Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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“Human Connections”

di Monica Ferrarini
b 1È stata inaugurata sabato 6 aprile la mostra di arte contemporanea dal titolo “Human Connections” presso la Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma. L’evento ideato e organizzato da Monica Ferrarini e Alice Di Piero con la collaborazione di Cagil Tuli ha riscontrato un’ottima presenza di pubblico e una grande affluenza di artisti. In occasione del vernissage era inoltre presente la trasmissione televisiva Arte 24 ed è stata offerta una degustazione di vini dell’azienda vinicola francese Caves de Rauzan.
La curatrice Monica Ferrarini dice a proposito del titolo e delle opere scelte: “In un’epoca storica dove la tecnologia ha preso il sopravvento, l’arte si propone di ridare un valore sano alla comunicazione, ristabilendo un approccio equilibrato con ciò che ci circonda al fine di assaporare le cose nella loro essenza. La mostra Human Connections vuole invitarci a recuperare una dimensione riflessiva ed esplorativa, a sconnetterci con il virtuale, a cambiare prospettiva per riappropriarci di relazioni concrete.

Il mondo virtFerrarini 2 1uale, veloce, arido, superficiale, ha generato una limitazione ed un appiattimento dei rapporti umani, facendoci perdere di vista ciò che è veramente importante. L’arte quindi si propone di stimolarci al fine di ridare giusto valore alle relazioni interpersonali e ci invita a recuperare la capacità di ascolto e di osservazione. Dobbiamo cambiare prospettiva per riacquisire il senso del reale e la capacità di abbandonarsi al bello, al vero, alla contemplazione. Abbiamo bisogno di farci rapire da un dettaglio, da un particolare nascosto, recondito, di essere liberati dalla sterile frenesia dei social media, e solo l’arte può riuscire a vivificare emozioni assopite.”
Artisti partecipanti: Roberto Antelo, Elio Atte, Daniela Avaltroni, Francesco Calia, Manuela Citti, Ibrahim Elshab, Francesca Falli, Matteo Fieno, Paolo Gabriele, Valentina Guadagnucci, Marina Loreti, Stefania Lubatti, Elvio Lunian, Mirja Nuutinen, Maria Rita Onofri, Ann Pelanne, Laura Pennesi, Kayo Sato, Paola Scialpi, Roberto Servi, Vincenza Spiridione.

On Saturday the 6th of April the contemporary art exhibition “Human Connections” inaugurated at the Galleria Ess&rrE, located in the touristic port of Rome. The busy event, conceived and organized by Monica Ferrarini and Alice Di Piero, in collaboration with Cagil Tuli, was attended by a great deal of artists and an interested public. Furthermore, on the opening was present the TV broadcast Arte 24, and a wine tasting was offered by the French winery Caves de Rauzan.
The curator, Monica Ferrarini, says about the title and the chosen artworks: “In a historic moment where technology has taken over, art wants to give back a healthy value to communication, reestablishing a balanced approach with what surrounds us and being able to appreciate things in their essence. The exhibition Human Connections invites us to recuperate a reflective and explorative dimension, to disconnect ourselves from the digital, to change perspective in order to restore proper, real bonds.
ferrarini 14
The digital universe, fast, arid and superficial, generated a limitation and a flattening in human relationships, which resulted in letting out of sight what’s really important. Hence art tries to stimulate us in giving more value to interpersonal relationships and invites us to recuperate that ability to listen and to observe. We need to change perspective and own back what’s real and the ability to surrender ourselves to beauty, to truth, to contemplation. We need to be captured by a detail, a hidden gem, to be liberated by the barren frenzy of social media, and only art can reinvigorate dormant emotions.”
Participating artists: Roberto Antelo, Elio Atte, Daniela Avaltroni, Francesco Calia, Manuela Citti, Ibrahim Elshab, Francesca Falli, Matteo Fieno, Paolo Gabriele, Valentina Guadagnucci, Marina Loreti, Stefania Lubatti, Elvio Lunian, Mirja Nuutinen, Maria Rita Onofri, Ann Pelanne, Laura Pennesi, Kayo Sato, Paola Scialpi, Roberto Servi, Vincenza Spiridione.
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Associazione UCAI

L'UCAI, fondata dall’allora Mons. Giovanni Battista Montini, (futuro Papa Paolo VI dal 1963),fin dal 1945 cura i rapporti con quanti, nel mondo delle arti, pur muovendo da differenti posizioni culturali e religiose, persegue la promozione e la valorizzazione della persona umana e in particolare degli artisti. Nel quadro delle proprie finalità l’U.C.A.I. promuove l’istituzione di gallerie d’arte, realizza mostre di carattere locale, nazionale, internazionale ed itineranti; organizza e partecipa a concerti, convegni di studio, conferenze, dibattiti e incontri, ricevendo, per la sua opera, riconoscimenti da personalità del mondo religioso, politico, culturale ed artistico; organizza attività turistiche divulgando la conoscenza e promuovendo la tutela del patrimonio artistico italiano. Fanno parte dell’U.C.A.I.: architetti, musicisti (compositori e interpreti), pittori, scultori, letterati, artisti dello spettacolo e critici d’arte. L’U.C.A.I. opera sul territorio nazionale attraverso trenta sezioni ed ha come organo di stampa la rivista di arte e cultura “Arte e Fede”, inviata ai soci e a personalità religiose e laiche in Italia e all’estero. Da 6 anni, il primo sabato di maggio, l’Associazione celebra la “Giornata dell’Arte UCAI”, con una serie di iniziative culturali per tutto il mese, realizzate dalle varie Sezioni nelle proprie città di appartenenza. Tale appuntamento nazionale vuole mettere al centro la riflessione “guardando al bello che l’uomo riesce ad esprimere attraverso la propria elevazione culturale”.
La Sezione UCAI ROMA 2 nasce nel 1973 presso la residenza lateranense di Mons.Clemente Ciattaglia, Consulente Ecclesiastico Nazionale dell’Unione. Alla sua morte la Sezione venne intitolata alla sua figura. Attuale Presidente è il M° Ercole Bolognesi, Consulente Ecclesiastico del Vicariato di Roma è Don Ennio Innocenti, mentre dallo scorso anno la Prof.ssa Lucrezia Rubini ne cura criticamente le manifestazioni artistiche. L’UCAI ROMA 2, infatti, si è distinta in numerosi eventi e mostre in apprezzabili Gallerie nell’Urbe e nella Regione, ha presentato e promosso l’attività di molti artisti nell’ambito della pittura, della grafica e della scultura riscuotendo interesse, consenso e incoraggiamenti qualificati. Gli artisti della Sezione possiedono un livello tecnico ed espressivo di notevole qualità. Le loro opere hanno sempre un riferimento diretto all’amore per la natura, alla gioia della vita e alla Fede.
Gli obiettivi comunemente condivisi dagli artisti del gruppo UCAI Roma 2 sono:
I) Concepire l’arte come un linguaggio universale e atemporale, ovvero non fare distinzione tra antico e moderno. Di conseguenza riteniamo che pensare a contenitori specifici dell’arte “costruiti ad hoc” - come se le opere d’arte, pure da tutelare, siano messe in santuari che le facciano avvertire come irragiungibili e intoccabili per l’uomo comune, messe sotto vetrina come malati in isolamento in un ospedale-, non sempre approda a scelte felici; invece riteniamo che l’utilizzazione di un contenitore non convenzionalmente utilizzato per esposizioni d’arte, ma carico di storia, oltre a preservare il luogo stesso, grazie ad un suo uso appropriato, possa rendere quel luogo testimone del passato e custode del futuro, creando un continuum storico che metta in sinergia, con una “eccedenza virtuosa” il confronto tra prodotti d’arte degli uomini del passato e del presente, inducendo a riflessioni più profonde.
II) Altro elemento comune al gruppo è la consapevolezza che l’arte, ora più che mai, ha un ruolo di fondamentale importanza, benché non riconosciuto, che consiste nel suo valore profondamente salvifico per l’uomo contemporaneo, in quanto essa sola può innescare processi di decondizionamento dal consumismo e dall’alienazione della società odierna, ovvero di recupero di radici antiche e di valori immateriali.
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“Due sguardi indietro” - TOMO GUSIĆ

di Svjetlana Lipanovic
2005BR194 TARACA 1La grande mostra retrospettiva di Tomo Gusić, pittore raguseo, si è inaugurata il 18 dicembre 2018 presso la “Galleria d’arte”, a Dubrovnik la città croata conosciuta nel mondo per la sua rara bellezza. Il titolo significativo della mostra “Due sguardi indietro” esprime perfettamente la volontà dell’artista di presentarsi al pubblico con una raccolta di ben 250 opere, risultato di una vita dedicata all’arte. In seguito, ai corsi di disegno sotto la guida di un altro pittore eccellente Ivo Dulčić e, dopo la laurea conseguita all’Accademia di Belle Arti a Zagabria nel 1957, il giovane Gusić seguì una ulteriore specializzazione nelle arti pittoriche, che terminò nel 1959. La sua attività si indirizzò verso la pittura e il design grafico. Dal 1960 realizzò tutte le soluzioni grafiche per i prestigiosi “Giochi estivi di Dubrovnik”, che quest’ anno festeggiano il 70-tesimo anniversario dalla fondazione. Durante il soggiorno a Zagabria lavorò presso il settimanale “Telegram” e, la Casa Editrice “Školska knjiga” (“Il libro scolastico”) sempre da grafico ed Art Director, mentre nello stesso tempo ideò innumerevoli locandine, cataloghi, e pubblicità per vari Enti e Musei. A Dubrovnik, tornò nel 1981 per continuare, con più intensità la sua attività pittorica. L’artista appartiene con il suo modo espressivo alla cerchia dei pittori ragusei di cui fanno parte anche Ivo Dulčić e Đuro Pulitika. Le loro opere si riconoscono immediatamente per uno stile inconfondibile. La varietà dei colori è la foMrtva priroda kamenice 2004 ulje na planu 1ndamentale caratteristica insieme con l’espressionismo con cui trasformano la realtà circostante. La ricca produzione artistica di Gusić, si può dividere tra le opere grafiche e i dipinti dove si riscontrano spesso le seguenti tematiche: le nature morte, la Città di Dubrovnik, Stradun, la processione, il giardino, il ritratto e, il nudo femminile. I sette temi prediletti racchiudono un universo, che è il regno assoluto del colore, illuminato dalla luce accecante del Mediterraneo, pieno di emozioni nascoste nonché delle impressioni indelebili dipinte sulle tele, dei ricordi che fanno vibrare l’animo sensibile dell’artista. Le nature morte dedicate al mondo marino, immortalano i frutti di mare oppure la scintillante bellezza dei pesci. Dubrovnik, l’antica Città, anche se tanto amata, non riesce ad incantarlo con la sua inconfutabile perfezione estetica. L’artista ci da una sua interpretazione, innovativa e distaccata, la stessa che usa per dipingere la strada principale Stradun. Nei diversi quadri, l’arteria pulsante della Città diventa un groviglio dalle macchie colorate in cui si possono riconoscere i passanti visti dall’alto, forse da uno dei campanili delle chiese adiacenti.
Le variopinte Mrtva priroda 2004 ulje na platnu 1processioni con cui si celebra San Biagio, patrono della Città sono un omaggio alla religiosità popolare e, alle tradizioni millenarie ragusee. Una delle fonti più feconde dell’ispirazione è indubbiamente il suo meraviglioso giardino, un mondo magico in cui il tempo, apparentemente si è fermato, dove regna l’armonia, protetta dalla rigogliosa vegetazione. I ritratti e, i nudi femminili, ognuno specifico per l’impostazione e la scelta dei colori fanno notare i tratti, i particolari più evidenti e, danno l’impressione di essere dipinti con gli occhi socchiusi. A volte, sembra che un velo di leggera melanconia avvolga i dipinti, insieme con la tendenza di proteggere il proprio mondo interiore, così ricco e difficilmente decifrabile agli estranei. Al vernissage hanno partecipato i due curatori della mostra, la dott.ssa Marija Tonković, critico d'arte e, il dott. Antun Karaman, storico d'arte, Marin Ivanović, direttore della stessa Galleria che l’hanno inaugurata, in presenza di numerosi visitatori.
La straordinaria esposizione a cui hanno collaborato i vari musei e i privati prestando le opere in loro possesso si è conclusa il 10 marzo 2019, riscuotendo un meritato successo. Un riconoscimento dovuto a Tomo Gusić e, alle sue magnifice creazioni, con cui si è confermato come uno dei più importanti rappresentanti dell'arte contemporanea croata.
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Brescia Photo Festival III edizione, 2-5 maggio 2019

Edward Sheriff Curtis 1930 Donne davanti lobiettivo BPF 2019 1La terza edizione del Brescia Photo Festival, rassegna internazionale di fotografia con la direzione artistica di Renato Corsini, si terrà a Brescia da giovedì 2 a domenica 5 maggio 2019 (www.bresciaphoto-festival.it).
Promosso da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Ma.Co.f. - Centro della fotografia italiana, esplorerà per quattro giornate molteplici aspetti del vastissimo universo femminile affiancando allo sguardo di grandi artisti della fotografia dall’Ottocento a oggi – da Man Ray a Robert Mapplethorpe, da Vanessa Beecroft a Francesca Woodman, da Julia Margaret Cameron a Mihaela Noroc ed Elisabetta Catalano – riflessioni e progetti inediti che indagano la complessità del femminile nella società contempora- nea. 10 sedi – per un totale di 4.000mq espositivi – nel centro storico di Brescia e in provincia ospiteranno 18 mostre e progetti espositivi – 11 produzioni del festival e 7 monografiche di cui 3 inedite in Italia Persone che fuggono dalla Libia durante gli scontri tra i ribelli e le forze pro Gheddafi. Valico di frontiera di Ras JdirTunisia 2011 Paolo Pellegrin Magnum Photos 1– che valicheranno i confini temporali del festival e proseguiranno fino all’estate; talk con gli artisti; workshop; concerti; proiezioni cinematografiche e visite guidate. Saranno coinvolte anche le gallerie d’arte di Brescia, le librerie e le biblioteche con progetti sul tema: il festival vuole infatti essere anche un momento di festa per esplorare lo straordinario patrimonio artistico e architettonico del capoluogo lombardo e il suo territorio. «Fondazione Brescia Musei rinnova, con la terza edizione, il format del Photo Festival realizzando una vera e propria invasione fotografica cittadina di grande qualità e in linea con le idee al centro del dibattito dell'agenda internazionale, dell'opinione pubblica e dei media – dichiara Stefano Karadjov, nuovo direttore di Fondazione Brescia Musei – un’avventura di Festival Una nessuna centomila foto Marzia Malli Brescia Photo Festival 2019 1da non perdere concentrata in un weekend di eventi e feste ma che proseguirà, fino a settembre inoltrato, con la tenuta delle mostre per una estate a tutta immagine».

Il Museo della città, un antico monastero femminile di origine longobarda, accoglie Da Man Ray a Vanessa Beecroft, un percorso di 8 mostre: un trittico tematico dedicato al rapporto tra donne e obiettivo fotografico; 3 monografiche dedicate al ritratto dal XIX al XXI secolo e due progetti one-off, omaggio a grandi artisti contemporanei. Donne davanti l’obiettivo, a cura di Mario Trevisan, racconta il nudo femminile con 110 straordinari scatti di grandi artisti di fama internazionale dall'Ottocento a oggi tra cui Vanessa Beecroft; E.J.Bellocq; Bill Brant; Robert Mapplethorpe; Elmut Newton; Man Ray; Peter Witkin; Francesca Woodman (inedita, produzione Brescia Photo Festival).
Donne dietro l’obiettivo, dalla collezione Donata Pizzi, a cura di Alessandra Capodacqua, conta invece 100 immagini delle più importanti fotografe italiane: Paola Agosti; Visual Brescia Photo Festival 2019 by Ramona Zordini1Marina Ballo Charmet; Letizia Battaglia; Silvia Camporesi; Lisetta Carmi; Elisabetta Catalano; Paola Mattioli.
Autoritratto al femminile, a cura di Donata Pizzi e Mario Trevisan, chiude idealmente il trittico e ammicca alla cultura del selfie con 50 opere di autrici tra cui Marcella Campagnano, Paola De Pietri, Florence Henry e Carolee Schneemann (inedita, produzione Brescia Photo Festival).
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Spring collection

Spring collection

Galleria Ess&rrE – Roma

 

Il Porto turistico di Roma a far da contorno nella primavera romana con opere di altissima qualità. Quattro artisti molto diversi fra loro con un unico tema caratteristico. La figurazione in ogni variante. Dai volti ai paesaggi, dagli olii alle tecniche miste, dalle tele ai supporti rigidi. Quattro modi diversi di dipingere con tecniche affascinanti per poter appagare i più esigenti.

Rosy Mantovani, Ornella De Rosa, Sebastiano Plutino e Mirella Scotton ci inoltrano nel mondo affascinante dell’arte con opere uniche e inedite. Dal 25 aprile al 10 maggio.


Durante l'inaugurazione ci sarà una performance del Maestro Sandro Perelli al Sax

Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 – 00121 – Roma

Cell. 329 4681684

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www.accainarte.it

Lorenzo Ceva Valla

tra gli artisti di “Giostre!” a Palazzo Roverella di Rovigo

In mostra dal 23 marzo al 30 giugno 2019

E' presente anche uno scatto del fotografo milanese Lorenzo Ceva Valla nell’esposizione “Giostre! Storie, immagini, giochi” a Rovigo, presso Palazzo Roverella, dal 23 marzo al 30 giugno, curata da Roberta Valtorta.
Completamente dedicata alle giostre, così come sono state raffigurate da grandi interpreti internazionali dell’arte e del cinema, la mostra include un’ampia sezione fotografica di autori dall’Ottocento a oggi.
Il soggetto dello scatto di Ceva Valla, realizzato a Stoccolma nel 2014, è una giostra in movimento affacciata sul mare. L’accordo tra il movimento e la luce di taglio del tramonto sul mare nordico conferiscono all’immagine un’aura di nostalgia e insieme di sospensione del tempo.
La mostra “Giostre! Storie, immagini, giochi” nasce da un’iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi.
LorenzoCevaValla Giostre

 















LORENZO CEVA VALLA, classe 1967, è fotografo, regista cinematografico e formatore. Allievo di Cesare Colombo, lavora in diversi ambiti, spaziando dal fotoreportage alla realizzazione di monografie aziendali, fino all’architettura e al ritratto.
Partendo dai primi esperimenti di elaborazione della fotografia analogica in camera oscura, Ceva Valla utilizza, sin dal 1999, la tecnologia digitale, sempre comunque volta al raggiungimento di una personale espressione artistica. L’approfondito studio delle tecniche di post-produzione danno luogo a risultati originali attraverso la ricerca di un nuovo linguaggio: il suo ultimo progetto è Parashoot.
Come regista e produttore, ha realizzato con Mario Garofalo i film “Ainom” (2009) e “Madeleine” (2016).
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Emotions and sensitivity

Quattro artisti a confronto nella cornice del Porto di Roma che in questo periodo vive un interessante quanto atteso coinvolgimento di persone interessate all'arte. Gli artisti saranno presenti per accogliere il pubblico e relazionarsi su le varie tecniche utilizzate e le modalità che fanno di una tela un'opera d'arte. Angela Balsamo è un'artista che fa della scelta di dipingere sul vetro al contrario la sua caratteristica più innovativa, scegliendo temi e schemi classici della pittura. Rosy Bianco dipinge la natura, fiori, alberi, paesaggi dalle tinte calde e suadenti che immediatamente attraggono il fruitore e lo immergono nel suo mondo. Giusy Dibilio artista particolarmente sensibile che nelle tele riporta il suo mondo in un tripudio di colori e vortici. Francesco Ponzetti un artista giovane dal talento innato che nei suoi onirici viaggi ci riporta a paesaggi fantasiosi e ci immerge nei sogni di chi con la pittura realizza opere fantastiche.

Human Connections

Mostra di arte contemporanea: “Human Connections”.

Verrà inaugurata sabato 6 aprile alle ore 17 la mostra di arte contemporanea dal titolo “Human Connections” presso la Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma. L’evento è ideato e organizzato da Monica Ferrarini e Alice Di Piero con la collaborazione di Cagil Tuli. In occasione del vernissage sarà presente la trasmissione televisiva Arte 24 e verrà offerta una degustazione di vini dell’azienda vinicola francese Caves de Rauzan.

“La mostra Human Connections vuole invitarci a recuperare una dimensione riflessiva ed esplorativa, a sconnetterci con il virtuale, a cambiare prospettiva per riappropriarci di relazioni concrete.

Il mondo virtuale, veloce, arido, superficiale, ha generato una limitazione ed un appiattimento dei rapporti umani, facendoci perdere di vista ciò che è veramente importante. L’arte quindi si propone di stimolarci al fine di ridare giusto valore alle relazioni interpersonali e ci invita a recuperare la capacità di ascolto e di osservazione. Dobbiamo cambiare prospettiva per riacquisire il senso del reale e la capacità di abbandonarsi al bello, al vero, alla contemplazione. Abbiamo bisogno di farci rapire da un dettaglio, da un particolare nascosto, recondito, di essere liberati dalla sterile frenesia dei social media, e solo l’arte può riuscire a vivificare emozioni assopite.”

Artisti partecipanti:
Roberto Antelo, Elio Atte, Daniela Avaltroni, Francesco Calia, Manuela Citti, Ibrahim Elshab, Francesca Falli, Matteo Fieno, Paolo Gabriele, Valentina Guadagnucci, Marina Loreti, Stefania Lubatti, Elvio Lunian, Mirja Nuutinen, Maria Rita Onofri, Ann Pelanne, Laura Pennesi, Kayo Sato, Paola Scialpi, Roberto Servi, Vincenza Spiridione.

Si ringrazia lo sponsor Caves de Rauzan.

Info:

Galleria Ess&rrE - Porto turistico di Roma - Lungomare Duca degli Abruzzi 84 - Loc. 876 - 00121 Lido di Ostia RM.

dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 19:30

Sabato e domenica: 16:00-20:00

Vincent Van Gogh

Multimedia & Friends
di Silvana Gatti
Van Gogh2
E' stata inaugurata il 26 gennaio, presso lo Spazio Lancia di Torino, la mostra ‘Vincent Van Gogh multimedia & friends’, a cura del Prof. Alberto D’Atanasio, nato a Spoleto nel 1961 e professore di Storia dell’arte negli istituti d’insegnamento superiore, docente incaricato per l’Estetica dei linguaggi visivi, teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia di belle arti di Brescia dal 2011 a oggi.
L’esposizione, che proseguirà sino al 29 aprile 2019, organizzata da Navigare immagine e comunicazione, approfondisce il punto di osservazione su Van Gogh partendo da documenti recentemente emersi, gli stessi utilizzati anche per la sceneggiatura del film sul maestro. Si tratta di una rassegna ad ampio spettro, che accanto ad alcune opere originali offre una visione virtuale delle opere del maestro olandese, affiancate a fedeli riproduzioni eseguite da alcuni studenti dopo approfondite ricerche sui metodi di lavoro di Van Gogh. Un evento accattivante suddiviso in diversi spazi di fruizione: la sezione multimediale curata da Giovanna Strano; l’ambiente “Per sempre Vincent”; la sezione dedicata alla realtà virtuale; la “Stanza dei segreti” a cura di Alberto D'Atanasio, con opere originali e inedite al pubblico di Degas, Renoir, Monet e dello stesso Van Gogh; lo “Spazio di Vincent”; la sezione “La moda incontra Van Gogh”; l’area “Education” per le scuole. Un’esistenza travagliata quella di Vincent, sempre alla ricerca della bellezza attraverso dense pennellate che regalano pura emozione, basta fermarsi dinanzi alla fedele ricostruzione della sua “Camera da letto” nella «casa gialla» di Arles, dove l’artista si era rifugiato con la speranza di formarvi un atelier di pittori avanguardisti. L’opera, dipinta nel 1889, è stata più volte replicata con piccole varianti. Delle tre versioni la prima, oggi esposta ad Amsterdam, fu eseguita nell’ottobre 1888, mentre le altre sono particolarmente interessanti perché Van Gogh le realizzò durante il volontario ricovero al manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, quasi come se volesse aggrapparsi al periodo felice vissuto ad Arles. Osservando la stanza ricostruita ci si immerge nell’atmosfera mattutina della vita di Vincent, con il letto di legno risistemato dopo il risveglio. Sull’attaccapanni posto dietro la spalliera del letto si vedono appesi alcuni indumenti di uso quotidiano ed il famoso cappello di paglia con cui Van Gogh si era ritratto nel 1887. Sulle pareti non mancano un autoritratto del pittore, il ritratto di una sconosciuta e due stampe giapponesi, genere in voga all’epoca, di cui Vincent era un ardente appassionato. Il percorso prosegue ed il visitatore viene avvolto dalle proiezioni delle opere in grandi dimensioni. La sezione multimediale della mostra documenta il lavoro e le vicissitudini di questo artista nel periodo tra il 1880 e il 1890, indagandone pensieri, sentimenti e stati d’animo durante il periodo trascorso a Arles, Saint Rémy e Auvers-sur-Oise, luoghi in cui creò molti dei suoi immortali capolavori.
Un’esperienza di realtà virtuale con gli Oculus Samsung Gear VR immerge i visitatori all’interno delle opere dando loro la possibilità di catturare ogni minimo dettaglio. Opere mostrate attraverso dettagli ad altissima definizione, prestando particolare attenzione alle loro caratteristiche principali e consentendo di comprenderne l’uso del colore, la tecnica e le fonti di ispirazione. Accompagnate da una colonna sonora classica, più di 2.500 immagini di Van Gogh in grande scala creano un’atmosfera magica riempiendo schermi giganti, pareti ed immergendo il visitatore nei colori vibranti e nei vivaci dettagli che costituiscono l’unicità dello stile di Van Gogh.
Nell’ambiente intitolato “Per sempre Vincent”, la visione delle opere e dei luoghi del Maestro è accompagnata dalla voce dell’attore Francesco Di Lorenzo che interpreta il pittore olandese. In questo spazio espositivo, 23 videoproiettori offrono una luminosità tale da far perdere allo spettatore la percezione del reale immergendolo all’interno dell’opera per condurlo, con immagini, suoni e parole, in un itinerario di accostamento alla profonda umanità dell’artista.
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Dinanzi agli occhi dei visitatori scorrono le immagini delle vedute campestri e del seminatore, soggetto quest’ultimo tratto da Millet, artista molto amato da Van Gogh, dalle cui opere prendeva spesso spunto sino a crearne delle versioni personalizzate diventate famose a livello mondiale. La meridiana (la siesta), in particolare, è un soggetto già trattato da Millet in un pastello, riprodotto ad olio da Van Gogh ruotando a specchio l’opera di Millet e stravolgendone i colori con altri di forte impatto. Amava i contrasti del giallo con il viola e del blu con l’arancio, Vincent, stesi con pennellate dense di colore materico. Nonostante sia sostanzialmente uguale, il dipinto vangoghiano è altra cosa rispetto al disegno di Millet. Van Gogh lo personalizza e lo arricchisce cromaticamente, trasformando una scena di vita rurale in colori pastello in un fantastico tripudio di colori. La Meridiana fu dipinta durante il soggiorno di Van Gogh a Saint-Rémy di Provence durante il ricovero in ospedale. Vincent scrisse al fratello il suo modo di procedere con queste parole: “più che altro è come tradurre in un'altra lingua, quella dei colori, le impressioni del chiaroscuro in bianco e nero”.
Il culmine dell’emozione si raggiunge nella cosiddetta “Stanza dei segreti”. Oltrepassata una tenda scura, il visitatore si trova, come per magia, di fronte ad alcune opere originali di Monet, Renoir, Degas e dello stesso Van Gogh, tutte inedite al grande pubblico. Opere concesse in prestito da privati che non sono pubblicate nemmeno sui libri di storia dell’arte o nei saggi dei più grandi ricercatori. Unica eccezione è l’opera di Renoir che fu esposta nel 1999 a Roma presso il Museo del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano. In quell’occasione l’o- lio del grande Maestro francese entrò in una importante esposizione: “Renoir, dall’Italia alla Costa Azzurra”. Inoltre, la “Stanza dei segreti” ospita dieci riproduzioni fedeli dei disegni del Maestro, a dimostrare la differenza tra la pittura impressionista, che metteva il disegno in secondo piano, e quella espressionista di Van Gogh, che dava molta importanza al disegno.
Nello “Spazio Vincent” sono esposte cinque opere ricreate con la stessa tecnica, con gli stessi utensili e materiali del Maestro così che il visitatore possa comprendere la tecnica usata dall’artista. Nella sezione “La moda in- contra Van Gogh, incontro tra Arte e Art Couture”, sono esposti otto abiti che richiamano le opere più importanti dell’artista olandese, a cura della fashion art designer Gisella Scibona.
Grande importanza è riservata alla didattica con attività e percorsi appositamente pensati per le scuole. Negli spazi espositivi è stato ricreato l’atelier del Maestro, al fine di stimolare le scolaresche e i ragazzi a scoprire i segreti dei pittori esposti in mostra, diventando per un giorno artisti essi stessi. La sezione scuole è curata dall’Associazione Altera.
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Inevitabile un giro nel book shop a fine mostra, per acquistare il libro scritto da Giovanna Strano, “Vincent in love, il lavoro dell’anima”. Un libro in cui gli amori del pittore si arricchiscono della fantasia della scrittrice che, dirigente scolastica appassionata di arti figurative, ha deciso di dedicare a Van Gogh il suo primo romanzo.
Una mostra perfetta per le famiglie che, senza andare nei musei di Amsterdam o Parigi, hanno la possibilità di conoscere il mondo di un artista che ha lasciato il segno nella storia ed ha portato con sé un mistero irrisolto, quello della sua morte. Mentre storicamente si associa la sua morte al suicidio, alcuni storici come il Prof. Alberto d’Atanasio riconducono la sua dipartita ad un omicidio.
La storia narra che morì la notte del 29 luglio del 1890, all'età di 37 anni a Auvers-sur-Oise, dopo essersi sparato un colpo di pistola al petto due giorni prima. Questa tesi è messa in discussione da Steven Naifeh e Gregory Smith, due storici dell'arte americana che affermano che Van Gogh sarebbe stato ucciso da René Secrétan, sedicenne che amava vestirsi da cowboy e sparare agli animali. Il pomeriggio del 27 luglio, in compagnia di suo fratello, il giovane avrebbe premuto per sbaglio il grilletto e colpito l'artista che vagava nei campi. Van Gogh non denunciò i ragazzi perché a causa del- la sua depressione trovò nella morte un sollievo e non voleva che i due fossero condannati per avergli fatto una cortesia. Tesi avvalorata dalle persone che lo conoscevano, scoperta per la prima volta dal famoso storico dell'arte tedesco John Rewald che visitò Auvers negli anni 30 del secolo scorso. Steven Naifeh e Gregory Smi- th hanno trovato importanti dettagli a sostegno di questa ipotesi, in primis l’angolazione obliqua del proiettile, non dritta come ci si aspetterebbe se il pittore si fosse suicidato.
Un fine vita avvolto dal mistero dunque, a rendere ancora più catartiche le opere di un uomo che ha lottato costantemente per fare il mestiere del pittore, pur non riuscendo a vendere in vita le sue opere, ad eccezione del “Vigneto rosso”, acquistato da Anna Boch, una pittrice belga, collezionista d’arte. Il dipinto fu acquistato nei primi mesi del 1890 per 400 franchi belgi, forse perché le piaceva il dipinto o per mostrare il suo sostegno a Van Gogh. Il fratello Theo morì solo sei mesi dopo. La moglie di Theo, Johanna van Gogh-Bonger ereditò i dipinti di Vincent. Grazie al suo ope- rato, Van Gogh divenne l’artista conosciuto oggi in tutto il mondo. Fu il figlio di Theo e Johanna, Vincent Wil- lem van Gogh, a prendersi cura della collezione di opere dopo la morte di sua madre, fondando il Museo Van Gogh di Amsterdam.


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ENNIO CALABRIA

… verso il tempo dell’ essere
di Marina Novelli
La pittura capisce prima di me”.
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A Roma, Palazzo Cipolla ha visto fino allo scorso 27 gennaio, l’attesissima esposizione di uno degli artisti italiani fra i più significativi, stiamo parlando infatti della grande rassegna antologica di Ennio Calabria, in cui fa da protagonista assoluta la pittura in tutta la sua potenzialità di lettura del mondo attuale, ad esattamente sessant’anni dalla sua prima mostra personale, avvenuta nel novembre del 1958 presso la Galleria La Feluca e a poco più di trent’anni dalla sua ultima ampia mostra antologica nel Museo di Castel Sant’Angelo nel 1987. È doveroso precisare pertanto che l’uscita di scena negli Anni Sessanta di Ennio Calabria è da attribuirsi ai notevoli disaccordi intercorsi con Renato Guttuso, che lo vedevano come una parte politica all’opposizione e che ancor oggi, l’artista tratta come una questione di cui si limita a raccontare come di un ineluttabile fatto storico ampiamente do- cumentato. Ennio Calabria è stato il protagonista, sia culturalmente che pittoricamente parlando, della grande, enorme trasformazione dell’arte nel tempo, guidandone praticamente il mutamento e portando questa capacità creativa, questa sua assoluta supremazia, da allora ad oggi in ma- niera assolutamente originale e proiettando inoltre, il figurativismo italiano ed europeo dallo scorso secolo ad oggi, imponendosi pertanto quale protagonista assoluto, sempre in li- nea con il suo tempo. La grande esposizione di Palazzo Cipolla è stata fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e realizzata da Poema, in collaborazione con l’Archivio Calabria e con il supporto di Civita Mostre. A curare questa grande espo- sizione, che suona quasi come una sorta di “risarcimento” nei confronti di Ennio Calabria, con sessant’anni di sublime pittura al suo attivo, è stata la indiscussa maestria di Gabriele Simongini, il quale scrive:《Lungo sessant’anni di ricerca la pittura per Calabria ha sempre avuto un potente valore sociale, in senso ampio, come strumento conoscitivo delle infinite trasformazioni di un mondo passato dalla Guerra Fredda all’attuale dominio globale delle corporazioni hi-tech e di un’Italia ormai irriconoscibile, passata dall’entusiasmo della ricostruzione e del boom economico allo spaesamento dell’o- dierno ruolo di emblema della crisi europea. Una pittura di “storia”, dunque e pur in senso ampio, etimologico (dal latino “historia”, ovvero “ricerca, indagine, cognizione”), mai illustrativo, con una profonda identificazione fra vicende collettive e autobiografia interiore》.
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“L’arte è eccellenza della soggettività che è l’antitesi del pensiero unico”. Ennio Calabria, da sempre orientato a cogliere i sintomi e le cause della regressione e della prevalenza di un istinto collettivo di inclinazione oppressiva quasi come se corrispondesse, per contrasto, ad un sempre crescente progresso tecnologico; oggi egli ritiene che la sua espressione pittorica “si deve porre come qualcosa che si sente, non come qualcosa che si capisce”. Di estremo interesse sono state le parole del Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele che ha asserito infatti, in fase di Conferenza Stampa, quanto segue: 《Ennio Calabria ha traghettato il figurativismo italiano ed europeo dal secolo scorso ad oggi, imponendosi come protagonista assoluto sempre in linea con il suo tempo. Dalle opere di questo artista - cui sono particolarmente lieto di dedicare un’antologica così ricca e completa come quella che qui presentiamo - promanano un’energia ed una vitalità che sono specchio del suo approccio critico ed appassionato al mondo che lo circonda, atteggiamento che sfocia in una ricerca a tutto tondo sulla condizione esistenziale dell’individuo contemporaneo e sulle dinamiche di un’epoca in perenne evoluzione》. Significativo è anche il fatto che in questa mostra, nella disposizione delle opere, si sia deciso di compiere un percorso non cronologico, a ritroso per l’esattezza, consentendo ai visitatori di ammirare subito, non appena entrati nella prima spaziosa sala di Palazzo Cipolla e di essere magnificamente investiti dalle sue opere più recenti, attratti come calamite dalla suggestiva potenza del- la sua espressione artistica al giorno d’oggi, che di certo non si smentisce e non smette mai di sorprenderci; sebbene però, la mostra sia stata aperta con un quadro non certamente privo di significato quale “Imponderabile nel circo” esposto per la prima volta nel 1958 in occasione della sua prima personale, opera a cui hanno fatto seguito i suoi più noti capolavori quali: “La città che scende” del 1963; “Funerali di Togliatti” del 1965, opera questa che è stata esposta molto di rado; “Pantheon” del 1978-79; “Il traghetto di Palermo” del 1984; “La città dentro” del 1987; “Eretto antropomorfo” del 1993 per quanto riguarda il passato, ma a cui ha fatto seguito un ampio spazio di significative opere realizzate dal 2000 ad oggi: “Presentimento d’acqua” e “Ombre del futuro” del 2008; “Il pensiero del corpo” del 2010, “ Patologia della luce” del 2012; “L’uomo e la Croce” del 2016 e molte altre; esposizione a cui sono state incluse pertanto le cinque opere inedite realizzate espressamente per l’occasione nei mesi più recenti prima che la mostra avesse inizio. Una particolare attenzione meritano anche i suoi suggestivi ritratti, partendo da “Stalin” del 1964 e “Mao Pianeta” del 1968, fino a “Italo Calvino. Voglia di eterno” del 2013, tanto per citarne alcuni e agli indimenticabili ritratti dedicati a Papa Giovanni Paolo II, nonché ad una nutrita serie di autoritratti, pastelli e una serie di manifesti realizzati da Calabria nel corso degli anni.
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Ad accrescere il valore intrinseco di molte opere esposte abbiamo visto alcuni testi scritti di pugno dall’artista e inseriti nelle didascalie delle opere stesse, ampliandone così, immancabilmente, il valore della fruizione. “L’arte restituisce alla storia i sintomi delle mutazioni in atto”. Delle 80 opere eccellentemente esposte nelle sale, due dei cinque quadri datati 2018 mi hanno particolarmente colpita: “L’ombrello rotto” e “Il branco”. L’opera “L’ombrello rotto” è intesa come il simbolo della perdita di tutte le protezioni. Con l’ombrello infatti ci proteggiamo dalla pioggia e quando l’ombrello si rompe, si sconquassa ed esplode riducendosi in brandelli, ci sentiamo senza protezione alcuna… indifesi! Estremamente esposti a qualsiasi tipo di insidia! L’opera pertanto sta a significare quanto gli esseri umani senza ideologie e, spesso e purtroppo, senza Fede… siano soli. Smarriti.! Il dipinto “Il branco” invece, è scaturito da un incontro reale, in cui egli stesso si è imbattuto una notte mentre in auto faceva ritorno nel suo studio; con i fari della sua auto infatti ha illuminato un branco di cani randagi, famelici, restando profondamente colpito dalla forza di questa visione. Egli, nella sua espressione pittorica non ne fa una visione prettamente realistica, ma la traspone nel simbolo del “branco” oggi, in riferimento a tutto ciò che significa fare “gruppo ciecamente”, vedi ad esempio il “branco di stupratori”; l’esempio di una società massificata in cui stanno prevalendo le forze brutali ed aggressive, senza controllo, insite negli istinti umani più bassi. Una volta ancora in Calabria notiamo quanto egli parta dal quotidiano per arrivare ad una visione sociale di più ampio respiro… un Calabria sempre di una attualità sorprendente… che sembra quasi fermare o addirittura, precorrere i tempi! “La pittura non dice, racconta”. (Ennio Calabria)
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