Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Artisti allo specchio

Riti per un nuovo paesaggio.
di Paolo Buzzi.

La natura e i suoi elementi sono il tema centrale del mio lavoro da diversi anni. Mi esprimo con soddisfazione sia con la pittura come con la scultura e l’installazione, posso tranquillamente affermare che tutte e tre mi rappresentano. Anche se, confesso, mi sento più un pittore che sconfina nella scultura e nell’installazione. Credo che quello che alla fine conta è la lingua e non tanto il linguaggio attraverso cui mi esprimo.
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Nei generi che mi rappresentano c’è sempre, comunque, un filo conduttore che accompagna il mio lavoro nella sua totalità, riguarda l’approccio, che è sempre lo stesso, e che definirei di tipo comportamentale, inteso come modo di pormi e di essere nel mondo, e che altro non è se non la mia modalità affettiva di stare in contatto o dentro le cose, una partecipazione fisica con un atteggiamento ricognitivo: “Il miracolo sta negli occhi che guardano e non nelle cose guardate” (Cèsar Calvo, Le tre metà di Ino Moxo e altri maghi verdi).
La mia pittura è caratterizzata da veri e propri esercizi di economia segnica e cromatica nel tentativo di creare degli intervalli, produrre mancanza, cerco di sottrarre peso alla ipersignificazione che caratterizza il dato di realtà inseguendo quel senso di sospensione e di atemporalità che mi appartiene e che mi identifica.
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Una prassi non diversa nelle sculture o nelle installazioni, composizioni di elementi naturali assemblati utilizzando in questo caso prevalentemente resina e smalto bianco, entrambi passaggi necessari inoltre per restituire ogni cosa alla sua semplice, basilare forma, al di là di tutti gli aggettivi che saremmo tentati di attribuirgli.
In questo caso, in particolare negli ultimi lavori, l’elemento naturale viene poi innestato a strutture in metallo o in terracotta o ancora terracotta e gesso, creando delle composizioni che rivestite di una glassa immacolata assumono una funzione direi totemica. Reperti della natura e semplici oggetti, così com’è un semplice mazzo di fiori, credo possano aiutarci a dichiarare e affermare una diversa visione del mondo.
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Biografie d'artista

di Marilena Spataro.
Anna Grossi.

Anna Grossi ha alle spalle un lungo percorso di restauratrice della ceramica iniziato nel 1973 con il corso di Magistero Restauro presso il Ballardini di Faenza, di cui ricordiamo: collaborazioni con Musei e Soprintendenze, Ministero Italiano degli Affari Esteri, Istituto di Archeologia di Torino con Unesco per scavi archeologi in Iraq, Ministero della Cultura francese per sette corsi intensivi a studenti dell’Istituto Francese di Restauro delle Opere d’Arte di Parigi, altri corsi intensivi a studenti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, oltre a studenti della Provincia di Macerata e Mantova, cinque anni di insegnamento del restauro presso l’Istituto Ballardini di Faenza, corsi teorici di tecniche e restauro della ceramica per l’UNIBO presso il CNR di Faenza, conferenze sul restauro a Toki (Giappone) e Accademia di Belle Arti di Firenze, numerose collaborazioni con IRTEC-CNR di Faenza e Facoltà di Ingegneria dei Materiali di Trento con pubblicazioni e partecipazioni a convegni in Italia e all’estero, Palazzo del Quirinale Roma-Presidenza della Repubblica Italiana per il restauro di 335 porcellane pregiate da tavola. Infine diverse pubblicazioni su monografie e riviste specializzate in Italia e all’estero.
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Parallelamente, negli ultimi dieci anni, ha fatto parte del gruppo P.A.S. (Percorsi Artistici di Scultura) presso lo studio dell’artista Guido Mariani, prematuramente scom- parso ad Aprile 2021.Sotto la sua guida e insieme al gruppo, ha partecipato a diver- se mostre di scultura tra cui si ricordano:
2013, “Attualità del mito” - Galleria Comunale Faenza;
2015, “In Campana” - Museo Dino Campana - Centro Studi Campaniani Marradi;
2018, “Fiera dell’umanità” Chiesa del Carmine Bagnacavallo;
2019, “Frammenti del Tutto” - Palazzo dei Salesiani - Faenza.
Commentando un’opera dell’artista, lo scultore Guido Mariani ha scritto:
“Giocando con il significato del cognome, Anna, riempie una campana/prigione coi volti-maschera di tante belle “antiche”, lasciando poi nella scritta l’anelito di anlzar le braccia verso il cielo cercando la luce...”
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Les fleurs et les raisins

Trasversali allegagioni d’arte. IL VINO LO FA IL MONACO.
di Alberto Gross
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"Ora et labora” recita il noto adagio della Regola benedettina, prescrivendo che i monaci, assieme alla contemplazione ed alla preghiera, dovessero praticare le attività atte al sostetamento di sé e della comunità, compresa l'agricoltura. Così le antiche costituzioni dei Camaldolesi - nate proprio sulla spina dorsale dell’Ordine di San Benedetto - edificarono una fattoria denominata “La Mausolea”, una grancia come riportano alcuni documenti secenteschi, ovvero un complesso di edifici per l’organizzazione e la custodia di beni economici, prodotti agricoli e quanto favorisse il lavoro manuale dei monaci stessi. Una piccola comunità con cappella e locali di soggiorno - anche per i pellegrini - con a capo il camerlengo incaricato della direzione delle varie attività agricole.
La struttura come la vediamo oggi risale alla fine del XVII secolo ed è diventata una Cooperativa agricola e forestale attrezzata anche per l’accoglienza turistica con antiche case coloniche dai pavimenti in cotto e soffitti ad arco. Due piccoli gioielli le cappelle adiacenti alla fattoria, una in particolare dalle cui pareti rosso carminio spicca - sul soffitto - un dipinto che descrive la vicenda di San Giorgio e il drago.
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La superficie agraria si estende per circa 270 ettari, la maggior parte costituita da prati e pascoli per l’allevamento dei bovini; 9 ettari con esposizione a sud, alle spalle della villa, sono tuttavia dedicati al vigneto, in completo regime biologico, all’interno del quale sono coltivate le uve storiche della tradizione vinicola toscana.
Tra le cinque tipologie proposte abbiamo assaggiato il “Farnetino”, bianco da Trebbiano e Malvasia: un vino dai profumi freschi di ginestra e glicine, in filigrana si svela il varietale della Malvasia con sbuffi di frutta gialla esotica ed un sospetto di spezie d’Oriente. Dritto e verticale al palato, spicca una evidente sapidità sospinta da una nota quasi gessosa, con un finale accenatamente amaricante.
Il “Mausolea” 2020 è un rosso senza solfiti aggiunti che invita fin da subito con profumi leggeri ma composti e ordinati: piccoli frutti rossi, mirtillo, mora, cassis, fragolina di bosco. Un’idea di carbonica irrisolta rende il palato dinamico e scattante, la buona acidità sottolinea il carattere nervoso di un frutto croccante che conduce ad una beva facilissima e conviviale.
Di ben altra stoffa “Il vino dei Romiti”, da uve Merlot e Canaiolo con un saldo di Sangiovese: dopo un passaggio in acciaio il vino riposa in barriques di rovere per almeno un anno. Il 2015 si presenta impenetrabile, sentori evidenti di frutta matura - ciliegia, prugna - si intrecciano con le note più fresche di macchia mediterranea - alloro, timo, rosmarino - in un piacevole ed equilibrato gioco di rimandi. Lasciando che il vino si abitui alle pareti del calice escono i terziari di cacao amaro, caffè, carruba, avvolti da una inconsistente aria di polvere da sparo.
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Il palato è austero ed elegante ad un tempo per un vino dalla vita potenzialmente ancora molto lunga.
Dopo essere stati accompagnati tra le gigantesche botti settecentesche delle antiche cantine, nel delizioso silenzio di un luogo che racconta la compostezza e la gioia semplice della vita e del lavoro, il pensiero è corso a un pittore che in quelle terre è nato e ha vissuto e forse con quei vini avrà brindato e festeggiato: Francesco Morandini - il “Poppi” - con la sua interpretazione delle tre Grazie. Una pennellata dolce a declinare elegantemente le forme morbide e burrose delle tre donne disposte in cerchio mentre intrecciano le mani in una danza sottile e armoniosa, dall’equilibrio levigato e quieto. E danzando quei corpi flessuosi e lucenti arrivano fino al secolo XX caricandosi di un colore acido, rossastro, prettamente “fauve” delle figure di Matisse. Ciò che non cambia è quella grazia vorticosa dove gli spazi vuoti dimensionano e misurano la prudenza leggera dei movimenti, quella fluttuante leggiadrìa evanescente che è un inno alla vita, al suo inarrestabile rinnovarsi nell'armonia di un cerchio non concluso, ancora e sempre in soave e melodioso divenire.
In sottofondo Ponchielli e la sua “Danza delle Ore”, e il cuore sarà leggero.
Alberto Gross
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Mostra SCHIAVON-SCHIFANO a Padova: Cronaca di un successo

a cura della redazione.
Non possiamo definirlo altrimenti.
Il successo della mostra SCHIAVON-SCHIFANO a Palazzo Santo Stefano, nel cuore della bella Padova è stato davvero tale.
Una mostra pensata due anni fa, il cui corso è stato interrotto dalle chiusure conseguenti alla pandemia, che ha preso finalmente il via lo scorso 15 ottobre in una delle più belle sale di un grandioso palazzo padovano, ricco di storia e di cultura. Alessio Schiavon, padovano, pittore ormai noto come Alessio de’Fiori per la analisi continua e persistente dei soggetti delle sue opere, ha messo in mostra i suoi lavori scelti accanto a quelli del suo idolo Mario Schifano, il genio della Pop Art italiana.
Andando con ordine e ricordando la decisione presa dai due curatori, Giorgio Barassi e Roberto Sparaci, cioè quella di inventare una accoppiata a qualcuno parsa addirittura irriverente, viene subito in mente l’apporto attivo e l’incoraggiamento di chi ha creduto più di tutti in questo evento: Vincenzo Gottardo, vicepresidente della Provincia di Padova, che non ha smesso mai di incitare la squadra al lavoro su questo progetto. Gottardo ha sentito l’importanza di una mostra che fosse il riassunto del lavoro di un artista padovano e insieme la ragione che permette alla gente di entrare nei palazzi istituzionali per goderne appieno. Il Presidente della Provincia di Padova Fabio Bui ha poi sottolineato questo ultimo aspetto: “…i Palazzi sono della gente, che magari passa lì sotto e non è mai entrata. Ecco, questo evento offre una possibilità che deve diventare consuetudine…”.
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I ritardi, i nodi e le difficoltà evidenti che hanno solo rinviato la data del vernissage hanno consolidato un gruppo che si è stretto attorno a Schiavon per fare in modo che la sua mostra, tutta sentimento ed istinto, avesse luogo nel migliore dei modi. La raccolta di opere di Mario Schifano, provenienti da una collezione privata romana e in gran parte mai esposte, ha completato il quadro. Si tratta di rari dipinti di Schifano degli anni 70-80. Praticamente il periodo del culmine delle attività frenetiche di una creatività assolutamente unica.
Schiavon ha prodotto opere ad hoc ma sono state esposte anche opere storiche del suo percorso di pittore, risalenti agli esordi, quando ancora non era delineata la figura di quell’ Alessio de’Fiori (pseudonimo inventato da Barassi ricalcando quello di Mario Nuzzi, pittore barocco romano, a tutti noto come Mario de’Fiori) che oggi attrae e conquista per una scelta cromatica intelligente che costeggia la predominanza del forte istinto creativo. Una mostra che tiene insieme Schiavon e Schifano in nome di alcune attinenze non appariscenti ma spiegate con molta cura nel bel catalogo progettato da Fabrizio Sparaci (traduzioni in inglese affidate a Valeria Barassi).
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A parte la somiglianza delle prime quattro lettere dei due cognomi, Schiavon, che ha sempre guardato con ammirazione a Schifano, usa a tratti il completamento delle sue opere alla maniera di Schifano: dripping, cornici invase, fiammate improvvise di tinte fortissime nella campitura. Ma soprattutto è stato importante, come ha spiegato Barassi durante l’inaugurazione, il senso stesso del Pop colto dall’artista veneto. Schifano ha dato libero accesso a chiunque volesse dare il giusto significato al termine Pop, volgendolo “all’italiana”. Popolare, cioè della gente e per la gente, arcinoto, consumato soggetto od oggetto per la memoria visiva e l’immaginario collettivo. Così nacquero, dalla mano di Schifano, le biciclette, i paesaggi interrotti, il sole, gli animali. E con la stessa struttura creativa Schiavon si appella all’elemento onnipresente nelle poesie, nelle canzoni, nell’amore e nelle celebrazioni: i fiori.
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Assonanze, vicinanze e contrasti, perché no, per due anime artistiche differenti per generazione e obiettivi. Ma è proprio questo che ha affascinato i tanti presenti alla “prima” e il nutrito gruppo di visitatori. L’ambientazione, in Palazzo Santo Stefano, è sontuosa. Un luogo stracarico di vicende storiche, che comprende anche un museo ed un rifugio antiaereo, oltre che, a solo titolo di esempio, il lavoro dell’Ingegnere Marco Zaccaria e dell’Architetto Angelo Pisani, che dal 1934 al 1937 realizzarono il magnifico ingresso con le ordinatissime e luminose scalinate, tutto con materiali italiani. E nel giorno della inaugurazione, a chi ha lavorato intensamente per questa mostra, il palazzo sembrava ancor più luccicante della sua semplice e fascinosa bellezza, arricchita dai dipinti di due artisti che hanno fatto risuonare l’eco di quel “Gli artisti italiani sono i migliori…” che da qualche parte qualcuno dimentica.
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Il 15 ottobre scorso, nella sala consiliare di Palazzo Santo Stefano, la Acca International (che produce la trasmissione Laboratorio Acca), rappresentata da Roberto Sparaci e Giorgio Barassi, il Presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, il vicepresidente Vincenzo Gottardo, l’assessore alla Cultura del Comune di Padova Enrico Turrin, hanno illustrato i temi e le finalità della mostra, alla presenza degli invitati, fra i quali la Senatrice Roberta Toffanin. Presente anche “Euridice” Elena Baldan, Tribuno della Goliardia Patavina, a rappresentare la storicità dei princìpi di “cultura e intelligenza” della Goliardia vissuta da secoli nella storica Università. Molto apprezzato il videomessaggio di Franco Boni che ha illustrato in particolare il valore e la forza delle opere di Schifano in mostra.
Definirlo solo un successo è poco. L’ apertura dei palazzi istituzionali alla gente è stata fatta nel migliore dei modi, affiancando due artisti che raccontano due epoche, aprendo le porte alle visite ed alla conoscenza di un luogo bello ed importante e confermando, semmai ve ne fosse bisogno, che gli artisti italiani hanno la fortuna di essere nati tali e perciò, oltre che per secolari doti riconosciute nel mondo, possono vantarsi a ben ragione di essere davvero i migliori.
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Domenica 17 ottobre, a completamento del successo della mostra che è durata fino al 29 ottobre, Alessio Schiavon è stato ospite della trasmissione Laboratorio Acca, in onda tutte le domeniche alle 21.30 sui canali di Arte Investimenti TV, 868 Sky e 123 DTT. La squadra degli artisti e del gruppo di Laboratorio Acca, di cui Schiavon fa parte da due anni, può andare orgogliosa di un successo costruito in collaborazione e col patrocinio della Provincia di Padova. Conoscendo l’entusiasmo di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, tra cui i tanti amici dell’artista, la redazione di Art&trA prevede che da qui nasceranno altri eventi d’arte di qualità.
Speriamo presto.
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Edo Murtić - “La forza del colore”

di Svjetlana Lipanović.
A Zagabria, per commemorare Edo Murtić, celebre pittore croato nel centenario della sua nascita, sono state allestite varie mostre nei mesi passati. La magnifica mostra intitolata “Murtić 100” si è svolta presso il “Meštrovićev paviljon”/ Dom HDLU (Il Padiglione di Meštrović/ La Casa di HDLU) dal 25 maggio al 18 luglio 2021, mentre un’ altra esposizione (“La nuova astrazione”) è stata allestita nella moderna galleria “Lauba” dall’1 al 10 giugno 2021. Edo Murtić con le sue tele astratte, ha lasciato una traccia indelebile nella seconda metà del secolo scorso fino al 2005, l’anno della sua scomparsa. Nato nel 1921 nella cittadina di Velika Pisanica, in seguito frequentò l’Accademia di Belle Arti a Zagabria e la scuola di Petar Dobrović a Belgrado. La sua prima mostra vide la luce nel 1935, con scene inizialmente figurative che - con il passare degli anni - hanno lasciato il posto a una pittura astratta, colorata, espressiva.
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Durante la seconda guerra mondiale l’artista si è schierato con il movimento antifascista, seguendo i suoi ideali ai quali rimase fedele per tutta la vita. Dopo il conflitto armato, Murtić viaggiò molto entrando in contatto con artisti in Francia, Stati Uniti, Italia, riportando le conoscenze ed esperienze acquisite nei suoi quadri. Con le mostre del 1953 a Zagabria e Belgrado presentò per la prima volta l’arte astratta poco conosciuta nella società socialista. La sua notevole produzione artistica è stata ammirata in oltre 300 mostre personali e altrettante esposizioni collettive in vari paesi, comprese quelle alla Biennale di Venezia. Le collezioni private ed istituzionali includono le sue opere più rappresentative. L’enorme creatività di Murtić si è espressa anche nella realizzazione di: scenografie teatrali, murales, mosaici, sculture, ceramiche, smalti e altro. Fu premiato con vari riconoscimenti in patria e all’estero. All’interno del “Meštrovićev paviljon”/Dom HDLU”, le sue opere sono state esposte secondo i periodi e così nella Galleria Bačva erano visibili i quadri che con la impostazione strutturale esprimono il colorito dinamico e i tratti evidenti ottenuti con i gesti decisi che saranno una delle caratteristiche della sua pittura. Nella Galleria PM hanno trovato il posto i quadri con le scene di grande impatto drammatico, ad esempio “Gli occhi della paura”, realizzati negli anni 80 in cui predomina il contrasto tra bianco e nero, sostituendo i colori. Il ciclo è una sua protesta personale contro la guerra e un suo contributo per non dimenticare gli orrori del terrore fascista.
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Nella terza Galleria Prsten erano visibili varie opere tra i quadri, disegni eseguiti con diverse tecniche grafiche, nonché opere in ceramica ed in smalto. Un’installazione costruita nello spazio separato da Ivan Marušić Klif rappresentava composizioni come murales e i mosaici creati da Murtić in edifici pubblici. Le ampie sale della galleria “Lauba” sono state un perfetto sito per il ciclo “La nuova astrazione” per quale si può dire senza nessun dubbio che racchiudeva l’ esperienza pittorica dell’artista maturata negli anni delle sue incessanti ricerche. Vari esperti concordano sul fatto che questo ciclo si può ritenere come il migliore realizzato da Murtić. I colori, gli spazi e i tratti dipinti con decisione si alternano in un modo armonioso, mentre si nota la quasi assenza del colore nero prima spesso presente nei quadri. C’è una grande energia ottenuta con i colori nelle opere intitolate ai posti, oppure al singolo evento legato, con un colore particolare. Le sue interpretazioni del mondo circostante sono molto personali, codificate con il linguaggio dei segni. Questi sono tutti da decifrare, ma forse questo specchio magico della realtà che propone con tanta forza dei colori è proprio per questo affascinante.
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Mostre in corso - Come una fiamma bruciante.

La Commedia di Dante secondo Aligi Sassu
Dal 4 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 - Bagnacavallo (RA).
di Marilena Spataro.

In occasione della festa patronale di San Michele la bella cittadina di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, continua a sorprendere con le sue mostre d'arte di elevata qualità e prestigio che puntualmente si tengono nelle suggestive sale del Museo civico delle Cappuccine.
E nell’anno dantesco certo non poteva mancare una esposizione di opere a tema dedicata all’immortale poema del Sommo Dante Alighieri, che tra l’altro fece nella sua Divina Commedia un brevissimo accenno a Bagnacavallo nel XIV canto del Purgatorio.
Le opere scelte dedicate al Divin poema sono quelle del maestro del Novecento Aligi Sassu (Milano, 1912 - Pollença, 2000) da lui realizzate tra il 1981 e il 1986.
La mostra “Come una fiamma bruciante. La Commedia di Dante secondo Aligi Sassu”, in corso fino 9 gennaio 2022 presso il Museo civico delle Cappuccine, è curata da Patrizia Foglia e Martina Elisa Piacente con la collaborazione di Diego Galizzi e Carlos Julio Sassu Su- arez, ed è organizzata dal Comune di Bagnacavallo in collaborazione con l’Archivio Aligi Sassu.
Sassu nel suo studio di Milano anni 80











Il percorso espositivo è composto da un ciclo pittorico di oltre 110 opere, non esposto al pubblico nel-la sua interezza da oltre venti anni.
Aligi Sassu fu un artista a tutto tondo che, nel corso della sua carriera, si è più volte cimentato nell’illustrazione dei grandi testi della letteratura italiana e straniera. Per sua stessa ammissione, il lungo confronto della Commedia è stato tuttavia un’esperienza unica «non una prova illustrativa di pura rappresentazione, ma una drammatica determinata azione. Affondare il bisturi nella carne viva della mia pittura». Intenzione dell’artista milanese non era infatti illustrare pedissequamente i canti danteschi, bensì entrare in sintonia con Dante stesso e con l’atmosfera che si respira leggendo il Poema. Per raggiungere questo scopo Aligi Sassu, grazie agli intensi e vivi colori acrilici, dà vita a una serie di opere che trasformano la musicalità delle celebri terzine in una emozionante sinfonia cromatica.
Elemento che caratterizza l’artista milanese sin dai suoi esordi è il colore, indiscusso protagonista anche della suite di tavole dantesche. Sono colori squillanti che trascendo- no le regole della realtà e che immergono in un universo emotivo adatto a rappresentare la complessità della Commedia.
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Come per Dante il confronto con i dannati e i beati è un’occasione di meditazione e bilancio della propria vita, così per Sassu, ormai giunto alla soglia dei 70 anni, le tante anime del Poema lo portano a scandagliare la propria vita personale e artistica. Parallelamente alla partecipazione umana del pittore di fronte agli interrogativi esistenziali che sorgono dalla lettura delle celebri terzine, nelle tavole dantesche si può trovare un’eco delle diverse fasi artistiche attraversate da Sassu, dall’iniziale e breve adesione al Futurismo, al periodo degli Uomini Rossi, alla produzione d’arte sacra.
Il progetto espositivo alle Cappuccine di Bagnacavallo si pone come un invito a compiere un emozionante viaggio attraverso le tavole dantesche cariche di colore e passione, un lento cammino che porta dal buio degli inferi, del dolore e del peccato alla luce dell’empireo, così che ognuno possa compiere quel percorso di purificazione che è sostanza del “poema umano” dantesco, interpretato da Sassu nei suoi intenti più profondi e in modo totalmente originale.

Info:
tel. 0545 280911
www.museocivicobagnacavallo.it
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Generazioni a confronto

Alla Galleria Ess&rrE, Porto Turistico di Roma.

30 ottobre – 21 novembre 2021

Anime diverse, epoche diverse, generazioni e modi dissimili di vedere e creare la pittura. Per tante ragioni riuniti sotto la regia della Ess&rrE di Roberto Sparaci, che nella programmazione autunnale della galleria al Porto Turistico di Roma, cala una carta importante, quella dei giovani artisti e quella dei talenti di ultima generazione. Diverse espressioni del recente passato e del presente e futuro di un’arte, quella italiana, a nessuno seconda. In questi termini va letta la scelta delle opere che saranno esposte dal prossimo 30 ottobre nei locali della Ess&rrE, di continuo protagonista con le personali e collettive di artisti italiani di diversa estrazione. La mostra, curata da Alessandra Antonelli, direttore artistico della galleria, tende a cercare il consenso di chi non limita l’orizzonte delle sue scelte alla certezza del grosso nome, e inaugura di fatto una stagione di collimazioni, avvicinamenti, contiguità fra i più interessanti talenti della nostra pittura. Una operazione apparentemente azzardata, che come ci racconta Fabrizio Sparaci che allestisce la mostra,  permette ai giovani talenti, di cercare la scena a fianco di nomi comunque da tempo affermati nel mondo della pittura nazionale. Chi con le proprie sperimentazioni che hanno viaggiato a corrente alternata nella radice delle ispirazioni, miete successi tra i collezionisti più raffinati da molti anni, e trova consensi tra i più o meno giovani, nelle riletture degli anni più o meno recenti, vissute appieno dagli artisti facente parte del panorama artistico della Galleria Ess&rrE.

Vernissage alle 16:00 di sabato 30 ottobre, la mostra è visitabile fino al 12 novembre 2021.

L’evento sarà pubblicizzato nel nuovo numero di Art&trA di Acca International.

Info: 329 4681684

www.accainarte.it

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Schiavon / Schifano

 PADOVA, PALAZZO SANTO STEFANO

15-29 OTTOBRE 2021

 

Una mostra pensata e progettata prima delle chiusure dovute alla pandemia che prende finalmente corpo in Palazzo Santo Stefano, nel cuore di Padova. Due artisti apparentemente molto diversi, solamente appaiati e non in competizione o in contrasto con due tipi differenti di opere esposte.

 Alessio Schiavon, pittore padovano detto “Alessio de’Fiori” è un artista contemporaneo che ha riposto, dopo anni di esperimenti ed elaborazioni, nei fiori e nella loro raffigurazione moderna e dinamica la ragione della sua produzione artistica. Per Schiavon i fiori sono la maniera più forte per esteriorizzare e manifestarsi, una sorta di linguaggio pittorico che prende le mosse da esperienze assolutamente informali ed approda a soluzioni non semplicistiche e scontate ma chiare, nitide ed efficaci. I suoi fiori, che a volte invadono la cornice o variano in diagonali, sinusoidi ed esperienze in bianco e nero, sono oggi il senso e i temi di una riconoscibilità alimentata anche dalla costante presenza televisiva nella rubrica Laboratorio Acca, trasmessa da Arte Investimenti TV tutte le domeniche alle 21.30.

Mario Schifano, genio assoluto della Pop Art italiana, è ricordato in mostra con alcune rare opere scelte degli anni 70 e 80. La prima ragione di questa apparentemente strana accoppiata sta nel fatto, mai negato da Schiavon, di un totale apprezzamento di quest’ ultimo verso le composizioni geniali, irriverenti ed assolutamente popolari del maestro romano. Ma non pochi sono i punti di contatto che avvicinano due artisti di tempi diversi, dalla diversa ispirazione e dai differenti obiettivi. Per Schifano, ad esempio, l’esperienza del dripping fu determinante come lo è oggi per Schiavon, ed entrambi risultano animati dalla ricerca di una espressione diretta, immediata, finalizzata alla fruizione e non autocelebrativa. Non ultimo il tema della varietà imprevedibile della scelta delle cromie nell’uno e nell’altro, che sottolineano ed evidenziano la certezza di anime creatrici che si sono sempre espresse meglio con la azione stessa del dipingere più che con la ricercatezza degli effetti voluti. Due modi di dare voce all’anima solo a primo acchito disarticolati.

La mostra, organizzata col patrocino e la collaborazione della Provincia di Padova, è curata da Giorgio Barassi e Roberto Sparaci (conduttori della trasmissione Laboratorio Acca) e prende il via con l’inaugurazione ufficiale il 15 ottobre alle 11.00, per proseguire fino al 29 ottobre con gli orari 10.00 - 13.00 e 15.00 - 18.00. Palazzo Santo Stefano rimane chiuso al pubblico il sabato e la domenica salvo sabato 16 ottobre, con una apertura straordinaria con gli orari 10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00. Catalogo con traduzioni in lingua inglese disponibile, ingresso gratuito.

Info:  Acca International tel 329.4681684 – 347.4590939 – email : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

C'era na vorta... l'Ottobrata Romana

Dal 2 al 15 ottobre 2021
Vernissage 2 ottobre ore 17.00 presso la Galleria Ess&rrE
Ospiti "Le maghe"
2 ottobre - I Vinarelli di Laila
3 ottobre - Versi di... vini
4 ottobre - Consegna sottopasso
5 ottobre - Inaugurazione Galleria d'Arte Suburbana "Al Sottopasso" con Mostra collettiva
A cura di Alessandra Antonelli
Progetto grafico di Roberto Sparaci
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Waves

La Galleria Ess&rrE presenta la
Mostra collettiva
"Waves"

Saranno presenti i seguenti artisti:
Ebby 70, Elio Atte, Domenico Balestrieri, Roberta Conti, Giusy Dibilio, Fabrizio Esposito, Davide Favaro, Giusy Cristina Ferrante, Gaia Maria Galati, Rita Lombardi, Fernando Longo, Annalisa Macchione, Marinella Peyran, Franco Pintus, Francesco Ponzetti, Michelangelo Riolo, Maria Grazia Russo, Laila Scorcelletti e Anna Maria Tani.

Vernissage 16 ottobre 2021 ore 17:00 fino al 29 ottobre 2021
Presso la Galleria Ess&rrE, Porto Turistico di Roma, Lungomare Duca degli Abruzzi 84, locale 876

A cura di Alessandra Antonelli
Direttore Artistico Roberto Sparaci
Grafica di Fabrizio Sparaci
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