Roberto Sparaci

Roberto Sparaci

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Atmosfere

La Galleria Ess&rrE continua un percorso espositivo di mostre al femminile.
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Quattro artiste, tra cui una fotografa, che propongono una serie opere dalla qualità indiscussa. Stili diversi, tecniche molteplici e alta qualità. Una valida proposta per i collezionisti dal palato fine.

La mostra “Atmosfere” dal 14 al 27 maggio 2022 con le artiste Bruna Bonelli, Gaia Maria Galati, Mirella Scotton e Anna Maria Tani saranno presenti per un brindisi inaugurale dalle ore 17:00 accompagnati dalle soavi note del violino di Federica Quaranta e la presentazione del libro “Il Filo delle Emozioni” di Gaia Maria Galati edito da Acca International.
Il Porto di Roma e le meravigliose barche a far da cornice ai nostri eventi.


INFO:
+39 329 4681684 
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Mostre in corso

Victor Fotso Nyie
"Radici aeree" - 26 marzo/5 giugno 2022 - Pieve di Cento (BO)
di Fabrizio Sparaci

È in corso presso Le Scuole di Pieve di Cento (Bo) e Vetrina del Palazzo del Governatore, Cento (Fe), fino al 5 giugno 2022, “Radici aeree”, mostra personale di scultura, di Victor Fotso Nyie, a cura di Ada Patrizia Fiorillo, Massimo Marchetti e Valeria Tassinari.
L’artista, camerunense, che vive e lavora a Faenza, è vincitore della terza edizione della Biennale d’Arte “Don Franco Patruno”. La giuria tecnica di tale premio ha con esso voluto riconoscere al giovane artista l’originalità e la qualità tecnica della sua ricerca. Adesso, dopo quasi due anni di lavoro, Victor Fotso Nyie è protagonista di una suggestiva esposizione nella quale emerge una poetica ormai definita e matura, ancorata alla grande sapienza tecnica perfezionata nei migliori laboratori ceramici di Faenza, e ispirata al forte desiderio di comunicare valori e temi della sua cultura di origine.
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La mostra offre una chiave di interpretazione esplicita delle sue ceramiche, nelle quali figure umane rappresentate con notevole realismo ricordano con ironia e determinazione il saccheggio al quale l’arte africana è stata sottoposta per secoli, e il sogno profondo di riappropriarsene.
Come dichiarato dallo stesso Victor, il tema individuato “è quello della “riappropriazione” del patrimonio culturale africano da parte delle nazioni d’origine. “I miei antenati sono stati privati dai coloni occidentali di oggetti molto importanti per le loro funzioni sociali, politiche e religiose perché considerati ‘souvenir’ esotici”.
Il grande problema dell’esportazione coattiva di questi strumenti e della loro alienazione in altri Paesi sta affliggendo più che mai le nuove generazioni. La gioventù africana è costretta a venire in Europa per conoscere la propria storia, per vedere da vicino cose di cui ha solo sentito parlare o di cui ha letto nei libri. […] Di conseguenza essi hanno il dovere di custodirli ed esporli, incuranti dell'irreversibile processo di disidentificazione e devalorizzazione che hanno innescato. Il mio lavoro intende dar voce a questa necessità di riscoperta identitaria e di riscatto morale”.
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Biografie d’Artista

A cura di Marilena Spataro.
Victor Fotso Nyie

Nato a Douala, Camerun, nel 1990,
Victor Fotso Nyie, vive e lavora a Faenza.
Attivo in Italia da molti anni, ha incentrato la sua ricerca artistica sulla condizione dell’uomo africano contemporaneo, alienato e sofferente a causa di un passato non concluso di asservimento e sfruttamento.
Nei soggetti raffigurati la dimensione emotiva e spirituale è onnipresente e suscita un impatto visivo immediato che si contrappone all’invisibilità e al di- sprezzo a cui di solito è sottoposto il corpo nero al di fuori del continente africano. Attraverso l’uso di forme primarie e di suggestive vibrazioni di colori, i lavori di Victor, si caricano di energie che producono un continuum spazio-temporale: così opere che richiamano la forza generatrice della terra si fondono con altre che rappresentano in chiave metaforica il mondo globalizzato.
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Molte le mostre tenute dall’artista camerunense, in Italia e all’estero, che lo hanno visto protagonista con le sue sculture e installazioni.
Ha esposto in collettive e personali tra cui: Rimembranza, Palazzo Turchi di Bagno, Ferrara, (p. 2021). Mediterranea 19 Young Artists Biennale, School of Waters, Repubblica di San Marino, SM (2021). Resilienza, Museo MAGA, Gallarate (p. 2021); MCZ Territorio, Victor Fotso Nyie, Museo Carlo Zauli, Faenza (p. 2021); MAD per Black History Month Florence 2021, Le Murate, Firenze (2021); MediTERRAneo - XXVII concorso di ceramica contemporanea, Chiostro del complesso conventuale del Paolotti, Grottaglie (TA) (2020); III Biennale d’Arte don Franco Patruno, Museo MAGI ’900, Pieve di Cento (BO), (2019); To be going to, P420, Bologna, (2019); Il colore interiore, Le strade bianche, Prioria di S. Lorenzo, Montelupo Fiorentino, (2019); Banca BCC, Faenza, IT (p. 2018); Galleria Artforum, Bologna, (2018); Open Tour, Accademia di Belle Arti di Bologna, Bologna, (2018); Biennale d’Arte Don Patruno, Cento, (2017); Terza edizione del Concorso Nazionale 2017 “CeramicAppignano” Convivium, Appignano, (2017); ArtSTORIA 5x5x5: 5 film, 5 artisti, 5 poetiche, Cinema Astoria, Ravenna, (p. 2017), Off Gallery, Bologna (p. 2022), Galleria comunale d’Arte, Faenza, (p. 2022), Istituto italiano della cultura, Parigi, FR (2022), Homo Faber, Venezia (p. 2022). Attualmente è in mostra con una personale nella Pinacoteca Civica a Pieve di Cento.
Hanno scritto di lui, tra gli altri: Ada Patrizia Fiorillo, Massimo Marchetti, Valeria Tassinari, Elettra Stramboulis.
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I Tesori del Borgo

Terra del Sole. Gioiello dell'architettura rinascimentale. Città ideale.
Nata 500 anni fa all'insegna del Sole.

di Marilena Spataro.

Correva l’anno 1564, del giorno 8 del mese di dicembre (secondo il calendario liturgico della Chiesa cattolica, festa dell’Immacolata Concezione), quando, il Granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici, decideva di fondare Terra del Sole, una città pianificata ex novo, tra le pochissime che ancora oggi possano vantare un preciso atto di nascita. Secondo alcune testimonianze del tempo, durante la Messa che si celebrava normalmente in quel giorno di festa e che, in quell’anno, andava a suggellare anche l’inizio dei lavori per la nascita di Terra del Sole, accadde che il cielo, dopo giorni di nebbia fittissima, si aprì ed il sole illuminò il luogo in cui si sarebbe costruita la città, per richiudersi a cerimonia conclusa. Questo episodio fu interpretato come segno di augurio e contribuì moltissimo ad avvolgere la nascita di Terra del Sole in un’aura di leggenda ed a rafforzare l’identificazione tra la figura di Cosimo I de’ Medici e la simbologia del sole, segno di quell’ordine e di quella razionalità che l’etimo del nome proprio del Duca intendeva celebrare.
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Egli, infatti, decise (come riportato in un antico bando) «di edificare una nuova terra, con procinto di mura, sue porte et propugnacoli, in un sito buono et molto conforme alle sue intenzioni», il che corrispondeva alla precisa volontà di fare della nuova piazzaforte il centro amministrativo, militare, giudiziario e anche religioso di tutta la Romagna - Toscana. Concepita non come semplice fortilizio, ma come città fortezza, un rettangolo bastionato con iscritto un centro abitato ad uso civile e militare, Terra del Sole, fu progettata e costruita dai migliori ingegneri e architetti del tempo: Camerini come progettista, Baldassarre Lanci, Genga e Buontalenti come suoi collaboratori. Frutto di quell’umanesimo che mise l’uomo al centro dell’universo, essa rappresenta la realizzazione di quella «città ideale» vagheggiata dagli uomini del Rinascimento e ispirata al pensiero filosofico neoplatonico.
Assieme agli altri Comuni della “Romagna-toscana”, rimase sotto l’amministrazione provinciale di Firenze fino al 1924, quando entrò a far parte della provincia di Forlì. La cittadina fu capoluogo di Comunità fino al 12 febbraio 1925, allorché venne aggregata a Castrocaro Terme con cui oggi forma il Comune unico di Castrocaro Terme e Terra del Sole.
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Terra del Sole, o Eliopoli, è situata nell’entroterra romagnolo con alle spalle la catena dell’Appennino Tosco-Romagnolo e davanti le ultime propaggini della pianura padana che si estende fino al mare. Essa vanta un centro storico rinascimentale che dal sole prende il nome: una “città ideale” fortificata, mirabile esempio del nuovo modello urbanistico che si impose in Italia nel ‘500, per influenza delle teorizzazioni e delle esperienze degli ingegneri militari.
Edificata per presidiare il confine con lo Stato Pontificio, conserva intatto il fascino della città-fortezza, cinta da mura alte 13 metri che si sviluppano su pianta rettangolare per più di 2 chilometri, sormontata da due castelli, quello del Capitano delle Artiglierie, a difesa del borgo fiorentino e quello del Governatore, a difesa del borgo romano. Attorno alle mura fu lasciato un fossato, a spianata, di circa quaranta metri di profondità con un accenno di controscarpa, tuttora leggibile tra le coltivazioni che hanno gradualmente occupato l'invaso, ma le opere esterne di completamento al sistema difensivo del fronte bastionato, non furono mai eseguite nella forma e nella successione che la elaboratissima tecnica del tempo prevedeva. Entro il perimetro delle mura si sviluppa l’insediamento simmetrico comprendente quattro isolati. Due Borghi, Romano e Fiorentino, l’attraversano da Porta a Porta, secondo il decumano, affiancati da quattro Borghi minori. Due similari angolati Castelli fanno da sfondo. Il tutto è raccordato dalla vasta Piazza d’Armi, vero cuore della città, dove si affacciano edifici monumentali: la chiesa di Santa Reparata, il palazzo dei Commissari o Pretorio, quello dei Provveditori, quello della Provincia (Cancelleria) ed altri palazzi padronali, tra cui il Palazzo Paganelli (affrescato anche da Giovanni Marchini) ed il Palazzo Giulianini.
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Chiesa di Santa Reparata
Prospiciente alla Piazza d’Armi, fu iniziata nel 1594 e terminata nel 1609: impianto monumentale classico a croce latina. Di pregio i quadri della Madonna del Carmine (1575) di Pier Paolo Menzocchi e quello della Madonna del Rosario (1610) di Francesco Longhi, paliotti di legno dipinti e a scagliola, un crocefisso ligneo di scuola Toscana del ‘500, un coro in noce (secolo XVI) nell’abside.
Presenti anche un prezioso organo del 1734 di Feliciano Fedeli da Camerino ed un organo positivo del 1759 di Pietro Agati da Pistoia. In sacrestia sono custoditi due rari canterani del ‘600 e del ‘700.

Palazzo Pretorio
Il Palazzo Pretorio o dei Commissari granducali, è un’imponente costruzione, classico esempio di architettura rinascimentale, a pianta quadrata, con all’interno il cortile delimitato da un triportico a due ordini. Era sede del Tribunale di prima istanza per tutta la Romagna toscana a cui ci si doveva appellare per tutte le cause civili escusse nei vari capitanati della Provincia.
All’interno del Palazzo Pretorio è presente il Museo dell’Uomo e dell’Ambiente che illustra l’origine e lo sviluppo della cittadella. Di importanza notevole la sala del tribunale criminale, riccamente affrescata con le armi gentilizie dei Commissari granducali che governarono la provincia tosco-romagnola per oltre due secoli.

Tradizioni e appuntamenti
La prima domenica di settembre rivive il “Palio di Santa Reparata” con oltre 300 figuranti delle contrade storiche nei costumi del ‘500. Il paese si trasforma: borghi dipinti, palazzi e castelli imbandierati, piazze popolate di mercanti, imbonitori e guitti, cambi di guardia. Sfilano i cortei di rappresentanza, i contendenti del tiro alla balestra antica e del tiro alla fune, i musici e gli sbandieratori.
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Giuseppe Trentacoste: La personale nel Castello Ducale di Torremaggiore (FG) è stato un successo

a cura della redazione.

Vi avevamo già informato della personale di Beppe Trentacoste a Torremaggiore. Il bello è che, a distanza di mesi, nella cittadina dell’Alto tavoliere delle Puglie e non solo, se ne parla ancora con entusiasmo. I sacchi di Trentacoste, la loro manipolazione realizzata ormai da anni con uno stile inconfondibile dall’artista toscano, hanno decisamente conquistato un pubblico attivo e curioso che ha frequentato le sale della Armeria del Castello Ducale “De Sangro” dove sono state esposte dallo scorso 19 febbraio per una esaltante settimana. In mostra, nel cortile del Castello, in una atmosfera signorile ed antica, anche le due installazioni di Trentacoste, che rappresentavano in maniera evidente e con la loro dimensione tutto il lavoro svolto dall’artista che recupera sacchi di juta per poi farne bassorilievi creati lavorando la superficie sotto la qual, in fase di modellatura, si cela un materiale plastico adattabile, che viene quindi rimosso per lasciare spazio al rinforzo delle resine.
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La conferenza stampa di presentazione, avvenuta due giorni prima dell’inaugurazione nel salone Federico II del Palazzo di Città aveva già evidenziato un grande interesse verso l’opera di Trentacoste, e il fatto che un antenato di Beppe, cioè Domenico Trentacoste, sia stato il maestro dello scultore torremaggiorese Giacomo Negri, autore del Monumento ai Caduti del centro Dauno, ha rinforzato la vicinanza dell’artista toscano ai visitatori locali. La collaborazione del Sindaco di Torremaggiore Dr. Emilio Di Pumpo, dell’Assessore alla Cultura Ilenia Coppola e dell’Ufficio Cultura è stata totale e prelude, chissà, ad altri appuntamenti con l’Arte in un luogo di grande fascino.
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Acca International, attraverso la realizzazione delle personali in luoghi diversi d’Italia, intende rinforzare l’immagine degli artisti che partecipano alla trasmissione Laboratorio Acca e così conferisce un significato di apertura al contatto diretto con le opere, dopo il prezioso lavoro in tivù.
Trentacoste ha presentato opere scelte di varia dimensione e tema, che hanno riassunto una carriera ormai consolidata nelle sue fasi principali. Nel catalogo della mostra, ancora disponibile in qualche copia, oltre ai testi critici dei due curatori Roberto Sparaci e Giorgio Barassi, sono pubblicate le foto delle opere esposte, che nei tempi successivi all’evento hanno ottenuto molti consensi e confermato ancora una volta la validità di una operazione artistica singolare, unica, dalle caratteristiche decisamente riconoscibili.
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In visita alla mostra anche alcune attente classi delle Scuole Medie e la locale Associazione Borgo Antico, che ha ritrovato nel recupero dei sacchi di juta i temi della conservazione delle tradizioni. Insomma, anche a distanza di qualche tempo, si parla ancora di un evento che ha soddisfatto le curiosità di tanti fra i molti che sono attratti dalla magia delle creazioni di Beppe Trentacoste, artista di Laboratorio Acca sin dalle prime battute del programma nel 2019.
L’ attività delle mostre, tornata finalmente ai ritmi usuali, dopo due anni di restrizioni, integra così il piano delle attività dei progetti di Laboratorio Acca, e nei prossimi mesi saranno anche altri artisti della “Squadra della domenica sera” i protagonisti di esposizioni in diverse città italiane.
È anche con questi eventi che viene integrata la qualità delle proposte di Laboratorio Acca, dando agli artisti la possibilità di incontrare la gente, vivendo i momenti di una esposizione come un incontro con quegli artisti che destano un interesse ormai riconosciuto tutte le domeniche dal canale 133 di Arte Investimenti TV.
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Il Museo Ugo Guidi vince il progetto Wikimedia

di Marilena Spataro.

La Casa Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi vince il Bando nazionale “Musei Archivi Biblioteche 2022” di Wikimedia Italia, associazione per la diffusione della conoscenza libera; il bando è stato promosso da ICOM Italia e Creative Commons Italia e finanziato da Wikimedia Italia ente nazionale di Wikimedia Foundation Inc. (organizzazione non profit che sostiene Wikipedia in tutto il mondo) per il sostegno al libero riuso in rete delle immagini di pubblico dominio e dei contenuti con licenze libere, che costituisce un'opportunità di diffusione della conoscenza del patrimonio culturale con le tecnologie digitali. Il libero riuso è un corollario diretto della Convenzione di Faro, che sancisce il diritto, individuale e collettivo “a trarre beneficio dal patrimonio culturale e a contribuire al suo arricchimento” ed evidenzia la necessità che il patrimonio culturale sia finalizzato all’arricchimento dei “processi di sviluppo economico, politico, sociale e culturale e di pianificazione dell'uso del territorio”.
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Il bando, aperto a tutte le istituzioni culturali con sede in Italia, ha visto la partecipazione di 32 Enti e i progetti finanziati sono stati 7 in 6 differenti regioni italiane.
Wikimedia Italia ha premiato il progetto “Ugo Guidi Digital” del Responsabile Scientifico Lorenzo Belli presentato dall’associazione Amici del Museo Ugo Guidi che gestisce la Casa Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi(LU).
L’attuazione del progetto avverrà in collaborazione con due importanti realtà culturali come Openart Project e Alkedo aps e prevede la digitalizzazione, ovvero la fotoscannerizzazione, elaborazione, archiviazione e condivisione su Wikimedia Commons con licenza libera di circa 100 opere di scultura e pittura del Maestro Ugo Guidi conservate nella Casa Museo a lui dedicata.
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Il materiale risultante, ovvero le fotografie delle sculture e dei quadri, le riproduzioni digitali delle opere su carta e i video documentari realizzati saranno caricati su internet con licenza libera.
Il fine del progetto è quello di ampliare il pubblico della Casa Museo Ugo Guidi coinvolgendo, attraverso la promozione web, nuovi target come millennials e persone a mobilità ridotta che non avrebbero la possibilità di visitare l’intera casa museo a causa delle barriere architettoniche presenti.
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Il paesaggio di Guerino Palomba

Riflessione sugli “anni ‘70/’80 del novecento”.
di Veronica Di Lullo.

È il paesaggio la prima fonte d’ispirazione di Palomba, lì tra le aspre montagne e dolci pendii dell’Alto Molise, poco più che giovinetto, inizia l’attenta osservazione di forme e colori: si nutre di questi elementi così primitivi e autentici, offerti da quella natura aspra e incontaminata dove vive i primi anni della propria vita.
Nel mondo rurale, nella semplicità di vita condotta dai contadini, la sua forma artistica nasce e si accresce fino ad esprimere, con un certo lirismo, luoghi silenziosi, disturbati solo da pennellate rapide le quali sembrano evocare il canto di quel vento che distingue il paesaggio molisano. Il vento del Molise spira, tira, è spesso improvviso e violento, costringe tutte le cose che incontra ad impegnarsi in danze forsennate senza fine sullo sfondo di un cielo terso il quale non conosce ancora i colori dell’industrializzazione. Sembra proprio che l’energia del vento, così familiare al nostro artista, sospinga anche la sua mano a descrivere una dimensione impervia dove le case dei contadini e le loro campagne povere sono raccontate da pennellate quasi “impressioniste” le quali, cariche di un istintivo senso cromatico e compositivo, materializzano la verità di un paesaggio fatto di emozioni più che di concetti.
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Nella rappresentazione del mondo rurale di Guerino Palomba dimostra, già nelle prime opere, le prime incertezze, il dubbio; è davanti un bivio e deve fare la sua scelta artistica: rappresentare i luoghi con la stessa dolcezza e l’incanto dei poeti impressionisti, oppure spingersi fino ad una ricerca intensa e drammatica come quello di Courbert o Van Gogh?
Come per Van Gogh anche la sua pennellata è semplificata rispetto al tocco impressionista e, in alcuni esempi, è quasi inquieta ma, diversamente dal maestro olandese, Palomba non trova negli “uomini la radice di tutto”, non si esprime per protestare violentemente contro la società, ma dimostra comunque, senza eccessi, la consapevolezza della precarietà di certi valori che, ostinatamente e gelosamente, il mondo contadino non vuole abbandonare: l’artista non ci vuole raccontare la sofferenza e la fatica dei contadini, la quotidianità degli uomini ma, come il suo vento, si eleva al di sopra della realtà tangibile per fermare sulla tela le “forze creative”, stabilire un nuovo rapporto natura-artista.
In questo aspetto mi sembra di cogliere, come nella pittura di Paul Klee, la stessa volontà di trovare nella natura, negli alberi, nel cielo terso del sud, nei tetti delle piccole case la presenza di Dio: ogni qualvolta la linea di Palomba si spezza, procede dritta e si presenta con colori accesi, manifesta l’inquietudine di trovare nelle cose il giardino di Dio.
C’è in Palomba la volontà di rappresentare, con grande semplicità, un’autentica dimensione mistica, cercando nelle “piccole cose” -tanto care ad Herman Hesse- il senso della vita che è nel grembo della natura: nel vento. Come il vemto, che per i cristiani e gli ebrei rappresenta “l’immagine visibile del Dio invisibile”, la fonte di vita nella pittura paesaggistica di Palomba diventa un elemento energetico, una forza capace di modellare una realtà fenomenica che sospemde le cose tra una dimensione tangibile e esperibile e un sentimento di dolce speranza. Nella sua pittura infatti non c’è prepotenza ma, piuttosto, una laconica determinazione con la quale continua a fare, continua a dipingere, senza nessun ingombro intellettuale, le emozioni più intime che nascono da un genuino impulso naturale.
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La natura con i suoi dolci rossi, gli azzurri chiari e i verdi intensi è un miraggio, simbolo di una unità e una semplicità perduta, racconta con un velo di nostalgia, la natura è un sentimento, lo stesso che ci aveva descritto Leopardi, che ci aveva mostrato Constable e Turner, lo stesso che ci avevano descritto gli artisti del XIX secolo.
Per Palomba il mondo contadino non è sofferenza, violenza, ma un luogo di sopravvivenza del mito dove l’immagine non è commossa, è viva come nelle belle descrizioni de “La luna e i falò” di Cesare Pavese.
Guardare è sentire, gli occhi sono lo strumento necessario per raccontare l’emozione suscitata da una natura solitaria nella quale, è bene sottolinearlo, c’è l’ostinata assenza dell’uomo, il suo posto, infatti non è nell’immagine rappresentata ma è dietro la finestra; l’artista ci invita a stare vicino a lui, ci chiama con le stesse parole di Emily Dickinson: “Sapessero cosa si vede dalla mia finestra sul mondo”.
Dalla finestra vediamo gli oggetti reali, osserviamo una realtà carica di valori sacrali, il Dio di Paolmba è nelle cose, come per Spinoza, nella natura: l’essenza della sua arte è quasi una contemplazione idolatrica.
Dal punto di vista formale la sua opera si interroga e nonostante ci troviamo tra gli anni ‘70 e ‘80 del secolo passato manifesta apertamente una coscienza dei limiti dell’arte moderna neu confronti del passato che lo porta a credere ancora nei valori della pittura; è un realista convinto e il suo interesse primario è quello di rimanere fedele alla gentilezza dell’ordine, ad un disegno libero e composto e alla luce del colore.
Così Palomba si avvicina ai luoghi dell’infanzia: il suo sguardo scende sulle cose che ama e ci restituisce, in una ricerca dove tempo e memoria sono la stessa cosa, un mondo che sembra voglia fuggire via, una realtà destinata a scomparire e che la sua arte, invece, vuole cristallizzare, senza contrasti, senza fratture, dentro un dialogo silenzioso fatto di atmosfere e suggestioni.
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Da questa esperienza così intima e poetica la sua ricerca, negli anni della maturità, si manifesterà in più direzioni, prevalentemente nel segno della sperimentazione formale, dando campo libero al pensiero e alla volontà di sensabilizzare le coscienze sulla insostenibile situazione della storia contemporanea.
Durante gli anni romani, la dimensione metropolitana, che gli appare una spirale di attese e realizzazioni, lo porterà a promuovere un’attenta riflessione sulla crisi dei valori e, nonostante il ritmo frenetico della città abbia mortificato la vita dell’uomo, il suo impegno sarà sempre quello di trasmettere un forte messaggio di speranza, che significa riscatto da una vita alienante nella quale l’uomo appare così ormai schiavo dello stress e della depressione.
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Protagonisti del mese:
Michael e Andrew Cipriani, i modelli del momento
a cura della redazione.

Fratelli gemelli: lavorate insieme, comè il vostro rapporto fuori dalle passerelle?
“Siamo Michael e Andrew abbiamo 25 anni e siamo di Roma per la maggior parte delle volte laboriamo insieme ma capita anche di lavorare singolarmente..
Il nostro rapporto al di fuori del lavoro è un rapporto bellissimo fortunatamente abbiamo le stesse passioni e ciò ci spinge a lavorare e migliorare sempre di più sotto ogni aspetto... siamo molto simili ma restiamo due persone diverse sotto molti punti di vista al di fuori del lavoro.”
Avete mai pensato di fare Cinema, se si che ruolo vi piacerebbe interpretare?
“Si, sarebbe il sogno fin da piccoli, l’obiettivo principale che ci siamo posti, amiamo il cinema abbiamo già fatto parte di un set cinematografico e abbiamo capito che dovevamo assolutamente provarci… il personaggio che ci appassiona di più è James Bond (agente 007) magari in futuro si prenderà parte in un ruolo simile come i gemelli bond chi sa…”
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Tanta gavetta, fino ad arrivare alle maggiori sfilate, richiesti tanto insieme nei fashion show ma anche separati...
“La gavetta è giusto che ci sia è da parte di questo mondo ma ciò permette di prendere esperienza e crescere professionalmente... per la maggior parte lavoriamo insieme ma capita anche singolarmente come ad esempio Michael prese parte come figurazione speciale/modello in un set cinematografico americano della terza stagione della serie “Jack Ryan “su Amazon prime girato a Roma per due giorni..”
Andrew prese parte nella finale della trasmissione televisiva come modello di amici di Maria De Filippi... quanto è importante la preparazione nel vostro lavoro?
“Preparazione talento e fortuna un pizzico di tutti e 3 sono fondamentali.”
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Come è iniziata la vostra carriera?
“Ci siamo appassionati a questo settore fin da piccoli con la scuola andavamo a vedere spettacoli teatrali e poi molto al cinema. La nostra carriera è iniziata all’età di 18 anni che ci siamo iscritti ad una agenzia di moda e ciò ci ha permesso di prendere parte a diverse sfilate e shooting per diversi brand.”
Un artista che amate tanto?
“Non c’è un artista che amiamo in particolare fondamentalmente li apprezziamo un po’ tutti perché ognuno è interessante a modo suo esprimendo il proprio modo di essere.”
A breve partirà un progetto internazionale, volete svelarci qualcosa?
“Lavori in corso stiamo valutando bene, sveliamo solo Londra come destinazione per il resto lo aggiungeremo e definiremo nei prossimi mesi… “Make magic happen” come motto personale.”
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Viaggiate tanto per lavoro ma i musei li visitate?
“Abbiamo lavorato molto negli Stati Uniti come ballerini e modelli presso una grossa campagna pubblicitaria per un importante brand è stata una esperienza bellissima.. il museo più bello che abbiamo visitato è stato American Museum of Natural History, siamo rimasti affascinati dalla storia e dalla bellezza che raccontava... ci torneremo sicuramente.”
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Consigli di lettura

A cura di Marilena Spataro.
Vita di Viaggio
Appunti scritti di Alessandra Bonoli

È in uscita il libro d’artista della scultrice faentina, Alessandra Bonoli.
Qui in anteprima per gentile concessione dell’autrice, alcune pagine del libro in esclusiva per Art&trA. Buona lettura!
“Questi brevi pensieri scritti nel corso del tempo, fanno parte di un insieme d’appunti annotati durante i miei viaggi e non solo dato che, la vita in sé, è un viaggio in uno spazio da attraversare. I luoghi, le situazioni, le persone, le emozioni, i colori, gli odori, la memoria, l’archeologia sono stati i punti di partenza per le mie forme plastiche, in divenire sulla carta. Progetti nati per essere di materiale duro, coriaceo ma senza dimenticare la propria essenza di sostanza, in uno stretto delicato rapporto tra corpo e anima: sculture non ‘oggetto’ ma come spazi, come luoghi concavi e al tempo stesso convessi, sempre in rapporto con la natura e la sua memoria. Per questo motivo considero i miei appunti ‘disegni scritti’; proprio perché sono le tracce ‘madrine’ della mia ricerca artistica, che mi piace definire con queste semplici parole: l’esistenza è tonda ed ogni cosa è collegata all’altra. L’universo è la nostra pelle e la nostra anima. Sulla terra siamo antichi ma nello spazio siamo eterni. Dall’antico assimiliamo energia e pienezza mentre, dall’eternità, ascoltiamo il nostro mistero.”
Alessandra Bonoli 
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ANGKOR THOM

Un autentico incanto sin dall'alba
quando la luce ancora pallida, esile sorgiva
dall'altro emisfero appare.
Scultorei chiaroscuri, penombre
nello spazio disegnato in fasi surreali
celle, di approssimazione intuitiva.
Una percezione istintiva dell'imperfetto
alla massima valenza
in successione ritmica temporale
sempre più palpabile. L'indefinito regna.
Giganteschi rilievi, pietre figurate
simboli sopra a simboli di matematiche e pesanti architetture
guardano, da ogni lato della terra e si intrecciano
ai corpi vegetale in unica massa, perforando
gonfiano, mutano, sollevano suggestioni.
Un abbraccio letale, solo e incalcolabile
eccitante splendore... prima della morte.
Siem Reap, Cambogia - 1998

CALMA PIATTA
Non piu' emozioni
colpi vibrati su
complesse anatomie della mente
così
fiocca
e oscura dentro
la fredda rigidità
dentro
fluidi emissari accesi
un tempo
campi di avventura
luoghi di creatura
ora secchi
fendenti di silenzio
e irrompono
sul pensiero quasi estraneo
quasi rivale
l'impassibile
che si appresta a covare.
Lago Aral, Uzbekistan, 2003
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IL DECIMO GIORNO
IL GIORNO DELLA PERFEZIONE

Ho inciso sul petto 13050 croci di guerra
una per ogni giorno trascorso.
Mute, lucenti, impeccabili
benedette dai segni dell'inganno e della maldicenza
descrivono unite
su linee precise
nel santo rigore della perfezione
una mappa strategica d'assalto.
Inarrestabili, incitano un nuovo evento
nella circonferenza del presente
che già trema d'inatteso.
Bologna – Via Schiavonia, inverno 1991

TABULA RASA
Disattiva
l'obliquo principio negante
nello schivare profondità
sulla linea di mezzo
un bianco e nero interminabile
stratifica vuoti
spazi premonitori impercettibili
filtrano, ingombranti
di contrari
e' paralisi contemplativa
levitante
e' catarsi inaspettata
insopportabile seducenza
nel trascinare metafisico
un convertire esistenziale
proprio
solo... Eremo nel silenzio.
Torri del Silenzio, Iran 2005
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Il fascino del colore

Miranda Rako Kuzmanić e Ivana Jovanović Trostmann.
Galleria Consorti - dal 20 al 27 maggio 2022 – Roma.
di Svjetlana Lipanović

Le opere di Miranda Rako Kuzmanić e Ivana Jovanović Trostmann rispecchiano perfettamente un detto del celebre pittore francese Pierre - Auguste Renoir “Per me un dipinto deve essere una cosa amabile, allegra e bella”.
Ammirando i quadri delle pittrici croate si riconosce la loro incessante ricerca di bellezza e di armonia dipinte con una tavolozza caleidoscopica. La loro visione gioiosa del mondo si distingue per l’interpretazione molto personale nella quale il colore affascina e assume indubbiamente una importanza determinante. Miranda Rako Kuzmanić, pittrice, è nata nel 1969 a Split, città dalmata nella quale si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti nel 1996.
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Miranda Rako Kuzmanić - “I frutti dell’estate”
2021 - Tecnica mista - cm 90x140


La sua attività pittorica è accompagnata dal lavoro didattico presso una scuola elementare a Dubrovnik. L’artista interpreta con i colori accesi il mondo circostante visibile nelle sue stupende opere. La sua grande, eterna ispirazione è il Mediterraneo con la sua cultura, le luci accecanti e le mille tonalità che creano un forte impatto visivo. I soggetti stilizzati sono accennati con tratti essenziali mentre i colori regnano incontrastati sulle tele variopinte. L’artista predilige dipingere - con olio su tela, acrilico, tempera, tecniche miste - i paesaggi verdi, le città dalmate con le case bianche in pietra, il mare azzurro dell’Adriatico, le mille isole presenti in Croazia e i pittoreschi porti, gli alberi fiabeschi, i fiori fantasiosi, le chiesette nascoste nella vegetazione lussureggiante, i ritratti dei bambini e altro. è membro della Società Croata degli Artisti di Belle Arti (HDLU) dal 1996. Si è fatta conoscere nelle varie mostre collettive e personali in Croazia, Montenegro, Stati Uniti e Danimarca con il suo mondo incantato immortalato nelle coloratissime tele.
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Ivana Jovanović Trostmann - “La giornata serena”
2021 - Olio su tela - cm 80x80


L’universo pittorico di Ivana Jovanović Trostmann, pittrice classe 1966 originaria di Dubrovnik e laureata all’Accademia di Belle Arti a Sarajevo nel 1989, - con una successiva specializzazione in storia dell’arte che insegna presso varie scuole a Dubrovnik - è descritto con un colorito più delicato. Le immagini realizzate con olio oppure con acrilico su tela, impregnate di una profonda spiritualità sono illuminate con le luci soffuse e si nota immediatamente un’atmosfera ovattata simile al sogno. Nelle opere spesso predominano i colori come il rosso, il blu, il giallo, il viola, il verde e il nero, a volte i colori pastello con i quali costruisce oppure solo accenna le forme. La pittrice cerca nella natura l’inspirazione continua per le sue numerose vedute dei paesaggi assolati in riva al mare, le stradine di campagna nascoste nel verde, i fiori di mille colori, i delicati ritratti femminili, le nature morte, gli interni delle case, le immagini sacre… La Trostmann tenta costantemente di fermare l’attimo fuggente dell’esistenza per rendere un omaggio al Creatore e alle meraviglie del creato.
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Miranda Rako Kuzmanić - “L’Arcadia”
2022 - Acrilico su tela - cm 50x50



Dal 1990 fa parte della Società Croata degli Artisti di Belle Arti (HDLU); ha esposto nelle varie città croate e nel mondo in: Germania, Stati Uniti, l’Ungheria, Montenegro, Giappone, Corea del Sud. Nel 2017 ha inaugurato una mostra personale “La bellezza segreta della natura” presso l’Istituto francese San Luigi, curata da Svjetlana Lipanović. Inoltre, l’artista ha partecipato a due mostre collettive: “Femminissage”, 2016 - Teatro dei Dioscuri” e “Mostra d’Arte”, 2017 - Domus Romana, a Roma. Le due vere maestre del colore Miranda Rako Kuzmanić e Ivana Jovanović Trostmann saranno presenti a Roma presso la Galleria Consorti, in Via Margutta n.52, dal 20 al 27 maggio 2022 con una mostra intitolata “Il fascino del colore” organizzata da Svjetlana Lipanović, presidente dell’Associazione Italo-Croata di Roma e sotto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Croazia in Italia e dell’Ufficio centrale statale per i Croati al di fuori della Repubblica di Croazia.
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