuti è la tensione verso un cambiamento che possa coinvolgere la comunità a partire dalla cultura e dalla libera esperienza dell'arte.
cop Poesia 14Poesia 2


Ostia HH e Subword
Le origini e i primi progetti
Subword (dal prefisso latino sub, "sotto", e la parola inglese word, "parola", "al di sotto della parola") è originariamente il nome dato da un gruppo di 13 artisti del Litorale romano a una sala in disuso della biblioteca Elsa Morante da loro riqualificata nell'autunno del 2017 grazie a un intervento artistico collettivo mosso dal valore unanimemente attribuito alla conoscenza e alla cultura in generale. Si tratta di un gruppo eterogeneo di artisti di Ostia composto prevalentemente da b-boys, pittori e street artist, nato in seno ad assemblee che hanno riunito la comunità Hip hop del territorio, in tutte le sue generazioni e discipline, per la costituzione di un archivio storico che ne raccolga la produzione artistica dagli anni '80 ad oggi (rinvenibile all'interno del "Fondo Ostia" nella struttura). La scena Hip hop, come da suo DNA, si "apre", si confronta glocalmente con altri stili e approcci artistici, anche tradizionali, al fine di condividere ed applicare assieme il principio positivo e trasformativo che da sempre la caratterizza.
Poesia 1Poesia 9Poesia 7Poesia 15

I cunei tematici su cui fa leva l'incontro creativo dei tanti artisti sono: comunità, memoria, evoluzione, con particolare attenzione al territorio e la sua storia. Realizzate le opere pittoriche, murali e installative, il gruppo ha tenuto un ciclo di visite guidate e di laboratori diretti alle scuole elementari e medie del Litorale introducendo le nuove generazioni alla storia dell'Hip hop, a quella del territorio ma, soprattutto, al dialogo fecondo e al clima di reciproco rispetto e di sinergica interazione che ha permeato l'entusiasmante lavoro comune. Essendo l'Hip hop trai generi più ascoltati dai più giovani e grazie alla guida di esperti educatori interni al gruppo artistico, i bambini hanno partecipato con profondo interesse e, assieme ai frequentatori di corsi di lingua straniera e di Italiano per stranieri, hanno aperto la sala al quartiere e alla comunità.
Poesia 3Poesia 8Poesia 20
Per approfondire:
video-intervista di Aldo Marinelli de "La mia Ostia" agli artisti promotori del progetto
video-intervista della Mediateca del Comune di Roma alla direttrice della struttura Rita Petroselli
e a Simak, street artist partecipante al progetto
articolo di Mirko Lucchini, pittore partecipante al progetto nonché educatore dell'Asilo del mare,
nuova realtà educativa e scolastica fiore all'occhiello del territorio
Il Gruppo Subword e il progetto SubLine
Concluso l'inverno con i progetti dedicati alle scuole, alcuni artisti dell'esperienza Subword incontrano la poetessa, scrittrice e regista ostiense Laila Scorcelletti, che entra a far parte del collettivo artistico il quale va sempre più caratterizzandosi per la prevalenza attiva interna di poeti e pittori.
Dall'incontro e dall'entusiasmo che lo pervade nasce l'idea Subline, ciclo di eventi culturali mossi dalla condivisione di un comune impeto di rinnovo civile e dal desiderio di animare cultura sul territorio come antidoto alla violenza, all'intolleranza e al degrado di una periferia difficile e bella come quella del Litorale romano, oggi nota esclusivamente (o quasi) per gli episodi di corruzione e criminalità di stampo mafioso che gonfiano la cronaca nazionale e ispirano seguitissime webseries. L'invito lanciato è quello di seguire una linea di azione sotterranea, un cammino pratico sotto traccia (di qui il nome "Sub-Line") volti a dar luce e memoria alla parte positiva, propositiva e intelligente del quartiere, spesso ridotta all'oblio e alla solitudine tanto reali quanto mediatico/virtuali. Sul versante organizzativo, ogni evento ha previsto, nella stessa giornata, un appuntamento teorico-informativo al mattino in biblioteca (spesso presentato da un esperto specializzato nella materia trattata e corredato da proiezioni di video e documentari) e una proposta pomeridiana/serale di tipo laboratoriale-performativo, più viva e partecipata, presso strutture e associazioni del territorio quali Affabulazione, il Teatro del Lido, Casa Clandestina, CMH Lipu Ostia Litorale e il Parco Letterario "Pier Paolo Pasolini".
Poesia 5Poesia 11Poesia 6



Tanti gli ospiti, gli amici e gli agitatori dei 7 eventi realizzati, che a titolo gratuito e con passione profusa hanno preso parte al progetto: il pittore Leonardo Crudi, il giornalista Fabrizio Berruti, l'etnomusicologo Enrico Simoniello, i poeti Luca Giordano, Sandro Angelucci, Franco Campeggiani, Ugo Innamorati, il regista Pio Ciuffarella, l'attore Paolo di Santo, il pittore Silvio Parrello, le professoresse Antonia Baraldi Sani e Liviana D'Uffizi, i musicisti del Laboratorio Sociale Afrobeat di Bologna. Molteplici, inoltre, le realtà artistiche del posto come la compagnia teatrale Le Maghe, lo street artist SMK, l'artista Mario Rosati, la critica dell'arte Federica Stramaglia, l'ass. culturale Arteka32, le tante pittrici partecipanti alla Baccante Postmoderna (Vania Benini, Zlatka Grgurevic, Patrizia Ferranti, Maria di Paolo, Zelda Salvi, Susanna Stronati, Aurora Pilati, Ermelinda Pontillo, Elisa Dionisi), il poeta Diego Vecchi, il gruppo post-rock Senza Traccia, il pittore e indipendent public artist Lorenzo Guidi "Liroi".
Poesia 10Poesia 22Poesia 21


Tra gli eventi più partecipati si ricordano "Pasolinea", reading poetico itinerante di testi pasoliniani per le strade del quartiere (lettura a piazza Gasparri: https://youtu.be/Cr3kjkkDYnI); il "Laboratorio Sociale Afrobeat", lab session poetico-pittorico-musicale contro il razzismo (https://youtu.be/Rq0x8TwEZDY); "La Baccante Postmoderna", creazione collettiva al femminile di un'opera pittorica destinata a un nuovo Centro AntiViolenza di Ostia (docuvideo con interviste alle pittrici: https://youtu.be/116lViKG4AE). Connotato precipuo del ciclo SubLine è stato il tentativo costante di aggregare, mescolare, mettere assieme persone attraverso il libero esercizio dell'arte, con attenti riferimenti a storia e tradizioni culturali come solchi di spunto per prospettive di trasformazione del presente.
Poesia 12Poesia 13Poesia 16
L'attenzione per la comunità e la memoria storica, la natura propriamente artistica del gruppo e l'origine "street" dei primi progetti hanno condotto all'apertura di un tavolo di dialogo con l'Assessorato alla Cultura del X Municipio che ha proposto al collettivo la realizzazione di un'opera di street art sul territorio. Lo spot destinato al lavoro è la facciata posteriore della stazione Lido Nord, prospiciente la via del Mare, dove il gruppo ha proposto di rielaborare il tema delle origini storiche di Ostia moderna e, in particolare, la bonifica delle paludi locali da parte delle cooperative di scariolanti romagnoli. Come in altre opere ed eventi precedentemente organizzati, Subword lancerà, anche sulla stazione, un tentativo di incontro sinergico tra verso e disegno, esprimendo la duplice anima, pittorica e letteraria, che caratterizza il gruppo nei suoi componenti. L'intervento artistico costituirà la più imponente opera street art presente sul territorio e sarà la prima ad essere realizzata interamente da un collettivo multidisciplinare di artisti tutti provenienti da Ostia.
Poesia 17Poesia 18Poesia 19



















Progetti futuri
L'intervista di Aldo Marinelli alla conferenza stampa conclusiva del ciclo di eventi
https://youtu.be/zAy2pq3PBhs
Di seguito i riferimenti e contatti del gruppo:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. f https://www.facebook.com/subword/
https://instagram.com/subword?igshid=8skbwjh1le2c
Cell. 3476934133 /3391797452 / 3286626785



Poesia1Poesia 2
poesia 3Poesia 4



MOSTRA VIRTUALE - Giò Stefan

gio 5gio 8

“C’è una luce tersa, a tratti metafisica, che pervade la pittura di Giò Stefan. Un bagliore che illumina lo spazio, gli oggetti e i protagonisti che dialogano con l’ambiente circostante e con l’osservatore, alimentando il senso di un tempo sospeso e infinito. Le situazioni sono colte in una visione nitida che ricorda, nella struttura formale, gli echi dell’Art Decò”.
Gabriella Niero

gio 6gio 7

Mostre e Rassegne d’Arte:
2015, Fiera d’arte Reggio Emilia - Mostra Martellago (TV) - 2016 Mostra Isola delle Rose (VE) - “Personale” ad Archeide (TV) - Fiera Arte Padova - 2017 “Personale” Palazzo Cornoldi (VE) - Allianz bank “Personale” - Porto Expò 2017 (Roma)

gio 2gio 3gio 4

MOSTRA VIRTUALE - Piero Masia

Masia 3Masia 2













Piero Masìa nasce ad Ossi (SS) - Laurea in Economia e Management - Master in Gestione Human Resources - Artista affermato, ha l'atelier a Torino - Esperto tributarista e batterista rock/soul. Inizia a dedicarsi alle Belle Arti e alla Musica sin dall’età di 10 anni. Espone i suoi primi lavori a 18 anni in una collettiva all’Istituto Magistrale di Sassari e a 19 anni fonda il complesso rock “I MAH”; trasferitosi poi a Torino viene a contatto con artisti del calibro di Pontecorvo, Menzio, Paulucci, Gazzera, etc.

Masia 5Masia 6

Nel 1974 fonda a Torino, con altri tre artisti, il Circolo Artistico “Il Pennellaccio”, associazione senza scopi di lucro e con finalità culturali; nel 1979 ne diviene Presidente ed organizza sino al 1990 molte manifestazioni culturali con la partecipazione di grossi esponenti dell’Arte Torinese e con il patrocinio del Comune di Torino e della Regione Piemonte. Nel 1999 fonda ed organizza sino a tutt’oggi, la Galleria d’Arte Virtuale Artecity, sito web che conta diversi artisti di tutto il mondo ed aperto a tutti gli artisti che dedicano la loro vita alla divulgazione dell’Arte, intesa come valori di vita, cultura ed espressione dell’Uomo. Nel contempo non tralascia la sua grande passione per l’Arte ed espone sin dal 1974 a tutt'oggi in varie personali e collettive (in Italia ed all'Estero), sempre su invito.

Masia 4Masia 7Masia 8










Mostre personali:

2009: Circolo Ufficiali di Torino – 2010: Agenzia Entrate (DRE) Torino – 2011: Museo Cultura Contadina - Villastellone (TO) – 2012: Teatro Concordia - Venaria Reale (TO) - 2018: Sala Espositiva Comunale - Venaria Reale (TO)

Ritratti d'artista - VITTORIO GREGOTTI

Maestri del '900

VITTORIO GREGOTTI

Tra i massimi architetti contemporanei scomparso il 15 Marzo scorso, all'età di 93 anni.
Con il suo saggio “Contro la fine dell'architettura” già nel 2009 denunciava profeticamente i rischi di un mondo capitalistico globalizzato dove a prevalere è “una forma di potenza che sembra non avere più limiti”. E ciò a partire dall'architettura

 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
________________________________


Gregoretti 3 Getty Images
Nel quartiere Bicocca a Milano sorge il teatro Arcimboldi, realizzato nel 1997 - ©Getty Images

Sono passati circa undici anni dall'uscita di "Contro la fine dell'architettura", saggio denuncia di Vittorio Gregotti, uno dei maggiori architetti contemporanei, nonchè intellettuale a tutto tondo. Oggi, purtroppo, questo maestro del '900, nato a Novara il 10 Agosto 1927, non è più con noi, portato via da una polmonite lo scorzo mese di marzo di questo triste anno 2020, funestato dalla terribile pandemia di Coronavirus che tuttora tiene in scacco il mondo intero. Del grande architetto e urbanista piemontese, stimato a livello internazionale, ci rimangono decine di suoi lavori disseminati in tutto il pianeta: interi quartieri urbani, campus, fabbriche, stadi, teatri, palazzi ed edifici pubblici e privati, palazzetti dello sport, chiese e ogni altra opera che l'arte dell'architettura possa concepire. Cui aggiungere moltissimi testi universitari, Gregotti è stato docente in varie Università italiane e straniere, ovvero divulgativi, sia a carattere tecnico che teorico. Il noto professionista fece parte di quel gruppo di intellettuali e teorici, infatti, che animarono l’ancora oggi mitica rivista di architettura, urbanistica e design Casabella, di cui fu anche direttore per un certo periodo di tempo. A testimonianza e in omaggio alla sua levatura professionale, intellettuale e morale, nonche' all'impegno da lui profuso nel corso della sua vita a favore dell'arte e della cultura, riproponiamo sulle pagine dedicate ai Maestri del '900, un'intervista che l'architetto mi rilasciò nel 2009, all'uscita del suo saggio "Contro la fine dell'architettura". Un saggio che è un testamento spirituale e che, ora più che mai, ci risuona in alcuni suoi passaggi come una profezia, laddove, nella sua critica al mondo dell'architettura e dell'arte, allarga lo sguardo alla stessa società contemporanea e ai suoi tanti, troppi, malesseri. «L’architettura va rifondata. Partendo dalla rielaborazione del suo pensiero teorico. Per arrivare a una prassi che la affranchi dall’attuale sudditanza dalle altre arti. E che rischia di dissolverla». E' questo l’appello che Vittorio Gregotti volle lanciare a suo tempo, con il suo libro, dove, nell’aprire il dibattito su questo tema, scagliava parecchie frecce contro la spettacolarizzazione che di questa disciplina hanno fatto molti suoi eminenti colleghi. Le tesi sostenute, in «una riflessione ad alta voce», e supportate da un pensiero forte e da una profonda conoscenza del progettare, suonavano come uno spietato quanto lucido j’accuse nei confronti di una parte di suoi colleghi famosi: gli archistar «modaioli», «che hanno ridotto l’architettura a scandalo a trovata mediatica, decretandone la dissoluzione». Secondo il rigoroso, autorevole e un po’ burbero professionista, con un che di aristocratico nell'aspetto come nel pensiero, sono proprio loro i maggiori responsabili della «liquefazione» dell’antica disciplina del progettare. Ed è a loro che sul suo pamphlet ha diretto con sottigliezza d’analisi gli strali più acuminati della sua polemica, che, tuttavia, non hanno risparmiato nemmeno molti altri protagonisti della società contemporanea.
Gregoretti Getty Images
È firmata da Gregotti l'opera di riqualificazione del quartiere Bicocca a Milano, che ha occupato un arco di tempo che va dal 1985 al 2005.
Sono compresi gli edifici dell'università e i quartieri residenziali, opere che hanno trasformato completamente la zona - ©Getty Images


Lei, architetto, ha attraversato, con successo ed onori, la storia dell’architettura contemporanea da protagonista. Cosa l’ha spinta a scrivere un testo di severa critica del modo di fare architettura oggi, anche a rischio di attirarsi antipatie?
«È da cinquanta e più anni che scrivo libri, non lo faccio con la pretesa di essere un teorico, ma di chiarirmi con me stesso prima che con agli altri. Il mio intento è sempre stato quello di interrogarmi su dove si stia andando nel mondo dell’architettura e anche nelle arti figurative. Magari qualche critica, qualche antipatia me la sarò pure attirata, ma da parte di una minoranza. Ritengo che gli architetti con cui concordo al mondo ci siano, e che siano anche tanti». 
Gregoretti 6 Getty Images
                 










 
Lo stadio di Agadir, in Marocco, progettato a fine anni '90 - ©Getty Images


Lei, però, evidenzia come l’architettura oggi manchi di qualsiasi fondamento proprio, sia a livello teorico, che sociale, etico ed estetico. A tal fine sostiene la necessità di rifondarne le basi. Quali sono le cause che hanno determinato questa situazione?
 «Nel settecento con l’Illuminismo, con la rivoluzione industriale e con la rivoluzione francese, le arti hanno assunto una certa responsabilità nei confronti della società e dei singoli soggetti politici, stabilendo, però, al contempo rispetto allo stato reale delle cose una diversità, una distanza critica. Negli ultimi '30 anni tutto ciò ha ceduto il posto a una forma di strano realismo, un specie di realismo capitalista. Ne è derivato, oltre che un disprezzo per il contesto storico e fisico dentro il quale ci si muove, una tendenza a conferire un eccessivo valore all’originalità, anche quando non è necessaria, alla bizzarria, alla grandezza fisica delle opere come dimostrazione di forza e di capacità che porta a un progresso visto secondo parametri di positività iper-liberali. Non è un caso che tutto questo sia avvenuto proprio nel periodo thatcheriano, cioè quando anche la convinzione complessiva del capitalismo globalizzato è diventata una forma di potenza che sembrava non avere più limiti. Dal punto di vista delle arti questo ha prodotto una specie di comunione tra le diverse discipline artistiche, avente al centro l’idea della multimedialità, intesa, però, come preminenza della comunicazione in relazione al consumo delle cose, il che ha generato un mondo statico, dove quello che conta è lo stile e dove tutto è diventato design e forma. Insomma apparenza e spettacolarizzazione. La mia critica vuole essere una reazione a questo stato di cose, che indica la necessità di ristabilire una differenza tra le diverse identità disciplinari. L’interdisciplinarità è un elemento fondamentale, è ed è stato un elemento di progresso, ma deve implicare che le discipline siano diverse tra loro, altrimenti non esiste possibilità di relazione; se lei ed io siamo la stessa persona non abbiamo niente da dirci».
 Gregoretti 7 Getty Images     
 











Tra le opere più conosciute di Gregotti il centro culturale di Belem a Lisbona ©Getty Images
          

Nel suo libro parla di “liquefazione” dell’architettura. Cosa intende esprimere con questo termine?
«La liquefazione o dissoluzione dell’architettura deriva soprattutto dalla tendenza di mettere insieme le diverse arti, come se l’arte fosse un’unità al di sopra di ciascuna di queste. Invece ognuna ha una propria specificità, i propri strumenti, le proprie pratiche tecniche e artistiche. E quindi anche una propria identità attraverso cui dialogare con le altre. Il rapporto tra l’architettura e la pittura per esempio è sempre stato un rapporto importantissimo nella storia dell’Europa in questi ultimi mille anni. Ma naturalmente nessuna delle due ha tentato di diventare l’altra, invadendone il campo, ognuna ha cercato di lavorare all’interno della propria condizione del fare. Che è quanto oggi non accade. Un altro aspetto negativo è questo appellarsi continuamente alla creatività, che così diventa più che altro una citazione. E nulla più. Invece, io ritengo che nessuno si inventi le cose da zero, questo compito lo lascerei solo al buon Dio. Tutti noi modifichiamo, trasformiamo, cambiamo, aggiungiamo, proponiamo. È questo il ruolo che abbiamo sulla terra. Ovviamente l’opera ha sempre la pretesa di durare, di significare anche al di là dello stesso autore, e in effetti, i lavori artistici detengono questa qualità, parlandoci delle cose anche al di là delle ragioni per cui sono state costruite. Ecco secondo me, fare architettura, significa soprattutto questo».
SICILIA, PALERMO, QUARTIERE ZEN, PALAZZI (Maria Barletta/Fotogramma, PALERMO - 1996-04-09) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate














Di Gregotti anche il controverso progetto del quartiere Zen a Palermo, non completato a dovere, secondo l'architetto, a causa di infiltrazioni mafiose nel corso delle procedure d'appalto
- ©Getty Images 

Lei sostiene che l’aspetto mediatico di dover stupire a tutti i costi ha contagiato il mondo dell’architettura, diventando l’obiettivo ultimo per molti architetti. Cosa intende dire?
 «Sì, credo che ci sia una grande confusione tra i monumenti e l’immagine di marca, le invenzioni linguistiche che si appiattiscono fino a coincidere con i desideri di sorpresa del mercato. Ci diamo tante arie parlando delle tecnologie, ma l’architettura non è un miracolo tecnologico. Quando oggi penso a un miracolo tecnologico penso alle possibilità di allungare la vita o di andar sulla luna, ma non certamente alla tecnologia dell’architettura, che è molto mista e molto complessa. Invece per i gotici era un grande sfida tecnica costruire una cattedrale».
Gregoretti 9











 
L'architetto Vittorio Gregotti - ©Getty Images


Lei sostiene che l’assenza di progettualità di cui soffre l’architettura è una vera e propria ideologia sul personalismo, che a sua volta non è altro che il riflesso della società postmoderna, dove il progetto sociale stesso consiste nell’affermazione della sua frantumazione. Con questo ha forse voluto aprire un dibattito che coinvolge anche l’assetto della società e delle sue istituzioni?
«Sì, infatti non possiamo evitare di confrontarci con i problemi della società e di riflesso della politica, in un giudizio che coinvolge anche il fare arte o architettura. Questo confronto con la società costituisce, oserei dire, il contenuto politico dell’architettura. Tutto ciò è inevitabile, è qualcosa da cui non si può sfuggire e nei cui confronti bisogna in qualche modo, attraverso le opere naturalmente, non attraverso le parole, prendere posizione».
1 regoretti 4 Fotogramma











Non era la prima volta che Gregotti si occupava di università: risale al 1973 il progetto
del campus dell'Università della Calabria ad Arcavacata di Rende
- ©Getty Images

Quanto influirà sul futuro dell’architettura l’utilizzo delle tecnoscienze?
«La tecnoscienza certamente ha un’importanza colossale all’interno del mondo contemporaneo. Ma non si può confondere il suo fine con i fini della produzione delle pratiche artistiche. Sono due cose diverse. Bisogna evitare di pensare che il senso del possibile in architettura sia il suo mezzo. Questa è una differenza fondamentale su cui si deve aprire una discussione».
Gregoretti 5 Getty Images











Nella carriera di Gregotti anche tanti stadi: negli anni '80 realizza il progetto dello stadio olimpico Montjuic a Barcellona, che verrà utilizzato nelle Olimpiadi del 1992
- ©Getty Images

Rispetto all’architettura cosa c’è dietro l’angolo?
«Sono piuttosto pessimista. Personalmente mi sembra di avere troppo poco tempo per fare questa battaglia che ho intrapreso, speriamo che qualcuno la raccolga e la porti avanti».
SONY DSC

 
Tra le opere a cui Gregotti era più affezionato e tra le sue ultime firme, il teatro lirico di Aix-en-Provence, in Francia (2003) (foto Google Maps) - ©Getty Images

  • Pubblicato in Rivista

MOSTRA VIRTUALE - Michelangelo Riolo

Riolo Caronte olio su tela 50 x 50

La carriera artistica di Michelangelo Riolo inizia a Catania nel 1972.

Si forma in laboratorio dapprima come intagliatore, per poi ampliare la sua ricerca in altri campi dell’arte, iniziando a far conoscere le sue opere e a intrecciare scambi culturali nell’ambito della scultura e della pittura, partecipando a mostre collettive.
Si trasferisce a Terni continuando la sua ricerca ed esponendo in diverse collettive, con ottimi consensi della critica locale.
Attualmente vive e lavora a Roma.
                               RIOLO 4riolo 2
“Artista dal grande fervore figurativo surrealista moderno. Nel suo particolare percorso pittorico Michele Angelo Riolo, grazie anche ai lunghi e continui viaggi nel mondo orientale, ama immergersi in un suo universo meditativo ed emozionale per ispirarsi ed interpretare una realtà di simboli e natura, dove l’uomo si definisce in una sfera romantica di spazio e colori, come ricerca ed analisi di sempre nuove verità esistenziali. Scenografie di suggestivi paesaggi, magiche spazialità cromatiche all’interno di originali geometrie, figure dalla cui testa spuntano fluide volute di colore e pensiero.
Nicolina Bianchi
riolo 15RIOLO 24RIOLO 25
“Merita attenzione questo artista non soltanto perchè la sua pennellata è fortemente suggestiva, ma anche, e direi soprattutto, perchè ti accorgi subito che è padrone di un contenuto soggettivo ricco di visioni originali (velature di una trasparenza morbida e vellutata) e di una forma e quindi di una personalità che consoliderà sempre più la sua affermazione nel corso del tempo”.
Ennio Morelli

MOSTRA VIRTUALE - Giusy Dibilio

Dibilio 1Dibilio 2Dibilio 5
Giusy Dibilio è nata ad Enna nel 1948, dove inizia la sua carriera pittorica. Trasferitasi a Roma, ha proseguito il proprio percorso artistico con entusiasmo, esprimendo in questa città il meglio della sua produzione. Dal 1978 ad oggi ha allestito numerose mostre personali ed ha partecipato a rassegne nazionali ed internazionali. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia ed all’estero.
Dibilio 3Dibilio 4Dibilio 6
Alcune delle molteplici mostre:
2016 Palazzo dell’arte moderna (RM) “Luce piena” - “Dalla figurazione all’astrazione” 1997 - A. Irpino (AV) “Luce luogo della rivelazione” 1997 - Gall. Studio Logos (RM) “Genius Loci” 1996 - Gilda (RM) “Momenti di musica” 1996 - Forte Sangallo (Nettuno) Combattere per amore 2017 - Artisti di Roma - Sala del Bramante 2017 - Galleria Ess&rrE - Porto turistico di Roma 2018 - Galleria Ess&rrE - Porto turistico di Roma 2019 “Emotion and sensitivity” (quadripersonale)
Dibilio 9Dibilio 7
Caleidoscopio di temperie atmosferiche, che trascolorano nella gamma indefinita delle sfumatue emotive, dal tremulo chiarore aurorale che spande di soffusa malinconia l’attesa languida dell’incipiente giorno, alle voragini di abissi abbaglianti come bocche vulcaniche, che esplodono scarlatte a percuotere l’aspra zolla terrestre, al teatro ancestrale di fulminee accensioni algide che perforano la tenebra fissa di un planetario minimo, la pittura di Giusy Dibilio è tutta una celebrazione luminosa della spinta generativa del sole sulla radura boschiva di una vegetazione arcaica, rivestita dalla dorata sacralità di archetipo vitalistico, bolla fumigante di raggio incandescente che barbaglia nell’oscurità disaminata, urto di calore solido che deforma il solco lineare dell’orizzonte in curvatura ellittica, cliclica dinamica armonica di fertile onda energetica, declinata nelle sottili vibrazioni tonali del sipario percettivo in cui si dispiega l’incantamento della giostra fenomenica delle rivoluzioni celesti...
Maria Claudia Simotti

RAFFAELLO 1520-1483

ROMA, SCUDERIE DEL QUIRINALE
5 MARZO - 2 GIUGNO 2020
OLTRE DUECENTO OPERE PER CELEBRARE RAFFAELLO
A cura di Silvana Gatti
“Sì, da Vinci ci ha promesso il Cielo […], ma Raffaello ce lo ha dato”.
Pablo Picasso

La mostra su Raffaello  è stata inaugurata il 3 marzo, alle Scuderie del Quirinale, dal capo dello Stato Sergio Mattarella e dalle più alte cariche istituzionali insieme ai rappresentanti dei principali Paesi esteri che hanno dato il loro contributo  con prestiti straordinari. Purtroppo è rimasta aperta soltanto  per pochissimi giorni in seguito alle disposizioni governative anti assembramenti a causa del coronavirus. Fortunati quindi i primi visitatori che hanno potuto immergersi in una rassegna che ha richiesto ben tre anni di lavoro. Fortunatamente vengono in soccorso degli appassionati gli strumenti virtuali, e con  l’hashtag #RaffaelloOltreLaMostra è  possibile ascoltare il racconto dei curatori e partecipare comodamente da casa agli incontri ospitati a palazzo Altemps prima dell’apertura al pubblico dell’esposizione. Da Silvia Ginzburg, che affronta il tema della giovinezza di Raffaello, ad Antonio Natali, che racconta il periodo fiorentino del pittore, fino ad Alessandro Zuccari, che ne approfondisce l’attività nella Capitale. Numerosi i contributi dei curatori della mostra e di importanti studiosi che, attraverso pillole video, documentano le opere e le grandi tematiche relative all’arte di Raffaello.
RaphaÎl (dit), Sanzio Raffaello (1483-1520). Paris, musÈe du Louvre. INV611.
La serie, introdotta dalla curatrice Marzia Faietti con “Qualche ragione, tra le tante, per amare Raffaello”, parte con Matteo Lafranconi, curatore e Direttore di Scuderie del Quirinale, cominciando dal punto in cui parte il percorso espositivo, con “La morte di Raffaello”. A seguire, i co-curatori Francesco Di Teodoro e Vincenzo Farinella approfondiscono la Lettera a Leone X, il progetto di Villa Madama, il rapporto di Raffaello con l’antico, con i suoi committenti e gli anni della gioventù. Infine, lo studioso Achim Gnann presenta una riflessione su “Raffaello e Giulio Romano”. Le attività online proseguono con l’hashtag #RaffaelloInMostra: video-passeggiate all’interno delle sale, arricchite da dettagli e curiosità sulle opere, e incursioni nel backstage, con il racconto dell’allestimento della rassegna. Per effetto del nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri sull'emergenza coronavirus le Scuderie rimarranno chiuse al pubblico "fino a nuove disposizioni governative". Le Scuderie del Quirinale - spiega una nota - forniranno "una pronta comunicazione delle indicazioni sulla politica di rimborso dei biglietti e su eventuali nuove date di esposizione". L’evento ricorre a cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio, sommo artista del Rinascimento che  morì a Roma, città in cui l’urbinate espresse il suo talento artistico, a soli 37 anni di età. Alle Scuderie sono stati riuniti più di cento capolavori autografi o riconducibili a ideazione raffaellesca tra dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici. A questi si affiancano altrettante opere di confronto e di contesto (sculture e altri manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata) per un totale di 204 opere in mostra, 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni. L'evento rappresenta il progetto di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale, istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci, in occasione delle celebrazioni mondiali per il quinto centenario della scomparsa dell’artista rinascimentale, avvenuta il 6 aprile del 1520 a Roma. Un evento unico che mira a documentare l’arte di Raffaello, rimasta per quattro secoli base indiscussa del canone artistico occidentale. Realizzata dalle Scuderie del Quirinale insieme alle Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e da Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro. Il progetto ha beneficiato della collaborazione con la Galleria Borghese, il Parco Archeologico del Colosseo e i Musei Vaticani. La rassegna presenta capolavori provenienti dalle collezioni dei più importanti musei e collezioni nazionali ed internazionali. Gli appassionati sperano vivamente in un prolungamento della mostra che vada oltre la fine della pandemia da coronavirus, al fine di poterla visitare personalmente. Nella città dei Papi, della Curia, dei committenti pontifici, degli umanisti, degli scienziati e dei letterati, molti dei quali furono suoi amici, Raffaello visse dal 1509 al 1520. Furono undici anni molto produttivi  durante i quali diede libero sfogo al suo talento sperimentando anche un nuovo linguaggio che lo innalzò al pari di Michelangelo quale massimo artista del Rinascimento maturo. La mostra, pur soffermandosi particolarmente sul periodo romano, documenta tutta la vasta produzione creativa dell’urbinate: dalle arti plastiche a quelle decorative, dall’antiquaria all’architettura fino all’urbanistica. Molti furono i compiti che Raffaello fu chiamato ad assolvere durante il periodo romano e fino alla sua improvvisa scomparsa: condurre gli scavi; studiare e conservare le vestigia urbane di Roma antica; sovrintendere il cantiere della basilica di San Pietro; perfezionare lo studio e il metodo della pittura, amata e richiesta dai più importanti committenti per la sua naturalezza e inarrivabile armonia. La morte di Raffaello ha rappresentato la drastica fine dell’età dell’oro fiorita a Roma sotto papa Leone X, pontefice definito da  Pietro Aretino come “l’inventore della grandezza dei papi”. La sua morte interruppe drasticamente il progetto di una ricostruzione grafica “per regioni” della Roma antica; un’operazione avviata negli ultimi mesi di vita, che prometteva di diventare la base di un riscatto della gloria di Roma. Il senso di questo progetto è descritto nella celebre Lettera a Leone X, visibile anche on line, scritta da Raffaello insieme a Baldassarre Castiglione (diventata fondamento teorico della moderna idea di tutela dei beni culturali) e presentata in mostra nel prezioso esemplare manoscritto dell’Archivio di Stato di Mantova. La mostra propone un percorso a ritroso che partendo dal 6 aprile 1520, giorno della sua morte, ripercorre l’avventura creativa di Raffaello, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alle radici urbinati. Il tutto parte dalla riproduzione a grandezza naturale della monumentale tomba di Raffaello al Pantheon commissionata per l’occasione alla FACTUM FOUNDATION FOR DIGITAL TECHNOLOGY IN CONSERVATION, leader mondiale dei rilievi digitali legati alla conservazione del patrimonio. Un percorso a ritroso, dichiarato sin dal titolo sul manifesto della mostra con l’inversione delle date, dalla morte verso la grazia e la “leggiadria” di un artista unico. Interessante è l’installazione multimediale a cura di Alessandro Viscogliosi e realizzata da Katatexilux, dedicata alla ricostruzione della Pianta di Roma antica, la grande impresa archeologico-architettonica che Raffaello lasciò incompiuta alla sua morte, lasciando delusi umanisti ed eruditi. Importante il grande ritratto del papa Leone X, inviato a Firenze nel 1518 per rappresentare il pontefice, impossibilitato a spostarsi, alle nozze del nipote Lorenzo duca di Urbino con la nobildonna francese Madeleine de La Tour d'Auvergne (parente del re di Francia Francesco I), dalla cui unione nacque Caterina de' Medici. Il restauro del Ritratto di papa Leone X di Raffaello da parte dell’Opificio delle Pietre Dure (OPD) deriva dalla collaborazione dell’Istituto con le Gallerie degli Uffizi, ulteriormente potenziata dal recente accordo per cui l’OPD collabora pienamente al progetto di conservazione di quella straordinaria collezione in maniera continuativa e non occasionale.
3 Fornarina

In questo dipinto il papa, vestito col camauro, la mozzetta e una veste di velluto bordata di pelliccia e riccamente decorata, è seduto a un tavolo coperto da un drappo rosso sulla sedia camerale sul cui pomello si vede un riflesso della finestra e della stanza. La composizione è in diagonale, ed il papa è intento alla lettura di un manoscritto miniato (un libro d'ore), lente d'ingrandimento alla mano, vicino a una campanella riccamente ornata a cesello, usata per chiamare i servitori e i cortigiani. Gli oggetti sul tavolo documentano i gusti raffinati del Papa mecenate. Dietro di lui nella composizione stanno due cardinali cugini, Giulio de' Medici (futuro Clemente VII, a sinistra) e Luigi de' Rossi (a destra), immobili per sottolineare il carattere "storico" della rappresentazione. Queste due figure, aggiunte in un secondo momento (come testimonia l'assenza di disegno sottostante), sono solitamente riferite a un aiuto di bottega, magari Giulio Romano: il ritratto acquisì quindi poco dopo anche il valore di esaltazione dinastica. I personaggi rivelano una notevole familiarità, col gesto del cardinal de' Rossi che poggia le mani sullo schienale della sedia e guarda direttamente il fruitore dell’opera, come se ne percepisse la presenza; gli altri sguardi invece divergono, quasi ad amplificare lo spazio su molteplici direttrici. Colpiscono i colori, basati su una stupenda "sinfonia dei rossi", dal purpureo del copricapo di velluto, alle sete cardinalizie dai toni vivaci, fino allo scarlatto del drappo lanoso sul tavolo e alla tinta sanguigna delle frange e della stoffa sulla sedia. Tra i ritratti è importante citare il bellissimo Ritratto di Baldassarre Castiglione, poeta e amico fraterno di Raffaello, e l’Autoritratto con un amico. Molte le opere a sfondo religioso eseguite su commissione, come le celebri Madonne. Amante delle donne, è molto bello il ritratto della Fornarina, opera da lui eseguita senza committenza. L'identità della modella è controversa. Prevale tuttora l'identificazione con Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere che sarebbe stata in quel periodo la donna amata da Raffaello e passata quindi alla storia col nome di "Fornarina". Una donna non bella ma realistica, idealizzata con una pittura molto tenue e delicata al fine di immortalare per sempre la sua amata. Non poteva mancare in mostra il celebre Autoritratto di Raffaello, universalmente conosciuto e riprodotto su tutti i libri di scuola. Emozionante, per i fortunati visitatori, vederlo dal vivo. Numerosi inoltre i disegni, gli schizzi e i bellissimi arazzi.

La cultura antiquaria di Raffaello e la sua capacità di attualizzarla in progetti moderni è documentata anche nella sezione architettonica, dove è presente la ricostruzione in 3D della facciata del perduto Palazzo Branconio, a cura di Francesco Paolo Di Teodoro realizzata da Opera Musei Fiorentini e prodotta in collaborazione con il Centro Studi Vitruviani e il Comune di Fano. Va infine citata  la riproduzione in 3D, di nuovo a cura di FACTUM FOUNDATION FOR DIGITAL TECHNOLOGY IN CONSERVATION, del cartone raffaellesco preparatorio per l’arazzo Il Sacrificio di Listra (presente in mostra in prestito dai Musei Vaticani), realizzato su concessione della Royal Collection e in collaborazione con il Victoria & Albert Museum di Londra. Nell’attesa di nuove direttive da parte del Governo, è possibile una visita virtuale alla mostra attraverso il sito  https://www.scuderiequirinale.it/media/una-passeggiata-in-mostra

In un periodo come questo, in cui è richiesto di stare a casa, anche la lettura di un buon libro può accompagnarci in una passeggiata culturale di sicuro effetto. In occasione dei Cinquecento anni dalla morte di Raffaello e della grande mostra RAFFAELLO 1520-1483, SKIRA pubblica, oltre al catalogo dell’esposizione, tre volumi dedicati al sommo artista del Rinascimento.

Costantino D’Orazio – Raffaello Il giovane favoloso
Storie, aneddoti e retroscena in un racconto alla scoperta di un Raffaello "privato". In questo libro, lo storico dell’arte Costantino D’Orazio fa parlare i personaggi che Raffaello ha ritratto nei suoi dipinti: attraverso la voce dei suoi amici e compagni di strada, ci racconta il lato più privato della personalità e della vita del pittore, quello che può risultare a tratti inconfessabile, a partire dalle storie e dalle parole delle persone a lui più vicine, quelli che l’artista ha amato, stimato e ritratto come nessun altro.

Luca Nannipieri – Raffaello - Il trionfo della ragione
La modernità di Raffaello e il suo stile prettamente rinascimentale che pone l’uomo (e il suo spazio) al centro del mondo. L’uomo è più importante di Dio. Sembra scritto questo nell’opera che riteniamo più importante di Raffaello, lo Sposalizio della Vergine, conservata alla Pinacoteca di Brera. Guardando la scena, paradossalmente, centrale non è Dio, non è il suo racconto, ma è l’opera dell’uomo. 

 Valerio Terraroli – Raffaello - Lettera a papa Leone X
La celebre lettera di Raffaello a papa Leone X sulla protezione e conservazione degli edifici antichi. Il volume, con un’introduzione di Valerio Terraroli, ripropone la celebre lettera scritta nel 1519 da Raffaello Sanzio e Baldassar Castiglione e indirizzata a papa Leone X sul tema della protezione e dello studio delle antiche vestigia di Roma. La missiva avrebbe dovuto essere la prefazione di una raccolta di disegni degli edifici della Roma imperiale eseguita dal pittore su incarico del pontefice.

 

  • Pubblicato in Rivista
Sottoscrivi questo feed RSS